mercoledì 30 dicembre 2015

Skizzen Brunnen (1)


Secondo forse soltanto alla cartuccia trovata nell’orto, il blocco “Skizzen Brunnen” fu considerato dalla sentenza di primo grado una prova schiacciante contro Pietro Pacciani. Gli elementi che convinsero la Corte furono soprattutto due: le dichiarazioni di Heidemarie Meyer che il fratello usava quel tipo di blocco e l’attribuzione della scritta sulla quarta di copertina a due impiegate del negozio Prelle-Shop di Osnabruck.
In un periodo successivo al viaggio di Perugini narrato nel post precedente, fu interpellata anche la collega indicata dalla Stellmacher, signora Lohman, che si disse “sicura” al 50% di essere stata lei a scrivere il numero 424. Per avere maggiori certezze, il GIP dispose una perizia grafologica, affidandola ai due esperti Altamura e Santi Calleri. Le loro conclusioni furono però divergenti: Altamura escluse sia che il 424 fosse stato scritto dalla Lohman, sia che il 4,60 fosse stato scritto dalla Stellmacher, mentre Santi Calleri ritenne verosimile la scrittura del 424 per la Lohman, e possibile quella del 4,60 per la Stellmacher. Fu dunque richiesta una seconda perizia, questa volta a De Marco, Contessini e Lotti, con risultati decisamente più favorevoli alle esigenze della Procura.
Ma potevano bastare le dichiarazioni di Heidemarie e una perizia grafologica condotta su qualche cifra sbiadita scritta a lapis per attribuire la proprietà del blocco sequestrato in casa Pacciani a Horst Meyer? Decisamente no, anzi, un esame sereno di tutti gli elementi porta a escluderlo, come del resto fece il giudice di secondo grado.
Per il momento non entriamo nel merito degli indizi che consentirono di associare il blocco al ragazzo tedesco, ma limitiamoci a esaminare la catena di eventi che avrebbero portato al suo rinvenimento in casa Pacciani durante la perquisizione del 2 giugno 1992. Tra di essi ce ne sono alcuni a probabilità veramente bassa, per compensare la quale si dovrebbe immaginare una gigantesca fortuna degli inquirenti, una fortuna in grado di intervenire fin dal  momento in cui Horst Meyer era partito dal suo paese e continuare anche in seguito.
Innanzitutto, perché Horst avrebbe dovuto portarsi dietro quel blocco? In una vacanza estiva organizzata a bordo di un furgone, quindi con il senso di avventurosa precarietà e conseguenti disagi che esso comportava, non sembra possibile che il ragazzo avesse progettato di mettersi a disegnare. D’altra parte a bordo del furgone non era stato trovato nient’altro che facesse pensare a tale attività, ad esempio dei pennarelli. La stessa sorella ammise nella sua deposizione al processo Pacciani che Horst, da appassionato di fotografia, quando andava in vacanza si portava dietro la macchina fotografica (in effetti ritrovata a bordo del furgone), mentre non le risultava che facesse altrettanto con del materiale da disegno.
In effetti Heidamarie tentò di trovare una motivazione differente per la presenza del blocco a bordo del furgone, ipotizzando che vi fosse rimasto involontariamente. Nei giorni precedenti il viaggio in Italia, Horst stava effettuando un trasloco in un appartamento della città di Munster, dove a fine estate avrebbe iniziato nuovi studi. Secondo la sorella l’operazione sarebbe andata avanti fino al giorno prima della partenza, senza neppure concludersi del tutto, e nel furgone sarebbe rimasto del materiale residuo, e forse anche il blocco. Si tratta di un’ipotesi poco credibile, la quale del resto si inserisce in un contesto di bassa credibilità di tutte le dichiarazioni di Heidemarie.
Supponiamo però, per assurdo, che lo “Skizzen Brunnen” si trovasse, per un caso fortuito, a bordo del furgone. Perché Pacciani lo avrebbe preso? Come trofeo per assassini seriali sarebbe stato davvero atipico, un caso unico al mondo, poiché sono oggetti personali quelli che i tristi personaggi prelevano dalla scena del crimine per tenerli di ricordo: un orologio, un monile, un indumento. In questo caso l’unica motivazione plausibile al prelevamento dell’oggetto sarebbe stata il proposito di usarlo, quindi alla fin fine il suo valore venale. Ma perché portarsi via un blocco da disegno da poche centinaia di lire (e tutte le altre quisquilie ipotizzate) quando nel furgone c’erano anche molti beni di molto maggior valore? Ecco quanto ne avrebbe scritto il giudice di secondo grado:

Se si ha riguardo a ciò che venne trovato a bordo dell'autofurgone del Meyer dopo il delitto, si rileva che la descrizione degli oggetti rinvenuti è contenuta in oltre due pagine del verbale di rinvenimento: c'era di tutto, e non soltanto cose di nessuno o scarsissimo valore, ma anche cose di discreto o di notevole valore, come un'autoradio marca Gelhard con equalizzatore marca Commander, la somma di lire 57.500, quattro monete tedesche, una macchina fotografica marca Olimpus K2 completa di obbiettivo da 50mm., un teleobiettivo marca Kenlock da 210mm., un obbiettivo Olimpus da 28 mm., una scatola contenente un filtro ed una pellicola Agfa 50 F, un rasoio elettrico marca Braun, un portamonete in pelle contenente 171 marchi, un orologio da polso, undici musicassette, un carnet di Eurocheques, tessera Eurocheques intestata al Meyer, tessera Eurocheques intestata al Rusch.
Anche a voler escludere il carnet e le tessere Eurocheques, che verosimilmente l'omicida non avrebbe sottratto perché sarebbe stato troppo pericoloso farne uso, tutti gli altri oggetti sopra indicati, e quasi tutti quelli rimanenti custoditi nel furgone, avrebbero dovuto comunque presentarsi ad un assassino-ladro come più appetibili di un blocco da disegno usato, di un portasapone usato, e di matite da disegno.

D’altra parte l’estremo attaccamento dell’individuo Pacciani al danaro era ben noto. Oltre alla sua taccagneria, parlava il precedente del 1951, quando non aveva esitato a impadronirsi del portafoglio di Bonini.
Ancora una volta, però, proviamo a supporre che sì, per ragioni sconosciute Pacciani si prese quel blocco trascurando altri oggetti di ben maggior valore. Ma perché tenerlo in casa per tanti anni? Dopo aver subito l’interrogatorio e la perquisizione del 19 settembre 1985 dovuti alla lettera anonima, in conseguenza dei quali, secondo la tesi degli inquirenti, avrebbe interrotto la catena dei duplici omicidi per paura di essere scoperto, perché non liberarsi di un oggetto tanto pericoloso? Ecco la sorprendente spiegazione del giudice di primo grado.

È da pensare dunque che il Pacciani in una simile situazione si sia certamente preoccupato di mettere al sicuro e forse anche di distruggere o disperdere le prove più concrete ed importanti dei crimini commessi, come la pistola, le munizioni, forse i feticci, forse anche cose ed oggetti sottratti alle vittime, ma non è affatto detto che egli si sia disfatto di tutto ciò che proveniva o era servito per commettere i delitti. Perché non è affatto certo che egli potesse ricordare esattamente, a distanza di tempo e nel gran bazar delle innumerevoli e più disparate cose che egli aveva accumulato in casa o nei luoghi a sua disposizione, quali fossero con precisione tutte quelle che egli aveva portato via da quei luoghi insanguinati.

Come si vede il giudice immaginò uno scenario che non era mai esistito, con chissà quanti oggetti sottratti alle vittime e che dunque Pacciani non poteva ricordare tutti. Ma non pare proprio che l’uccisore di coppiette si fosse mai portato via qualcosa, se non forse a Borgo San Lorenzo, dove la specificità degli oggetti (orologio, portafoglio e catenina della ragazza) avrebbe costituito una prova inoppugnabile. Guarda caso, se mai li aveva presi, di tutti quelli Pacciani si sarebbe liberato…
Inoltre è bene ricordare che, nel momento in cui fu visto da Perugini per la prima volta nel dicembre del 1991 (vedi), il blocco era custodito in un mobile del salotto, dentro una busta bianca assieme a dei documenti, e non in fondo a un baule pieno di cianfrusaglie. Pacciani quindi non l’aveva gettato da qualche parte e poi dimenticato, l’aveva sempre avuto sotto gli occhi. Si potrebbe pensare che ne avesse dimenticato la provenienza. Certo, in linea teorica quasi tutto diventa possibile, però, considerata l’eccezionalità della circostanza durante la quale il blocco sarebbe stato preso, questa eventualità appare molto improbabile.
Supponiamo comunque che davvero Pacciani avesse dimenticato la provenienza di quel blocco. A un certo punto però, secondo la ricostruzione dell’accusa, in seguito all’interesse mostrato dagli inquirenti, di quella provenienza si sarebbe ricordato. E avrebbe cercato un rimedio andando a ricopiare sui primi fogli degli appunti datati 1980 e 1981, quindi in data anteriore a quella del delitto dei tedeschi, il che avrebbe dovuto metterlo al riparo dal sospetto che il blocco fosse stato preso dal loro furgone. Ma per quale motivo Pacciani non avrebbe semplicemente bruciato l'oggetto dentro la stufa, una volta resosi conto dello scampato pericolo, preferendo invece quel contorto rimedio? Ecco la sorprendente spiegazione fornita dalla sentenza di primo grado.

Invero, se ci si cala per un momento nella mentalità sospettosa e diffidente dell'imputato, non pare affatto fuor di luogo ritenere che costui, resosi conto che il blocco SKIZZEN BRUNNEN era stato controllato dalla P.G. e dai dirigente di questa e suo acerrimo nemico dott. Ruggero Perugini, che tutto era stato filmato e, dunque, documentato, ma non era stato invece, contro ogni aspettativa, sequestrato, nonostante la copertina rivelasse chiaramente la provenienza tedesca dell'oggetto, abbia potuto pensare alla predisposizione di un possibile "trucco", di una sorta di imboscata ai suoi danni nel caso in cui egli lo avesse fatto sparire: insomma all'uso dei blocco come possibile esca per attirano in una trappola senza scampo. Da qui il motivo per cui egli, invece di disfarsene, lo avrebbe a sua volta "truccato", trasferendovi quelle annotazioni di data anteriore al 1983 che lo avrebbero posto al riparo da ogni sospetto in relazione all'omicidio dei tedeschi: ciò che sembrerebbe indirettamente confermato dal fatto che il Pacciani teneva il blocco nella stessa busta dove custodiva i valori, come qualcosa dunque di importante, mentre poi all'atto della perquisizione del 2 giugno 1992 esso non era più dove l'aveva visto originariamente il dott.Perugini, ma, come riferisce il m.llo Minoliti, venne rinvenuto sul cassettone biblioteca del salotto dentro una busta di plastica che conteneva anche altri fogli ed era sotto un grosso vaso con all'interno dei ceci (fasc. 73, pag. 24 e s.), segno evidente che il blocco era stato adoperato e poi collocato in un posto diverso.

La sentenza ritiene dunque che Pacciani si sarebbe insospettito per aver visto gli inquirenti, durante la perquisizione dal 27 aprile all’8 maggio, filmare il blocco senza sequestrarlo, immaginando qualche trucco. E pertanto, invece di cadere nella loro trappola liberandosi dell’oggetto, avrebbe deciso di contrapporre trucco a trucco, architettando l’espediente degli appunti. Non si comprende però di quale trappola si sarebbe potuto trattare, poiché, dopo un bel falò dentro la stufa, del blocco sarebbe rimasto soltanto un filmato privo di valore.
Tra l’altro si deve notare che l’ipotesi della sentenza che colloca la ricopiatura degli appunti in un momento successivo alla maxiperquisizione non si accorda con quanto Perugini scrisse nel suo libro, raccontando le circostanze del sequestro: “Io lo so già da un pezzo quello che c'è scritto sulle prime pagine, è stato proprio per ciò che l'avevo scartato durante l'altra perquisizione”. A quale “altra perquisizione” si riferiva Perugini? Non sembra che dall’8 maggio al 2 giugno la casa di Pacciani, in via Sonnino, fosse stata sottoposta a una perquisizione. Forse, come in molte altre circostanze, per esigenze letterarie nel suo libro Perugini aveva un po’ arrotato i fatti.
A questo punto tiriamo le fila di tutti i discorsi precedenti, con un empirico ragionamento che è poco più di un gioco ma rende l'idea. Cominciamo con l'aprire una piccola parentesi di matematica elementare, riflettendo sul valore di probabilità di più eventi concatenati: esso decresce sempre più rapidamente via via che il numero degli eventi aumenta. Per fare un esempio, quale può essere la probabilità che la prima persona incontrata uscendo per strada sia una donna? Più o meno il 50%. E che sia anche bionda? Supponendo in un terzo il numero delle donne bionde sarà un terzo del 50%, cioè più o meno il 17%. E che inoltre abbia tra i 30 e i 40 anni? Supponendo in un quarto le donne in quella fascia d’età che se ne vanno in giro per la strada, avremmo un quarto del 17%, cioè poco più del 4%. E che sia alta più di un metro e 70? Considerando che soltanto il 10% delle donne italiane superano quell’altezza, il nostro 4% diviene 0,4%. Come si vede, la probabilità che la prima persona incontrata per strada sia una donna bionda tra i 30 e i 40 anni alta oltre un metro e 70 è irrisoria: 4 su 1000. Se avessimo preso in considerazione singole probabilità molto più basse (come ad esempio che fosse straniera, oppure con i capelli corti e così via) saremmo giunti a una probabilità finale praticamente nulla.
Proviamo adesso ad assegnare delle probabilità ai quattro fortunati eventi, discussi in precedenza, che avrebbero consentito a Perugini di sequestrare un blocco da disegno appartenuto a Horst Meyer in casa Pacciani. Questa è la mia benevola valutazione:

·         Che il ragazzo avesse dimenticato il blocco nel furgone: 20%.
·         Che Pacciani lo avesse preso tralasciando il resto: 20%.
·         Che Pacciani si fosse dimenticato di buttarlo dopo la lettera anonima: 10%.
·         Che Pacciani avesse preferito ricopiare gli appunti al posto di bruciarlo: 30%.

Abbiamo quindi una probabilità concatenata di 0,2 x 0,2 x 0,1 x 0,3 = 0,0012 corrispondente a 12 possibilità su 10 mila! Perugini insomma avrebbe dovuto ricevere un mostruoso aiuto dalla dea Fortuna.
Vedremo nelle prossime puntate che in realtà il blocco non era appartenuto affatto a Horst Meyer, anche se Pacciani quegli appunti li aveva ricopiati davvero.

4 commenti:

  1. ciao,
    ti aggiungo un pezzetino... :)

    le perizie calligrafiche han detto che i 6 (424 e 6,60) numri erano stati scritti dalle due impiegate del Prelle-Shop:
    ossia:
    - 3 numeri a testa !!!!

    Ma basta leggere un minimo di indicazioni su come si fanno quel tio di perizie, per rendersi conto dell'assurdità della possibilità di poter giungere ad una conclusione peritale a partire da appena tre cifre scritte in numero a testa

    NOTA:
    ---analisi del tracciato grafico---

    • Valutazione della coerenza ritmica negli impulsi e controimpulsi.

    • Individuazione delle costanti grafiche (segni grafologici).

    • Ricerca dei grafismi incoercibili (gesto fuggitivo).

    • Individuazione delle eventuali patologie grafiche (coerenza disgrafica).

    • La metodologia grafometrica si basa infine su
    misurazioni e quantificazioni di parametri rilevabili in termini di:
    - frequenza e intensità relativi a più dimensioni (altezza, larghezza, profondità;
    - direzione e grado di inclinazione;
    - orientamento spaziale ecc...) sia in valore assoluto sia in termini relativi.


    Però se il "risultato" dà addosso al Pacciani....ah, ok: 3 cifre a testa bastano e avanzano :(

    HzT

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  2. Blog stupendo e davvero molto ben documentato ed equilibrato. Una sola considerazione quando si parla di probabilità. Premetto che anche io dubito che il blocco appartenesse alle vittime e fermo restando le corrette considerazioni che ho letto, a volte bisogna stare attenti a non mescolare il senso comune con la matematica delle probabilità. Un paio di esempi: si prenda una monetina e la si lanci 20 volte annotando a ogni lancio il risultato: t per testa e c per croce. Alla fine potremmo avere un risultato simile a questo. tcctttctctccttccctct. Adesso fermiamoci un momento e meditiamo su questo risultato. Niente di speciale vero? Eppure stiamo contemplando un autentico miracolo, il materializzarsi dell'impossibile. Quella sequenza si poteva verificare soltanto una volta ogni due milioni e mezzo di miliardi di prove (per la precisione 1 ogni 2432902008176640000). Da questo dovremmo forse dedurre che quella sequenza non si è verificata? Ovvio che no. E quale sarebbe la probabilità per una coppietta di essere massacrata da un freddo assassino in una notte estiva prefestiva senza luna? Infinitesimale. Ma è successo otto volte. Va bene, dunque, il calcolo delle probabilità, ma l'evidenza a posteriori vince sempre (o come dice il saggio "Il senno di poi è una scienza esatta"). Certo, in mancanza di evidenza positiva le cose possono essere ponderate anche con il calcolo delle probabilità, ma solo perché questo campo di sfida con la realtà è stato scelto per primo da colui che l'evidenza avrebbe dovuto provarla e non ci è riuscito. Ma è comunque un'arma a doppio taglio. Meglio quindi non addentrarsi su quel terreno scivoloso ed attenersi per quanto possibile ai fatti provati per vedere dove possono condurre.

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    1. Il calcolo della probabilità composta è quello che ho descritto, e quindi, dato per approssimativamente vere le singole probabilità, è anche vera quella finale. Tu però dici, in pratica, "cosa fatta capo ha", cioè se Pacciani aveva quel blocco vuol dire che la sequenza di probabilità era comunque andata verso la conclusione improbabile che aveva consentito a Perugini di trovarsi con in mano quella prova. Il che sarebbe vero se la conclusione fosse stata una certezza (genuinità della prova), come la sequenza del lancio della monetina, in cui la sequenza è vera. Ma la conclusione non era affatto una certezza, quindi, visto che al blocco di marca Skizzen in mano a Pacciani si poteva arrivare per vie differenti, come quella ad esempio di averlo raccolto in una discarica, ha senso valutare la probabilità che fosse arrivato dal furgone, se non altro come termine di confronto con altre. E allora, che Pacciani avesse trovato il blocco in una discarica può essere anche a probabilità bassa, visto la marca tedesca, però si tratterebbe di un evento che basta da solo a giustificare il successivo sequestro. Quindi niente moltiplicazioni per altre probabilità con drastico abbassamento di quella finale. Mentre nel caso di provenienza dal furgone dei tedeschi, si sarebbe dovuta verificare una concatenazione di eventi ognuno dei quali, preso da solo, appare improbabile. Messi tutti assieme suonano in pratica a probabilità zero.

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    2. Per finire. Sono d'accordo che quel che conta sono le prove, quando però sono certe. Nel caso di prove così e così, come quella del blocco, valutarne la probabilità completa il loro valore, modificandone il peso.

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