venerdì 11 dicembre 2015

Se il buongiorno... (2)


Nell’aprile del 2004 il settimanale Gente s’interessò di nuovo all’interrogatorio di Sabrina Carmignani del 6 dicembre 1995. Estensore dell’articolo Mario Spezi, in quel momento impegnatissimo a criticare l’inchiesta di Giuttari e Mignini sulla ricerca dei fantomatici mandanti (e presto ne avrebbe pagato le conseguenze).

C’erano due commissari, un magistrato e l’avvocato della ragazza, che in quei giorni si stava separando dal primo marito. Il legale, che poi la Carmignani avrebbe ripudiato, aveva la particolarità di essere nello stesso tempo parte civile nel processo contro Pacciani, diventando in pratica come accusa privata alleata di quella pubblica. Il legale consigliò la sua assistita di non opporsi alla polizia, di non insistere troppo sulla sua versione della data dell’omicidio, di essere possibilista su chi le avrebbero chiesto di avere visto a bordo dell’auto rossa. C’era ancora in discussione il problema dell’affidamento del bambino, era meglio tenere un profilo basso, le disse. Qualcuno insistette moltissimo perché ricordasse di avere visto i due compagni di merende.
Ma Sabrina Carmignani, occhi e carattere fermi, non cedette di un millimetro, nonostante l’interrogatorio si fosse protratto per lunghissime ore, fino a notte fonda. Era sicura di quello che aveva detto e non aveva riconosciuto nessuno a bordo dell’auto rossa. Alla fine, esausta e confusa, firmò un verbale che, ricorda: “era un pacco di fogli alto mezzo centimetro”.
Qualche giorno dopo, leggendo “La Nazione”, trasalì: “Una trentenne testimone dei delitti del Mostro”. Nell’articolo si parlava di lei e si diceva che avrebbe fatto mettere a verbale di avere visto, il pomeriggio della domenica 8 settembre 1985, nella piazzola degli Scopeti, in un’auto rossa, Vanni e Pacciani che di lì a poche ore avrebbero commesso il duplice omicidio.
Sabrina Carmignani si infuriò, telefonò al commissario Giuttari, disse che avrebbe raccontato tutto alla stampa, che sarebbe successo un “quarantotto”. La giovane donna non parlò con i giornalisti e ancora oggi rifiuta di rilasciare interviste.
Resta però, pesante come un macigno, quell’articolo di giornale nel quale sono riferite cose che lei avrebbe detto alla polizia e che lei, invece, sostiene di non aver mai asserito. E, d’altra parte, se le avesse dette, non si capisce perché nei processi l’accusa avrebbe rinunciato a un teste per lei così importante.
E ancora: se davvero non le ha dette, allora le ipotesi che possono essere fatte sono solo due: o il giornalista si inventò tutto di sana pianta; oppure una “fonte” gli parlò di un verbale diverso da quello firmato dalla Carmignani.
Sabrina Carmignani, comunque, fu gentilmente invitata in questura, dove fu ricevuta da un magistrato. Con lei era il suo nuovo compagno Riccardo […]. La giovane donna chiese al magistrato di vedere il verbale cui faceva riferimento l’articolo de “La Nazione” e quello le mostrò un solo foglio con poche righe molto vaghe. Sabrina si infuriò di nuovo, disse che quello non era il verbale che aveva firmato, ricco di molte più pagine. In quel foglio non c’era né quello che lei aveva raccontato, né quello che avrebbe letto il giornalista. Il magistrato sarebbe apparso confuso e si sarebbe scusato. Chissà, forse il verbale, di certo conforme alle dichiarazioni della testimone, era stato smarrito.
“Alla fine”, dice Sabrina Carmignani, “il magistrato fece firmare a me e a Riccardo un foglio in cui c’era una dichiarazione con la quale ci impegnavamo a non parlare mai con la stampa. Non volevamo più grane. Firmammo”.

A quanto risulta a chi scrive non si registrarono smentite da parte di Sabrina Carmignani. Dalla sentenza Micheli si apprende qualcosa in più sulle circostanze che avevano portato alla redazione dell'articolo. Il tutto aveva preso origine dalle confidenze riferite dalla donna a Pino Rinaldi, il noto giornalista televisivo di “Chi l’ha visto”, attivamente impegnato in quel periodo a realizzare servizi sul Mostro, anche in collaborazione con Spezi. Interrogato da Mignini un anno dopo (5 maggio 2005) nell’ambito dell’inchiesta Narducci, dove figurava come indagato per ostacolo alle indagini, Rinaldi dichiarò:

Ho avuto anche un aspro scontro con lo Spezi in quanto ha pubblicato a mia insaputa sul settimanale “Gente”, delle indiscrezioni avute da Sabrina Carmignani, teste del delitto degli Scopeti a proposito di un interrogatorio a cui la stessa era stata sottoposta. Io avevo deciso di rispettare la volontà della ragazza che non venissero pubblicizzate le sue indiscrezioni, ma Spezi ha voluto fare ugualmente lo scoop a mia insaputa.

Quindi possiamo dare l'episodio raccontato da Spezi per realmente avvenuto. Mettendo assieme il suo articolo (a dire il vero impreciso, per alcuni aspetti) e quelli di Agostini qui già riportati, si giunge alla conclusione che quel 6 dicembre 1995 Sabrina Carmignani era stata oggetto di una vera e propria trappola, probabilmente congegnata durante la cena della sera precedente. Nell'interminabile interrogatorio era stata sottoposta a pressioni psicologiche fortissime (l'inutile e ingiustificabile visione delle foto dei cadaveri, ad esempio, e le allusioni ai suoi problemi di matrimonio) con lo scopo di farle accusare Mario Vanni (tra l'altro ottusamente si pretendeva che affermasse di averlo visto alla guida dell'auto rossa, quando l'uomo neppure aveva la patente!). E poiché lei comunque non aveva voluto dichiarare ciò che non aveva visto, si era addomesticato il verbale. Insomma, a mali estremi, estremi rimedi...
Quel verbale alto mezzo centimetro fu secretato, e probabilmente adesso non esisterà neppure più, quindi nessuno potrà mai verificarne il contenuto, ma che dentro ci dovesse essere scritto qualcosa di molto imbarazzante per la Procura appare ben chiaro dalla deposizione della Carmignani al successivo processo, il 30 giugno 1997 (vedi). A svelare gli altarini, senza volerlo, fu lo stesso Aldo Colao presente al famigerato interrogatorio, con tutta evidenza all’oscuro delle successive proteste della Carmignani e del suo accordo con "un magistrato". Il legale della famiglia Mainardi era rimasto sconcertato dal fatto che il PM aveva concluso il suo esame senza affrontare il tema dell'avvistamento di Mario Vanni agli Scopeti, quindi si decise a farlo lui. Ma gli andò male.

Colao: Signorina scusi, lei ha visto anche altre persone, fisicamente, che giravano nei paraggi quand'era sul posto?
Carmignani: Cioè, la domenica?
Colao: Sì.
Carmignani: No, la domenica, no.
Colao: Persone, dico. Uomini.
Carmignani: No.
Colao: Che passavano...
Carmignani: No.
Colao: ... per la strada.
Carmignani: Beh, questo io l'ho già detto, l'ho visti qualche giorno prima, che magari camminavano lungo la strada, però il giorno stesso no.
Colao: E, un certo... una persona che aveva un nome curioso in paese. Un nome strano. L'ha visto?
Pepi: Opposizione. La domanda è suggestiva.
Presidente: Come... Perché suggestiva scusi?
Colao: Lei si ricorda di una persona in particolare?
Carmignani: No.
Colao: Che è qui presente in aula?
Carmignani: No, non mi ricordo. 
Colao: Ma, è contestabile.
Presidente: A parte che l'esame è indiretto, si può fare anche la domanda suggestiva, quindi non c'è problema.
Colao: Sì, ma, a parte la suggestività, è contestabile perché nel verbale che la signorina rese, parla d'aver visto un certo "Torsolo".
Carmignani: No. Io non ho mai detto di avere visto "Torsolo" il giorno... Io... Il signor Vanni è di San Casciano, l'ho visto più volte in paese, ma io quel giorno non l'ho mai visto sui...
Colao: In quel posto non l'aveva visto?
Carmignani: No.
PM: Quel giorno no.
Carmignani: Io, quel giorno non l'ho visto.
Colao: In quel posto. E nei giorni precedenti, sì.
Carmignani: No.
Colao: In quel posto lì, nella piazzola...
Carmignani: No.
Colao: ... in fondo alla piazzola.
Carmignani: No.
Colao: Ma, il PM dovrebbe contestarlo questo, perché nel verbale...
PM: Beh, lo stava contestando lei, poi ci penso io.
Colao: ... nel verbale che lei rese...
Carmignani: Ma, quale verbale?
Colao: Nel verbale che rese, diciamo, alla Polizia Giudiziaria.
PM: Scusi, per capirsi, sennò facciamo inutilmente confusione, la domanda – non è una contestazione - lei nei giorni precedenti ha visto - precedenti o in precedenza - il signor Vanni in zona? E eventualmente in quale...
Pepi: Ha già risposto, Presidente, a questa domanda la teste. Ha già detto di non averlo visto, è inutile insistere su questo punto. L'ha bell'e detto.
PM: Ai fini poi di un'eventuale contestazione o precisazione, io chiedo di potergli rifare la domanda.
Pepi: Scusi, ha già risposto. L'ha bell'e detto. Gli faccia la contestazione subito, allora, perché ha risposto di non averlo visto né il giorno dell'omicidio né nei giorni precedenti.
PM: Al di là dei giorni precedenti, nella zona degli Scopeti, nella strada di fronte...
Pepi: Mi scusi Presidente, ma...
PM: ... ha mai visto il Vanni?
Pepi: ... mi sembra che stesse facendo la domanda la parte civile, ora, il Pubblico Ministero che fa si sostituisce alla parte civile? Insomma.
PM: La parte civile mi ha lasciato la parola e io ho preso lo spazio che il PM ha.
Presidente: Se si vuole accertare la verità, poi, indipendentemente dal prima e il dopo, non c'è problema. Comunque, può continuare Pubblico Ministero.
PM: Volevo sollecitare, invece di fare contestazioni, eventuali ricordi suoi di aver visto persone, fra le quali Vanni, in zona, in epoche precedenti.
Carmignani: Sì, ho visto persone, ma non potrei dire che ho visto Mario Vanni.
PM: Benissimo.
Carmignani: Poteva essere chiunque, anche lei.
PM: Benissimo. Perfetto. Era questo che volevo sapere. Io la ringrazio.

Più chiaro di così si muore. Per essere stato presente all’interrogatorio del 1995, Aldo Colao si ricordava bene del verbale nel quale compariva il presunto avvistamento di Mario Vanni agli Scopeti, ma quel verbale il PM non lo voleva contestare (è tangibile il suo estremo imbarazzo), poiché non rispecchiava la testimonianza di Sabrina Carmignani, la quale aveva appena mostrato di non essere affatto disposta a dichiarare il falso. Alla fine il deluso Colao rimase con un palmo di naso e Canessa si mise la coda tra le gambe:

Presidente: Avvocato Colao può continuare, grazie.
Colao: Ho finito, se il PM non contesta quanto già a verbale, io non ho il verbale.
Presidente: Io non lo so, io non ho il verbale.
Colao: Ma me ne ricordo bene dell'interrogatorio.
Carmignani: Scusate, quale verbale dice che io ho visto Mario Vanni sul luogo del delitto?
PM: No, no, non è...
Carmignani: Io non lo conosco, non so quale verbale sia.
PM: Siamo pienamente d'accordo, signora.

A questo punto è opportuno tirare qualche conclusione. La vicenda appare di una gravità estrema, e getta ombre fosche sull’intera inchiesta dei Compagni di merende. In quei tempi di fibrillazione, quando la Procura voleva a tutti i costi parare il colpo dell’inevitabile proscioglimento di Pacciani in appello, evidentemente non si era andati troppo per il sottile nella ricerca di un rimedio a tutti i costi. E allora ci si deve chiedere: quanti dei testimoni interrogati successivamente non avrebbero avuto la medesima determinazione e il medesimo coraggio di Sabrina Carmignani? Si prenda in esame, ad esempio, la scandalosa deposizione di Fernando Pucci (vedi), dove il teste sembrò del tutto ignaro del contenuto dei verbali che pure aveva firmato, tantoché chiedeva che gli venissero letti prima di rispondere alle domande (Ma che c'è mica scritto, costì? ... No, lo voglio sapere, perché vu' scrivete un monte di robe, io un me lo ricordo...). Eppure in sentenza sarebbe stato considerato un testimone pienamente affidabile!
D’altra parte quello del più o meno fedele riversamento delle testimonianze nei verbali è un problema sempre molto grave, fonte anche di clamorosi errori giudiziari. Il lettore interessato ne potrà trovare qualche esempio nel bel libro “Il corto circuito” di Ilaria Cavo.

6 commenti:

  1. Ma questo vorrebbe dire che cercavano di fabbricare prove fasulle contro Vanni, un atto criminale come pochi - e' veramente credibile?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ognuno tiri le proprie conclusioni. che sia stato condannato un innocente sono in molti a pensarlo.

      Elimina
  2. Sicuramente alcune prove sono state fabbricate o manipolate, secondo me il quesito da farsi è: lo hanno fatto in malafede sapendo di sbagliare tanto per chiudere la faccenda oppure credevano davvero di aver trovato i colpevoli ma non avendo prove hanno fatto una sorta di indagine al contrario, costruendo le prove da quelli che loro erano convinti essere i colpevoli?
    Io le trovo due ipotesi inaccettabili allo stesso modo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Probabilmente non tutti hanno avuto le medesime motivazioni. Cè chi e c'è chi...
      Ciao Stefano.

      Elimina
  3. Testimone interrogato per ore e messo sotto pressione se non addirittura minacciato, verbale sottoposto alla firma quando la persona è allo stremo e sottoscrive senza neppure più la forza di leggere, un po' come dire "fatemi firmare... scrivete quello che vi pare e fatemi firmare quello che vi pare...". Mi sa ch è un semplice déjà vu...

    RispondiElimina
  4. La deposizione della Carmignani è da poco disponibile su youtube. Se può interessare.
    https://www.youtube.com/watch?v=ziK7o_EhV7I&t=14s

    RispondiElimina