martedì 1 dicembre 2015

La testimonianza Stepman

Che il delitto degli Scopeti non sia avvenuto domenica 8 settembre 1985 ma ben prima – con estrema probabilità, addirittura due giorni prima – è ormai pacifico. In verità lo si sapeva già da molto tempo, ma con il recente e ottimo reportage del regista Paolo Cochi (vedi) si è arrivati alla certezza. Quindi Giancarlo Lotti e Fernando Pucci avevano mentito raccontando di aver visto Vanni e Pacciani uccidere i due francesi alla domenica. Questa semplice verità potrebbe far sembrare inutile ogni esame critico della ricostruzione del delitto presa per buona dai giudici che condannarono il povero Vanni, ma non è così. È importante andare a vedere come sia stato possibile, neppure vent’anni fa, individuare un colpevole sbagliato interpretando in modo sbagliato i pochi elementi disponibili. Un’attenta ma faticosa lettura della sentenza di primo grado ci consente di capirlo. Chi scrive si è già sobbarcato l'improba fatica. Dopo gli orrori sulla fuga da Vicchio, eccone un altro sull'avvistamento di un'auto bianca a Scopeti.
Oltre a quella del Nesi opportunamente riciclata, per dimostrare la presenza dell’auto di Pacciani sotto la piazzola di Scopeti la domenica sera, così come avevano raccontato Lotti e Pucci, la sentenza fece appello alle dichiarazioni della signora Sharon Stepman. Si trattava di una delle testimonianze recuperate da Michele Giuttari in mezzo alle carte non utilizzate al processo Pacciani. Lasciamo la parola allo stesso investigatore (da “Compagni di sangue”):

Stepman Sharon, di origine americana, tecnico nel settore della stampa, si era presentata spontaneamente ai carabinieri il 10 settembre 1985, dopo aver appreso la notizia del delitto. Aveva riferito che quella notte, verso le ore 23, tornando a casa dopo aver lasciato un amico, nel percorrere Via di Scopeti verso Firenze, giunta poco prima del ristorante "La Capannina", aveva notato un'autovettura di media cilindrata, di colore bianco, squadrata nella parte anteriore. Il conducente nell'uscire dalla stradina che conduce al luogo del delitto, alla vista dell'auto della donna, aveva spento le luci facendo marcia indietro con l'evidente scopo di non farsi vedere.
In un successivo interrogatorio, la donna aveva precisato di aver avuto l'impressione che, a bordo, ci fosse un'altra persona.
La circostanza era stata confermata anche dall'amico della donna, Valeriano Raspollini, organizzatore di mostre d'arte moderna. Costui aveva dichiarato di avere, per primo, ricevuto la confidenza da parte della sua amica, che aveva accompagnato alla stazione dei carabinieri, ritenendo che la conoscenza di quel racconto, da parte degli inquirenti, potesse essere utile per le indagini.

La Stepman e l’amico Raspollini furono sentiti in aula il 7 luglio 1997 (vedi e vedi). La sentenza di primo grado dette molta importanza all’avvistamento della signora americana, tanto da considerarlo uno dei sette “riscontri esterni” al racconto di Lotti su Scopeti.

[…] la Ford Fiesta del Pacciani, a detta dello stesso Lotti, si trovava nella zona dirimpetto alla stradina sterrata che conduce alla piazzola teatro del delitto, al di là della strada asfaltata, dietro il muro del cancello di una villa.
Tale circostanza trova riscontro nelle dichiarazioni della teste Stepman Sharon che, transitando in auto all’altezza di tale punto “verso la mezzanotte” di quella domenica, nella fase di rientro a Firenze dopo aver accompagnato a casa, in via Scopeti n.9, il suo amico Raspollini Valeriano col quale era stata in gita nella zona di Perugia, aveva appunto notato un’auto “bianca” che stava uscendo sulla destra, perpendicolarmente alla strada asfaltata percorsa da essa Stepman, e che, anziché fermarsi per darle la precedenza, aveva fatto subito marcia indietro abbassando i fari, come se il conducente non avesse voluto farsi vedere o riconoscere.[…]
La teste, nella sua deposizione chiara e serena, ha tenuto a sottolineare altresì:

a) Che era stata sicura del punto da dove stava uscendo quell’auto, essendo ritornata sul posto coi Carabinieri ed avendo   potuto verificare con loro dove una stradina sterrata sulla destra si presentava “perpendicolare alla strada asfaltata” da lei percorsa;

b) Che aveva avuto modo di vedere solo una parte dell’auto, ed esattamente tutta la parte anteriore fino a metà dell’abitacolo; che l’auto era di “media cilindrata” e di “colore bianco” ed aveva poi “la carrozzeria squadrata nella parte frontale”, come aveva riferito all’epoca ai Carabinieri;

c) Che era stata sicura anche dell’ora, perché quella notte, prima di lasciare la casa del Raspollini, aveva guardato all’orologio che erano le ore 23.55, che era stata sul momento un po’ indecisa su che strada prendere per far rientro a Firenze e che aveva poi deciso per via degli Scopeti, trattandosi di strada che le “piaceva di più”.

Sicché i particolari dell’auto forniti dalla teste combaciano perfettamente con quelli della Ford Fiesta di Pacciani, che era appunto “bianca”, di “media cilindrata” e con la “carrozzeria squadrata” nella parte frontale […]
È chiaro, quindi, che si trattava dell’auto del Pacciani che stava allontanandosi dalla zona dopo la consumazione del delitto, tenuto anche conto di quella repentina manovra a “marcia indietro”, chiaramente fatta per non farsi riconoscere […]

Si tratta dell’unico riscontro esterno che chiama direttamente in causa Pacciani, dunque per questo assai prezioso. Ma è giustificata la sicurezza con la quale i giudici identificarono la Ford Fiesta del contadino nell’auto vista dalla Stepman? Assolutamente no, e per molte ragioni.
Nonostante la teste avesse visto l’auto per pochi attimi soltanto e soltanto nella parte anteriore, senza quindi poter stabilire se si fosse trattato o no di una due volumi come quella di Pacciani, le sue ottime capacità di osservazione le avevano comunque consentito di apprezzarne il colore bianco, i fari squadrati e la “media cilindrata”: “… sembrava di media cilindrata, come la mia. Mi hanno chiesto a quel tempo cosa voleva dire di media cilindrata. La mia Alfa a quel tempo, per me era una cosa di media cilindrata”. Ma l’Alfa Romeo posseduta dalla signora, una Giulia 1300, era di taglia assai maggiore rispetto alla Ford Fiesta, in effetti più una piccola che una media cilindrata. Poi, a rendere ancor meno sicura l’identificazione, c’è il mancato apprezzamento del vistoso fregio rosso che caratterizzava l’auto di Pacciani. L’amico Raspollini, al quale era stata mostrata una foto di quell’auto, così aveva commentato in dibattimento: “… su quel frontale c'era un fregio rosso trasversale, molto evidente […] devo dire, per la conoscenza che ho della capacità percettiva di Sharon, se lo avesse visto lo avrebbe probabilmente notato”. E per dimostrare la fondatezza di quanto stava ipotizzando, Raspollini raccontò un episodio nel quale effettivamente la Stepman aveva mostrato un’incredibile capacità di cogliere al volo, passando in auto, una sfumatura di colore sulla copertina di un libro visto dietro una vetrina.


Un altro elemento di perplessità è dato dall’orario. In dibattimento, sia Raspollini sia la stessa Stepman avevano collocato l’episodio attorno alla mezzanotte. Ma dal verbale compilato dai carabinieri nell’immediatezza dei fatti (10 settembre, il giorno successivo a quello della scoperta dei cadaveri) l’orario risultava differente: le 23. Il documento non è in possesso di chi scrive, però in entrambi i suoi libri Giuttari, che quel verbale aveva recuperato e valorizzato, scrive proprio le 23, mentre queste furono le parole pronunciate dal PM durante l’interrogatorio della signora (al posto di “Capannina” deve leggersi “Baracchina”):

Ecco. Lei si ricorda che disse, le frasi che disse ai Carabinieri? Al momento del fatto - faccio per ricordarglielo meglio - lei dice: "La sera dell'8 corrente, verso...” - mi sembra le 23.00, manca qualcosa, ma... - "alla guida della mia autovettura, percorrevo via degli Scopeti diretta verso Firenze. Giunta poco prima del ristorante denominato la Capannina, ho notato una autovettura di colore bianco, probabilmente non di grossa cilindrata, ma di media cilindrata".

È evidente l’imbarazzo di Canessa di fronte all’orario che risultava dal verbale: “mi sembra le 23.00, manca qualcosa, ma...”. Quella era proprio l’ora dell’arrivo di Lotti, con le cui dichiarazioni, quindi, l’originario racconto della Stepman non andava per nulla d’accordo, visto che in quel momento Vanni e Pacciani si sarebbero trovati attorno alla tenda in procinto di uccidere i due poveri francesi. Ma perché le 23 erano diventate le 24? Non si può eliminare il sospetto che dodici anni dopo si fosse fatto di tutto per accordare anche questo avvistamento ai bisogni della nuova indagine, non solo aggiustando l’orario, ma anche il luogo, identificato dalla sentenza nello slargo antistante la piazzola del delitto con assoluta certezza: “era stata sicura del punto da dove stava uscendo quell’auto”. Ma questa frase è un falso, poiché la teste non si era dimostrata affatto sicura, come attesta il seguente scambio con Canessa tratto dalla sua deposizione:

PM: Lei ricorda il luogo esatto, o almeno approssimativo in cui avvenne questo incontro con questa macchina? Lei è stata portata lì dalla Polizia?
Stepman: Io, dodici anni fa, ho provato io, dopo di fare questo percorso un'altra volta, perché non avevo capito, non ho fatto attenzione. Non ho visto nessun posto che era possibile uscire di questa macchina che pure ho visto. Dopo undici anni, guardando con la Polizia, mi hanno fatto vedere dove usciva, dove sembrava che poteva uscire questa macchina. Che era proprio davanti al piazzolo dove è stato ammazzato queste persone.
PM: E lei ha avuto la sensazione che era quello il posto...
Stepman: No, non lo so. Non ce l'ho...
PM: Non ce l'ha presente. Lei ha presente solo il fatto che, in questa, nel momento in cui lei faceva questa strada, ha visto una macchina che veniva dalla sua destra, andando verso Firenze...

La donna aveva cercato subito di ritrovare il punto dell’avvistamento, ma non c’era riuscita. Undici anni dopo aveva ripercorso la via Scopeti assieme alla Polizia, con i seguenti risultati (parla Canessa):

“L'ufficio dà atto che nel sopralluogo concluso sono state individuate stradine sterrate sulla destra in direzione di San Casciano, Ponte degli Scopeti, rispettivamente prima e dopo il ristorante La Baracchina, in soli due punti: all'altezza del civico 120 e all'altezza del 124. Di cui una è quella con i campanelli intestati...".
Cioè, fanno un rilievo di luoghi con lei. E poi danno atto che possono escludersi che questa non è, perché non era perpendicolare alla strada asfaltata. Un'autovettura sarebbe stata illuminata frontalmente per chi sopraggiungesse con le modalità riferite dalla Stepman. Quindi la portano a vedere l'altro e dicono: 'siccome l'altro è obliquo, è l'altro', questa è una deduzione che fanno insieme a lei. È cosi?

Insomma, sembra di capire che furono individuati soltanto due punti dove poteva essersi verificato l’avvistamento, e il più idoneo parve proprio lo slargo situato davanti alla piazzola del delitto (civico 124). Ma è davvero così?
Non sfugga al lettore il seguente suggerimento di Canessa non accolto dalla Stepman: “E lei ha avuto la sensazione che era quello il posto...”,“No, non lo so”. Evidentemente la donna era assai perplessa sull'identificazione che le si voleva attribuire, e aveva tutte le ragioni, poiché con quasi certezza il punto dove aveva visto l'auto era l'altro, quello antistante il civico 120; basta un controllo con Google Maps per dimostrarlo. Innanzitutto, in direzione Firenze, il civico 120 si trova circa 200 metri prima del ristorante “La Baracchina”, mentre il 124 si trova circa 300 metri dopo, e al tempo la Stepman aveva fatto verbalizzare “poco prima del ristorante”.



Poi, anche la forma dei due slarghi depone nettamente per la scelta del civico 120. La teste, infatti, non aveva visto alla sua destra la fiancata dell’auto, ma soltanto la parte del muso che era spuntata fuori, quindi ci doveva essere, se non una strada laterale, almeno una rientranza in grado di nascondere la fiancata stessa. E questo era vero per il civico 120, e non per il 124.



Oggi lo slargo del civico 124 si presenta in modo piuttosto diverso rispetto al 1985, con il cancello che è stato arretrato e posizionato orizzontalmente alla via Scopeti (vedi foto sopra). Attorno al 1996 doveva già essere così, ed è comprensibile che Sharon Stepman non avesse potuto escluderlo come possibile spazio dal quale avrebbe visto spuntare il muso di un'auto bianca, che il muro di destra avrebbe potuto nascondere. Si tenga presente che l'auto della donna si muoveva da destra verso sinistra rispetto alla foto.


I due fotogrammi soprastanti, tratti dal noto documentario di History Channel, risalgono ai giorni del delitto, e mostrano come allora, per chi transitava davanti al cancello andando verso Firenze, non c'era nessun muro dietro il quale potesse nascondersi un'auto. Il muro, infatti, piegava dolcemente verso il cancello che si presentava in posizione quasi frontale. Quindi un’auto ivi parcheggiata con il muso verso via Scopeti avrebbe mostrato libera da ostacoli la fiancata sinistra a chi viaggiava verso Firenze, e la signora Stepman avrebbe avuto modo di vedere anche la forma della coda e stabilire se si trattava di una due o di una tre volumi. In ogni caso avrebbe visto anche il cancello, e quindi non avrebbe mai preso quello spazio per una strada di campagna.


Al contrario, come si vede nella foto sopra, lo slargo all'altezza del civico 120 è molto profondo e ha una forma squadrata, con il muro laterale di via Scopeti che piega quasi ad angolo retto verso l’interno, per chi se lo trova sulla destra viaggiando verso Firenze. Dietro quel muro poteva tranquillamente nascondersi un’auto. E nel 1985 l'ambiente doveva presentarsi in condizioni identiche, poiché i muri paiono assai vecchi. Evidentemente, nel buio della notte, la Stepman si era convinta di aver visto l’auto spuntare da una stradina laterale, quindi per questo, nelle sue ricerche personali, aveva scartato lo slargo, il quale strada non era. Ma la posizione “poco prima del ristorante” e la mancanza di alternative ne fanno l’unico candidato possibile.
Resta da capire il perché, dopo il sopralluogo della Polizia assieme alla Stepman, fu privilegiato lo slargo davanti al civico 124 rispetto a quello davanti al civico 120. Non si disponeva di fotografie dell'epoca? Si pensò che la teste si fosse sbagliata nel collocare il punto poco prima della Baracchina? Oppure, come mille altre volte in questa incredibile vicenda di malagiustizia, si preferì far tornare i conti? 

1 commento:

  1. Questo è un'articolo interessante. Ci son passato un paio di volte e non ho visto quello slargo al civico 120 ed è sempre vicino alla Baracchina. Potrebbe essere comunque sempre una macchina legata al mostro che magari si è posta li per ripulirsi e imbustare il macabro feticcio dirigendosi poi verso l'autostrada in un luogo più defilato della Cassia. In linea di principio l'orario è quello vicino temporalmente all'omicidio se pensiamo alla Domenica. Comunque le macchine squadrate davanti negli 80 erano la maggioranza

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