mercoledì 2 novembre 2016

La dinamica di Calenzano

Sette anni tra il primo delitto e il secondo, appena quattro mesi e poco più tra il secondo e il terzo: nella notte del 22 ottobre 1981 il Mostro di Firenze uccise Susanna Cambi e Stefano Baldi a Calenzano, località Travalle. I ragazzi erano partita da casa Baldi, situata in paese, poco prima delle 23, con l’intento di accompagnare Susanna a casa sua a Firenze. Sfortunatamente furono presi dal desiderio, e percorsi appena due chilometri si appartarono in una stradina di campagna.
La ricostruzione della dinamica del delitto presenta notevoli difficoltà, dovute sia ai rilievi carenti sia a una intrinseca complessità della scena del crimine, a causa della quale si è anche ipotizzato un improbabile staging (manipolazione volontaria della scena del crimine). Riguardo i rilievi c’è da dire che intervenne fin troppa gente, tra carabinieri e polizia, con una suddivisione dei compiti e relazioni doppie assai deleterie per la certezza dei dati acquisiti, lo vedremo. Per la complessità basti dire che questo fu l’unico caso in cui anche il corpo della vittima maschile giaceva fuori dall’auto.





La Golf si era addentrata per circa 60 metri in una stradina campestre laterale a via dei Prati, il muso rivolto verso la campagna. Entrambe le portiere risultavano chiuse, la sinistra senza sicura e con il finestrino intatto, la destra con la sicura e con il finestrino rotto. La spalliera del sedile di guida era normalmente rialzata, quella del sedile del passeggero reclinata (attenzione! dal confronto delle ultime due foto si arguisce che la maggior parte dei frammenti di vetro visibili sul sedile del passeggero dovettero esservi caduti durante i rilievi, causa un'apertura e soprattutto richiusura poco accorte della portiera).
Il corpo di Stefano giaceva sul fianco sinistro in un modesto avvallamento sulla sinistra dell’auto, a circa tre metri dal muso. Indossava una camicia e un paio di pantaloni infilati soltanto alla gamba sinistra; al piede aveva ancora lo stivale, mentre l’altro, il destro, fu rinvenuto dentro l’auto. Da sotto i glutei spuntava il suo maglione arrotolato. Il corpo di Susanna giaceva invece sulla destra dell’auto, a circa cinque metri dal muso, quasi seduto dentro una specie di fossetto. Indossava una maglietta e un reggiseno alzati fin sotto il collo, e una gonna che il Mostro aveva tagliato per asportarle il pube. Al braccio sinistro erano ancora infilati un maglione e una giacca.

Dubbi sui bossoli. Prima di proporre una dinamica ragionevole, è necessario andare a fondo sulla questione dei bossoli recuperati. Le fonti concordano sul loro numero, sette, ma non sulla loro posizione, almeno non del tutto. Secondo il rapporto della Polizia, sulla base del quale fu poi redatta la perizia De Fazio, un bossolo fu trovato a bordo dell’auto, sul tappetino anteriore destro, e i restanti sei fuori, sul lato destro, entro un raggio di 90 centimetri dalla ruota anteriore. Durante il processo Pacciani l’agente di polizia Claudio Valente, partecipante ai rilievi, lo confermò (vedi). I bossoli furono tutti contrassegnati e fotografati, ma ripresi singolarmente e senza lo sfondo dell’auto a dimostrarne l’effettiva collocazione rispetto a essa, la quale dunque non appare del tutto sicura, tanto più che, appena prima di Valente, il maresciallo dei carabinieri Dino Salvini aveva dichiarato (vedi):

Erano cinque i bossoli dalla parte destra dell'autovettura.[…].
[domanda il PM] Lei ricorda che furono repertati cinque bossoli?
Mah, io ricordo bene, perché […] quando veniva trovato qualche cosa, veniva indicato alla Scientifica […]
Io mi ricordo che vidi cinque bossoli a sinistra, uno sopra l'autovettura, e uno sul lato destro.[…] Dentro l'autovettura, non sopra. […]
Lì c'erano: un bossolo, l'orologio e l'orecchino.

Dunque, secondo Salvini – che nella deposizione si pose idealmente davanti al frontale dell’auto rovesciando le posizioni – i bossoli sul lato destro erano cinque, uno invece era sul lato sinistro. Il sottufficiale ricordava bene, poiché nel verbale dei carabinieri si trova scritto:

Per terra, in prossimità dello sportello destro dell’autovettura, in ordine sparso, rinvenivamo 5 bossoli di pistola presumibilmente cal.22 L.R.; un bossolo è invece all’interno del veicolo, posto ai piedi per chi siede a fianco di chi guida. Altro bossolo è presente per terra, vicino allo sportello sinistro dell’autovettura, vicino a quest’ultimo vi è un orologio con bracciale, con quadrante bianco, calendario segnante il giorno “23”, funzionante e segnante l’ora giusta, marca “Philip-Watch Cormoran”. Nei pressi di detti oggetti sono presenti alcune macchie di sangue […]

Anche le sentenze di primo grado e d’appello del processo ai Compagni di Merende avrebbero entrambe confermato il contenuto di questo verbale:

[…] erano stati rinvenuti sul posto n.7 bossoli calibro 22 L.R., ed esattamente 5 in vicinanza della portiera laterale destra, uno all’interno dell’auto, sul tappetino del posto anteriore destro, ed un altro sul lato sinistro della vettura, a circa cm.70 dalla ruota anteriore sinistra.

D’altra parte la presenza di un bossolo accanto allo sportello sinistro consente di disegnare una dinamica molto più lineare, logica e verosimile in confronto a quella ottenibile posizionandolo assieme agli altri cinque sulla destra.

Proiettili e ferite. Secondo la perizia Arcese-Iadevito, furono recuperati cinque proiettili più due frammenti, il che sembrerebbe accordarsi con i sette bossoli. Ma i colpi sparati e andati a bersaglio furono quasi certamente otto, quindi sia un bossolo sia un proiettile mancarono all’appello. Riguardo le ferite c’è purtroppo qualche discrepanza nelle fonti (perizia De Fazio, perizia Arcese-Iadevito, deposizione Maria Grazia Cucurnia al processo Pacciani).


Stefano era stato colpito da quattro proiettili, dei quali tre ritenuti: uno al naso (1), non penetrato nel cranio e recuperato in prossimità della mandibola; uno in zona toracica sinistra (2), rimasto in superficie e fuoriuscito dal fianco sinistro; uno alla base destra del torace (3), con entrata al dorso e tramite basso-alto verso sinistra, recuperato in prossimità dell’ascella sinistra; infine uno all’emitorace destro (4), l’unico immediatamente mortale, che interessò anche il cuore.
Riguardo il proiettile numero 3, è necessaria una precisazione. Sia sul sito Calibro 22 di Master sia nel libro “Il Mostro di Firenze esiste ancora” l’ingresso è indicato sì alla base dell’emitorace destro, ma frontale. Vediamo che cosa dicono le fonti disponibili a chi scrive. Messa da parte la perizia Arcese-Iadevito, dove neppure si parla di colpo all’emitorace destro, rimangono la deposizione Cucurnia e la perizia De Fazio. Questa la descrizione della Cucurnia:

Quarto colpo alla base del torace destro. Questo fu trovato ritenuto a livello dell'emitorace sinistro. Un proiettile con un decorso leggermente obliquo verso l'alto che interessò la faccia superiore del fegato…

Non furono fatte ulteriori precisazioni, quindi, come si vede, non si parlò né di un ingresso frontale né di un ingresso dorsale. Questa invece la descrizione nella perizia De Fazio:

[Un colpo] in regione dorsale, con tramite interessante il lobo destro del fegato, il diaframma ed il polmone sinistro e ritenzione del proiettile sulla linea ascellare anteriore sinistra a livello sottocutaneo.

Come si vede viene indicato chiaramente un ingresso dal dorso. In questa sede si è ritenuta valida la descrizione De Fazio, anche perché ben si accorda con una dinamica semplice e lineare, lo vedremo.


Sul ragazzo vanno inoltre giustificate quattro ferite di coltello, come in figura, tutte inferte post-mortem e con forza non eccessiva.


Anche riguardo le ferite di Susanna ci sono discrepanze nelle fonti. Chi scrive ritiene ragionevole supporre che la ragazza fosse stata colpita da cinque proiettili, dei quali quattro ritenuti: uno passante al pollice della mano destra (1), lo stesso che poi avrebbe colpito anche Stefano forse al naso; uno alla faccia posteriore del braccio sinistro (4); uno al dorso destro (5), mortale; uno al braccio destro, con canna a contatto, uscito ed entrato poi nel torace (6); infine l’ultimo (7) sul lato destro del torace, mortale poiché attraversò il cuore, anch’esso sparato con la canna a contatto.
Anche su Susanna il Mostro usò il coltello, colpendola al dorso, mentre vedremo che una ferita sotto la mammella sinistra va probabilmente appaiata a quella, ben più importante, al pube.

L’attacco. Susanna e Stefano erano stati presi da un forte desiderio che, per il poco tempo a disposizione, volevano soddisfare in fretta. Fidanzati ormai da molti anni, erano in procinto di sposarsi, quindi di sicuro non mancavano loro le occasione per fare l’amore. Ma forse quella sera era da diverso tempo che non lo facevano, o forse erano semplicemente felici ed eccitati per l’imminente matrimonio. In ogni caso, appena parcheggiata l’auto poco dentro la stradina di campagna, accesero la luce e iniziarono subito a spogliarsi. Il Mostro era già nei paraggi, certamente non ad aspettare loro, ma la prima coppietta che si fosse appartata in una zona a lui ben nota e che sapeva adatta ai suoi tristi scopi. Non è forse un caso se una coppietta testimoniò di aver visto un individuo, a loro parso un guardone, aggirarsi nei paraggi attorno alle 22.40.
Con il sedile non ancora reclinato, Stefano si era tolto il maglione, lo stivale destro e la gamba destra dei pantaloni. Si può ragionevolmente supporre che, per la frenesia, il maglione gli fosse rimasto infilato a un braccio, vedremo presto il perché. Susanna aveva invece già reclinato il proprio sedile e si era tolta parzialmente la maglia e la giacca lasciandole infilate al braccio sinistro. Contrariamente ai due episodi precedenti, l’aggressore attaccò dal lato destro, dove la presenza di arbusti lo aveva protetto in fase di avvicinamento. Avrebbe potuto girare dalla parte del ragazzo, per esser sicuro di eliminare subito il soggetto più pericoloso, ma il successo della sua scellerata impresa di pochi mesi prima doveva avergli infuso una grande sicurezza in sé stesso, quindi non lo fece.


Un attimo prima degli spari, i ragazzi dovettero accorgersi del pericolo. Mentre era proteso verso Susanna, forse nell’atto di sfilarsi qualcosa, stivale o maglione, Stefano alzò la testa. Frenato dall’impatto con il vetro del finestrino anteriore, il primo proiettile lo colse al naso, senza penetrare nel cranio. Come nei due episodi precedenti, con subitaneo raddoppio l’aggressore sparò ancora, cogliendo il ragazzo al torace con un colpo non mortale. Uno dei due proiettili colse prima Susanna al pollice della mano destra alzata a difesa.


Mentre forse, come al solito, l’aggressore perdeva alcuni secondi per buttar giù qualche frammento di vetro, ferito non gravemente Stefano si gettò sulla maniglia della portiera, riuscendo ad aprirla. Ma prima che potesse approfittarne per uscire un proiettile lo colpì al dorso destro, con un leggero andamento dal basso verso l’alto dovuto all’inclinazione del busto. Il colpo non fu immediatamente mortale, ma in ogni caso abbastanza grave da causare la perdita di conoscenza del ragazzo che si accasciò con il busto mezzo o tutto fuori, riverso un po’ sul fianco sinistro.


Istintivamente anche Susanna si protese verso l’uscita, ma fece appena in tempo a girarsi che ricevette un proiettile nel braccio sinistro, al quale era appoggiata. Il braccio cedette e il busto iniziò a tornare indietro.


Durante la fase di ritorno sul proprio sedile Susanna fu colpita da un ulteriore proiettile al dorso, per una ferita molto grave che la fece accasciare.


Probabilmente la ragazza non perse conoscenza, quindi l’assassino decise di finirla avvicinando l’arma quasi a contatto. Forse per il suo stato d’eccitazione, forse per un movimento repentino della vittima, non fu però abbastanza preciso e la colse al braccio destro, che il proiettile trapassò interessando anche il torace, per un’altra ferita grave ma ancora non immediatamente mortale.


Il Mostro decise quindi di spararle di nuovo, avvicinandosi di più e puntando con maggior precisione verso il cuore. Il bossolo ritrovato sul tappetino anteriore destro fu espulso in questo sparo, oppure nel precedente, mentre gli altri sei erano finiti tutti fuori, vicino alla ruota anteriore destra (uno andò perso).


Intanto Stefano giaceva con il busto fuori dall’auto, privo di conoscenza ma ancora vivo, con il sangue che gocciolava sull’erba (ne sarebbero state trovate apprezzabili tracce). Il Mostro aggirò l’auto dalla parte della coda, lo raggiunse e gli sparò il colpo di grazia al cuore (per la mancanza di un fondo adeguato e per la giornata piovigginosa non è stato possibile replicare convenientemente la scena, il lettore dovrà sopperire con un po’ d’immaginazione…).

L’estrazione di Stefano. Dopo aver esploso l’ultimo colpo su Stefano l’assassino dovette guardarsi intorno per controllare eventuali arrivi e per trovare un posto riparato dove compiere la medesima macabra operazione di Scandicci. Abbiamo già visto che la portiera del passeggero fu trovata bloccata, e quindi non c’è ragione per ipotizzarne l’apertura da parte del Mostro. Anche la consistente quota di frammenti di vetro rimasti in sede – ben visibili in una foto – lo conferma. Quindi il corpo di Susanna fu estratto dalla portiera lato guida, naturalmente dopo quello del fidanzato. La doppia fatica può essere giustificata con lo spazio troppo angusto che la vegetazione sul lato destro rendeva disponibile per la manovra. Per di più il corpo di Stefano era già mezzo fuori, anche se non sappiamo bene quanto, e l’assassino avrebbe dovuto rimetterlo dentro per non allarmare eventuali sopravvenuti durante l’operazione che doveva compiere su Susanna. A quel punto preferì estrarlo del tutto e cercare di nasconderlo.


Tornato di fronte al corpo di Stefano, il Mostro mise mano al coltello per raggiungere la certezza assoluta che fosse morto. Gli si posizionò quindi sul davanti e gli vibrò quattro coltellate, una al collo e tre al dorso. Poi lo prese per le ascelle e iniziò a trascinarlo a pancia in su verso la vicina infossatura già individuata. A chi scrive non pare certo un indizio di staging la presenza sul tappetino anteriore sinistro dello stivale che Stefano si era tolto, trovato ancora in piedi. Se anche fosse caduto all'esterno in seguito all'estrazione dei corpi, ma non è detto, il Mostro potrebbe averlo rimesso a posto prima di richiudere la portiera soltanto per eliminare anche quella piccola possibilità di allarme per chi fosse sopraggiunto.


Nella foto precedente sembra di poter intravedere le tracce del trascinamento, sia sulla stradina sia e soprattutto sull’erba (anche Salvini ne parlò, in modo però generico). Il percorso a U indicato dalla linea rossa servì probabilmente per aggirare la vegetazione, più folta nel primo tratto, e spiega bene la posizione finale del corpo se questo fu afferrato sotto le ascelle, come pare logico. Giunto in B, il Mostro lo lasciò scivolare nella buca facendogli compiere una rotazione di 90 gradi con conseguente posizionamento sul fianco destro.


Durante il tragitto sia il maglione sia i pantaloni, entrambi ancora infilati a un arto, seguirono arrotolandosi. Il maglione a un certo punto si sfilò del tutto – le fonti riportano che fu trovato libero –  ma dovette rimanere incastrato tra il fondoschiena e il terreno sino all’ultimo, più o meno nel modo mostrato dalla foto. Quindi anche il maglione messo sotto i glutei non va considerato affatto un indizio di staging. Trattenuti dallo stivale, i pantaloni invece non si sganciarono. Anche su questo punto, come al solito, le fonti sono discordi – per la perizia De Fazio infilati, secondo i ricordi di Salvini al processo Pacciani no – ma sembra logico immaginare che se si fossero sfilati sarebbero rimasti per strada.


A parere di chi scrive non è il caso di attribuire soverchia importanza all’impronta lasciata dalla presa dell’assassino sul fianco sinistro della camicia di Stefano, ben visibile nella foto sovrastante. Se ne è discusso molto in rete, chiedendosi se nella forma delle tracce di sangue potesse ravvisarsi la figura di una pistola impugnata con la mano sinistra, come suggerisce il fotomontaggio tratto da Calibro 22. Ma pare davvero poco ragionevole che all’atto del trascinamento l’assassino ancora tenesse in mano la pistola, e ancora meno che, prima di afferrare il corpo di Stefano, non se la fosse messa in tasca. Più che al trascinamento, in occasione del quale il punto di aggancio doveva essere stato più in alto, sotto le ascelle, l’impronta potrebbe essere attribuita a una delle manovre di aggiustamento della posizione del corpo prima dello scarico nella buca, con la stoffa che avrebbe tenuto memoria dell’ultima piega incollandosi al sangue sottostante.

La mutilazione di Susanna. Sistemato Stefano il Mostro si occupò di Susanna. Al momento di prenderla le sferrò una coltellata al dorso, più che altro per accertarsi dell’avvenuto decesso. Una volta fuori dall’auto dovette lasciarla a terra, almeno per chiudere la portiera nell’intento di non allarmare chi fosse transitato dalla vicina strada. Poi se la caricò in spalla – Salvini non vide tracce di trascinamento – con delle manovre che provocarono la caduta a terra dell’orologio e di un orecchino. Come a Scandicci voleva raggiungere un posto il più possibile riparato per poter manipolare il cadavere in tranquillità. Quindi si addentrò tra la vegetazione abbastanza folta dalla parte destra dell’auto, compiendo un tragitto di cinque metri fino a un fossetto, dove lo adagiò con il busto appoggiato all’argine.
Le fonti riportano che la mutilazione degli organi sessuali di Susanna Cambi fu più ampia rispetto a quella compiuta su Carmela De Nuccio. Del corpo di quest’ultima il Mostro aveva reciso sostanzialmente il vello pilifero, con soltanto un piccolo interessamento del grande labbro di sinistra. Su Stefania la mutilazione si spinse invece molto più in basso, fino al perineo. Con grande probabilità dovette però trattarsi di un effetto non del tutto voluto, visto che nella circostanza successiva, a Vicchio, fu ancora asportato soltanto il vello pilifero. Forse fu la posizione non supina del cadavere a influenzare il percorso della lama.
Il cadavere di Susanna fu trovato con le braccia sopra la testa e la maglietta e il reggiseno alzati fin sotto le ascelle. Di sicuro non era stato un trascinamento bocconi per i piedi a produrre l’effetto, poiché sul davanti il corpo era pulito, come testimoniò Salvini. Quindi i due indumenti erano stati tirati su dall’assassino, ragionevolmente assieme alle braccia. Si aggiunga la presenza di una ferita di coltello così descritta nella perizia De Fazio:

Una ferita da punta e taglio, ovalare, di cm.2, 5 x 1, 5 a maggior asse obliquo dall'alto verso il basso e verso sinistra, in regione sottomammaria sx. Detta ferita è poco profonda, presenta margini netti, angolo inferiore acuto, infiltrazione ematica molto scarsa o del tutto assente.

Riguardo questa ferita nella stessa perizia si afferma che “è stata evidentemente inferta con l'intento di raggiungere una zona vitale”, escludendo un interesse dell’assassino per il seno. Ma non sembra affatto così, tenendo conto della maglietta e del reggiseno alzati fin sotto le ascelle e delle braccia posizionate sopra la testa. La scena fa pensare che il Mostro avesse progettato già allora di escindere il seno sinistro, e che avesse rinunciato, subito dopo un breve saggio nella zona, per qualche motivo che non conosceremo mai. Come ben si sa, per portare a buon fine la scellerata operazione avrebbe dovuto attendere altri tre anni, fino al delitto di Vicchio, poiché a Baccaiano le circostanze gliel’avrebbero ancora impedita (ma le chiavi ritrovate fuori dall’auto costituiscono un indizio della sua volontà di provarci, lo vedremo), mentre a Giogoli non c’erano seni da escindere.

La borsetta. La borsetta di Susanna fu trovata, chiusa, sul sedile posteriore, “in perfetto ordine” secondo Salvini, quindi sembrerebbe che l’assassino l’avesse ignorata, tanto più che nessuno degli oggetti in essa contenuti fu trovato al di fuori. Ci sono però due particolari sui quali si è ricamato per supporre che comunque fosse stata frugata: al suo interno c’erano un borsellino vuoto e la carta di circolazione dell’auto di Stefano.
Sul borsellino non vale la pena spendere più di qualche parola. In nessun caso fu mai dimostrato un interesse del Mostro per gli oggetti di valore delle proprie vittime. Tanto per rimanere sul caso in esame, basti dire che Stefano portava in una tasca dei pantaloni il portafoglio con una somma equivalente a una cinquantina di euro di adesso: l’uno e l'altra furono lasciati al loro posto. Quindi semplicemente il borsellino di Susanna era vuoto perché la ragazza aveva speso tutti i propri spiccioli e non ve ne aveva ancora inseriti altri.
Riguardo la carta di circolazione il discorso pare più complesso. Si è ipotizzato che fosse stata custodita in origine dentro il portaoggetti dell’auto, che il Mostro avesse frugato quello e la borsetta e poi avesse rimesso tutto in ordine sbagliando posto per la carta di circolazione. Francamente si tratta di un’ipotesi alquanto contorta e priva di qualsiasi logica. Il comportamento dell’assassino denotò grande preoccupazione verso l’eventualità dell’arrivo di estranei, come ben testimonia il laborioso nascondimento del corpo di Stefano. Che lo stesso individuo si fosse attardato a svuotare borsetta e portaoggetti – per forza sotto una luce, ma dove, dentro l’auto o fuori? – preoccupandosi poi di rimettere tutto a posto è un’eventualità da escludere senza dubbio alcuno.
Quel libretto di circolazione nella borsetta di Susanna può spiegarsi semplicemente con la consuetudine che potrebbe aver avuto Stefano a non lasciare i documenti a bordo auto. Una volta, quando i computer nella pubblica amministrazioni erano del tutto sconosciuti, si pensava che sarebbe stato più semplice denunciare il furto della propria auto con in mano il libretto di circolazione originale, e nel contempo di ostacolare in qualche modo il ladro non lasciando che rubasse anche quello. Quindi può essere che quella sera la ragazza, al momento di uscire, avesse messo nella propria borsetta il documento che era appoggiato su un mobile, oppure che fosse stato lo stesso fidanzato a chiederle di tenerglielo.

Considerazioni finali. Ancora una volta, come già a Scandicci, il comportamento dell’assassino non può che lasciare perplessi. Qual era la molla che lo aveva spinto a uccidere e a mutilare? Quale godimento poteva aver raggiunto non avendo lasciato intravedere alcun interesse sessuale, né verso l’uomo né verso la donna, a parte quell’unica e sconvolgente operazione che il giorno dopo avrebbe contribuito a far diventare ancora più grossi i titoli dei giornali? La perizia De Fazio, proprio affrontando la ricostruzione del delitto di Calenzano, riporta alcune interessanti considerazioni, sulle quali il lettore motivato ad andare bene a fondo alla vicenda dovrebbe riflettere in modo attento.

La dinamica di questo delitto si sovrappone pressoché completamente a quella del delitto precedente […]. Va sottolineata di nuovo la mancanza di interesse per l'uomo, se non per quanto concerne gli atti lesivi che rendono l'omicida certo del suo decesso. Le ferite da arma bianca sono evidentemente mirate a punti vitali (sia nell'uomo che, del resto, anche nella donna). Anche la presenza di un'ampia ferita esclusivamente da taglio al collo non è sufficiente di per sé e, soprattutto, se considerata contestualmente alla dinamica dell'azione, a far ritenere che sia stata inferta per procurarsi piacere sadico-sessuale, o per motivi diversi da quello del perseguimento di un esito letale. La mancanza di interesse per l'uomo (e l'assenza di lesioni e di mutilazioni ai genitali maschili, in questo come negli altri casi), porterebbe ad escludere un orientamento omosessuale dell'omicida, sia nel caso delle azioni delittuose che al di fuori di esse.
Ancor più appare evidente in questo caso che manca la ricerca di un contatto fisico con le vittime, anche quelle di sesso femminile; non solo non vi sono tracce di violenza sadica o sessuale di alcun tipo, né tracce della ricerca di gratificazioni sessuali abnormi nel contesto dell'azione (al di là del significato che in tal senso possono rivestire l'azione omicidaria in sé e l'asportazione del pube), ma sembra anzi ci sia il tentativo di limitare al minimo indispensabile il contatto fisico con la vittima; in tal senso possono essere viste le manovre di denudazione della vittima femminile, operate attraverso l'uso del coltello, senza alcuna manovra di svestizione manuale.
Come si è detto, mancano segni di ferite gravi e mutilazioni anche in altre parti del corpo, di significato sessuale o passibili di rivestirlo (vagina, cosce, natiche, ano); […] l'assenza di ferite di tal natura, cioè a tipo "mutilazioni sadiche", spoglia di contenuto sessuale immediato la stessa asportazione del pube, nel senso che induce a vedere in questo atto un comportamento di per sé non istintuale, compulsivo o contestuale al godimento sessuale, ma un atto pienamente "funzionale" al possesso dell'oggetto feticistico.
Depongono per tale interpretazione la freddezza, la razionalità, la precisione con cui viene compiuto l'atto, nonché ovviamente la mancanza di eviscerazione vera e propria (i visceri infatti non solo sono lasciati in situ; ma non vengono né lesi ulteriormente né manipolati) e di tutti quei comportamenti più tipici delle forme patologiche più gravi, che alludono a componenti istintuali antropologiche, agite realmente o in maniera larvata.

Un ben strano lustmurderer, quindi, del tutto indifferente alle carni che invece avrebbero dovuto costituire l’oggetto della sua gratificazione, come accadeva e accade per tutti i maniaci della medesima categoria. Di fronte alla spiazzante questione, a De Fazio non restò che supporre un suo esclusivo interesse per la parte mutilata, da godersi non sul posto ma a casa propria. Un freddo collezionista di velli pubici e di seni sinistri, quindi? Sembra molto uno scenario cinematografico. E di cinema parleremo nel prossimo articolo, dove verrà sviluppata un’ipotesi in grado di spiegare bene il contraddittorio comportamento del Mostro di Firenze, che, a parere di chi scrive, non era un vero e proprio lustmurderer, ma soltanto un malvagio imitatore.


16 commenti:

  1. Ciao Antonio , una considerazione su chi sostiene possibile la tesi di filastó, ma se la Cambi avesse abbassato il finestrino ( o era già abbassato fa li stes) e il mdf avesse controllaTo i documenti , una volta rimesso apposto tale documento nella borsa sempre con il finestrino aperto, il mdf gli avrebbe sparato 1 colpo al braccio sinistro, 1 al braccio destro ,1 al pollice della mano ,1 al torace e 1 al dorso... o forse come la logica impone gli avrebbe tirato subito in testa con la canna a pochi cm approfittando dell'azione della donna e dalla mancanza del vetro ? Anche a Baccaiano se avesse domandato i documenti al Mainardi non credo che lo stesso sarebbe riuscito a spostare la macchina di 1 solo cm ...

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  2. Quel che scrivi è del tutto logico. Questo mio sforzo per ricostruire le dinamiche ha due finalità principali.
    La prima: contribuire a mettere da parte le fantasie, tra cui poliziotti che chiedono documenti e bande di sciamannati al soldo di sette sataniche.
    La seconda: contribuire a delineare una figura di assassino che si differenziò da tutti gli altri lustmurder in apparenza suoi simili.

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  3. ciao Antonio
    sono incuriosito dalla perizia Arcese-Iadevito che citi - e hai citato già relativamente al 1974. E' quella del 1983? ce l'hai tutta o solo le poche pagine che sono girate in rete? nel caso, puoi metterla nei documenti scaricabili?
    grazie per questi interessanti e ben documentati tentativi di ricostruzione.

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    1. Come ben sai, sono sulla tua stessa barca. Ho soltanto le poche pagine con elenco di bossoli, proiettili e ferite.

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  4. La ricostruzione mi pare semplice e chiara e dunque realistica!

    Una domanda: nell'articolo c'è la foto che inquadra il sedile del passeggero pieno di vetri attraverso il vetro completamente rotto della portiera, però nella foto subito sopra si vede il vetro della stessa portiera per un buon tratto, specie inferiore, ancora in piedi... Vedo male io o c'è altro che ho frainteso?

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    1. Vedi bene, semplicemente (ho aggiunto una frase poi) qualche agente ha aperto e richiuso in modo poco accorto la portiera facendo cadere i vetri ancora in sede all'interno.

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  5. Direi che non resta fuori nessuna traccia, è logica e conseguente.
    Questa "freddezza" nella fase dell'escissione, poco lust e più consona ad un emulatore, attraversa tutti i delitti ed è a mio parere uno degli elementi più interessanti ed inquietanti. Nello sparare, nonostante sia meno abile, è più coinvolto, più caldo. Se escludiamo la presenza di un secondo killer (le scene dei crimini lo escluderebbero), l'aspetto lust potrebbe essere collocato nelle fasi concitate di agguato e uccisione e non escluderebbe l'emulazione. L'arma da fuoco sarebbe il vero feticcio e le escissioni sarebbero così "retrocesse" a trofei o a semplice azione di emulazione e "depistaggio".
    Se questa ipotesi avesse qualche fondamento, il killer sarebbe potuto essere un frequentatore di poligoni (anche privati o abusivi) per "piacere", per "allenamento", per tenere a bada il mostro nelle lunghe pause.

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    1. Personalmente credo che il killer uccidesse per rabbia e divertimento, e che le escissioni fossero soltanto uno scellerato spettacolo per amplificare i titoli dei giornali il giorno dopo. Questa ipotesi spiega molte cose, tra cui la cadenza regolare dei delitti, quindi non dipendenti da impulsi incontrollabili, e la loro interruzione, anche questa possibile per la mancanza delle gravi patologie che potevano impedirla.

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    2. E' una intuizione molto interessante. Più probabile e attinente dell'ipotesi che attribuisce la freddezza e la cadenza dei delitti a ragioni mercenarie (vendita di feticci).

      P.s.(Fuori topic) Sto leggendo "Maniac" di De Gothia scoprendo che a Baccaiano il mostro ha colpito vicinissimo al poligono di tiro usato da Vigna e altri poliziotti. Attendo la tua ricostruzione per sapere se anche tu ci vedi una sfida.

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    3. Per me è soltanto una coincidenza, Firenze e dintorni non sono gli Stati Uniti.

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  6. E' probabile, mi stupisce cmq scoprirlo solo ora; ho visto gli inquirenti arzigogolare su coincidenze assai meno evidenti e sospette.

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  7. Ciao Antonio mi trovo in sintonia totale con te quando asserisci che il mostro colpiva per rabbia e divertimento. A mio parere nel delitto del 1974 il killer è influenzato dalla lettura di alcuni giornaletti pornografici quando inserisce il tralcio di vite su Stefania. Credo pure io che conoscesse la Stefania anche se probabilmente in modo superficiale.

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  8. Ho notato che, indipendentemente dalla pista seguita, molti (me compreso) convengono sull'idea che il mostro fosse un consumatore di pornografia e più in generale di giornali, film, libri gialli. Che si sappia, Lotti era pornomane?

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    1. Credo che andasse a vedere i porno al cinema, mi pare che si evince dalla testimonianza di Pucci e da quella di Fabrizio Butini (https://www.youtube.com/watch?v=m4oz_2-b-sA)

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  9. Sì è evidente, Butini afferma pure che l'idea fu di Lotti. Si può ragionevolmente supporre che vedesse pure film del circuito parallelo "horror di serie b" e nello specifico che possa aver visto Maniac. Insomma devo rassegnarmi a tenerlo tra i nomi da non escludere. Sembra cresciuto con la prerogativa di fingersi stupido per sopravvivere, come meccanismo di difesa. Non so se ti sei mai appassionato di enneagramma. Lotti parrebbe un enneatipo 9, l'accondiscendente che evita i conflitti ma trattiene una rabbia enorme senza quasi averne coscienza. Rabbia che in soggetti particolarmente stressati può esplodere, trasformandoli letteralmente. Se così fosse, neppure i genitori avrebbero saputo esattamente con chi avevano a che fare poichè la nevrosi si fissa a 4 anni e l'ossessione che ne deriva a 7/9 anni.

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    1. Confesso di non aver mai sentito parlare di enneagramma. Magari darò un'occhiata.

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