mercoledì 3 febbraio 2016

La macchina rossa (2)

Segue dalla prima parte

Quando Sabrina Carmignani, nelle dichiarazioni del 6 dicembre 1995 rese di fronte a Giuttari, precisò il colore rosso dell’auto da lei vista a Scopeti, ancora gli inquirenti probabilmente non pensavano che l’autista potesse essere Giancarlo Lotti. La dimostrazione è data dall’interrogatorio dello stesso, avvenuto il 15 successivo sempre di fronte a Giuttari, dove all’individuo nulla fu chiesto sul tema. Almeno questo risulta dal resoconto uscito sia su “Compagni di sangue”, sia su “Il Mostro”. A dire il vero però qualcosa nell’aria avrebbe già dovuto esserci, poiché il 27 novembre precedente, quindi a testimonianza De Faveri-Chiarappa già resa, era stata sentita Filippa Nicoletti, la quale aveva riferito che Lotti all’epoca una macchina rossa l’aveva avuta. Di quell’interrogatorio si sa poco, soltanto i brevi cenni riportati dai libri di Giuttari, però si conosce il testo di una telefonata tra la stessa Nicoletti e Lotti avvenuta il giorno dopo l’interrogatorio di quest’ultimo. Era stato Lotti a chiamare, curioso di conoscere le domande rivolte all’amica, il cui telefono era sotto controllo. Ecco il passo che qui interessa (da “Il Mostro”):

Lotti: Ma a te cosa t'hanno chiesto?
Nicoletti: Più o meno quando ti ho conosciuto. Come ho fatto a conoscerti. Se io conoscevo le foto di persone che erano in un album. Se conoscevo la tua macchina. Se avevi una macchina rossa!
Lotti: La macchina rossa?... ah, sì! Ah! Io le ho avute! Ah, quel coupé, il 128! Ti hanno chiesto di quello?

La Nicoletti era stata sentita da Canessa, non da Giuttari, il quale ancora in quel fine novembre stava raccogliendo le idee, e forse proprio per questo l’accenno alla macchina rossa non era stato valutato con la dovuta attenzione. Ma neppure dopo l’ascolto della telefonata sembra che Lotti e la sua 128 coupé avessero fatto drizzare le orecchie al novello superpoliziotto, poiché l’interrogatorio di Gabriella Ghiribelli, l’amica prostituta segnalata dallo stesso Lotti, lo delegò ai propri collaboratori. E dalle parole della donna, quel 21 dicembre, la macchina rossa tornò ancora fuori, e in modo clamoroso. Purtroppo il verbale dell’interrogatorio non è ancora emerso, però sono emersi cospicui frammenti (vedi) della telefonata che avvenne la sera stessa tra Ghiribelli e Nicoletti, dei quali qui interessa il seguente:

Ghiribelli: Io l'unica cosa che posso dire è che una macchina arancione l'ho vista sotto le luci piccole piccole di strada, sai è una strada piccola. Potrebbe essere stata arancione, potrebbe essere stata rossa, scodata di dietro. Mi hanno fatto vedere la foto e l'ho riconosciuta.
Nicoletti: Si, ma è vecchia, quella macchina...
Ghiribelli: Appunto... ma è una cosa assurda!
Nicoletti: Ma ne ha cambiate tante di macchine, ne aveva una celestina, poi arancione, poi una rossa, poi ne ha presa un’altra rossa, una gialla ce n'aveva...
Ghiribelli: Senti, mi hanno domandato in Questura - ma il Lotti che macchine aveva? - e io gli ho detto rossa, una con la portiera rosa perché la portiera gli si era rotta e lui ne aveva presa una al disfacimento, e l'aveva messo questa portiera rosa.
Nicoletti: Sei sicura?
Ghiribelli: Son sicura di quello...
Nicoletti: Ma è stata quell'altra macchina che ha sostituito lo sportello! Quella che aveva prima di ora, quell'altra ancora prima era una sportiva...
Ghiribelli: Addirittura?

La Ghiribelli si riferiva alla serata della domenica 8 settembre 1985, quando, passando con il suo protettore dell’epoca Norberto Galli, aveva visto parcheggiata un’auto rossa sotto la piazzola di Scopeti. È evidente che quell’auto era la medesima vista al pomeriggio dai coniugi De Faveri-Chiarappa e da Sabrina Carmignani; poteva esser rimasta parcheggiata lì fin dal pomeriggio, ma sembra assai più probabile che dopo l'ultimo passaggio dei coniugi anche il guidatore se ne fosse andato, se non altro a mangiare, e poi alla sera fosse tornato, magari di nuovo assieme al compagno. E se l’interesse era per la tenda dei francesi, si può immaginare che l’uomo fosse salito fin nelle sue vicinanze, visto il buio che non consentiva più di vederla dal di sotto.
La Ghiribelli aveva dunque confermato che quella domenica qualcuno che guidava un’auto rossa sportiva si era aggirato in modo sospetto attorno alla piazzola di Scopeti. E, di più, ne aveva suggerito l’identità. Anche se dalla trascrizione della telefonata non se ne ha la conferma certa, è molto probabile che di fronte ai poliziotti che l’avevano sentita per primi la donna avesse già collegato l’auto a Giancarlo Lotti. Giuttari nei suoi libri non lo dice, ma si potrebbe anche pensare a una licenza “narrativa” allo scopo di rendere più appassionante un racconto del quale lui stesso risulta il protagonista principale. In ogni modo è sicuro che il collegamento la donna lo fece il 27, quando a interrogarla fu lo stesso Giuttari, evidentemente resosi conto dell'importanza di quanto aveva da dire. Da “Il Mostro”: 

Ritornando da Firenze, la sera prima del giorno in cui fu diffusa la notizia del duplice omicidio degli Scopeti intorno alle 23:30, insieme al mio protettore dell’epoca, proprio in corrispondenza della tenda […] ebbi modo di constatare la presenza di un’auto di colore rosso o arancione con la portiera, lato guida, di altro colore sempre sul rossiccio, ma più chiaro dell’intero colore del mezzo […] Quando si seppe la notizia in San Casciano del duplice omicidio, Norberto mi disse di tacere per non trovarci entrambi nei guai [...]

Tra le varie immagini di auto che le furono mostrate la Ghiribelli indicò una Fiat 128 coupé, quindi ci sono pochi dubbi sul fatto che quella sera avesse visto l'appariscente e rara Fiat 128 coupé rossa posseduta all’epoca da Giancarlo Lotti. Riguardo il particolare della portiera di colore differente, è possibile che la donna si fosse confusa con un’altra auto posseduta da Lotti fino a pochi mesi prima, una Fiat 131 anch’essa rossa sulla quale, dopo un incidente, era stata sostituita una portiera con un’altra recuperata da un rottamaio. È quello che si potrebbe arguire dal frammento di colloquio telefonico tra Ghiribelli e Nicoletti riportato poco sopra. Alla fin fine si tratta di un particolare non troppo rilevante, sul quale però molti fanno leva per denigrare la testimonianza, che invece la telefonata del 21 sera qualifica come del tutto genuina.
In effetti il racconto della Ghiribelli risultava semplice e lineare. Il clamoroso avvistamento era avvenuto dopo una giornata di “lavoro” a Firenze, al rientro a San Casciano con l’auto guidata da Galli. I due erano passati da via Scopeti per raggiungere, sulla vicina via di Faltignano, la casa di Salvatore Indovino, al quale la donna praticava delle iniezioni perché molto malato (l’anno dopo sarebbe morto di tumore). La sera stessa Giuttari fece prelevare Galli, da molti anni non più in rapporti con la sua antica protetta, il quale sostanzialmente ne confermò il racconto. Di quell’interrogatorio è noto soltanto lo scarno sunto pubblicato ne “Il Mostro”, ma Galli sarebbe stato sentito al processo, il 3 luglio 1997, quindi ci si può riferire alla relativa deposizione (vedi). In effetti l’auto sotto la piazzola di Scopeti l’aveva vista anche lui, ma con la coda dell’occhio, senza poterne identificare con certezza il colore (nell’interrogatorio aveva detto “credo fosse di colore bianco, forse chiara”), ricevendo comunque l’impressione di un modello di media cilindrata. A mezzi denti, l’uomo ammise di aver vietato alla Ghiribelli di andarne a parlare con le forze dell’ordine, quando era venuta fuori la notizia del delitto, confermando in questo modo sia l’avvistamento in sé stesso, sia la sua collocazione temporale.
Riguardo la testimonianza di Galli, va fatta una precisazione. Oltre che nel colore dell'auto, il suo racconto divergeva da quello della Ghiribelli in un altro importante particolare: a suo dire non stavano andando a casa di Indovino per fargli un’iniezione, ma Indovino era in auto con loro e a casa ce lo stavano accompagnando dopo una passeggiata. Questo almeno è quanto scrive Giuttari ne "Il Mostro", che poi così commenta: “Un uomo molto ammalato che desidera passare dal luogo del delitto, proprio quella notte, proprio a quell'ora!”. La circostanza in seguito sarebbe stata categoricamente esclusa dalla Ghiribelli (8 febbraio), e lo stesso Galli in dibattimento non se ne sarebbe mostrato affatto sicuro: “Non mi ricordo di preciso questo particolare, perché in quel periodo lui stava poco bene e si andava a fargli la puntura, si faceva la puntura”. Non si può prescindere dal sospetto che le prime dichiarazioni del preoccupatissimo Galli fossero state un po’ troppo accondiscendenti verso le aspettative di chi lo stava interrogando. Giuttari, infatti, era molto interessato alla figura del sedicente mago, sulla quale, con l’aiuto soprattutto dell’istrionica Ghiribelli, avrebbe costruito parte delle proprie fantasiose teorie esoteriche. 
Un’altra informazione importante che la Ghiribelli fornì agli inquirenti riguardò Fernando Pucci, un personaggio che all’epoca, a suo dire, era sempre assieme a Giancarlo Lotti. Quindi i due individui che si erano trattenuti sotto la piazzola potevano essere proprio Lotti e Pucci. Però la Ghiribelli aveva visto soltanto l’auto, la De Faveri i due individui ma di spalle, il marito solo uno e anche lui di spalle, infine la Carmignani, fuggevolmente, soltanto il guidatore al volante. Abbiamo già visto poi che né i coniugi né la Carmignani furono interpellati su una possibile identificazione, quindi alla fine non si può esser certi che ad aggirarsi quella domenica sotto Scopeti fossero stati Lotti e Pucci. Però il sospetto è massimo, soprattutto considerando il comportamento dei due dieci anni dopo, quando, pur raccontando un sacco di fandonie, non lo negarono affatto. Su quest’ultimo punto si potrebbe scrivere un libro, quindi per il momento è il caso di soprassedere, limitandoci a rilevare le compatibilità, e poi ad affrontare il tormentone della doppia auto di Lotti.
Riguardo l’auto, abbiamo già visto che la Ghiribelli non aveva dubbi. Ma anche le caratteristiche descritte dai coniugi De Faveri-Chiarappa erano ben compatibili con la Fiat 128 coupè di Lotti. Il colore, innanzitutto, un rosso sbiadito che faceva parte della gamma prevista per quell’auto, poi la forma squadrata e la coda tronca.



Il rosso sbiadito corrispondeva anche nella testimonianza di Sabrina Carmignani, la quale aveva aggiunto che le era sembrata un’auto di modello vecchio. In effetti la Fiat 128 coupè era stata in produzione dal 1971 al 1978, quindi nel 1985 poteva senz’altro considerarsi un modello ormai superato. Infine il frontale, unica parte che aveva visto, le ricordava quello della Fiat Regata, un modello commercializzato un paio d'anni prima. E una buona somiglianza in effetti c’è, soprattutto prendendo in considerazione per il 128 il modello S, che aveva i singoli fari squadrati, al contrario dell'SL dell'immagine precedente che li aveva doppi rotondi (la testimone aveva parlato di fari probabilmente rettangolari”). Chi scrive non sa quale modello avesse posseduto Giancarlo Lotti, in ogni caso i doppi fari rotondi erano comunque racchiusi in una mascherina rettangolare.


Veniamo adesso ai due individui. Marcella De Faveri era riuscita ad apprezzare una certa differenza di statura, ben compatibile con Lotti e Pucci, alti rispettivamente 1.78 e 1.70. Il più basso venne definito “di mezza età” (Pucci aveva 53 anni), “senza collo, con testa dal taglio rettangolare” e con “i capelli corti, una descrizione del tutto compatibile con la sottostante foto di Fernando Pucci.


La signora ebbe anche l’impressione di una persona grezza, come certamente era Pucci.
Chiarappa invece definì l’unico individuo da lui visto come “di corporatura grossa e di mezza età”. Lotti aveva 45 anni ed era un uomo molto robusto. La medesima impressione sulla corporatura l’ebbe anche Sabrina Carmignani: “abbastanza grosso”.
A questo punto parrebbe davvero difficile negare che quei due individui fossero proprio Fernando Pucci e Giancarlo Lotti, e che l’auto fosse la FIAT 128 rossa di Lotti, acquistata nella primavera del 1983. Ma la difesa di Vanni avrebbe cercato di dimostrare che quell’8 settembre 1985 Lotti non guidava già più quell’auto.

Segue

42 commenti:

  1. Il problema è che non bisogna mai credere alla Ghiribelli. mai. Dall'inizio alla fine.
    Stanno cercando una macchina rossa, compare la Ghiribelli e si ricorda la macchina rossa, addirittura la riconosce (dopo 10 anni). Differenze con la Frigo? Semmai a favore della Frigo, che per lo meno si è agitata prima.
    Cercano un teste che sia passato di là e per magia compare Pucci, che è passato di là solo una volta e proprio quella notte. Eppure abitava in comune di san casciano, però c'è passato solo quella volta e ha visto tutto, ma il giorno sbagliato. Ma che fortuna!

    RispondiElimina
  2. Mi pare di aver letto sul forum di Ale ( ma forse me lo son sognato ) che Lotti disse di essere passato a Scopeti anche il giorno prima ( sabato ) ... Se fosse vero io lo interpreto come una sfida agli inquirenti, la domenica disse quel che disse x la sua strategia difensiva, mentre il sabato come giorno dell omicidio ( anche se tu sostieni sia avvenuto il venerdì ), una specie di confessione che inquirenti nn hanno colto... sai dirmi se effettivamente Lotti disse di essere passato anche il sabato?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A quanto riporta Giuttari ne "Il Mostro" lo disse di sua spontanea iniziativa durante l'interrogatorio con Vigna l'11 febbraio 1996:

      «Si spieghi meglio, Lotti.»
      Aspetta, poi dice:
      «È stata una cosa di paura».
      Un'altra pausa, più lunga della precedente.
      Alla fine continua: «La sera prima dell'omicidio sono passato agli Scopeti da me, il giorno del fatto ero con Fernando. La sera del fatto io ero molto impaurito. Vidi quello con la pistola che ci minacciò con la frase che ho già detto. Accanto c'era un altro, ma io non li ho riconosciuti».

      E' evidente che intese mettere le mani avanti per la paura che qualcuno lo avesse visto anche quella sera lì. L'incredibile è che gli inquirenti non approfondirono per niente, anzi, incredibile mica tanto, visto i loro obbiettivi.
      In effetti a mio parere i francesi erano stati uccisi venerdì notte, al di là di tutte le considerazioni su larve e rigor mortis. Non aveva alcun senso che rimanessero sulla piazzola per più di una notte. Quindi Lotti aveva gironzolato sul posto per godere della sua impresa, l'ultima.

      Elimina
  3. Quindi se il duplice omicidio é avvenuto di venerdi stesso giorno in cui arrivarono i francesi , il mostro era della zona al 99,9 % , e chi della zona sud di Firenze conosceva la piazzola di Vicchio che a dire dal signor Rontini era sconosciuta anche alla maggioranza dei residenti ??? Chi ci ha portato l amica prostituta nel 81 e nel 83???Chi spiava e pedinava Pia Rontini ??? Chi passava dalla stradina di Giogoli per andare a trovare la cugina ??? Di chi era quel 128 rosso a Giogoli e a Scopeti??? A chi ritiene il Lotti un mitomane vorrei chiedere perché nn si é presentato spontaneamente e nn ha dichiarare di fare il palo , ma di essere lui il mostro , che mitomane é uno che cerca di discolparsi il piú possibile man mano che lo incastrano ??? Un ultima considerazione su chi ritiene Lotti nn in grado di compiere i delitti e sfuggire alla cattura, personalmente penso che lui ha vissuto una vita a cui nn interessava niente , nn si é applicato in niente , frustrato di essere e sentirsi un fallito sopratutto nella sfera sessuale da nn reggere nessun rapporto con il sesso opposto ha alimentato quella rabbia che poi é sfociata negli omicidi ... é li si che si é applicato come si é applicato nella sua difesa ...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. bravo...finalmente vedo che , oltre a me e qualcun altro , c'e' chi vede "lungo"...esempio scopeti: qui non si tratta di far cambiar opinione ...ma ragionare come se in quella piazzola ci fossimo stati noi...che senso aveva rimanere in quella quasi discarica per 2/3 giorni senza acqua e vivande? e' chiaro che quello fu solo un rifugio trovato a caso solo per passarci quella notte...purtroppo per loro il mostro li aveva adocchiati..e chi se non uno del posto che quella strada la percorre spesso come Lotti?

      Elimina
  4. più che una difesa, una serie impressionante di autogol.
    Risultato finale: Procura 26 - Lotti 0.
    Davvero ne sapeva una più del diavolo, questo vostro Mostro di Firenze.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A dire il vero, a conti fatti, sui sei anni di vita che ancora gli rimanevano prima di essere chiamato a render conto dei propri peccati più di cinque Lotti li trascorse tra gli "agi" del programma di protezione, e meno di uno in galera. Cosa sarebbe successo se invece il Padreterno gli avesse dato più tempo? Non lo sappiamo, ma si sente parlare di tanti detenuti in semilibertà, probabilmente anche per Lotti c'era quella strada aperta.
      Se davvero era lui il Mostro e lo avesse dichiarato, le cose sarebbero andate così? Non credo.
      Alla fine, se vogliamo parlare di un risultato finale di 26 a zero per la Procura, lo possiamo fare soltanto nel caso in cui Giancarlo Lotti fosse stato del tutto estraneo, il che davvero sarebbe sorprendente, soprattutto quando si considera la veemenza della sua reazione contraria quando in appello gli fu offerta la possibilità di tirarsi indietro con la storia della macchina rossa.

      Elimina
  5. Ma da quel che só il Lotti venne sentito nel 1990 ma nn disse una parola , poi quando anni dopo gli hanno fatto notare che avevano visto la sua macchina a Scopeti il giorno dell omicidio secondo la procura si é sentito con le spalle al muro ( di certo nn poteva dirgli che l omicidio era avvenuto il venerdì o il sabato ) ormai Il Lotti si sentiva fregato ...Anche l istruzione data al Pucci avrà avuto un suo fine è un suo perché ... Se ha montato tutto questo teatrino ci sará stato un motivo ben preciso , e tt porta ad una motivazione x una cosa che evidentemente aveva commesso e nn x mitomania se no si sarebbe presentato spontaneamente e nn come semplice palo... Dopo di che si può criticare la sua strategia difensiva ma ció nn può negare un suo coinvolgimento diretto nella vicenda

    RispondiElimina
  6. Facciamo 26-5 e siamo d'accordo. è comunque un risultato rugbistico.
    eppure gli sarebbe bastato limitarsi a parlare di Scopeti, se proprio voleva dare un aiutino.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Se era per lui non parlava di nulla, come è ben dimostrato dagli interrogatori fino a quello del 15 dicembre 1995. Il suo punto debole era Pucci, Lotti parlò solo dopo di lui, non so davvero perchè non ci arrivi.

      Elimina
    2. Antonio sei un grande detective...se fossi stato te a dirigere le indagini oggi non avemmo di che parlare...molto probabilmente...ma molto molto...il "mistero" del mdf non sarebbe mai esistito...almeno nella maniera in cui tanti ne parlano....ma forse e' proprio questo il punto..e' come togliere il giochetto preferito ad un ragazzino... mostro di loch ness docet...quindi per molti meglio "rassegnarsi" al fatto che mai piu' si sapra' la verita' anziche'credere ad un Lotti mdf ...senza contare che sulla triste vicenda qualcuno si e' arricchito e continua ad arricchirsi...della serie : non tutti i ali vengono per nuocere!!! chi vuole capire capisca....

      Elimina
  7. penso di arrivarci. Pucci... non ti sembra contraddittorio credere al teste Pucci e contemporaneamente a Lotti unico assassino?
    ammetto che ora non ricordo la spiegazione che ne dai nel libro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Pucci sapeva che Lotti era l'assassino, lo aveva capito dopo essere stato portato a Scopeti alla domenica, se non già dopo la visita a Vicchio alla Panda. Inoltre Lotti ancora prima gli aveva accennato qualcosa, magari scherzando. Quindi Pucci era il suo punto debole, e Lotti poteva sperare di cavarsela soltanto nel modo in cui se la cavò, mettendosi d'accordo con lui e accusando Vanni e Pacciani. Mi sembra talmente evidente che stento a credere di essere uno dei pochi a rendermene conto.

      Elimina
    2. ovviamente non sono d'accordo. mi sembra evidente che G. & C. si cuociono per più di un mese Pucci e Ghiribelli, poi l'11 febbraio scatta la trappola per Lotti (la prima di una lunga serie) nella quale lui casca subito come il pollo che era.
      In realtà non aveva nemmeno capito chi avrebbe dovuto accusare ("che nomi ha fatto Fernando"?). Ci vuole il confronto per chiarirglelo.
      chiuderei comunque il dibattito, per non scendere in polemiche che ritengo sterili, aspettando invece altri tuoi post.

      Elimina
    3. Non sono polemiche, almeno non per me Omar, mi dispiace soltanto che uno del tuo calibro non veda quello che vedo io, tutto qui. E' chiaro che gioca un'ipostazione di base che influenza pesantemente la valutazione degli eventi. Tanto per fare un esempio, la frase "che nomi ha fatto Fernando" io la interpreto così: Lotti si era messo d'accordo con Pucci, ma dopo gli era stato lontano, per paura, almeno dopo il secondo interrogatorio. Quindi non sapeva bene che cosa avesse detto. Il furbone, perchè di questo secondo me si trattava, stava cercando in tutti i modi di non entrare in contraddizione con Pucci. Ora non dirmi che il mio discorso non fila. Anche il tuo filerebbe, in teoria, ma in pratica la costruzione da zero di un pentito che regge fino alla cassazione per me è vera fantascienza.

      Elimina
    4. Lotti ha fronteggiato fior di avvocati, e non si è spostato di un millimetro dalle sue posizioni. Che mentiva era chiaro, ma perchè? Da dove gli arrivava l'energia per non cedere mai, neppure di fronte all'evidenza? Dalla paura di perdere gli agi del programma di protezione senza pensare alla galera che lo aspettava? Prova a pensarci, e forse, lo dico senza polemica, bada bene, forse almeno qualche dubbio te lo dovresti porre.

      Elimina
  8. Interessante il fatto del 131. Quindi la Ghiribelli non è vero come si è ricordato anche al processo Calamandrei aveva riconosciuto il 128 con la portiera sbiadita, perchè era sul 131 questo fatto che aveva prima il Lotti. A sto punto avrei dei seri dubbi che quei 2 siano davvero Lotti Pucci; probabilmente erano 2 complici che stavano tenendo d'occhio i Francesi magari dandosi il cambio col tipo notato dallo Zanetti. E' una mia supposizione, ma è certo che a Scopeti c'è stato parecchio movimento in quel weekend

    RispondiElimina
  9. Più leggo sto blog più mi rendo conto come Lotti sia davvero un personaggio inquietante. Ci sta tutto, data l'abitazxione in cui viveva può aver celato diversi fatti e cose

    RispondiElimina
  10. Dico brevemente la mia, sperando di poterla sviluppare in altra sede in futuro.
    Il comportamento del Lotti è a mio parere chiaro e lineare, se si capisce il personaggio: è stato incastrato,gli hanno fatto credere di avere delle prove (Pucci - Ghiribelli - macchina rossa) deve sostenere fino in fondo la parte del pentito collaborante perché gli hanno assicurato che otterrà i benefici di legge (che infatti il suo avvocato chiede fino in Cassazione) e che più dirà meglio sarà per lui.
    Ci sono però due punti oscuri, che temo lo rimarranno per mancanze documentali: in che modo Pucci diede la stura alle sue dichiarazioni (posto che avesse visto qualcosa a Scopeti, in un qualsiasi notte di un qualsiasi anno, chi, cosa e quando?)? perché Lotti non ritrattò dopo la condanna definitiva? (posto che abbia avuto l'0ccasione / possibilità di farlo). Mi sembra che Bertini dica in un'intervista di non essere stato avvertito fino all'ultimo della malattia del suo assistito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Temo che non troverai nessun documento in grado di dare una risposta ai due problemi che hai elencato nell'ambito dello scenario che hai in mente.

      Pucci era accudito come un bambino dai propri familiari, in particolare dal fratello Valdemaro e dalla sorella Marisa. Leggiti la deposizione di Valdemaro e prova ad immaginare se gli inquirenti sarebbero riusciti a costruire con lui un testimone da zero. Del tutto impossibile. Questo non vuol dire che Pucci non fosse stato gestito. Tanto per dirne una, è dimostrabile che fin dal primissimo interrogatorio fece il nome di Pacciani, mentre gli inquirenti fecero finta di averlo sentito soltanto al terzo. Questo per evitare problemi con il processo imminente, che doveva concludersi.

      Il secondo problema è anch'esso irresolubile. Possibile che Lotti, dopo la condanna in secondo grado, non avesse vuotato il sacco con il proprio avvocato? Il ricorso in Cassazione fu presentato con le solite motivazioni (pentimento e minimo ruolo). Non ce lo vedo Bertini che fa finta di non sentire la disperazione del suo assistito innocente.

      In uno scenario di Lotti e Pucci implicati i due problemi hanno una soluzione semplicissima: Lotti era il Mostro, e nonostante la condanna definitiva in Cassazione ancora gli conveniva sperare nei benefici di legge (semilibertà e simili); Pucci lo sapeva e temeva di finire male se non avesse accettato il gioco impostogli da Lotti e gestito dagli inquirenti, tra i quali, a mio parere, c'era chi aveva capito e chi no. Giuttari non aveva capito.

      Elimina
    2. Che Pucci stia al gioco di Lotti ciecamente mi pare inverosimile, anche Lotti mi pare avesse un deficit mentale conclamato e Pucci era ancora peggio , la situazione poteva sfuggigli di mano al Lotti in qualunque momento, io ho fatto sostegno e st facendo sostegno anche in questo momento in scuole della mia provincia e noto in questo soggetti una elevanta instabilità emotiva. Io sono abbastanzxa certo che Pucci sapesse qualcosa

      Elimina
    3. Ma infatti nn si può giudicare il Lotti limitandosi solo a Scopeti , é vero che a Scopeti può essere interpretato in 2 modi , era il mostro e ha voluto godersi il momento della scoperta o era estraneo aveva scoperto i cadaveri e nn si sá il motivo nn ha chiamato la polizia come una persona normale avrebbe fatto... sempre secondo mé é Vicchio che lo inchioda, spiava la coppia sulla panda in una piazzola sconosciuta anche dalla gente del luogo e questo é certo... probabile era lui quello con la macchina a coda tronca che la pedinava quando il il propietario del bar la accompagnava a casa , la frase che disse al Vanni inerente alla piazzola e ai ragazzi che facevano l amore sulla panda... é solo coincidenza che dopo pochi giorni ci fú il duplice omicidio? Che ci faceva il Lotti in quella piazzola?

      Elimina
  11. dopo la richiesta di assoluzione per Vanni in secondo grado, Lotti si sarebbe preso una condanna per calunnia. a mio parere viene convinto di aspettare fino all'ultimo (del resto fino alla Cassazione è in libertà, accudito e ben pasciuto) l'esito finale. dopo di che, in sostanza, chiudono la porta e buttano via la chiave.
    quanto a pucci, può aver visto qualcosa in epoca imprecisata in quel luogo ed essersi autosuggestionato collegando il fatto a pacciani e Vanni. E' un teste totalmente inattendibile e anche volontariamente bugiardo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In soggetti Oligofrenici c'è una certa tendenza a variazione emotive, il fatti che fosse totyalmente manipolabile dal Lotti non mi pare un dato di fatto verosimile, c'è la possibilità che abbia visto qualcosa; il fatto che dia dichiarazioni contrastanti tra un interrogatorio e l'altro per me si spiega proprio con il suo staus di ritardo mentale conclamanto non al fatto che Lotti gli abbia dato delle disposizioni

      Elimina
  12. Da notare che nn svuotó il sacco neppure sul punto di morte , al suo avvocato disse che quello che aveva detto era quello che aveva visto... MA l avvocato di Lotti avrà avuto qualche sospetto sul suo assistito???

    RispondiElimina
  13. non mi soddisfa al 100% (per mancanza documentale) ma molto di più di qualsiasi altra ipotesi sul personaggio lotti.
    ovviamente posso sbagliare, come tutti.

    RispondiElimina
  14. Ciao Antonio , Henry 62 sostiene ( forum di Ale delitto scopeti) che il rigore nel corpo del francese era ancora presente al momento dell autopsiache venne fatta il mercoledì mattina , la presenza del rigore ancora al mercoledì depone in modo scientifico per un delitto che non può essere avvenuto ne venerdì ne sabato ... Cosa ne pensi?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ho volutamente ignorato l'esame del verbale di autopsia, lo guarderò a tempo debito. A quanto leggo si può interpretare in modo differenti, quindi per ora rimango dell'idea che il delitto sia avvenuto il venerdì notte, perchè tutto il resto depone per questa ipotesi. Henry sta preparando qualcosa di serio, come sempre, dunque aspettiamo a leggerlo. Spero non si appelli soltanto alla mancanza di luce nella tenda per portare l'orario all'alba, però, perchè dentro c'era di sicuro una luce da campeggio, probabilmente accesa mentre i due amoreggiavano, lei su di lui, che il Mostro ha poi usato e sporcato di sangue e per questo si è portato via. Tra le cose dei due non fu trovata, ed è impossibile che non l'avessero.
      Tra l'altro Lotti al processo disse che una luce accesa dentro la tenda c'era. L'avrà indovinata o l'avrà vista davvero?

      Elimina
  15. Missa che l ha vista x davvero , altre domande , su questo blog riporterai le nuove scoperte riportate sul nuovo libro ? Nel precedente blog sul tuo primo libro mi avevi risposto che il successivo libro sarebbe stato una bomba ... Se ricordo bene inerente al primo delitto del 1974 , ora ti chiedo hai elementi che colloca il Lotti a Borgo quella sera? Altri mostruologhi sostengono che quel delitto era diverso dagli altri , xé il mostro conosceva la vittima , ha agito x una sorta di vendetta ,sei d' accordo ?hai elementi che dimostrano una conoscenza tra Lotti e la Pettini? Da Lottiano al 99,9 % forse quel delitto é quello che mi lascia qualche dubbio , andare in una serata piovosa da S Casciano a Borgo con il motorino per effettuare un duplice omicidio può lasciare qualche dubbio...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Posso anticiparti che ci sono almeno due elementi assai interessanti che legano Lotti e Borgo.
      Uno è la testimonianza delle due cugine di Stefania Pettini alle quali la ragazza aveva raccontato di un tizio di circa 35 anni (Lotti ne aveva 34) che a Firenze l'aveva seguita dalla stazione di Santa Maria Novella fino al posto dove lavorava, e che le aveva fatto paura.
      Un altro è il fatto che l'assassino era in moto o motorino, e all'epoca Lotti girava in motorino, visto che la patente la prese solo tre anni dopo. Lo dimostra la posizione della borsetta gettata via lungo la via di fuga dopo 300 metri. Fu trovata sul lato destro della strada a circa cinque metri dal bordo. Capisci bene che soltanto da una moto poteva essere gettata lì, da una macchina sarebbe stata gettata sulla sinistra. Te lo figuri il guidatore che mentre va tira giù con la maniglia il finestrino opposto e poi ha la forza di lanciare la borsa facendole compiere un volo di cinque metri? E' chiaro che l'assassino l'aveva messa sotto il giubbotto o attaccata al motorino, poi ci aveva ripensato, per il pericolo e per la scomodità, e l'aveva gettata via con la mano destra sulla destra. Così era facile farle fare un volo di cinque metri.
      Esistono altre possibilità, che si fosse fermato e sceso, oppure che avesse fatto i 300 metri a piedi, ma capisci bene che non sono molto ragionevoli.

      Elimina
    2. Riguardo il mio futuro libro, posso dirti che questo mi sembra un momento poco favorevole. Avrei del buon materiale, esplosivo,se vogliamo, e non soltanto su Lotti, ma non credo che ci sarebbe interesse nelle case editrici, anche per il taglio troppo specialistico. In ogni caso ho appena iniziato a lavorare ad una versione semplificata (per questo sto trascurando il blog), priva innanzitutto delle sciocchezze della pista esoterica, sulla quale peraltro ho lavorato seriamente e a lungo, come credo si capisca da alcuni articoli qui presenti, ma anche di varie parti troppo tecniche.
      Mi piacerebbe arrivare ad un testo godibile di per sè, al di là del contenuto "esplosivo", al quale purtroppo non tutti darebbero credito, ma purtroppo non sono uno scrittore professionista. Cercherò comunque di fare del mio meglio, poi vedrò come proporre il lavoro.
      Ciao.

      Elimina
  16. Scusami ma sto rileggendo i vecchi contenuti dei tuoi articoli. è una domanda , mi rendo conto, banale, ma perché GL ha voluto coinvolgere un ritardato mentale come il FP nella vicenda? un assassino che si è sempre dimostrato micidiale e meticoloso nel suo modus operandi?
    Qual è la tua opinione sul personaggio visto da Bardazzi nel suo bar il giorno del delitto di Vicchio?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' sempre difficile entrare nella testa degli altri, tanto più lo è quando si tratta di un assassino come Lotti. A mio parere il fatto che avesse messo delle pulci nelle orecchie di Pucci, fino a fargli capire chi era veramente, rientra nel bisogno di vantarsi. Leggeva sui giornali delle proprie scellerate imprese, e non poteva dire a nessuno che lui, il derelitto disprezzato da tutti, era invece proprio l'imprendibile e feroce assassino che terrorizzava l'Italia. Ecco allora i cenni a Pucci, fino a portarselo dietro a spiare la coppia di Vicchio, e ad attendere la scoperta dei cadaveri di Scopeti, e probabilmente anche a farglieli vedere.
      Sul personaggio visto da Bardazzi penso naturalmente che nulla c'entri con la vicenda. Non soltanto perchè non era Lotti, ma anche perchè il suo comportamento non fu certo quello di chi la sera avrebbe dovuto commettere un duplice omicidio. Fossero o non fossero Pia Rontini e Claudio Stefanacci i due giovani che erano lì a mangiare.

      Elimina
    2. si mi trovi d'accordo però perché sostare tutto il giorno davanti la piazzola facendosi vedere da più persone o meglio rischiando di farsi vedere? Naturalmente parlo della domenica. Anche a mio parere l'omicidio è avvenuto il venerdì quindi non capisco sto modo di comportarsi. Sono quesiti a cui dare una risposta, mi rendo conto, è azzardato però mi interessa la tua opinione.

      Elimina
    3. Data con beneficio d'inteventario, la mia opinione è questa. Quella domenica Lotti si sentiva fuori pericolo, aveva commesso l'ormai ultimo omicidio, nessuno lo aveva sospettato. Nello stesso tempo friggeva per raccogliere le ultime soddisfazioni, prima di tornare nel nulla dove era sempre stato. Ecco perchè voleva assistere alla scoperta dei cadaveri. Le due cose assieme lo portarono a sostare per ore sotto la piazzola, per un po' assieme a Pucci che tanto tranquillo invece non era.

      Elimina
  17. Vorrei precisare il verbale di interrogatorio riportato perché secondo me è interessante un passaggio che è stato omesso, ma che penso sia significativo: "pero' posso dire che l'auto da me vista ripeto era ferma in prospettiva proprio in corrispondenza della tenda, tanto da coprirla per circa tre quarti. Era del tipo sportivo e presentava la coda tronca. Aveva le luci spente e si trovava a cavallo tra una banchina erbosa e l'asfalto, e con il muso verso san casciano". Vorei molto trovare questo verbale la cui unica traccia per me è nel sito http://i-compagni-di-merende.blogspot.it/2009/12/istruttoria.html. Orbene, chiunque sia passato da quel posto sa bene che la piazzola è sopraelevata di circa tre metri sopra il piano stradale (lo sterrato è in salita e via degli Scopeti comincia a discendere proprio da qual punto). Ora la Ghiribelli dice che l'auto " cavallo tra una banchina erbosa e l'asfalto". E' inequivocabile che dunque questa fosse parcheggiata lungo la via degli Scopeti e non sul sentiero. Ma il particolare fondamentale è che "era ferma in prospettiva proprio in corrispondenza della tenda, tanto da coprirla per circa tre quarti". La tenda, però, si trovava tre metri sopra il piano stradale e a distanza da questo di almeno cinque metri (vado a memoria ma non credo di sbagliare di molto). Come è possibile dire che l'auto in prospettiva copriva la tenda per tre quarti? Solo se ANCHE LA TENDA si fosse trovata a bordo strada e a pochi passi dall'auto sarebbe possibile una descrizione di questo tipo. Nella realtà, un'auto parcheggiata in quel modo al massimo poteva coprire il terrapieno o i cipressi posti all'imbocco. Non sono neppure sicuro che la tenda fosse visibile in parte dal punto citato. Cosa ha descritto la Ghiribelli, allora? Poterbbe aver descritto una situazione che le è stata rccontata. Quando le hanno parlato di piazzola, io credo che lei abbia pensato alla classica piazzola che finacheggia, ad esempio, le strade a scorrimento veloce. Avrà dunque pensato che la tenda fosse in questa "piazzola stradale", e che l'auto di conseguenza fosse parcheggiata accanto. Lei probabilmente non aveva pensato o non conosceva il concetto di "piazzola de campeggio". Oppure ha visto una situazione simile ma in un momento diverso. Di certo quella domenica non poteva descrivere una scena come quella.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La grandezza apparente di un oggetto rispetto allo sfondo dipende dalla distanza dell'oggetto stesso rispetto all'occhio dell'osservatore. La Ghiribelli si trovò a passare forse a un metro dall'auto parcheggiata, visto la strada molto stretta. In più, stando l'auto a metà in banchina, la sua parte destra doveva essere un po' più in alto rispetto al piano stradale. In queste condizioni una persona seduta che arrivava da Firenze poteva vedere quell'auto che copriva la tenda.
      In ogni caso non credo che nell'attimo del passaggio, al buio, la Ghiribelli potesse aver fatto dei calcoli di prospettiva, quindi la sua valutazione di 10 anni dopo dovette essere stata molto alla grossa. E che comunque un'auto quella sera fosse parcheggiata in quel punto fu confermato anche da Galli, quindi l'ipotesi di un racconto riportato cade da sola. Per non parlare della telefonata con la Nicoletti, dove la Ghiribelli anticipò il racconto fatto a Giuttari.

      Elimina
  18. Ciao Antonio, ovviamente stiamo parlando di questioni opinabili. Tuttavia resto dell'idea che qualcosa non quadri. E' certo che la grandezza apparente di un oggetto varia con la distanza, ma basta fare un po' di verifiche su Google maps per rendersi conto di una serie di dati di fatto.
    1) GG dice di aver visto l'auto che copriva parzialmente la tenda. Ora di notte è davvero difficile credere che si potesse veder una tenda data l'oscurità quasi completa in cui questa si trovava. Ad ogni modo se si traccia una linea retta dalla piazzola al punto in cui presumibilmente l'auto rossa era parcheggiata, prolungando questa linea si vede che la tenda era a circa 80 metri di distanza dall'auto della GG che a sua volta era a una ventina di metri dall'auto parcheggiata. In prospettiva la tenda copriva lo stesso angolo solido che avrebbe coperto un monitor a 19" posto in prossimità dell'auto rossa, ovvero a venti metri. Difficile poter fare un'affermazione come "la tenda era coperta per tre quarti dall'auto" al buio e su un'auto in movimento relativamente rapido per un oggetto in prospettiva così piccolo.

    2) Nell'intercettazione la GG dice testualmente "Io l'unica cosa che posso dire e' che una macchina arancione l'ho vista sotto le luci piccole piccole di strada, sai e' una strada piccola.". Ora Via degli Scopeti non è un'autostrada, ma non è possibile neppure definirla "piccola", dato che due automobili si scambiano agevolmente ed è tutt'ora dipinta una line a di mezzeria al centro della carreggiata (cfr. street view su Google). Ma soprattutto via degli Scopeti non è e non è mai stata dotata di luci grandi o piccole che siano. Neppure si può pensare alla luce della luna, perché nel momento del'avvistamento la luna non c'era. A dieci anni di distanza propenderei più per una confusione di date e luoghi da parte della GG.

    3) La sterrata che porta alla piazzola parte da uno slargo che è perfettamente in linea sul piano stradale (si vede anche questo su Street View, ma io ci sono stato diverse volte). La tenda è posta più di tre metri sopra, Non è possibile (ma mi riservo di verificare anche questo) che l'auto rossa a livello della strada possa mai coprire la tenda posta molto più in alto rispetto a questo. Se invece l'auto rossa fosse parcheggiata più avanti dove in effetti c'è un terrapieno, la cosa sarebbe ancora più inverosimile: tanto per cominciare non si capisce perché parcheggiare un auto su un terrapieno ripido quando tre o quattro metri indietro c'è una piazzola comodissima, e poi maggior la vicinanza dell'auto al luogo dove è piazzata la tenda rende ancora più evidente il dislivello fra le due.

    Concludo e ribadisco che per conto mio la Ghiribelli non può aver visto quantomeno la tenda, ma a mio giudizio l'intera scena è frutto o di ricordi falsati nel tempo e/o nello spazio o peggio di suggestioni e suggerimenti. Siamo, come giustamente hai ricordato, a 10 anni di distanza. Peraltro la cosa ridicola è che quella piazzola era ed è tutt'ora frequentatissima da persone in cerca di compagnia o di riservatezza, ma stranamente tutti quanti devono avere un'auto rossa con "La coda tronca".

    Un'altra cosa: non mi sembra che la Ghiribelli abbia "anticipato" la testimonianza sull'auto. Piuttosto mi sembra (ma forse prendo una cantonata), che la G parli dell'auto con la Nicoletti il giorno 21/12/1995 raccontandole le domande fattele dagli inquirenti quello stesso giorno. Dell'auto dice "Io l'unica cosa che posso dire e' che una macchina arancione l'ho vista". Quindi non è un anticipo, mi pare, e neppure sembra adombrare che nel prossimo interrogatorio vuole accennare a un'auto di cui non ha fatto menzione, altrimenti il discorso sarebbe stato di diverso tenore. Ciao e complimenti per il tuo titanico lavoro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ripeto, una macchina parcheggiata in quel punto quella sera c'era, lo confermò Galli, quindi il racconto della Ghiribelli può anche essere stato farcito di sue valutazioni opinabili, di posizione, di distanza e compagnia bella, ma non può definirsi inventato o riportato.
      Nel verbale del 21 non c'è alcun cenno all'avvistamento, che per la sua importanza è poco credibile non fosse stato trascritto. Quindi il primo riferimento certo è quello della telefonata della sera alla Nicoletti, che anticipa il colloquio con Giuttari. Ne ho trattato in http://quattrocosesulmostro.blogspot.com/2016/08/la-teste-gamma.html

      Elimina
  19. Mi spiace, ma non è così. Nel verbale di interrogatorio magari non c'è scritto (mi piacerebbe molto vedere questo verbale), invece è scritto chiaramente nell'altro verbale, quello dell'intercettazione del 21 sera alle 18:29, in cui la Ghiribelli riferisce "ex post" dell'interrogatorio alla Nicoletti e dice "Io l'unica cosa che posso dire e' che una macchina arancione l'ho vista [...] Mi hanno fatto vedere la foto e l'ho riconosciuta". Quindi è evidente che in questura quel giorno (il 21) la polizia 1) Aveva già "la foto" dell'auto di Lotti 2) Questa foto è stata mostrata alla Ghiribelli che "la riconosce" e poi racconterà l'accaduto all'amica la sera stessa, immortalando il fatto nero su bianco nel verbale di intercettazione. Galli, d'altro canto, non conferma granché, almeno al processo. Dice di non aver mai visto la tenda e che la Ghiribelli durante il viaggio leggeva sempre un libo o faceva le parole crociate in macchina anche di notte. Non conferma il dialogo in cui avrebbe detto di non far parola dell'auto con la polizia. E di fatto quel dialogo, se mai avvenuto, è avvenuto una o due settimane più tardi dato che la Ghiribelli (in un evidente slancio fuori programma che con tutta evidenza sorprende un "terrorizzato" Canessa che si affretta a cambiare discorso) afferma con certezza che è avvenuto la mattina del giorno dopo al mercato settimanale di San Casciano (che a tutt'oggi si tiene il lunedì), ma il delitto è stato scoperto il lunedì pomeriggio e di certo 1) non era noto la mattina di lunedì 2) se anche si fosse trattato del pomeriggio non c'era modo, prima della chiusura, di riempire il mercato di "Carabinieri in borghese" mentre erano in corso ancora i primissimi rilievi. E per inciso (e buona pace del Galli) gli Hare Krishna fanno festa tutte le domeniche, e ciò è riportato sul loro sito (http://www.harekrsna.it/festa-della-domenica/). In definitiva secondo me l'auto vista dalla Ghiribelli, se proprio c'è stata, è stata vista la domenica 15 settembre. Il lunedì dopo il mercato poteva essere ragionevolmente stipato di carabinieri in borghese in cerca di indiscrezioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che il 21 avessero fatto vedere la foto di una 128 coupè alla Ghiribelli non vuol certo dire che lei avesse raccontato di averla vista sotto Scopeti. Un avvistamento così importante per quale motivo non sarebbe stato verbalizzato?
      Il verbale io ce l'ho e appena ho un po' di tempo per mettere a posto quello e altri lo metterò in download. Per adesso ecco le uniche frasi che riguardano Lotti:

      Posso dire invece che ho avuto e ho tutt'ora rapporti intimi con LOTTI Giancarlo, l'ultimo dei quali si è verificato una settimana fa. Aggiungo che ultimamente egli non si è fatto più vedere, ma mi ha telefonato dicendo che era stato interrogato per sei ore dalla polizia e che, per questo, temeva di essere seguito.
      Sempre il LOTTI, per telefono, mi ha raccontato che in Questura gli avevano chiesto notizie della Filippa.

      Diciamo invece che chi non è pregiudizialmente orientato potrebbe anche pensare che la Ghiribelli avesse già avuto sospetti su Lotti, e alla vista della foto, temendo qualche conseguenza, se n'era stata zitta. Salvo parlarne per telefono la sera alla Nicoletti e quindi, essendo stata intercettata, con Giuttari il 27.
      Anche Galli, quel 27 confermò, pur con alcuni particolari differenti, l'avvistamento di un auto alla domenica in questione, e non al 15. Ecco il pezzo:

      Mi viene chiesto se sono a conoscenza del duplice omicidio avvenuto agli Scopeti nell'anno 1985 e se, al riguardo, ricordo qualche particolare.
      Posso affermare di ricordare bene che la notte precedente al giorno in cui si seppe di tale delitto mi trovai a passare, intorno alle ore 24, da quel posto con la mia auto Polo di colore bianco, in compagnia di INDOVINO Salvatore e forse - ma non ne sono di questo sicuro - anche di Gabriella.
      Ricordo bene che, passando da quel posto, con senso di marcia da Firenze verso San Casciano, notammo ferma a bordo della strada proprio in corrispondenza della stradina che conduce allo spiazzo degli Scopeti ove, poi, ho appreso vennero uccisi due turisti, un'autovettura di media cilindrata della quale non ricordo il tipo e che credo fosse di colore chiaro, forse bianca.

      A questo punto però chiuderei la questione.

      Elimina