venerdì 18 novembre 2016

Così brutto e cattivo: Maniac

Durante la prima metà degli anni settanta il personaggio del serial killer venne rappresentato in numerose pellicole, anche di produzione italiana, come quelle della famosa Trilogia degli animali di Dario Argento. Si trattava in genere di figure che rimanevano nascoste durante quasi tutta la proiezione, per svelare la loro identità poco prima del finale. Pertanto non era agevole identificarsi con loro, anche da parte di una mente insana, poiché la storia era comunque monopolizzata dai buoni, l’ispettore, il giornalista, il detective privato, e il cattivo si vedeva poco, almeno nella veste di assassino.
Nella seconda metà del decennio iniziarono a circolare lavori nei quali, viceversa, era il serial killer a rivestire il ruolo di protagonista, seguito con grande partecipazione durante le sue sciagurate imprese, delle quali veniva mostrato ogni dettaglio: inseguimenti mozzafiato, mutilazioni, sangue in abbondanza. Basti ricordare il Leatherface di Non aprite quella porta e ancor più il Michel Myers di Halloween, visti in Italia rispettivamente nel 1975 e nel 1979. Si trattava però di figure stereotipate, entrambe nascoste dietro una maschera, aliene, prive di qualsiasi connotazione interiore, con le quali rimaneva comunque difficile identificarsi.
Del tutto diverso era invece Frank Zito.


Influenze di Maniac. Nel maggio del 1980 fu presentato a Cannes Maniac, di William Lustig, un film rivoluzionario nell’ambito del genere, nel quale Frank Zito, il serial killer protagonista interpretato magnificamente da Joe Spinell, era mostrato fin dalle prime scene in tutta la sua crudeltà di assassino, ma senza maschera e con una vita di relazione in apparenza regolare (vedi). Il personaggio godeva anche di un buon approfondimento psicologico, mediante il quale quasi si giustificavano i suoi comportamenti criminali attribuendoli a un cattivo rapporto avuto con la madre, di cui erano testimoni numerose cicatrici che portava sul petto. Quindi, anche se malvagia, la sua figura non impediva il verificarsi del classico processo di identificazione da parte di uno spettatore che veniva indotto all’indulgenza. Tanto più se egli stesso era un serial killer, tanto più se anche lui assaliva coppiette appartate, come aveva fatto il Mostro di Firenze a Borgo San Lorenzo qualche anno prima.
Durante l’ora e mezza di spettacolo, Zito uccideva una coppia di fidanzati sulla spiaggia, una prostituta in albergo, una seconda coppia in auto, una donna inseguita in una stazione del metrò e infine una donna nell’appartamento di lei. Soprattutto la scena della coppia uccisa in auto potrebbe aver favorito nel Mostro un importante processo di immedesimazione. L’episodio era ambientato in una strada buia poco lontano da una discoteca, con sullo sfondo il suggestivo ponte intitolato a Giovanni da Verrazzano, a New York, ed è considerato un capolavoro dagli amanti del genere: l’assassino che correva e saltava sul cofano della vettura e con un colpo di fucile faceva esplodere la testa di Tom Savini, che come sua abitudine aveva interpretato una piccola parte nel film di cui era il curatore degli effetti speciali.


In altri momenti Frank Zito usava anche il coltello, un ulteriore elemento di similitudine con quanto era accaduto a Borgo. Ma c'è di più: c'è il sospetto che la visione di Maniac avesse costituito per il Mostro di Firenze una fonte di ispirazione. L’elemento che più induce a sospettare la nefasta influenza del maniaco del film sulle sciagurate imprese del killer fiorentino nella sua fase seriale degli anni ‘80 è la somiglianza del trofeo asportato dai corpi delle loro vittime femminili: Frank Zito il cuoio capelluto, il Mostro il pube con tutti i suoi peli.


Ancora oggi la scena in cui Zito taglia lo scalpo alla prostituta appena uccisa risulta altamente drammatica e coinvolgente. Accompagnata da una musica ossessiva, la lama scorre sulla pelle della fronte con esasperante lentezza, mentre il sangue esce copioso, fino a quando la mano tira i capelli e il trofeo si stacca. Meno insistita ma comunque ancora molto drammatica è una scena analoga riguardante l’ultima vittima, nella quale Frank Zito “arma” e usa un cutter, molto probabilmente lo stesso strumento usato dal Mostro per effettuare i suoi tagli.
Fu proprio la trovata dello scalpo a fare di Maniac un film molto chiacchierato all’epoca, anche perché i produttori la misero bene in evidenza, nei trailer e nella stessa locandina, dove campeggiava inequivocabile la figura minacciosa del killer con in mano il coltello e il trofeo insanguinati. I distributori italiani rincararono la dose, sostituendo il sottotitolo originale “Ti avevo avvertito di non uscire stanotte” con un ben più esplicito “A caccia di scalpi per le strade di New York”.


È difficile non lasciarsi andare alle suggestioni, dato lo scenario. La coincidenza di due serial killer, uno di celluloide che scalpa le proprie vittime femminili e uno reale che toglie loro il vello pubico, comparsi nel medesimo anno, non può lasciare insensibili. Anche perché si tratta di due comportamenti del tutto originali. Fino a quel punto al cinema erano stati soltanto i pellerossa a prelevare lo scalpo, mentre tra i serial killer veri non erano certo mancati i casi di mutilazione dei genitali femminili, inseriti però in contesti di grande efferatezza, dei quali esse costituivano soltanto una parte. Può darne l’idea questo frammento tratto dalla perizia De Fazio:

Sono descritti in letteratura scientifica numerosi casi in cui l'omicida agiva come se si immergesse in una "orgia di sangue", manipolando visceri ed organi (prevalentemente sessuali) del cadavere, masturbandosi con quelli, o semplicemente godendone alla vista, al tatto, all'odorato; in altri casi organi o visceri vengono morsi, masticati o addirittura mangiati: in entrambi i casi si tratta di comportamenti istintuali di natura antropofagica, attuati per lo più da soggetti gravemente patologici.

Il personaggio immaginario di Frank Zito non voleva dare e non dava affatto l’impressione del maniaco sessuale, ma piuttosto quella del pazzo paranoico. Nessun godimento veniva evidenziato durante il taglio del cuoio capelluto, né venivano mostrati atti collaterali di significato sessuale; il killer usava il trofeo per costruirsi, con l’aiuto di manichini, dei simulacri di donne di cui si circondava, quelle donne che un grave complesso edipico gli impediva di amare nella realtà.
Che cosa ne facesse il Mostro dei propri trofei non lo sappiamo, sappiamo però che anch’egli, durante l’operazione di asporto, non si lasciava andare a nessun atto di natura né sessuale né sadica. E come Zito portava via il cuoio capelluto, lui si prendeva il vello pilifero, più che altro limitandosi al pube (in un solo caso, a Calenzano, spingendosi anche più in basso, sempre comunque in una zona ricoperta di peli, per poi tornare a dimensioni minori nei due casi successivi). Così Mauro Maurri in un’intervista comparsa su “La Città” del 7 agosto 1984 (vedi): “Per l’esattezza, l'assassino non asporta la vagina ma il pube. Ignora la vagina, l'utero, le ovaie. Non li ferisce né tanto meno gli interessa asportarli”. E anche l’equipe De Fazio faceva notare “il precipuo interesse dell’autore per la cute e per i peli del pube”. Dell’evoluzione verso il seno sinistro e del suo significato avremo occasione di trattare in altra sede.

Il sentiero non battuto. A proporre per primo, pubblicamente, l’ipotesi di un Mostro di Firenze influenzato dalla visione del film Maniac fu Giuseppe Alessandri nel libro La leggenda del Vampa, pubblicato nel 1995. L’autore la applicò a Pietro Pacciani, della cui colpevolezza, come ben si sa, si riteneva sicurissimo.
   
In casa Pacciani se ne sta a ore incollato alla televisione: guarda di tutto, ma soprattutto i film pornografici e quelli del genere horror, con tutto quel sangue che scorre. Le varie TV private trasmettono in continuazione rubriche di trailer, le promozioni cinematografiche; una sera una di queste scene lo fa sobbalzare: con gli occhi in fuori dalle orbite il Vampa scopre che è stato fatto un film su di lui! C'è infatti un trailer che viene trasmesso in continuazione e che parla di un tale in giro per New York a caccia di scalpi.
Il film si intitola Maniac, e la sequenza passata per televisione risulta a Pietro più che familiare: una coppia di giovani, appena uscita da una discoteca di New York, si ferma a conversare in auto sul ponte Giovanni da Verrazzano. Quando lui si fa più intraprendente allungando le mani e i due cominciano così a passare dalle parole ai fatti, un giustiziere sbucato dalla notte e armato di un fucile a pompa irrompe sulla scena e facendo fuoco attraverso i vetri fa fuori prima lui e poi lei.
Per tutto il mese di maggio il Vampa è costretto a subire questa scena di un minuto e mezzo bombardata dalle varie TV locali; finché non ce la fa più a trattenersi: ora glielo fa vedere lui a quell'usurpatore com'è che si fa. Prende la pistola, le dà una lucidata e la notte va a fagiani per vedere se è sempre lei.
È da troppo che non prova quell'ebbrezza.
È l'ora di tornare a vivere pericolosamente.

Due anni dopo fu Nino Filastò, che alla colpevolezza di Pietro Pacciani non credeva né aveva mai creduto, a riprendere l’argomento. Ne parlò in aula durante le prime battute del processo a Mario Vanni, del quale era difensore (3 giugno 1997, vedi).

Vengo a sapere da un collega che esiste un certo fascicolo intitolato “Maniac" scritto da un personaggio. Siccome di questo film avevo intravisto anch'io a suo tempo questa cosa, che cioè a dire precedeva all'inizio delle escissioni la presenza nelle sale, in una sala cinematografica cittadina, ma con riferimento solo all'ottobre dell'81, un certo film americano in cui esiste un serial killer di New York il quale uccide le coppie e poi porta via lo scalpo alle donne per rivestirne dei manichini, ho chiesto a questo collega che mi mandasse il fascicolo che è qui, che voi vedrete. Se ne avete voglia di vederlo, lo allegherete agli atti. […]
Benché la persona fosse anonima nello scritto, sono riuscito a rintracciarlo. E ci ho parlato, ed è un medico serissimo, giovane, che ha fatto – come risulta da quell' atto – nonostante che sia un po’ verboso, uno studio serissimo approfondendo dei fatti. Ecco perché l'ho chiamato a testimoniare, perché i testimoni si chiamano sui fatti.

Non c’è da stupirsi se il presidente non volle sapere nulla né del fascicolo su Maniac né del medico che lo aveva scritto. Filastò era però così convinto dell’intrigante ipotesi da utilizzarla per un racconto intitolato – e come poteva essere altrimenti? – Maniac, facente parte dell’antologia Toscana delitti e misteri (2000), scaricabile qui. In più ne trattò su Storia delle merende infami, nel 2005, indicando ancora come fonte d’ispirazione il medico anonimo.


Tempo dopo il misterioso medico anonimo avrebbe partecipato, con lo pseudonimo di De Gothia, al noto forum di Ale (l’immagine sopra era il suo caratteristico avatar), trattando con arguzia e competenza molti altri temi sul Mostro, e mettendo a disposizione di tutti altri lavori interessanti (ma quello su Maniac no). Oggi purtroppo non scrive più, essendo deceduto, però è finalmente disponibile il fascicolo che avevano avuto in mano sia Alessandri sia Filastò, dal titolo Maniac, il sentiero non battuto, scaricabile qui. Il documento, scritto nel 1994 e trasmesso con poca fortuna a qualche avvocato e a qualche giornalista, fa dell’autore il padre di questa interessantissima ipotesi. Credo sia anche il caso di scriverne nome e cognome, peraltro già contenuti nei ringraziamenti de La leggenda del Vampa: Stefano Galastri.

Aveva visto il film? Dopo aver individuato nell’operazione di scalpaggio l’elemento principe che rende probabile la nefasta influenza di Maniac sul Mostro di Firenze, lo scritto di De Gothia affronta un argomento di vitale importanza: poteva il futuro serial killer aver visto il film prima della sua prima escissione, avvenuta a Scandicci la sera del 6 giugno 1981? È una domanda inevitabile e scomoda per l’ipotesi in questione, poiché i documenti ci riportano che Maniac entrò nelle sale di prima visione soltanto a partire da luglio. Prima però c’era stata comunque una certa attività che lo aveva riguardato.
La versione originale del film, in lingua inglese, era stata presentata a Cannes nel maggio 1980. Per vederlo nelle sale si dovette però aspettare novembre in Germania e dicembre negli USA. A metà gennaio 1981 l’attrice protagonista, Caroline Munro, era a Roma per la presentazione sul mercato italiano, come si legge tra l’altro su “Stampa Sera” del 16 (vedi). Lo scritto di De Gothia riporta alcuni dati tratti da un periodico del settore, il «Giornale dello Spettacolo», secondo i quali il film fu proiettato in anteprima nazionale in una sala di Palermo dal 20 al 26 febbraio, e in tre sale di Roma dal 21 al 27, sempre di febbraio. 


Interessante è questa pubblicità, tratta da “Il Messaggero” del 21, riguardante una delle sale di Roma, che lo scritto di De Gothia riporta a conferma. La consultazione delle pagine degli spettacoli de “L’Unità”, reperibili tramite l’archivio storico on line, fornisce comunque la prova definitiva (qui la pagina del 21).
Alle anteprime nazionali di Palermo e Roma non seguì però la programmazione ordinaria, almeno non nell’immediato. Il motivo risiede nei problemi attraversati dalla società cui era stata affidata la distribuzione, la Eurocopfilms di Roma, che proprio in quel periodo probabilmente cessò l’attività. Maniac rimase così per diverso tempo in un limbo indefinito, dal quale iniziò a uscire a fine aprile, secondo De Gothia, quando alcune TV locali presero a trasmetterne in modo ossessivo gli spot pubblicitari, andando avanti anche per tutto il mese di maggio. In ogni caso il film ancora non usciva nelle sale. Evidentemente c’erano in ballo dei problemi legali che non ne consentivano la libera gestione.
Le notizie reperibili in rete sull’inizio della programmazione ordinaria sono scarse. In un articolo del 18 giugno di “Stampa Sera” (vedi) viene preannunciata una prima nazionale ad Alessandria per il 17 luglio, confermata dalla pagina degli spettacoli di quel giorno (vedi). Allo stato delle notizie note a chi scrive sembra quindi che il film, nel periodo dal 27 febbraio al 17 luglio, fosse rimasto assente dalle sale. Forse era passato in qualche cinema secondario, come ipotizza De Gothia in base a un ragionamento anche condivisibile, ma su questa flebile possibilità non si può contare granché. Infine, riguardo Firenze, Maniac venne proiettato in prima visione al Supercinema dal 28 agosto al 2 settembre (qui "La Nazione" del 30 agosto).
A questo punto possiamo tirare le prime conclusioni. Non contando Palermo per ovvie ragioni di distanza, non si può escludere che il futuro Mostro di Firenze fosse andato a vedere Maniac a Roma in febbraio, quindi ben prima di uccidere la coppia di Scandicci. La possibilità dovrebbe però legarsi a un personaggio con interessi particolari verso il cinema, anche soltanto di genere, attento ai festival (Cannes) e alle novità che arrivavano dall’estero, e per questo a conoscenza della trama del film, per il quale si sarebbe così incuriosito da recarsi a Roma per vederlo. A giudizio di chi scrive è però molto più plausibile l’ipotesi avanzata da De Gothia, secondo la quale fu la martellante pubblicità televisiva a far conoscere Maniac al Mostro.
Dopo un opportuno pronunciamento della Corte Costituzionale risalente al 1976, si assistette in Italia a un proliferare di TV private che trasmettevano via etere in ambito locale finanziandosi con la pubblicità. Per mancanza di leggi adeguate, la ferrea censura che aveva ingabbiato fino a quel momento le trasmissioni RAI non riusciva a intervenire sul nuovo mezzo. Addirittura venivano trasmessi film porno, quelli dei cinema a luci rosse. È ben noto il caso di Telereporter, costretta a smettere dopo l’intervento dei carabinieri (26 luglio 1985) inviati dalla Procura di Milano. Immaginare il futuro Mostro di Firenze che nei primi mesi del 1981 faceva zapping davanti al televisore non è difficile, come non è difficile immaginare che si fosse imbattuto in uno degli spot pubblicitari su Maniac. A giudicare da quanto è oggi reperibile su Youtube (vedi ad esempio la collezione raccolta qui) si trattava di vari filmati di poche decine di secondi fatti per catturare l’attenzione dello spettatore e impressionarlo con frammenti delle scene più forti. Sono compresi sia l’attacco alla coppia in auto, sia il taglio dello scalpo, come mostra il fotogramma sottostante, dove l’operazione è ben visibile e interpretabile, anche se il seguito, il distacco della cute (vedi una delle immagini precedenti), veniva risparmiato.


Abbiamo visto che, secondo De Gothia, tali spot erano trasmessi in modo ossessivo a partire da fine aprile. Il suo scritto però non fornisce prove, se non la sua memoria e quella del fratello. Per fortuna, partendo da un accenno contenuto ne La leggenda del Vampa, chi scrive è riuscito a rintracciare una prova, indiretta ma assai significativa, delle affermazioni di De Gothia. Nella pagina degli spettacoli dell’edizione fiorentina de “La Nazione” del 30 agosto 1981 (qui), era comparsa una breve e impietosa recensione di Maniac a firma RPM, acronimo del giornalista Ranieri Polese Remaggi, dal titolo “Così brutto e cattivo: Maniac”. Leggiamola:

Che orrore questo signor Zito, Frank Zito di New York, il maniaco del film, brutto, sgradevole, butterato, con una faccia che ricorda un topo. Si muove come una bestia, fra strade malfamate e bassifondi di New York. Adocchia le prede, donne sole, battone; studia i loro movimenti, poi colpisce, cattivo, spietato, con il suo rituale disgustante. Per cui, dopo averle uccise, porta via lo scalpo e lo conserva a casa in una schifosissima collezione.
Pochi mesi fa, una tv privata trasmetteva il prossimamente di questo film. Fra alcune scene (un ragazzo e una ragazza in macchina di notte, assaliti e ammazzati con terribile violenza; la macabra cerimonia dello scotennamento) e i particolari del delitto di Scandicci qualcuno scorse delle analogie. Un brivido in più, insomma, per questo prodotto che gioca le sue carte (poche) su effettacci di macelleria.
Per due terzi è girato con la tecnica del cinema-verità: camera traballante, molte soggettive, sequenze casuali. Piene di efferatezze. Poi, comunque, il guizzo finale. Dal sordido realismo alla fiction, l’assassino che agisce per un maledetto complesso di Edipo, si reca al cimitero, e immagina che la mamma esca dalla tomba per castigarlo definitivamente. Un ricordo di Carrie di De Palma? Forse, ma non basta a rimediare l’impressione pessima di questa pellicola.

Evidentemente Remaggi non amava i film slasher, un genere nell’ambito del quale Maniac è considerato un capolavoro. Ma della sua recensione a noi interessa soltanto l’accenno al fatto che pochi mesi prima dell’agosto – quindi il fine aprile-maggio di De Gothia risulta ben compatibile – “una tv privata trasmetteva il prossimamente di questo film”. Si aggiunga che qualcuno si era già accorto delle analogie tra quel “prossimamente” e il successivo delitto di Scandicci, non soltanto di quella ovvia dell’attacco a una coppia in auto, ma anche di quella meno ovvia del taglio dello scalpo. Evidentemente gli spot, magari integrati da qualche discorso di qualche conduttore, erano bastati per dare un’idea del film.
Adesso possiamo tirare le conclusioni definitive del presente paragrafo: se non è probabile che il futuro Mostro di Firenze avesse visto Maniac prima del 6 giugno 1981, è però probabile che avesse visto gli spot che lo pubblicizzavano, attraverso i quali poteva aver ricevuto la sciagurata influenza della quale si sta qui discutendo.

Finzione e realtà nella stessa serata. Lo scritto di De Gothia prende in esame anche un altro importante elemento per valutare i possibili effetti di Maniac sul Mostro. Dopo la programmazione in agosto, il film tornò in sala a Firenze dal 15 al 22 ottobre, al Cinema Nazionale oggi scomparso. La data del 15 è confermata dalla riproduzione della relativa pagina degli spettacoli de “La Nazione” contenuta nello scritto di De Gothia. La ben più importante data del 22 è confermata invece dalla pagina scaricabile qui. Perché è così importante la data del 22? Perché quel giorno furono uccisi Susanna Cambi e Stefano Baldi.
Il delitto di Calenzano ha delle caratteristiche sue particolari rispetto agli altri. Avvenne in autunno pieno, innanzitutto, ad appena quattro mesi e mezzo di distanza dal precedente, e in un giorno infrasettimanale, il giovedì. Riguardo quest’ultimo punto, si è sempre pensato che lo sciopero generale previsto per il giorno successivo avesse equiparato quel giovedì a un sabato, ma non è del tutto vero. Forse lo è per la possibilità che avrebbe avuto il Mostro di rimanere a casa a riprendersi dopo la mattanza, ma non per quella di trovare più facilmente coppiette appartate, tanto più a estate ormai finita da un pezzo.
Un altro elemento peculiare è la modalità con cui furono scelte le vittime. Susanna e Stefano non erano frequentatori abituali del posto in cui si appartarono quella sera, ma vi si erano fermati per consumare un rapporto veloce mentre stavano andando a Firenze. Il Mostro doveva già essere lì, in un luogo dove sapeva di poter trovare delle vittime potenziali, in attesa non certo di loro ma di una coppietta qualsiasi. Ragionevolmente, a Borgo e a Scandicci era andato invece a colpo sicuro, su una precisa coppia adocchiata in precedenza.
Infine, quando l’attività del Mostro cessò, divenne evidente anche l’anomalia della zona geografica. Escludendo quello di Signa, gli altri delitti potevano essere raggruppati grosso modo entro due aree ben distinte: quattro nei dintorni di Scandicci e San Casciano e due nel Mugello, mentre quello di Calenzano appariva a sé, nella zona di Prato. Sulla questione aveva ragionato a lungo Ruggero Perugini, che così si domandava nel suo Un uomo abbastanza normale: “che cosa significavano quei due colpi spiazzati? Signa e Calenzano, 1968 e 1981, agosto e ottobre... anche Calenzano mi sembrava fuori posto, ma perché, perché?”.
Proviamo a rispondere ai dubbi di Perugini su Calenzano pensando al Mostro che quel 22 ottobre era andato a vedere Maniac allo spettacolo delle 21. Prima delle 22.30, quando iniziava l’ultimo, era fuori, carico della voglia di provare dal vero le emozioni appena vissute in sala attraverso il suo eroe di celluloide. Eccolo allora mettersi alla guida, con già dentro il bagagliaio pistola, coltello e soprabito adatto, per cercare una coppia qualsiasi da far fuori. Perché Calenzano? Per uno di questi due motivi. Il primo: aveva già visto il film in una o più delle serate precedenti, e aveva già cercato una coppia nei soliti luoghi senza trovarla, quindi sperava in miglior sorte cambiando zona. Il secondo: era già piuttosto tardi, quindi, dovendo raggiungere in tempi brevi un luogo adatto, con partenza dal Cinema Nazionale la campagna di Calenzano era la scelta migliore.


Il Cinema Nazionale si trovava nel centro di Firenze, in via dei Cimatori. Come si vede dalla figura, per arrivare nel luogo del delitto Google Maps suggerisce un percorso di 20.6 km effettuabile oggi in circa 29 minuti con traffico regolare. Si può immaginare che 35 anni fa in tarda serata ne bastassero anche 20, per una ragionevole media di 60 km all’ora. Susanna Cambi e Stefano Baldi erano usciti di casa attorno alle 22.30, ma la Golf di Stefano era stata vista ferma davanti al loro appartamento in ristrutturazione ancora alle 22.50. Quindi potevano essere giunti nella stradina della campagna di Travalle, distante poco più di un paio di chilometri, non prima delle 23, quando il Mostro aveva già avuto il tempo di portarsi nella zona.
Infine un breve cenno a un argomento tutto da sviluppare. Nella notte tra l'11 e il 12 febbraio 1982 veniva uccisa a coltellate nel proprio appartamento di Firenze Giuliana Monciatti, prostituta. Si trattò di un delitto gratuito, in apparenza privo di movente, il cui autore non è mai stato individuato, e in cui molti hanno creduto di vedere la mano del Mostro. Ma anche Frank Zito uccideva una prostituta, quindi anche in questo caso è inevitabile prendere in esame l'ipotesi di una possibile emulazione.

Imitatore di un lustmurderer. Il lettore ricorderà che alla fine dell’articolo La dinamica di Calenzano era stata avanzata un’ipotesi per certi aspetti rivoluzionaria, secondo la quale il Mostro di Firenze potrebbe non essere stato un vero e proprio lustmurderer, cioè un assassino che uccideva per libidine, ma soltanto un malvagio imitatore. L’ipotesi prendeva origine dalla constatazione che sulle scene dei crimini non c’era alcuna traccia di attività sessuale sulle vittime, né prima della morte né dopo. Adesso è chiaro quello che s’intendeva dire: è possibile che la serie omicidaria degli anni ’80 sia stata innescata proprio dalla visione di Maniac, mediante un processo di immedesimazione, favorito anche dall’attacco alla coppia in auto che richiamava il delitto di Borgo, un processo di ispirazione, il taglio del cuoio capelluto trasformato in quello del vello pilifero, e infine e più importante un processo di emulazione, dove il Mostro vero poteva aver desiderato anche per sé il successo mediatico di quello del film, le cui imprese, diffuse dai giornali, terrorizzavano l’intera città di New York.
L’ipotesi spiegherebbe bene la peculiarità di altri comportamenti del Mostro di Firenze, oltre la mancanza di libidine sulle scene dei crimini. Ad esempio, un individuo che non era preda dei tipici impulsi sessuali incontrollabili dei lustmurderer, al contrario di loro avrebbe potuto decidere razionalmente la cadenza dei propri delitti, nonché quando fermarsi, proprio come fece il Mostro di Firenze, le cui motivazioni erano evidentemente altre. A parere di chi scrive, si potrebbe pensare a un individuo frustrato nella quotidianità che cercava una rivalsa nell’uccidere e nel creare spavento nell’opinione pubblica. Quindi le mutilazioni potevano far parte di un macabro spettacolo, nel quale l'assassino esprimeva il proprio disprezzo per le donne e per tutti e con le quali accresceva l'effetto mediatico delle proprie sciagurate imprese. Si legge in un articolo del quotidiano “La Città” del 15 settembre 1985, all’indomani del delitto degli Scopeti:

Che se ne fa il mostro dei terribili trofei di morte? Il sostituto procuratore Francesco Fleury, confortato dal parere degli esperti che hanno eseguito l’autopsia sui cadaveri, spiega: “Il pube è facilmente conservabile, ma per quanto riguarda la mammella è sicuramente meno facile. Quasi impossibile… A quanto mi hanno riferito i medici legali nel seno vi sono molte parti grasse che impediscono la conservazione anche dentro un liquido”.
Alla luce di questa osservazione il magistrato avanza un’ipotesi: è possibile che il mostro non conservi i trofei. Si può pensare che dopo essersene impadronito, li getti via. Il suo gesto potrebbe essere esclusivamente uno spregio sul corpo della donna.

Chi scrive si trova in perfetta sintonia con quanto aveva ipotizzato 31 anni fa Francesco Fleury.

8 commenti:

  1. ottimo articolo Antonio, ti faccio i miei complimenti. Condivido le tue conclusioni. Joe Spinell,a mio parere, assomiglia pure a GL.

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    1. Grazie per i complimenti. Riguardo le tue valutazioni su GL naturalmente concordo, però è meglio non evidenziarle troppo, pena la reazione infantile di chi è refrattario alla possibilità a prescindere. Come nel caso della borsetta a Borgo, dove è evidente che fu lanciata da un mezzo a due ruote. Ma siccome un certo GL in quel periodo viaggiava in motorino, e siccome per qualcuno non è credibile potesse essere lui l'assassino, per una specie di sillogismo di ignote caratteristiche anche l'ipotesi della borsetta diviene invalida.
      Con Maniac il rischio è identico.
      Ciao.

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  2. Avevo letto l'imprenscindibile scritto di De Gothia su Maniac. Il tuo scritto lo completa, lo aggiorna e va oltre con l'interessante ipotesi (spiegherebbe molte cose), che il mostro fosse un imitatore di lustmurder senza esserlo.
    Dimostrare che il mostro avesse visto il film prima di iniziare a escindere non è necessario. Concordo.
    Il potere attrattivo dei trailer, che "sono sempre meglio del film", è in ciò che non viene mostrato, nel "fuori scena". Una mente "perversa", trovando nel trailer frammenti della sua storia, amplifica le fantasie, riempie il vuoto narrativo con le sue ossessioni.
    Possiamo immaginare, dal delitto di Calenzano, che il film gli sia piaciuto quanto il trailer ma avrebbe potuto anche infastidirlo o disgustarlo, deluderlo, far scemare l'identificazione con il protagonista.
    Questo lavoro è utile aldilà delle "ipotesi finali" di ognuno. Se, per estrema ipotesi, il mostro non avesse visto nè il trailer nè il film, sarebbe comunque utile ragionare sull'humus culturale o forse contro-culturale in cui il fenomeno è cresciuto. Il trash editoriale, nelle sue varie forme, accompagna la storia del mostro.

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  3. Volevo fare una considerazione. tra il 1974 e il 1981 in quei sette anni cosa può essere passato nella mente del killer. A tuo parere aveva già studiato un simile modus operandi oppure è stata la visione di maniac a scatenare la sua follia? i settanta e più colpi inferti a Stefania erano il preludio o una follia del tutto casuale nata forse dal fatto che il killer avesse potuto conoscere la vittima? Poi chiaramente la sua follia, a mio modo di vedere, era alimentata continuamente dalla lettura di giornaletti pornografici violenti e in seguito con l'avvento delle tv private. Non so se mi sono spiegato, volevo un tuo parere.

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    1. A mio parere con il delitto del 74 il vero Mostro di Firenze non era ancora nato. Si trattò di un delitto fine a sè stesso, causato da due fattori: la disponibilità di una pistola che aveva già ucciso, raccolta dall'individuo sulla scena del crimine a Signa, e sull'uso della quale aveva fantasticato a lungo, e la rabbia causata dall'impossibilità di avere Stefania Pettini (ma neppure altre donne), della quale si era invaghito a distanza.
      Il delitto fu uno shock che favorì l'entrata dell'assassino non ancora serial killer in una nuova fase, caratterizzata da frequentazione di prostitute.
      Per qualche tempo si accontentò, ma la frustrazione e la rabbia erano in agguato, fino a quando gli spot di Maniac non innescarono un processo di emulazione, favorito sia dalla disponibilità della pistola, sia dal ghiaccio già rotto nel 1974.

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    2. Sulla questione "lustmurder". Sembra anche a voi che il delitto del '74 sia il più "lust" tra tutti quelli compiuti dal mostro? In quel delitto ha praticato piquerismo e a lungo (96 o novantasette piccoli affondi di lama)cosa che non ha mai ripetuto con questa intensità. Come inquadrare questa anomalia?
      Il caso del mostro è di quelli in cui l'approfondimento restituisce, invece che risposte, ulteriori domande...

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  4. Ciao Antonio , aspettando con trepidazione le prossime ricostruzioni (sopratutto Scopeti ) ti pongo una domanda , hai scritto tempo fa che l'ispirazione Lotti mdf l'hai presa da un video , ma in passato c'erano altri che avevano il sospetto di Lotti mostro , uno suppongo sia Propato, era solo lui o c'erano anche altri del mestiere a sospettarlo? ... Su Maniac il fatto che l'omicidio di Calenzano avvenne in un periodo anomalo e la stessa sera della visione del film avvalora la tua tesi indipendentemente se il mostro fosse stato Lotti o altri

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    1. Per Scopeti dovrai aspettare un po', prima ci sono Baccaiano (ormai è questione di poco, pochi giorni per la prima parte, seguiranno poi a breve le altre),Giogoli e Vicchio. Dopo Scopeti uscirà Signa.
      Riguardo Lotti di sicuro Propato aveva le sue perplessità. A quanto ne so io, il primo a sospettare Lotti tra la gente dei forum è stato Henry62, al secolo Enrico Manieri, che nel suo blog aveva evidenziato le caratteristiche compatibili sul profilo FBI.
      Riguardo Maniac e Calenzano, credo anch'io che il legame sia fortissimo, indipendentemente dal chi uccise.

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