lunedì 10 ottobre 2016

La dinamica di Borgo

Una volta buttata nel cestino la ricostruzione di Innocenzo Zuntini (vedi), comprese alcune asserzioni atte a far tornare i suoi conti sbagliati (in primis: proiettile sulla slitta del sedile di destra e direzione destra-sinistra dei due finiti sulla spalliera di guida), la pur complessa dinamica del delitto di Borgo San Lorenzo può essere ricostruita in modo soddisfacente.
Dopo aver lasciato la sorella davanti a una discoteca Pasquale passò a prendere Stefania vicino casa, a Pesciola: erano le 21.15. Pochi minuti dopo la coppia fu vista per l’ultima volta mentre transitava attraverso un passaggio a livello in direzione del luogo del delitto, dove era solita appartarsi. In quel periodo i ragazzi erano in crisi, le vacanze estive avevano portato motivi di gelosia e ripensamento tanto da decidere di vedersi soltanto al sabato, quindi si può immaginare che dentro l’auto si fosse discusso a lungo e anche in modo animato (i fazzolettini di carta ritrovati sul pavimento e in una scarpa di Pasquale fanno ipotizzare il pianto di entrambi). All’avvicinarsi dell’ora di partenza – Pasquale si era accordato con la sorella per passare a riprenderla a mezzanotte – i dissidi furono messi da parte, almeno per il momento. Proprio allora avvenne l’attacco, e non si trattò di un caso, essendo molto difficile la coincidenza di un assassino capitato sul posto esattamente in quei minuti. È da presumere invece che fosse lì da tempo, nascosto dal buio e dalle piante, avesse assistito alle discussioni e si fosse deciso a uccidere forse proprio per impedire una riconciliazione. Si tratterebbe di un comportamento mai più rilevato nei delitti successivi, e che, assieme ad altri, potrebbe indicare un legame con la vittima femminile – anche soltanto unilaterale – caratterizzato da gelosia e bisogno di possesso.

I colpi di pistola. Quando l’aggressore iniziò a sparare attraverso il finestrino anteriore sinistro, i ragazzi stavano ultimando i preparativi per un contatto fisico, probabilmente a luce accesa. Stefania era supina sul sedile del passeggero già reclinato, mentre Pasquale sedeva alla guida, in procinto di abbassare il proprio. Entrambi erano in slip. Conosciamo l’ora dell’attacco, attorno alle 23.45, quando una coppia di coniugi, transitata all’altezza del posto sulla vicina via Ponte d’Annibale, udì due colpi di pistola (la loro testimonianza è riportata da La Nazione del 25 settembre, con tanto di avallo dell’allora capitano dei carabinieri Olinto Dell’Amico, incaricato delle indagini sul campo). Anche se già inserita nel precedente articolo, si riporta qui l’immagine con le cinque ferite di Pasquale elencate dalla perizia Zuntini (e anche da quella Arcese-Iadevito, mentre per De Fazio c’era un colpo in più, lo vedremo).


Forse per la mano incerta di chi si trovava al suo primo delitto, forse per un repentino movimento di Pasquale che si era accorto del pericolo, i primi due proiettili – probabilmente corrispondenti ai colpi uditi dai coniugi – andarono fuori bersaglio e colpirono la spalliera del sedile di guida.


Il vetro del finestrino si frammentò – in foto è stato abbassato per eliminare deleteri riflessi – rimanendo in sede e oscurando la visuale interna; di conseguenza l’aggressore fu costretto a una pausa nella sequenza di sparo. Mentre lui cercava di togliere qualche frammento di vetro, forse con l'aiuto della pistola, forse dando un pugno, Pasquale si ritirò spaventato verso la parte opposta, dove mise in atto un tentativo di uscire dall’abitacolo abbassando la maniglia e quindi sbloccando almeno la sicura, ma forse riuscendo anche a socchiudere o addirittura ad aprire la portiera. Ecco perché in seguito l’aggressore sarebbe riuscito a spalancarla. Nella foto sottostante, dove si cerca di dare un’idea delle probabili posizioni dei ragazzi, si noti il braccio sinistro di Pasquale, usato per spingersi, aderente al lato sinistro del tronco, e le gambe di Stefania ben visibili allo sparatore.


Se anche Pasquale riuscì ad aprire la portiera per uscire e sottrarsi alle pistolettate, l’aggressore non gli dette tempo, scaricandogli addosso i rimanenti sette colpi e colpendolo con cinque.
I primi tre entrarono nel torace dal lato sinistro, due attraversando prima il braccio corrispondente. Uno entrò nel cuore. Colpito a morte, Pasquale si accasciò sul grembo di Stefania, compiendo una rotazione del busto di 90 gradi, a metà della quale incassò un quarto colpo all’addome. Infine, a rotazione ultimata, ricevette un quinto colpo centralmente in zona ombelicale. Tutti e cinque i proiettili furono ritenuti ed estratti in sede autoptica.



Assente sulla perizia Zuntini, su quella De Fazio viene riportato anche un sesto colpo passante, con ingresso sull’addome e uscita al fianco destro. Ma questo presunto foro di uscita potrebbe essere soltanto l’effetto in foto dell’estrazione dal fianco destro di uno dei due proiettili entrati in zona inguinale. Nella perizia riassuntiva Arcese-Iadevito si parla infatti di un “proiettile estratto dalla regione inguinale destra, ala iliaca destra”. Altrimenti quel proiettile fu anche uno dei due che colpì Stefania.


I due proiettili che non colpirono Pasquale, o che comunque non furono ritenuti dal suo corpo, colpirono alle gambe Stefania. Una volta messa da parte la fantomatica triplice ferita al fianco destro, rimane la grande confusione nei documenti (perizia Zuntini, perizia De Fazio, deposizione Maurri al processo Pacciani) sulle ferite che interessarono gli arti inferiori della ragazza. Qui ci atterremo alla perizia Zuntini, secondo la quale un proiettile passante l’avrebbe colpita al ginocchio destro e l’altro alla gamba destra rimanendo schiacciato contro la tibia.
Non viene riportata la provenienza destra o sinistra, che quindi in questa sede si supporrà sinistra, mentre si legge di una traiettoria “dal basso verso l’alto”, ben compatibile, per colpi sparati da sinistra, con la posizione dell’arto come rappresentato nella foto sottostante, dove si vede il corpo di Pasquale che lo schiaccia. Naturalmente non è detto che Stefania fosse stata colpita dopo il quinto colpo su Pasquale, con il suo corpo addosso; i due proiettili che finirono su di lei erano anch’essi diretti al ragazzo e potevano essere due qualsiasi della sequenza dei sette.


Il proiettile fuoriuscito dal ginocchio destro non fu ritrovato all’interno dell’auto, nonostante ne fosse stata fatta una “ricerca accuratissima”, secondo Zuntini. Se Pasquale, prima di essere colpito a morte, aveva fatto in tempo ad aprire la portiera (oltre che a sbloccarla), dopo uno o più rimbalzi il proiettile poteva essere caduto direttamente nell’erba. Oppure era finito in qualche punto dell’abitacolo da dove le manovre successive – estrazione dei vestiti e del corpo di Stefania – lo avrebbero fatto scivolare fuori.

I fendenti di coltello. Esploso l’ultimo dei nove colpi, l’aggressore girò rapidamente dalla parte del passeggero, dove trovò la portiera, se non già aperta, almeno priva di sicura (in questo secondo caso o se n’era accorto, o semplicemente provò a tirare la maniglia prima di passare a sistemi più cruenti, come rompere il vetro). Si è discusso a lungo sui forum se Stefania avesse tentato la fuga riuscendo almeno a posare i piedi sull’erba, ma non si vede come avrebbe potuto fare, con una gamba trapassata da due proiettili e il corpo di Pasquale che le gravava addosso. In ogni caso l’aggressore non le dette alcuna possibilità, spalancò la portiera e le mise una mano sulla bocca per farla smettere di urlare, come indica il segno di un’unghia trovato alla sinistra delle sue labbra (perizia De Fazio: “viene descritto un segno da unghiatura, all'angolo mandibolare sx., in senso trasverso, che potrebbe corrispondere al pollice della mano sx. dell'omicida”). Il particolare è importante, poiché, assieme alle ferite di pistola probabile effetto collaterale degli spari diretti a Pasquale, suffraga l’ipotesi che l’aggressore non avesse voluto ucciderla subito, ma avesse avuto l’intenzione di compiere su di lei qualche atto di libidine, anche soltanto di palpeggiarla. Per quale altro motivo, infatti, avrebbe dovuto impedirle di urlare tappandole la bocca, quando una coltellata al cuore sarebbe stata ben più efficace? Tanto più che il pollice a sinistra comporta una posizione dell’assassino addosso alla vittima e quindi all’interno dell’abitacolo, con la mano destra libera di toccarla, come ben mostra la foto sottostante.


Se l’individuo avesse soltanto voluto zittire la ragazza, le avrebbe messo la mano sulla bocca rimanendo più al di fuori, di conseguenza con il pollice a destra.
Anche questo comportamento, che non si sarebbe mai più ripetuto, suggerisce un possibile legame almeno unilaterale, in cui l’aggressore espresse una volontà di possesso. Forse per un morso ricevuto alla mano, o anche soltanto per una strenua resistenza che non riusciva a domare, a un certo punto però si scatenò in lui una furia selvaggia, in preda alla quale mise mano al coltello e colpì la poveretta con feroci fendenti al volto, al collo e al torace – questi ultimi con tale forza da sfondarle lo sterno – fino a ucciderla. L'assenza di ferite vitali all'addome conferma la posizione di Pasquale accasciato sul grembo di Stefania, che quindi risultava coperto.

Spostamento di Pasquale e manipolazione di Stefania. Alla concitata sequenza di eventi conclusasi con il decesso dei due ragazzi seguì una pausa di vari minuti, durante la quale l’aggressore dovette dare un’occhiata all’intorno per controllare l’eventuale arrivo di gente attratta dagli spari e dalle urla. Il molto sangue perso da Stefania in quei lunghi minuti imbrattò il sedile e il dorso di Pasquale. Viene così spiegata l’origine sia delle macchie sul dorso del ragazzo sia dell'impregnamento degli slip che la perizia Zuntini aveva ignorato non essendo in grado di fornirne una.


Intenzione dell’aggressore era manipolare il corpo esanime di Stefania; per estrarlo fu costretto a spostare quello di Pasquale che lo bloccava, spingendone il tronco verso il lato opposto. Durante la manovra di spostamento è molto probabile che avesse agganciato il corpo con la mano sinistra aggrappandosi con la destra allo specchietto retrovisore, il quale si ruppe (La Nazione del 16 settembre riportò la notizia del suo ritrovamento a terra, davanti al sedile del passeggero). Non si può fare a meno di domandarsi perchè non usò la sinistra per ancorarsi al montante e la destra per spingere: era forse mancino?


Una ferita allo zigomo sinistro indica l’impatto del corpo di Pasquale contro il bordo inferiore del finestrino e i frammenti di vetro ancora in sede, parte dei quali caddero sull’erba, mentre quelli rimasti assunsero una leggera bombatura verso l’esterno (due effetti che erroneamente Zuntini avrebbe attribuito a un proiettile arrivato da destra).


Nella prima delle due foto si può notare lo specchietto mancante. Un altro elemento che conforta l'ipotesi sopra proposta viene riportato da "Calibro 22", dove si dice che il braccio sinistro di Paquale era incrociato sotto la sua gamba sinistra (chi scrive non conosce però la fonte). Si tratta di una posizione ben spiegata dallo spostamento descritto, con il braccio penzoloni che finisce sotto la coscia.
Dopo aver spostato il corpo di Pasquale, per sicurezza il killer gli vibrò due coltellate al fianco destro; poi estrasse quello di Stefania adagiandolo a terra, sotto lo sportello, dove lo lasciò per diversi minuti – come attesta la consistente macchia di sangue ivi rinvenuta – andando a controllare per la seconda volta che non stesse arrivando qualcuno. Verificato che tutto era tranquillo spostò quindi Stefania dietro l’auto, in posizione più riparata rispetto alla prospicente strada di transito, prendendola per i piedi e trascinandola, come testimonia una strisciata di sangue e la posizione assunta dalle sue braccia. Poi le strappò gli slip, le allargò le gambe e iniziò a esplorarne orrendamente il corpo con il coltello. In un’azione per niente convulsa e durata a lungo, affondò per moltissime volte la punta nella carne (in totale si contarono ben 96 coltellate), con vari livelli di profondità forse in diminuzione, come se la rabbia residua fosse andata via via scemando. In zona pubica le ferite, molto leggere, assunsero una disposizione a mezzaluna che seguiva i contorni del vello pilifero.
Come probabile atto finale dello sciagurato rapporto, l’assassino strappò un tralcio da una delle viti situate nel campo adiacente e lo inserì nella vagina, senza affondare e senza insistere, quasi volesse saggiarne la consistenza.

La borsetta. Conclusa la manipolazione del cadavere, l’individuo rimase ancora per qualche tempo sulla scena del crimine, rovistando dentro l’auto. Fu in questa fase che sparse all’intorno alcuni indumenti delle vittime, tra cui i pantaloni di entrambi più un altro paio di Pasquale avvolti in carta di lavanderia, che furono ritrovati vicino a una pianta, sembra ben ripiegati uno sopra l’altro. Qualcuno ha avanzato l’ipotesi che fossero stati i ragazzi a riporveli, prima d’iniziare il loro rapporto fisico. Ma la camicetta di lei e il giubbotto di lui erano invece a terra in disordine, quindi pare assai più logica un’azione dell’assassino, il quale aveva prelevato i tre pantaloni dal lunotto oppure dal divanetto posteriore senza scompigliarli troppo. Che cosa stava cercando? Probabilmente la borsetta di Stefania, che si può ipotizzare non risultasse immediatamente visibile anche se era piuttosto grossa. Poteva trovarsi dietro il sedile del passeggero, ad esempio, nascosta dalla relativa spalliera reclinata. L’assassino la cercò dapprima sotto i vestiti, dai quali, se piccola, avrebbe potuto essere coperta. Alla fine la trovò e poi fuggì, portandola con sé. Ma dopo aver percorso circa 300 metri cambiò idea e la gettò nel campo di granoturco a lato della strada, dove fu ritrovata il giorno dopo, chiusa. Anzi, è probabile che non fosse mai stata neppure aperta; di sicuro non rovistata, poiché al suo interno fu ritrovato un pullover di Stefania che altrimenti sarebbe stato tolto.


Nella foto sopra – tratta dal mitico blog di Master Calibro 22 – dove si vede il pullover rinvenuto dalle forze dell’ordine, si possono apprezzare le dimensioni abbastanza importanti della borsetta, causa possibile del ripensamento dell’assassino nel volerla portare via. Vediamo perché, cominciando con il riflettere sul seguente passaggio del rapporto dei carabinieri datato 18 settembre:

Su segnalazione telefonica fatta alla Stazione di Borgo S.Lorenzo, alle ore 18,30 del 15/9/1974, militari dello stesso reparto rinvenivano, a circa 300 metri dal luogo del reato, in un campo di granoturco, sulla destra della strada che da Rabatta conduce a Sagginale, la borsa della Pettini Stefania, dentro la quale si trovavano le cose sopra menzionate, nonché il pullover.
La borsa si trovava per terra, accanto ad una pianticina di granoturco, la quale si trovava piegata a causa, presumibilmente, della caduta su di essa, nella parte superiore, della borsa stessa che si ritiene vi sia stata lanciata dalla strada.
La borsa era a circa 5 metri dal ciglio stradale… 


Nella foto sopra – anch’essa tratta da “Calibro 22” – si vede la borsa prima di essere raccolta. La freccia rossa tracciata a penna sembra indicare la piantina rotta di cui parla il rapporto dei carabinieri.
L’impressione di chi vide l’oggetto a terra fu dunque quella di un lancio effettuato dalla strada durante la fuga. Anche se nelle discussioni in rete sono state avanzate ipotesi differenti, ad esempio di un soggetto che fuggiva a piedi oppure che aveva fermato l’auto ed era sceso (ma perché?), la logica dice che l’assassino si trovava a bordo di un mezzo in movimento mentre si stava dirigendo verso la provinciale SP41.



Nella prima piantina sono rappresentati il luogo del delitto e quello in cui fu ritrovata la borsetta, nella seconda il campo si allarga per mostrare l’innesto di via Ponte d’Annibale sulla provinciale SP41, da cui la fuga poteva proseguire per qualsiasi destinazione.
Dal punto in cui fu raccolto l’oggetto riusciamo a dedurre un dato molto importante. Due elementi di grande rilievo sono il lato della strada, il destro, e la consistente distanza dal ciglio, cinque metri, in ragione dei quali si può ipotizzare che il fuggitivo viaggiasse su un mezzo a due ruote, una moto, un motorino oppure uno scooter, quindi. Se fosse stato a bordo di un’auto la borsetta sarebbe stata ritrovata o in mezzo alla strada oppure sul lato sinistro, poiché l’individuo alla guida avrebbe aperto il finestrino dalla propria parte, la sinistra, e l’avrebbe semplicemente lasciata cadere fuori. Non ci sarebbe stato alcun valido motivo per effettuare l’operazione attraverso il finestrino opposto, tanto più che le auto dell’epoca, almeno quelle di normale cilindrata, non disponevano ancora di alzacristalli elettrici, quindi la manovra di apertura durante la guida sarebbe risultata molto difficoltosa. Ma supponiamo pure che il finestrino destro fosse già aperto, situazione possibile anche se improbabile. Ebbene, nello spazio angusto di un abitacolo, per di più mentre stava guidando, l’individuo non avrebbe mai potuto lanciare la borsa con la forza necessaria a farle compiere un volo di cinque metri, ammesso che fosse riuscito a imbroccare l’apertura senza sbattere prima da qualche parte (volante, specchietto retrovisore, cornice del finestrino).
L’ipotesi che l’aggressore si fosse trovato alla guida di un mezzo a due ruote spiega bene anche il suo quasi immediato pentimento riguardo l’intenzione di portarsi via l’oggetto. Abbiamo visto che si trattava di una borsa piuttosto grande, quindi per niente facile da trasportare su una motocicletta. Metterla sotto il giubbotto non sarebbe stato possibile. Altre collocazioni, ad esempio sul serbatoio per una moto oppure tra le gambe per uno scooter, potevano creare intralcio alla guida. In ogni caso la borsetta sarebbe rimasta allo scoperto, ben visibile soprattutto a un eventuale controllo delle forze dell’ordine, che avrebbero richiesto una giustificazione. Tutti questi problemi a bordo di un’auto non ci sarebbero stati, quindi non ci sarebbe stato neanche motivo di gettarla via senza neppure averla frugata.
Resosi conto quasi subito delle difficoltà di trasporto, l’assassino decise quindi di liberarsi della borsetta: l’afferrò con la mano destra e la lanciò – con forza e magari con rabbia – nel campo a lato, lontano dalle ruote del suo mezzo, tra le quali avrebbe potuto finire pericolosamente. È chiaro che nelle condizioni descritte un lancio di cinque metri sarebbe risultato fattibile.

Reggiseno e auto. In questa ricostruzione non si è ancora preso in esame l’argomento del reggiseno di Stefania, assai dibattuto tra gli appassionati in rete. Affrontiamolo iniziando dalla perizia De Fazio:

Non si fa menzione, nella descrizione degli indumenti rinvenuti sul luogo del delitto, del reggiseno della ragazza, né è noto se la ragazza fosse abituata a portarlo o meno. In linea di mera ipotesi, quindi, si può anche pensare che l'oggetto sia stato asportato e trattenuto dall'omicida.

Quindi nella documentazione consultata dagli esperti di Modena non c’era traccia di un reggiseno, tanto da lasciarli incerti sul possibile valore feticistico di un oggetto che non si sapeva se l’assassino avesse portato via oppure no.
Dieci anni più tardi, in questo passaggio della deposizione della madre di Stefania al processo Pacciani (vedi), si venne a sapere qualcosa di diverso:

Avv.Santoni: Un'altra domanda, mancava anche un indumento di sua figlia che fu ritrovato successivamente o no?
Bruna Bonini: Mancava un reggipetto rosso, che io, dopo svariati giorni, ho detto: "La Stefania indossava un reggipetto rosso", cosa che non avevano trovato, l'hanno ritrovato dopo diversi giorni, ma questo sarà stato tutto scritto no?
Avv.Santoni: Certo, ma era importante ora risentirlo.

Dove era stato ritrovato il reggiseno mancante? Santoni aveva sottomano un documento che ne parlava e che l’equipe De Fazio non aveva potuto esaminare? Non si sa. Anche il ben informato Master su “Calibro 22” dichiara di non saperne nulla. Alla fine si potrebbe pensare che all’origine del problema ci fosse stata una semplice svista dei carabinieri, che nel loro verbale di sequestro non avevano inserito il reggiseno. Letto il documento, la signora Bonini ne aveva rilevato la mancanza, per poi ricevere qualche giorno dopo la notizia di un ritrovamento successivo, in realtà mai avvenuto poiché il reggiseno già c’era.
Ad aggiungere ulteriore mistero sul tema ci ha pensato il recente libro di Valerio Scrivo, nel quale si afferma che “l’indumento fu recuperato 50 m oltre il luogo dove era stata ritrovata la borsetta”, con tanto di piantina. Non viene però fornita alcuna indicazione sulla fonte, supporto doveroso a notizie del tutto inedite, soprattutto in una vicenda piena di frottole come questa.
Allo stato delle attuali carenti informazioni è quindi poco utile ragionare sul reggiseno, che in ogni caso potrebbe anche essere stato gettato via lungo la strada, non per difficoltà di trasporto, naturalmente, ma per motivi di natura psicologica, ad esempio rabbia e delusione causa la forzosa rinuncia alla borsetta.
Un ultimo cenno alle auto che sarebbero state viste vicino al luogo del delitto. Così nel rapporto dei carabinieri del 18 settembre:

D.P. e L.F. riferiscono spontaneamente che verso le ore 7 del 15 c.m. (giorno del rinvenimento dei cadaveri) transitando per località Sagginale, notarono due autovetture, di cui una Giulia targata NA, nonché alcune persone ferme nei pressi del luogo del reato.
C.W. ed altri suoi amici, transitando per la località “Sagginale” verso le ore 00.30 del 15 c.m. (ora antecedente o conseguente al reato, o concomitante), hanno notato un’autovettura ferma sulla strada, a luci spente, con la luce interna accesa, con la parte anteriore rivolta verso l’imbocco di una strada campestre distante circa 50 metri dal tratturo che conduce al posto del delitto. Poteva trattarsi di una Simca, o di una BMW, o di una Giulia, forse di colore grigio.

Quale il possibile collegamento delle tre auto con il delitto? Su quelle viste alle 7 di mattina non vale la pena spendere troppe parole, anche se in rete, nell’ambito delle sciocchezze esoteriche, se ne è comunque discusso: al massimo si trattava di gente che si era accorta dei cadaveri, come o tramite il contadino che era corso a cercare aiuto. Senz’altro più inquietante è l’avvistamento di mezzanotte e mezza, ma anche in questo caso è difficile immaginare un collegamento con il delitto, che era stato compiuto da circa tre quarti d’ora. Per l’assassino sarebbe stato fuori da ogni logica, infatti, rimanere tutto quel tempo in sosta vicino alle proprie vittime, tanto più con la luce interna accesa; “come se fosse usanza de’ malfattori trattenersi più del bisogno nel luogo del delitto”, aveva scritto Manzoni in “Storia della colonna infame”, una frase che Francesco Ferri avrebbe ripreso più volte nel suo “Il caso Pacciani”.

Considerazioni finali. Come spero il lettore abbia avuto modo di rilevare, la ricostruzione del delitto fornita da questo articolo sostanzialmente fila – ogni critica costruttiva è comunque ben accetta – la qual cosa costituisce un motivo in più per buttare nel cestino la perizia Zuntini. Per qualcuno può risultare difficile accettare il fatto che l’allora colonnello dell’esercito avesse un po’ truccato le carte, ma così fu, altrimenti una dinamica del tutto alternativa come questa non avrebbe mai potuto risultare convincente. Del resto la lunghissima epopea delle indagini sui delitti del Mostro ha visto mille occasioni in cui gli addetti ai lavori hanno interpretato a loro favore dei dati più o meno controversi.
La ricostruzione proposta fa emergere in modo chiaro un fatto importante: l’assassino non voleva uccidere Stefania, almeno non subito, almeno non con la pistola. I due proiettili che la raggiunsero alle gambe non erano diretti a lei, ma a Pasquale, e la colpirono soltanto per l’imprecisione dello sparatore, che mandò fuori bersaglio quattro colpi su nove. Il suo attacco fu estremamente disordinato, il che dovrebbe far riflettere chi vede in lui il medesimo assassino di Signa, dove invece si evidenziò grande freddezza e precisione, almeno per i primi sei colpi (un articolo sulla dinamica completa di quel delitto è in programma, come di tutti gli altri, ma il lettore dovrà pazientare un po’, poiché ho intenzione di pubblicarla dopo l’ultimo, quello di Scopeti).
Torniamo però al desiderio dell’assassino di tenere in vita Stefania, un fatto che rende il delitto di Borgo assai diverso dai successivi, nei quali ogni volta la donna sarebbe stata uccisa immediatamente, senza che si fosse manifestato verso di lei alcun interesse se non quello di toglierle il macabro trofeo. Con Stefania no. Sono vari i comportamenti che suggeriscono un interesse particolare dell’assassino nei suoi confronti. Ripassiamoli, con qualche necessaria ma plausibile supposizione:
  • Prima dell’attacco, stette a lungo ad ascoltare i ragazzi mentre litigavano.
  • Attaccò proprio quando i due fecero pace preparandosi per un rapporto intimo.
  • Sparò soltanto a Pasquale, colpendo Stefania senza volerlo.
  • Cercò di palpeggiare Stefania ancora viva.
  • La accoltellò poi con violenza estrema, ben maggiore di quella necessaria a ucciderla.
  • Si soffermò a lungo sopra il suo corpo inanimato, penetrandolo con una certa delicatezza.
  • Si impadronì della sua borsetta.
Forse non è un caso se Stefania aveva confidato alle proprie due cugine e amiche di essere stata seguita da uno sconosciuto. Il giorno stesso del ritrovamento dei cadaveri, così aveva parlato Tiziana Bonini di fronte al maresciallo Trigliozzi:

Non mi risulta di episodi particolari o di conoscenze fatte da Stefania a Firenze, ad eccezione di un caso che la stessa ebbe a riferirmi, relativamente ad un tale che l’avrebbe seguita dalla Stazione Ferroviaria di Firenze fino alla sua sede di lavoro. Stefania mi riferì di questo tale, che a suo dire non aveva mai visto in precedenza, senza descriverlo. Questo fatto me lo riferì mesi fa, ma non sono in grado di riferire sulla data esatta.

Subito dopo Carla Bartoletti aveva precisato meglio la data della confidenza e aggiunto un altro elemento, la presunta età del misterioso personaggio:

Prima che io e Stefania e Tiziana andassimo al mare, a Rimini, dove siamo state dall’8 al 17 agosto 1974, verso il mese di giugno, la Stefania, parlando con me, mi riferiva che in precedenza, a Firenze, era stata seguita da uno sconosciuto, dell’apparente età di 35 anni, che “le faceva paura”, dalla stazione centrale fino a Novoli, dove lavorava.

Se Stefania aveva sentito il bisogno di riferire l’episodio alle cugine, doveva esserne rimasta particolarmente colpita. Come ne sarebbero rimasti colpiti gli esperti di Modena, tanto da farne cenno nella loro perizia.

22 commenti:

  1. Se e' vero che i bossoli sono stati tutti ritrovati vicino alla ruota anteriore sinistra, in un'area molto ristretta, la probabilita' che lo sparatore fosse sul lato destro mi sembra proprio bassa. Nell'ingegnosa ricostruzione qui offerta, un punto debole mi sembra la posizione innaturale del braccio sinistro lungo il fianco quando Pasquale cercherebbe di armeggiare colla porta destra. Anche la passivita' di Stefania, che rimarrebbe sdraiata, e' un po' strana, a meno di non spiegarla col terrore.

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    1. Il braccio sinistro poteva servire, premendo contro la seduta, a rendere più stabile la posizione, che dall'altra parte era affidata alla mano che stava armeggiando con la maniglia. A tuo parere dove altro avrebbe potuto essere posizionato?
      In ogni caso si tratta di pochi secondi, quelli che sono serviti ad una semiautomatica a sparare due colpi. Quindi non mi pare improbabile che quel braccio si sia trovato, almeno in quei secondi, sulla stessa linea del fianco.
      In quei momenti Stefania avrebbe anche potuto tentare di muoversi, ma non so che cosa sarebbe potuto cambiare nella dinamica. Parliamo sempre di pochi secondi. Una volta che Pasquale le cadde addosso, rimase bloccata, anzi, magari era già stata colpita.

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    2. Concordo per quel che riguarda la povera Stefania. Ma d'altra parte, non si potrebbe supporre che sia stata lei a sbloccare e magari aprire la porta, senza riuscire a scappare, invece di rimanere ferma? Cambierebbero i dettagli, ma non la sostanza della ricostruzione.

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    3. Sono d'accordo, potrebbe anche essere stata Stefania ad aprire la portiera, ed in effetti era questa la prima soluzione al problema dell'apertura della portiera che mi era venuta in mente. Però è senz'altro vero che Pasquale si portò verso di lei, dopo i primi due colpi a vuoto, basta guardare la sua posizione finale con il sedere quasi sul sedile del passeggero. Il che favorisce l'ipotesi che avesse tentato di aprire lui la portiera. Quindi ho preferito impostare la mia ricostruzione così. In ogni caso si tratta di un'approssimazione, tanto più vicina alla realtà quanti più elementi è in grado di spiegare. Ma non si tratta della realtà, che nessuno conoscerà mai.

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  2. Io, probabilmente per superficialità quando lessi vari materiali sui delitti, ho sempre ritenuto che l'omicida, in questo caso come negli altri, abbia ucciso a partire dalla porta lato guidatore, per cui per me la vera sorpresa è stato leggere che nel 1974 si ipotizzò l'attacco dalla portiera di destra! Non capisco perché Zuntini si sia incaponito in questa ricostruzione quando tutti i bossoli sono a sinistra vicino alla ruota posteriore (posteriore vero? Non anteriore come ho letto in un commento?)

    La ricostruzione letta qui della possibile dinamica è molto plausibile, alcuni particolari è ovvio che non si sapranno mai però il tutto si tiene, spiega le macchie di sangue sulla schiena ad esempio. Si è certi che fosse sangue della ragazza? Hanno confrontato allora i gruppi sanguigni?

    Che sia stato il ragazzo ad allungarsi per aprire la portiera di destra oppure la ragazza è abbastanza poco influente secondo me, importa invece che lui cade di schiena sopra di lei quindi nei fatti diminuendo di molto le sue capacità di reazione (come cercare di alzarsi e scappare) già di parte molto basse per l'improvviso terrore.

    Interessante il particolare della ferita da unghia sul volto della ragazza: significa che il mostro agì a mani nude...

    Sospendo il giudizio su cosa volesse esattamente fare alla povera Stefania prima di ucciderla e se effettivamente volesse fare qualcosa su di lei ancora in vita: sicuramente la forza delle pugnalate è molto alta ed almeno per quella che ha rotto lo sterno è probabile che il MdF si sia appoggiato col peso del corpo sulla mano che impugnava la lama. Se era alto come si dice, ca. 1,80, è molto probabile che si sia inginnocchiato mentre tappava la bocca a Stefania e la pugnalava.

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    1. Il sangue sulla schiena di Pasquale è certamente di Stefania, poichè non c'è alcuna sua ferita che lo giustifichi. Ad un certo punto dell'azione lui dovette trovarsi con la schiena sul grembo di lei, non c'è alcun dubbio. Come non c'è alcun dubbio che la ricostruzione di Zuntini non possa essere adattata in alcun modo per arrivare a questo.
      Riguardo la posizione del Mostro mentre tappava la bocca a Stefania, se con una cavia provi a usare la mano sinistra mettendo il pollice dalla sua parte sinistra, ti renderai conto che devi quasi salirle addosso, quindi è da escludere la posizione in ginocchio. Che invece ci sta per la fase dell'accoltellamento, quando ormai tapparle la bocca non serviva più.

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  3. X info ma sicuramente l'avrete già sentita , su youtube la trasmissione radiofonica con la partecipazione dell'investigatore Cannella e Valerio Scrivo

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    1. Grazie della segnalazione, l'ho ascoltata a pezzi tra ieri e oggi. Adesso devo solo cercare di capire cosa pensa veramente Cannella... :-(

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    2. Ha sempre sostenuto FV + AV i mostri , xó in un video ha detto che il mostro é morto nel 86 ...

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  4. Per Luca Lorenzo Baldini.
    Concordo con le tue valutazioni, ma preferisco chiudere qui le polemiche, quindi non le pubblico.
    Ciao.

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  5. Ciao Antonio , discutendo in un forum con un mostruologo sostenitore della setta mi ha fatto notare che la borsa della Pettini non era sporca di sangue, dato che il mostro aveva accoltellato ferocemente la vittima e frugato successivamente la borsa come é possibile ha sporcato ne la borsa ne i maglioni ?

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    1. Prima di tutto la borsa non era stata frugata, altrimenti il maglione non sarebbe stato trovato all'interno. Poi mi sembra ovvio che l'assassino si sia ripulito le mani prima di prenderla, con la sua ultima azione sul posto. Avrà avuto almeno un fazzoletto con sè, non credi?

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    2. Si può frugare una borsa senza togliere il maglione e si può certamente togliere il maglione, frugare la borsa, rimettere dentro il maglione e poi buttare la borsetta.

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    3. Si può tutto, anche andare da Milano a Roma passando per Torino, però, se vogliamo tendere a una verità storica quanto più possibile vicina a quella reale dobbiamo sfrondare la vicenda dalle improbabilità, anche se rimane il rischio di commettere qualche errore.

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  6. Sì ammetto che x qualche millesimo di secondo ho pensato ad un un possibile complice ... Grazie x avermi rimesso sulla retta via

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  7. L unica cosa che non mi quadra sulla ricostruzione abbastanza plausibile e che l assassino abbia usato un mezzo a due ruote. Può anche darsi che la borsa l abbia lanciata a piedi mentre scappava!per poi raggiungere l auto e fuggire

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    1. Può darsi tutto, si tratta però di assegnare delle plausibilità. Per quale motivo avrebbe lanciato la borsa nel campo scappando a piedi? E perchè lanciarla così lontano?
      Come ho scritto, essendo a bordo di un mezzo a due ruote, il motivo c'era: l'essersi accorto quasi subito delle difficoltà di trasporto. C'era anche il motivo di lanciarla lontano: evitare che finisse in mezzo alle ruote.

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  8. A me sembra che questa ricostruzione fili a meraviglia, soprattutto per quanto riguarda la dinamica dell’aggressione e il successivo spostamento del corpo di Pasquale. Sembra quasi di rivivere la scena. Ritengo sia praticamente impossibile conoscere con esattezza quello che è accaduto dopo, pur trovando perfettamente logiche le tue supposizioni sul lancio della borsetta.
    Non mi è sfuggita la tua allusione relativa alla rottura dello specchietto retrovisore. Attendo con ansia tue future argomentazioni sul mancinismo dell’assassino.

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    1. Se per Borgo il mancinismo del Mostro è poco più di una suggestione, per Scopeti è una certezza.

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    2. La ricostruzione mi pare coerente con un MdF ambidestro, perchè se è vero che usò la mano sinistra per tirare fuori Stefania dall'auto, è vero pure che usò la mano destra per vibrare le coltellate, dato che la sinistra era impegnata a tappare la bocca alla vittima. Questo è confermato dalla perizia De Fazio, che parla di unghiatura sulla mandibola sx di Stefania lasciata dal pollice sx del MdF. Essendo io mancino e volendomi immedesimare nel MdF, preferirei usare la destra per tappare la bocca e la sinistra per accoltellare e non viceversa, a meno che il Mostro inizialmente volesse solo tappare la bocca di Stefania e decise di usare il coltello in un secondo momento.

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  9. Rileggendo la deposizione della mamma di Stefania sul blog di Flanz (http://insufficienzadiprove.blogspot.ie/2010/09/bruna-bonini-prima-parte.html e http://insufficienzadiprove.blogspot.ie/2010/09/bruna-bonini-seconda-parte.html), si legge che non furono ritrovati alcuni oggetti di Stefania, e precisamente una catenina, un orologio ed il portafoglio, nonchè gli anelli (non si sa bene quanti, ma più d'uno). La signora Bruna è abbastanza sicura che Stefania tenesse il portafoglio in borsa, questo indica che il Mostro la borsa l'aprì, almeno in un primo momento. Io penso che inizialmente abbia inserito tutti questi oggetti nella borsa perchè era più facile portarseli appresso, ma dopo un po' si sia reso conto che girare con una borsetta da donna (a piedi, in motorino o in macchina) poteva essere compromettente, per cui si tenne gli oggetti più piccoli (probabilmente in tasca) e gettò la borsa nel campo di grano. Questo ragionamento farebbe cadere l'ipotesi di Scrivo secondo cui il ritrovamento della borsa fu una sorta di "staging" architettato dal Mostro per far credere di essersi allontanato in macchina.

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    1. Difficile che avesse messo degli oggetti nella borsa, dove Stefania aveva inserito il proprio maglione che ne doveva occupare gran parte. Anzi, in quel caos non ci sarebbe da meravigliarsi se gli oggetti mancanti fossero spariti in altri modi, o presi direttamente dalla scena del crimine da qualche imbecille, oppure persi dalle stesse forze dell'ordine in seguito.
      Riguardo l'ipotesi di Scrivo, a mio modesto parere si squalifica da sola per la sua macchinosità.

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