domenica 3 gennaio 2016

Skizzen Brunnen (4)


Nell’ultima parte di questa lunga disamina dell’argomento “Skizzen Brunnen” parliamo ancora degli appunti che Pacciani vi aveva riportato sopra. Le fonti non sono troppo chiare (se qualche lettore ha informazioni migliori delle mie è pregato di intervenire), sembrerebbe comunque che i fogli scritti in totale fossero tre, dei quali due ancora inseriti nella spirale al momento del sequestro (ma uno si sarebbe poi staccato nel maneggiarlo), mentre un terzo fu reperito a parte in una perquisizione successiva. Il foglio staccato dagli inquirenti era scritto su entrambe le facciate, gli altri soltanto su una. Ecco i fogli e relativi appunti:

“Foglio 1” (il primo del blocco poi staccatosi), facciata uno:  
Pagato L. 16.000 alla Sig della Caccia e Pesca della Domanda per la caccia fra la quale Certificato Medico Libro per conoscenza degli animali domanda di ammissione alla scuola o allegato il foglio di congedo Fotocopia e il Certificato Penale che me lo deve restituire dopo averlo fatto vedere al di Bella Brigadiere, oggi 10 luglio 1980 mi deve arrivare la risposta per esami

da Insufficienza di Prove

“Foglio 1”, facciata due:  
Fatta visita oculistica per occhiali L. 25.000 già ordinati per martedì sera ore 7. giorno 15 luglio 1980 due diotrie più

“Foglio 2”, unico rimasto attaccato alla spirale del blocco, scritto su una sola facciata:  
Oggi 13 luglio 1981  
Prendo dal Lotti un Ballino di cemento per murrare la porta del gas e due cariole di sabbia e 6 kg di cemento a Pronta L. 8000
Manodopera da me svolta giorni 2

“Foglio 3”, trovato successivamente in una busta, scritto su una sola facciata:
Oggi 13 luglio 1981  
Prendo dal Bruci Franco una portiera per il gas L. 18.000
Per mettere il telefono chiamare la mattina il 187. Ufficio Commerciale Sip, nome cognome e indirizzo

Da Insufficienza di Prove

Come è stato già scritto qui, per l’accusa Pacciani avrebbe riportato gli appunti sul blocco nell’imminenza del sequestro, quindi il fatto che vi fossero indicate delle date anteriori al delitto di Giogoli non lo scagionava affatto, anzi, dimostrava che aveva qualcosa da nascondere. In ogni caso fu appurato che il furbo contadino non si era inventato niente, poiché alcuni degli episodi indicati si rivelarono sostanzialmente veritieri, né fu possibile dimostrare che altri fossero fasulli (vedi). Ma questo per l’accusa contava poco, e il primo giudice si sarebbe trovato d’accordo.

sarebbe stato veramente inconcepibile se non addirittura assurdo pensare che un soggetto della consumata scaltrezza del Pacciani dovendo mascherare, si vedrà poi per quale possibile motivo, la prova di un reato, avendo a disposizione una serie imponente di dati di tutti i generi e di tutte le epoche, che egli era solito annotare minuziosamente in quaderni, agende, fogli sparsi e simili, invece di riportare pari pari sui fogli del blocco in questione quelli che potevano fare al caso suo, avesse dovuto addirittura inventarne di sana pianta ed annotarne altri non corrispondenti alla realtà, col rischio, che il furbo Pacciani non avrebbe mai corso, di esporsi alla loro integrale smentita.

Quindi il PM non poté far altro che cercare di dimostrare la trascrizione da originali precedenti. Una mano provarono a darla due dei tre volenterosi periti grafologi che avevano lavorato sulla scritta “424/4,60”, con alcune sconcertanti osservazioni che il giudice di primo grado prese comunque per buone.

Ciò poi è in perfetta sintonia con quanto rilevato dal perito prof. De Marco il quale, in relazione all'annotazione che compare sul primo foglio dei blocco e che inizia con la dizione "Oggi 13 luglio 1981", ha dichiarato che, avendone anche discusso con la dott.ssa Contessini, tale scrittura, attentamente esaminata, presentava un andamento quasi a volte frazionato, senza la continuità che si ha di solito nella scrittura, quindi non un prodotto diretto di pensiero ed azione scrittoria, ma quasi un prodotto indiretto, quale può risultare dalla copiatura di un qualche cosa già predisposto. La sensazione di una scrittura non immediata ma copiata era rafforzata poi dalle virgolette apposte dopo la dizione 'lire 8000", dal ritocco di due "r" della parola "murrare", quando le "r" erano ugualmente leggibili anche senza ritocco, ed anche dal ritocco della cifra "8" del numero 8000.

Il secondo giudice censurò severamente tali empiriche valutazioni.

Sennonché – rileva questa Corte – quando un perito grafico, che si muove nell'ambito di una scienza per definizione non esatta, inserisce nei suoi procedimenti valutativi elementi non scientifici ma affidati alle sue impressioni, e quindi empirici ed opinabili, si espone alla confutazione attraverso argomenti altrettanto empirici, e non fa che ingenerare confusione nell'indagine. L'asserito andamento frazionato e discontinuo della scrittura innanzitutto non si riscontra all'esame visivo; poi è un andamento analogo a quello che si riscontra in tante altre scritture di pugno dell'imputato, in sequestro ma non esaminate dal perito; infine porta a conclusioni esattamente opposte a quelle del perito, poiché l'andamento della scrittura frazionato, non continuo, è proprio di chi esprime un prodotto diretto del pensiero, e spezza la continuità della scrittura tutte le volte in cui s'interrompe l'elaborazione del pensiero, laddove chi ricopia uno scritto già formato può scrivere con continuità perché non ha da esprimere un prodotto diretto del pensiero. E se il perito prima, ed il giudice "a quo" dopo, si fossero dati cura di esaminare gli altri scritti di pugno dell'imputato, sequestrati, avrebbero constatato che frequentemente il Pacciani ritoccava le lettere ed i numeri, con modalità analoghe a quelle riscontrabili sul documento in questione: ad esempio nell'appunto datato "oggi 24 novembre 1984", e nell'appunto datato "oggi 16 febbraio 1985".

È chiaro che gli argomenti del fin troppo solerte De Marco non portavano da nessuna parte.
In qualcosa di meglio si poteva sperare invece con la ricerca delle tracce lasciate dalla pressione della penna sul foglio sottostante. Lasciamo perdere innanzitutto i frammenti di scritte in tedesco viste dal solito De Marco, anche perché non si comprende come mai il povero Horst Meyer avrebbe dovuto usare il pregiato blocco da disegno come fosse un vile blocco per appunti. Pare invece più significativo l’operato della Polizia Scientifica, i cui risultati consentirono di ipotizzare la probabile esistenza di fogli sui quali Pacciani aveva scritto altri appunti, e poi aveva buttato via. Poteva trattarsi di prove di ricopiatura venute male. Il lettore che volesse seguire le complesse elucubrazioni sottostanti può accomodarsi qui. C’è comunque da dire che Ognibene e Ferri, come quasi sempre del resto, giunsero a conclusioni del tutto opposte nel valutare questi risultati; si leggano le due sentenze.
Con tutta la loro tecnologia, però, secondo il giudice di primo grado i tecnici della Scientifica non si erano accorti di una traccia visibile semplicemente mettendo il “Foglio 1” in controluce.

Ma vi è un ulteriore indiscutibile dato, sfuggito ai pur attenti consulenti tecnici del PM, che dimostra inoppugnabilmente come i dati che appaiono sui fogli del blocco siano stati con tutta evidenza riportati non secondo la normale e logica successione temporale, come si usa fare quando si voglia tenere memoria, anche se in modo elementare, dei fatti accaduti, ma con evidente improvvisazione e scoordinamento, come potrebbe fare chi ricopiasse i dati artatamente da altre fonti.
Se si osserva infatti il foglio che inizia: "Pagato £ 16.000 alla Sig. della Caccia e Pesca…" e termina "oggi 10 luglio 1980 mi deve arrivare la risposta per esami", è agevole rilevare come nel settore centrale del suddetto foglio esista la traccia latente delle parole "Per mettere il telefono", che fa parte integrante dell'annotazione relativa comparente nel foglio che contiene in alto l'annotazione: "Oggi 13 Luglio 1981 prendo dal Bruci Franco...”. Se si sovrappongono e si guardano controluce i due fogli, si può facilmente osservare la perfetta sovrapponibilità e corrispondenza delle due scritture.
Ed allora la deduzione da tutto ciò è evidente: in origine i due fogli, prima che il Paccianì li staccasse dal blocco, erano uno di seguito all'altro ed il foglio che contiene la frase: "Oggi 13 luglio 1981 prendo dal Bruci Franco…" precedeva ed era sovrapposto a quello che inizia: 'Pagato £ 16.000 alla sig. della Caccia e Pesca..". Senonché quest'ultimo contiene annotazioni relative non ad un periodo contemporaneo o successivo al 13 luglio 1981, ma relative al luglio dell'anno Precedente cioè il 1980: come dire che il Pacciani aveva riportato nel blocco le annotazioni relative al 1981 prima e non dopo quelle relative al 1980, con evidente macroscopica inversione dell'ordine cronologico.

In sostanza Pacciani avrebbe prima scritto l’appunto, datato 1981, sul “Foglio 3”, lasciando traccia della frase “Per mettere il telefono” sul foglio sottostante. Poi sarebbe passato a questo, il futuro “Foglio 1”, riportandovi appunti datati 1980. Quindi, secondo la sentenza, sarebbe dimostrata in modo inequivocabile l’errata successione cronologica della scrittura degli appunti, quindi anche la loro ricopiatura.
A dire il vero il secondo giudice non riuscì a vedere quella scritta in controluce (“All'osservazione diretta di questa Corte, però, non si evidenzia la traccia latente ravvisata dal primo giudice”), ma non pare possibile che Ognibene se la fosse inventata. Si deve però dissentire dalle sue certezze nel dedurne una ricopiatura in ordine non cronologico, poiché il “Foglio 3” non fu trovato in sede, ma a parte, quindi Pacciani potrebbe anche averci scritto sopra dopo averlo staccato, appoggiandolo sul “Foglio 1”. E allora l’avverbio “inoppugnabilmente” non può essere accettato.

In ogni modo si può senz’altro abbandonare la confusa e incerta questione della ricopiatura degli appunti, evidenziandone la scarsa rilevanza sul piano probatorio, sia in un senso che nell’altro. Quand’anche l’accusa fosse riuscita a dimostrare la trascrizione da originali precedenti, non ne avrebbe ricavato vantaggi sostanziali, poiché Pacciani trascriveva abitualmente. Dal canto suo la difesa non avrebbe mai potuto dimostrare la redazione delle scritte nei giorni indicati dalle scritte stesse. Non si può comunque prescindere dal fondato sospetto che davvero Pacciani avesse trascritto quegli appunti poco prima del sequestro del blocco.
Innanzitutto sembra poco logico che il contadino avesse riportato in un blocco già in suo possesso da almeno 10 anni soltanto quei pochi appunti, per di più collocati in due momenti ben precisi distanti tra loro un anno. Con tutti i suoi traffici e i lavori in casa chissà quante altre spese e domande di permesso avrebbe potuto annotarsi, sia nell’anno tra i primi e i secondi appunti, sia in quelli successivi. E poi, perché conservare il foglio staccato, rinvenuto tra altre carte, per tanti anni? Ricordarsi la spesa di 18mila lire per una portiera del gas non pareva di certo un motivo sufficiente.
Quando fu sequestrato, lo “Skizzen Brunnen” non era più nella busta dei documenti dove Perugini e Minoliti lo avevano visto un mese prima, ma era stato appoggiato, dentro un’altra busta, su un ripiano di un mobile libreria. In qualche modo Pacciani ci aveva messo mano, e sospettare che lo avesse fatto per ricopiarvi gli appunti non è illogico. Ma per quale motivo? Non certo per la contorta ipotesi formulata dall’accusa e presa per buona dal primo giudice, poiché sarebbe stato molto più semplice e sicuro distruggerlo. Proviamo pertanto ad azzardare un’altra spiegazione.
A quel blocco il contadino doveva tener molto, se lo custodiva assieme a buoni fruttiferi e libretti di risparmio. Per lui non si trattava di un volgare block notes, e in effetti non lo era, ma di un oggetto raro e pregiato, cui probabilmente intendeva attingere, prima o poi, per qualche suo disegno importante (se già non lo aveva fatto, ma con parsimonia, visti i pochi fogli mancanti). In ogni caso Pacciani teneva a tutta la propria roba, e si può immaginare con quale costernazione assistesse impotente a perquisizioni e sequestri. E se quel blocco in un primo momento non era stato sequestrato, era comunque a rischio. Forse qualcuno di coloro che frugavano la sua casa, leggendo le scritte in copertina, aveva espresso apertamente il dubbio che potesse essere di provenienza tedesca, magari a livello di battuta, oppure per registrare la sua reazione.
Pacciani non era certo stupido, però era difficile per lui valutare appieno il peso delle innumerevoli fonti di rischio che l’incrollabile volontà degli inquirenti d’incastrarlo rendeva massimo, come nel caso di quel blocco di provenienza tedesca, nel quale vide soltanto un oggetto che non voleva perdere. Ecco dunque la maldestra idea di sacrificarne qualche foglio per riportarci sopra appunti precedenti al delitto di Giogoli i quali, nelle sue intenzioni, avrebbero dovuto metterlo al riparo da un possibile sequestro.
La reazione che ebbe quando Perugini mise gli occhi sopra il blocco prima di sequestrarlo conferma l’ipotesi sopra formulata. Ecco come la raccontò l’investigatore nel proprio libro.

«Continuiamo. Un blocco da disegno di marca tedesca Brunnen, dalla copertina rossa, sulla quale è scritto SKIZZEN. Sul retro del blocco, a matita, sono segnati i numeri 424/4,60... Pacciani, ma è stato in Germania lei?»
Si alza a metà sulla sedia. «O dio bono, dottore! E 'un mi faccia dire spropositi... ma che Germania e Germania, se 'un si aveva il tempo di riposare dar tanto lavoro che facevo. Io 'un mi so' mai mosso da qua. Lei la mi vo' prendere in giro.»
«Ma no, Pacciani, è che tutta questa roba tedesca... sa, m'è venuto di pensarlo. Dove l'ha preso allora questo blocco?»
«Ma, gli è un coso... che lo tenevo così... per i miei appunti... eh, la carta costa, e io 'un ho mai buttato gnente.»
«Sì, questo lo so, però io le ho chiesto se si ricorda dov'è che lo ha preso.»
A quel punto si china sul tavolino puntando un ditone verso il blocco e parla con tono indifferente: «Anzi, dottore, guardi un po' se dentro il blocco ci fosse qualche appunto mio. Sa, 'un vorrei che magari c'è qualche cosa di importante che mi devo ricordare».
Gli abbiamo sequestrato un mare di carte e non si è mai premurato, in nessuna circostanza, di chiederci niente del genere. Vuole veramente sapere cosa ha annotato sul blocco da disegno? Oppure vuole farlo notare a me?

Che motivo aveva Pacciani, in quel momento, di far notare a Perugini i vecchi appunti che aveva trascritto? Se era convinto che quel blocco fosse già stato individuato in precedenza e il mancato sequestro avesse costituito una specie di trappola, il suo intervento non serviva a nulla, poiché, prima o poi, il sequestro ci sarebbe stato ugualmente e ugualmente i suoi furbi appunti sarebbero stati esaminati. Nelle sue parole sembra piuttosto di percepire la speranza che quegli appunti potessero evitare il sequestro stesso, e quindi la perdita del pregiato blocco. Con il che si conferma la motivazione della ricopiatura sopra ipotizzata.

22 commenti:

  1. Ciao Antonio,
    scusami la domanda (che prevede un salto in "avanti" extra articolo diretto in oggetto).
    Siccome tu sei un fautore della teoria Lotti-singoloMdF (e io invece un altro nome, come sai), invece siccome Lotti connessioni con la Germania pare almeno una ce l'abbia, e che col PP si conoscevano:

    - nel proseguio dei tuoi articoli, quando arriverà il suo turno, cercherai di "abbinare" la repertistica crucca del PP al Lotti o le consideri due cose nettamente separate e non influenti l'una all'altra ?

    PS: non è il caso di lanciarsi in anticipate spiegazioni al momento. Mi accontento di un semplice "si" o "no", giusto per meglio focalizzare alcuni (miei) pensieri.


    ----
    PPSS: non farti molestare dal vecchio trucchetto del paragone con l' "11 settembre"...
    Rispondigli "ACARS UAL 93" (+ "Woodybox" e/o "Bambooboy") e mettili a tacere
    :)

    HzT

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  2. La repertistica crucca fu un'invenzione dei nostri investigatori, non vedo legami con Lotti. Tra l'altro ci provarono anche con i Francesi, senza trovare la medesima appassionata disponibilità. I nostri cugini d'oltralpe preferirono svolgere la rogatoria in proprio: sarà per questo che nessun blocco o portasapone o monile o quel che vuoi di sospetta appartenenza ai Francesi fu portato al processo?

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    1. grazie della celerissima risposta.
      Concordo (e ammetto che mi avrebbe fatto storcere un pò il naso se mi avessi parlato di un tentativo di "abbinare" quegli oggetti "tedeschi" come una ideuzza antelitteram del GL contro il suo detestato (?) PP).

      ciao

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  3. anche se non concordo al 100%, ti faccio i complimenti per questa interessante serie di post.
    inizialmente mi era sembrata strana la formula che si ritrova negli appunti di Pacciani ("oggi" seguito da data faccio questo o quell'altro), ma Ferri dice che era il suo modo consueto di appuntare citando un paio di esempi.

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    1. Grazie. Spero soltanto di non aver commesso l'errore di contornare troppo il cuore della questione, che poi è la scritta in quarta di copertina. Tutto il resto conta poco.

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    2. una risposta ad una castronata letta su un forum:

      "Probabile che il famigerato codice 424 fosse stato scritto con una percepibile spaziatura tra le cifre? Tipo così: "4 2 4" ...snip... Facile, no?" [forum]
      NO. per nulla "facile"
      SICCOME E' SCRITTO A MANO... la "percettibile" spaziatura" [*1] va a farsi benedire PERCHE' le mani non sono macchine e ti basta un millimetro in piu di li o di la per sballare tutto!!!!

      111
      easy

      ma questo:

      11111
      cosa è?
      1 mese 1 anno 111 prodotto?
      11 mese 1 anno 11 prodotto ?

      mangaggia sta maledetta millimetrica spaziatura a mano libbbera della Prelle!!!!

      [NOTA*1]: al momento risulta del tutto infondata l'esistenza della "percettibile spaziatura", tra tutto il resto.
      Prima vedere cammello poi valutare.

      Idem per il fatto che il codice a "3 numeri" ( Non si tratta di un unico numero, sono tre. " [Perugini]), possa essere ampliato a discussione a piacere a numeri da due o più cifre.
      anche in questo caso, il dato sicuro e certo che c'è a disposizione è il "424" e NON un ventilato "12 2 549".

      Quindi, meglio sarebbe attenersi al riscontrabile e su quello esprimere i dubbi/approvazioni di merito.

      Se no possiamo anche dire che ci scrivevano anche a mano lo scaffale dove li mettevano per esteso in parole e chi piu ne ha piu ne metta, dal colore al peso.

      le fonti parlano di "424/4,60".
      Il resto è gratuito buttarla li a seconda della bisogna da difendere come innamoramento di tesi.

      Altra altrettanto interessante sarebbero i "4"...
      "sembra di capire che quelle cifre fossero scritte in modo molto particolare (soprattutto il "4"), visto l'alto numero di persone che le attribuirono alla Stellmacher (compresa lei stessa). La stessa cosa non accadde con le altre 3 cifre, forse perché erano scritte in modo più comune (e quindi più anonimo). " [forum]

      Dove è messo nero su bianco che i "4" erano scritti in modo "molto particolare" ?

      la si butta lì o se ne cita una fonte?

      Si ricorda inoltre che le perizie hanno assegnato la scrittura di 424 NON alla Satllmacher, ma alaa sua collega.
      quindi "4" attribuibile alla Satllmacher: ne resta ben solo UNO.

      Uno scritto, da lei stessa, con un tratto così "molto particolare" [citaz], che sentita in merito laprima volta Perugini ci ricorda riusci a riconoscere lei stessa la sua scrittura cosi particolare come "PROBABILE"
      wow!

      HzT

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  4. e cmq, sempre a conferma che "spazietti milimetrici a mano libera o meno", quel sistema di catalogazione nè può sussistere logicamente, facciamo anche questo di esempio pratico [si noti gli evidenti spazi!]:

    1 0 1


    1
    gennaio? si ok, easy

    0
    1970? 1980? 1990? ... 2000?
    BOH!!! mettici pure tutti gli spazietti che vuoi in mezzo, la decade te la devi inventare tirando la monetina

    1
    cod. primo prodotto ? si, ok, easy


    pensate poi se la mano della Stallmacher, quella che pure scrive dei "4" stranissimi, ce sbaglia pure de un millimetro la suddivisione degli spazieti.
    ahi ahi ahi !!!
    La Prelle ha chiuso perchè non trovavano mai nulla in magazino si dovrebbe supporre

    HzT

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  5. ma invece dello "spazietto" a discrezione della mano libbbera... un bel trattino un punto? uno slash? un underscore??

    NEIN !!!
    Ich bin Prelle, ja! Ich bin Stallmacher, ja!
    mannaggia sti tedeschi e le loro katalogazionen !
    :)

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    1. affrontiamo anche il punto: "i periti furono incaricati di esaminare una scritta numerica che era sul blocco Skizzen nella parte retrostante del blocco, dove vi erano dei numeri, questi numeri erano 4 2 4 e 4,60 – divisi da una barretta." [PM Canessa -29/giu/94]

      la trascrizione su Insuficienza di Prove, riporta quanto detto a voce in aula.

      E significa che se canessa una serie di numerie contigua (424 = quattrocentoventiquattro) la legge, a voce, spezzata nei singoli numeri che la compongono ( 4 2 4 = quattro due quattro) la registrazione e trascrizione non possono che riportare quanto detto a voce da chi sta parlando.
      Nulla piu di quello.

      NOTIAMO PERO CON MMOLTA ATTENZIONE CHE:
      - Canessa si premura di specificare la "barretta" (/) prima del prezzo
      - Canessa NON DICE "4 spazio 3 spazio 4", ma "4 2 4".

      Ossia dice a voce quei numeri leggendoli, lui, sepratamente.

      HzT

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    2. e, ma guarda te che ilcaso....
      se A VOCE il pm lo legge "quattro" "due" "quattro", a SENTENZA [1° Grado, Ognibene] invece, ossia non a parole ma per scritto,
      si legge:
      "sul cartoncino posto sul retro del blocco figurava scritta a matita una doppia cifra "424/4,60" [Sentenza della Corte di Assise dell'1 novembre 1994 contro Pietro Pacciani]

      di che "spazietti" stiamo a parlà?
      'ndo stanno?

      e cmq, quando anche ci fossero stati, tre singoli numeri per scrivere una data sono il sistema meno utile e più scombussolante un qualsiasi database per un magazzino. possono altrettanto alla stessa maniera indicare riferimenti di colore, scaffale e dimensioni.

      ma tanto il fatto è che c'ea scritto: "424" e non "4 2 4"

      hzt

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  6. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  7. Le spiegazioni della sentenza di Ognibene erano sorprendenti e ipersospettose nei confronti di Pacciani, ma non le pare irriguardoso ritenere che ben 3 periti, che come si evince dall'udienza del 29 giugno 1994 analizzarono le cifre poste sul retro del block notes confrontandole con la scrittura delle due donne ciascuno per proprio conto secondo le rispettive competenze grafologiche, arrivando alle medesime conclusioni, abbiano mentito uniformandosi alle aspettative del pm? Ma c'è soprattutto un particolare al quale l'attento Ferri non diede la giusta importanza: il block notes che la sorella di Meyer aveva conservato, a giudicare dal prezzo è estremamente probabile fosse stato acquistato da lei, non dal fratello, e dopo il settembre del 1983. Ma certamente molto prima del giugno 1992, quando lo Skizzen Brunnen di dimensioni diverse fu prelevato dalla casa di Pacciani. In epoca non sospetta cioè, quando la ragazza di Pacciani ignorava l'esistenza. Dalla sentenza Ferri, si evince anche che, a giudicare dalla progressione dei prezzi nelle fatture fornite da Vesterholt, il giudice ritenesse verosimile che il prezzo 4,60 fosse praticato nel periodo 1980-81. In sostanza, leggendo le due sentenze, mi pare che l'indizio, o forse è più corretto dire l'insieme di coincidenze, mantenga un suo peso.

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    1. L'ho già scritto nel mio articolo, ma preferisco ripeterlo. Purtroppo i parenti delle vittime che non riescono a ottenere una giustizia giusta molto spesso finiscono per trasformarsi nei più impietosi carnefici di eventuali innocenti. Il bisogno di avere di fronte un colpevole la cui punizione possa lenire il loro dolore è comprensibile, non è comprensibile invece che inquirenti a corto di prove se ne avvalgano per puntellare i loro traballanti scenari. La deposizione della donna cui lei si riferisce doveva essere del tutto ignorata dalla sentenza. Affermando che quel blocco era stato acquistato assieme al fratello mentì, su questo non ci sono dubbi, per la questione del prezzo. Ma aveva già mentito in Germania dichiarando che il fratello usava abitualmente quei blocchi, poichè, se fosse stato vero, non posso credere che non ne avrebbe potuto recuperare qualche foglio con sopra un suo disegno. Insomma, aveva tenuto le matite del fratello per ricordo, e nessuno dei suoi disegni? Non era riuscita a recuperarne neppure uno da amici, ad esempio? E' credibile che fossero tutti spariti?
      Tutto questo ci porta a dubitare anche che il blocco lo avesse acquistato lei, tenendolo bello nuovo per dieci e più anni. Non so come se lo fosse procurato, non so neppure se fosse stato un blocco acquistato di recente e etichettato in modo opportuno ma non abbastanza. L'ansia di aiutare a incastrare quello che le veniva indicato come un colpevole certo non si può sapere fin dove l'avesse portata.
      Riguardo le scritte a matita sul retro del blocco, dire che i periti mentirono è forse troppo, possiamo però almeno ritenere che misero in un cantuccio tutti i loro dubbi. Quel che è certo è che quel blocco non venne venduto dal Prelle Shop, poichè in quell'ambito non esiste alcuna spiegazione logica per quella scritta. La invito a leggere bene le mie motivazioni, che credo siano a prova di qualsiasi critica, che comunque ben venga.

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  8. Ho letto con attenzione le sue motivazioni, e la sua accurata ricostruzione lascia anche a me molti dubbi sulla genuinità dell'indizio. Quello che però ho notato nella sentenza Ferri è che i giudici non escludevano che il blocco fosse stato acquistato nel Prelle-Shop: lo ritenevano anzi probabile, dato che la Stellmacher aveva riconosciuto con una certa sicurezza la sua calligrafia sulle cifre indicanti con ogni probabilità il prezzo di vendita, ed avendo la stessa lavorato al Prelle-Shop per undici anni fino al 1987. Molti dubbi avevano invece sull'attendibilità della Lohmann e sul riconoscimento della sua scrittura sulle due sole cifre apposte a mano sul retro del blocco (il 4 indicato due volte e il 2). L'ipotesi alternativa dei giudici era che il blocco fosse stato acquistato in uno dei negozi riforniti dalla ditta, ma la possibilità sarebbe contraddetta dal lungo arco temporale nel quale la Stellmacher aveva lavorato al Prelle-Shop. Sul significato delle cifre nella successione 424, non saprei davvero cosa dire: la sua ipotesi è plausibile, ma non si può escludere che i tre numeri avessero ciascuno una funzione diversa. Mi viene in mente una possibile obiezione: perché indicare soltanto la lunghezza (24) e non anche la larghezza (17 nel caso del blocco in possesso di Pacciani)?

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    1. Se la mia ipotesi sulla provenienza del blocco è fondata, quindi da un piccolo negozio privo di computer, non credo si possa pretendere una codifica del tutto soddisfacente. In questo caso però le posso dire, da informatico, che probabilmente la sola indicazione della lunghezza era sufficiente, se a essa, come credo, corrispondeva una e una sola larghezza. In sostanza, esisteva il 17x24, ma non il 19x24, tanto per fare un esempio. Quindi bastava il 24 a individuare l'articolo.
      Il fatto che Ferri abbia accettato una provenienza del blocco dal Prelle-Shop costituisce, a mio parere, la contraddizione più grossa rilevabile nella sua sentenza. Infatti, quale probabilità ci sarebbe potuta essere che a Pacciani fosse capitato tra le mani un blocco proveniente proprio di lì? Quasi zero, questo è sicuro, a meno che non fosse stato il Mostro e lo avesse preso nel furgone dei ragazzi. Ma mi pare di aver dimostrato non soltanto che la famigerata scritta a matita non è una prova della provenienza di quel blocco da quel negozio, ma che al contrario è una prova della sua non provenienza.

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  9. Ferri -parere personale- non credette affatto che il blocco provenisse dal Prelle-shop. Lo scrisse in sentenza per non accusare esplicitamente Perugini di essersi recato in Germania a costruire una prova altrimenti inesistente. Gli bastava aver evidenziato l'errore (se così vogliamo chiamarlo).

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    1. Secondo me Ferri lo riteneva probabile, perché credeva al riconoscimento della scrittura della Stellmacher: "E le conclusioni dei nuovi periti De Marco e Contessini, coadiuvati dal perito Lotti, in punto di attribuzione della cifra 4,60 alla mano della Stellmacher, appaiono abbastanza rassicuranti, perché ad esse i periti sono pervenuti con diverse tecniche, grafonomiche e grafologiche, ed esse si corroborano reciprocamente con il riconoscimento pressoché certo effettuato dalla Stellmacher appena visto il blocco". Anche alcune ex impiegate nello stesso reparto in cui lavorava la Stellmacher avevano confermato la probabile attribuzione. Ferri non credeva però che Meyer si rifornisse in quel negozio, non essendo il fatto confermato da altri che la sorella, con ricordi incerti e poco attendibili. In sostanza secondo Ferri il blocco da disegno poteva essere stato venduto al Prelle-shop, ma non al Meyer. Resta l'incredibile serie di coincidenze sfortunate che sarebbero capitate al povero Pacciani: razzolando in una discarica avrebbe trovato il blocco da disegno in buone condizioni, uno dei due ragazzi uccisi nell'83 aveva studiato grafica in una città della Germania dove erano in commercio blocchi di quella marca, il block notes era stato venduto prima dell'83 e due donne che avevano lavorato al Prelle-shop riconobbero, con diverso grado di certezza, la propria grafia nelle cifre vergate a mano sul retro dello stesso, supportate nella loro attribuzione da alcuni periti italiani... Ma questa vicenda è talmente incredibile che potrebbe essere accaduto davvero.

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    2. Il sistema di etichettatura vigente al Prelle-Shop all'epoca rende del tutto inspiegabile la presenza di quella scritta. Ferri non approfondì la questione, che invece è stata qui approfondita, a beneficio di chi vuole scrollarsi di dosso l'ignominia di un falso colpevole fabbricato e consegnato ai parenti delle vittime e all'intero paese.
      La verità è che quel blocco proveniva da un piccolo negozio di chissà quale parte della Germania, e nulla aveva a che fare non soltanto con il ragazzo ucciso, ma neppure con il Prelle-Shop.

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    3. Probabilmente ad insospettire gli inquirenti sulla provenienza del blocco avevano contribuito anche le spiegazioni contraddittorie di Pacciani, che forse si vergognava di ammettere subito la sua attività di accattonaggio. Quello su cui si può convenire è che nel quadro accusatorio, tra indizi incerti e coincidenze suggestive, non c'erano gli elementi per una condanna. D'altronde troppi anni erano trascorsi dagli omicidi quando si cercarono degli indizi, che chiunque avrebbe fatto sparire nel tempo trascorso. Perugini sulla colpevolezza di Pacciani giurerebbe ancora oggi secondo me.

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    4. Riguardo Perugini, la mia impressione personale è che i suoi errori fossero proprio rientrati nel solco di una colpevolezza oltremodo "sentita". Ne era talmente sicuro da vedere quello che si aspettava di vedere. Fino a giungere al ridicolo senza neppure rendersene conto, come nel caso del quadro di Botticelli.
      Questo in qualche modo lo assolve in termini di onestà personale; lo condanna però in quelli di efficienza professionale.
      Purtroppo c'è chi fu molto peggio di lui, senz'altro lei ha capito a chi mi riferisco.

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  10. Stavo pensando a un'ipotesi (forse un po' contorta) per mettere insieme la sua spiegazione sul significato del 424 e quella di Ferri sull'attendibilità delle perizie che avevano attribuito con sicurezza le altre cifre alla mano della Stellmacher. Non potrebbe essere possibile che il blocco fosse tra quelli che il Prelle-Shop affidava per la vendita ai negozi al dettaglio, che la Stellamcher avesse indicato il prezzo e un impiegato del piccolo negozio abbia poi aggiunto le altre tre cifre? Il block notes sarebbe stato pertanto venduto nel piccolo negozio ad una persona con ogni probabilità diversa dal Meyer. Avendo la Stellmacher lavorato al Prelle-shop dal '76, il prezzo poteva essere praticato anche prima del 1980.

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    1. Potrebbe essere tutto, bisogna vedere però quanto probabile.

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