sabato 19 dicembre 2015

L'asta guidamolla (2)


Chi aveva costruito la falsa prova dell’asta guidamolla? A gettare ombre inquietanti sulla vicenda sono innanzitutto i due stracci che avvolgevano il manufatto, ricavati con certezza dal lenzuolo regalato alle figlie di Pacciani: come se li era procurati l’anonimo? Abbiamo visto che Perugini, durante la sua visita non ufficiale alle figlie di Pacciani nella loro casa di piazza del Popolo, si era fatto consegnare quelli reperiti dalle ragazze frugando in giro al momento. Uno di essi era stato trovato nel garage in uso al padre, nel quale però si poteva entrare anche dall’appartamento senza bisogno di chiavi. Così descriveva il reperto la didascalia della corrispondente foto, letta da Perugini in dibattimento (15 giugno 1994, vedi):

Frammento di stoffa dello stesso tipo e colore sopra descritto della lunghezza di cm 48 circa, rinvenuto nell’anta di sinistra della credenza del garage di piazza del Popolo 6, consegnata spontaneamente da Pacciani Graziella in data 31.5.92.

Abbiamo visto che due giorni dopo era stata eseguita una vera e propria perquisizione, estesa anche alla casa di Pacciani in via Sonnino, durante la quale erano stati sequestrati altri pezzi di stoffa (però non in via Sonnino), tra cui uno trovato nella credenza del garage, nella stessa anta sinistra. Ecco la didascalia della foto letta da Perugini in aula:

Frammento di stoffa in cotone stampato a fondo bianco con fiori di colore verde pallido, simile al precedente, forma irregolare triangolare della lunghezza di cm17 circa e base di cm11, rinvenuta nell'anta sinistra della credenza di colore bianco ubicata nel garage di piazza del Popolo 6, di proprietà di Pacciani Pietro durante la perquisizione del 2 giugno ’92.

Dunque in quell’anta sinistra della credenza in uso a Pacciani sarebbero stati ritrovati due stracci, uno consegnato dalle figlie il 31 maggio, l’altro ritrovato nella perquisizione del 2 giugno, e questo secondo, guarda caso, tra i tanti acquisiti, sembrerebbe proprio quello dal quale risultò la contiguità delle fibre sfrangiate con uno dei due inviati dall’anonimo, prova provata che entrambi provenivano dal medesimo lenzuolo. Lo si può arguire anche dalle dichiarazioni del consulente tecnico Francesco Donato in dibattimento (5 luglio 1994, vedi):sfilaccettatura che dà questa compatibilità tra il reperto pervenuto con la lettera anonima e l'ultimo lembo trovato nella casa dell'imputato”. 
Come poteva essere sfuggito quello straccio a Graziella e Rosanna se stava nell'anta sinistra della credenza assieme all’altro? Poteva quell’anta essere dotata di un vano così capiente e così ingombro di altri oggetti da impedirne l’immediato reperimento? Non sembra possibile. Un’anta è un’anta, non un baule, quindi non si può evitare il sospetto che il secondo straccio fosse stato portato da una persona che partecipava alla perquisizione. Quello straccio era parte di uno più grande dal quale erano stati ricavati anche i due che avvolgevano l'asta guidamolla, evidentemente preso di nascosto da casa delle ragazze in qualche occasione precedente il 31 maggio. Questo sospettava anche il maresciallo dei carabinieri di San Casciano, Arturo Minoliti, almeno a sentire Mario Spezi, che una volta ne avrebbe registrato le dichiarazioni, a sua insaputa, in una videocassetta poi fatta sequestrare dalla Procura. Da “Dolci colline di sangue”:

Quello straccio mi puzza, perché non fui chiamato quando fu trovato. Mi spiego: tutte le operazioni sono state condotte in maniera congiunta tra la squadra speciale e i carabinieri di San Casciano. E, stranamente, quando fu trovato lo straccio non fui chiamato. Lo straccio, ti dico, è inquinato, perché tutte le altre perquisizioni le avevo fatte anch’io.
Devo dirti la verità: in quel garage c'eravamo già stati e avevamo trovato già diversi pezzi di stoffa, li avevamo sequestrati e catalogati. Quello non c'era. È uscito fuori quando non hanno fatto partecipare nessuno di noi di San Casciano. 

Sul fatto che la registrazione di Spezi fosse genuina esistono pochi dubbi, nonostante il riuscito tentativo della Procura di bloccarne l'utilizzo probatorio. Dunque, secondo Minoliti, il recupero dello straccio che combaciava con uno dei due inviati dall'anonimo, quello cui si era riferito il consulente del PM indicandolo come “ultimo lembo trovato”, era avvenuto in modo sospetto, in coda al proprio intervento.
In ogni caso il giudice di primo grado, indotto dalla propria impostazione colpevolista a ritenere prova valida anche l’asta guidamolla, si mostrò scettico sulla possibilità che dietro l'invio potesse esserci stata una macchinazione della Polizia: 

La tesi difensiva dell'imputato appare ancora più assurda ove si ipotizzi che a “fabbricare" un elemento indiziante di tale portata possa essere stata, direttamente o indirettamente, la polizia giudiziaria: basta considerare che proprio gli inquirenti, se avessero disposto di quell'asta guidamolla, avrebbero avuto, né più né meno che come per il proiettile, tutto il tempo e l'agio di collocarla in una qualunque delle dimore del Pacciani, durante uno dei tanti accessi che vi andavano a fare per motivi di giustizia, per poi “ritrovarla” e naturalmente sequestrarla nella successiva perquisizione.

Il ragionamento non può essere condiviso, anzi, date le circostanze, Pacciani aveva tutto il diritto di pensar male, lo stesso diritto che ha adesso chi cerca di ricostruire la vicenda da un punto di vista storico. Sembra logico ritenere, infatti, che l’idea dell’asta dovette essere stata una conseguenza del fallimento della ricerca della pistola, e proprio la perdita di ogni speranza di poter ritrovare quella potrebbe aver indotto gli inquirenti a tirarne fuori almeno un (sospetto) pezzettino. Oramai era stata imboccata una perversa strada senza ritorno, e a meno di non perdere totalmente la faccia si doveva per forza proseguire. Si cercò comunque di non commettere errori macroscopici, come sarebbe stato quello di far ritrovare l’asta guidamolla nelle proprietà di Pacciani, dove sarebbe parso poco ragionevole che fosse sfuggita alle 12 giornate della madre di tutte le perquisizioni. E così si fece il poco che si poté, inventandosi la storia dell’anonimo. Il pezzo di metallo fu indiziato con due lembi di uno straccio prelevato dall’appartamento di piazza del Popolo (di facile accesso perché in uso alle figlie), non a caso scelto tra i molti ricavati da un medesimo lenzuolo, con un doppio vantaggio: le ragazze non avrebbero fatto caso alla sua mancanza, e in seguito sarebbe stato possibile effettuare una comparazione. Guarda caso, nell’appartamento di via Sonnino, dove viveva il padre e dove non si poteva entrare se non in presenza di lui o di un suo legale, nessuno straccio fu trovato.

In dibattimento (1° giugno 1994, vedi e vedi) era anche emerso l’episodio probabile origine della probabile macchinazione. Due amiche che stavano facendo footing avevano visto Pacciani e la moglie in un bosco vicino a Mercatale, il primo seduto, la seconda forse intenta a cogliere fiori. Niente di sospetto, quindi, anzi, l’uomo si era anche lasciato andare a una battuta scherzosa, “bambine, che correte?”. Ma quattro o cinque giorni dopo era iniziata la maxiperquisizione, un fatto clamoroso capace di rendere significativo agli occhi delle due donne l’altrimenti trascurabile episodio. Ripensandoci, infatti, ne avevano parlato impressionate con gli amici, uno dei quali lo aveva riferito ai carabinieri, i quali erano andati a cercarle e le avevano interrogate.
In una deposizione successiva (15 giugno, vedi) Perugini si ricollegò all’avvistamento, pur senza indicarlo direttamente (ma dubbi non ce n’erano, era quello, “perché l’Angiolina non usciva mai […] quando c'era lui”), raccontando di una poliziotta in borghese che aveva seguito Pacciani e la moglie mentre si dirigevano verso la medesima zona con in mano delle buste di plastica (vedi). L’agente però era dovuta tornare indietro per non insospettire l’indagato, che nel suo memoriale del 7 marzo 1993 aveva comunque scritto di averla vista e salutata (vedi). Fu senz’altro quello l’episodio dal quale prese spunto chi costruì la falsa prova dell’asta guidamolla, con forse anche ambizioni poi non del tutto sviluppate. Infatti, essendo avvenuto prima della maxiperquisizione, per suo tramite si sarebbe persino riusciti a spiegare il mancato ritrovamento della pistola nell’orto, che non c’era perché, smembrata, giaceva chissà dove, con il piccolo perno di metallo, unico pezzo rimasto in mano a Pacciani forse come ricordo, da lui opportunamente nascosto appena in tempo. Ma questo ragionamento non sembra sia mai stato proposto.
 

4 commenti:

  1. quindi, nel caso si intenda "manipolazione", ci sono solo 2 possibilità:

    - "furto" straccio
    - poi *taglio* dello straccio *in loco* 8un pezzo rimesso a posto un pezzo portato via)
    - poi invio pezzo avvolto, poi controlli e perquisa e riscontro di sfrangiatura

    oppure

    - *furto* dello straccio
    - poi *taglio* dello straccio non in loco
    - poi *rimessa a posto* dell pezzo non utilizzato ad avvolgere ma necessari al *confronto*, dovendo ritornare dal PP
    - poi invio lettara nonima con pezzo
    - poi perquisizione e riscontro di compatibilità sfrangiamento

    ma nel secondo caso, per alcuni giorni (almeno a partire dal 24, visto che la lettera arriva il 25) fino alla perquisizione del 2 giugno, la "parte necessaria al combacio" di straccio, sarebbe rimasta nelle pertinenze del PP col rischio di essere inconsapevolmente usata/rovinata/tagiata/etc e quindi con rischio di addio riscontro di combacio

    per quanto propenda per la tesi Minoliti, è vicenda meno lineare di quello che sembra (o piu filibustiera) quella del confezionamento del "giochetto".

    hzt

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  2. No, da quel che si può capire il pezzo di straccio avanzato dal confezionamento fu portato con sè da qualcuno che partecipava alla perquisizione nella quale fu rinvenuto (2 giugno), dopo che Minoliti se n'era già andato. A questo modo fu evitato ogni rischio, tra cui quello che le figlie di Pacciani lo potessero usare e magari gettare via, chi lo sa?

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    1. quindi, la linea temporale del susseguirsi di eventi sarebbe:

      27 aprile e l’8 maggio maxiperquisa
      25 maggio, lettera con straccio e guidamolla
      31 maggio Visita "di cortesia" di Perugini, e figlie che consegnano straccio con stesso disegno
      2 giugno perquisa e ritrovamento straccio combaciante nelle sfilacciature con quello che avvolgeva l'astaguidamolla.

      Quindi, ne deriva obbligatoriamente che:
      - entro il 24 maggio: qualcuno ha dovuto aver accesso alle pertinenze del PP ed essersi portato via uno straccio
      - poi, chi ha portato via lo straccio lo ha tagliato ed una parte la ha usata per avvolgerci il guidamolla spedito, e l'altra parte l'ha conservata (per poter dire "ecco, combacia!!!)

      a questo punto, si avrebbero due strade:

      a) lo riporta (dopo il 26 e prima della fine della perquisizione del 2 giugno) per farlo ritrovare (con i rischi su detti): opzione esclusa dalla tua risposta.

      b) continua a tenerselo e quando nella perquisa del 2 giugno ne salta fuori un altro, quello trovato viene sostituito con quello conservato;
      oppure:
      il 2 giugno fan "finta" di trovarne un secondo e invece fan saltare fuori di tasca quello che avevano conservato dopo averlo tagliato per avvolgerci il guidamolla).

      C'è da dire che c'è tutto un contorno di eventi, logiche e "puzza di bruciato" che portano seriamente ad escludere la versione ufficiale raccontata.

      Però, raccontata in questa forma lineare, diventa di una gravità inaudita la premeditazione di una simile operazione (che tra l'altro rischia anche, con "piccola" modifica di spostamenti stracci, di far entrare in ballo pure un ipotetico addomesticamento consapevole di perizia; esempio: gli sfilacciamneti non combaciavano ma di fece dire di si).

      Onestamente, c'è solo da augurarsi che ci possa essere anche un'altra spiegazione plausibile (che sfugge a tutti), che sia in grado di mettere d'accordo capra e cavoli.

      Ahi, quanto mi piacerebbe sentire cosa disse veramente il Minoliti !!!!... perchè ok lo Spezi, ma anche lui di distorsioni negli anni ne ha passate a destra e manca. Il fatto però che la registrazione sia stata acquisita e segretata... beh! qualcosa mi sa che vuol dire.

      so much sadness :(

      HzT

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  3. Logico e conseguente. Un dei punti fermi che accertano il depistaggio questo "giochino" di stracci. Ragionevolmente operato dagli inquirenti stessi.
    Sai cosa mi indigna? Non il depistaggio in se ma che si fatto così male. Così male che non basta l'incompetenza ci vuole pure la certezza di impunità. Quella che i giudici italiani garantiscono sistematicamente agli appartenenti delle forze dell'ordine. E' impossibile, in queste condizioni ambientali di disprezzo della giustizia, arrivare a verità oggettive.

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