domenica 17 gennaio 2016

I dossier di Bruno (2)


Secondo il giudizio di un “mostrologo” che stimo molto, il mio articolo sui dossier di Francesco Bruno è stato sin troppo superficiale e anche eccessivamente critico. Posso senz’altro accettare il primo appunto, non avendo avuto il coraggio di addentrarmi nella complessa successione di ragionamenti del criminologo, ma non accetto il secondo, poiché detti ragionamenti sono deboli e non portano ad alcun risultato di validità pratica. In ogni caso mi sono convinto che vale la pena dar loro un’altra occhiata, anche perché le teorie di Bruno su un assassino in preda a una febbre punitrice di natura religiosa hanno ancor oggi un certo seguito tra gli appassionati. A questo proposito esaminerò con sufficiente attenzione il documento preparato nel 1994 per la difesa Pacciani, l’unico disponibile in rete. Si tratta di un PDF di una quarantina di pagine, il maggior numero delle quali, quelle che qui interessano e che si presume siano in parte una replica in parte un adattamento dal dossier del 1985-1986, sono dedicate alla definizione di un possibile ritratto del Mostro, che per Bruno è in sintesi il seguente:

L'assassino si configura come una persona "al di sopra di ogni sospetto", quasi certamente dall'intelligenza elevata, di buon livello culturale, socialmente integrato ed oggetto di stima, se non di ammirazione per la sua condotta di vita integerrima e morigerata, animata fanaticamente da un ideale di probabile natura religiosa.

È chiaro che tutto il ragionamento relativo ai cinque messaggi lasciati dopo il delitto degli Scopeti dipende dall’immagine sopra tracciata, in particolare quella di un soggetto sia intelligente e di buon livello culturale, in grado quindi di comunicare attraverso elaborati enigmi, sia mosso da una fanatica religiosità, della quale i presunti enigmi apparirebbero intrisi. Viceversa, se la pistola fosse stata impugnata da un disadattato privo d’istruzione e poco amico del Vangelo il complesso ragionamento di Bruno cadrebbe miseramente. A questo punto è necessario domandarsi quali fossero gli elementi che portarono il criminologo verso quelle convinzioni.
Partiamo dalle caratteristiche di elevata intelligenza e buon livello culturale. Chi scrive non ha rintracciato nel documento alcuna motivazione valida a suffragio di tali presupposti; e non è difficile capire il perché. In primo luogo pare evidente che per sorprendere nel buio di un bosco o della campagna una coppietta appartata, ucciderla e sparire nel nulla, di sicuro non c’è bisogno di un’intelligenza diabolica. In secondo luogo il Mostro non aveva mai lasciato alcuna traccia dalla quale poterne dedurre un alto livello culturale, come ad esempio un messaggio ben scritto o ben recitato. L’unico messaggio certo attribuibile a lui è la lettera con il lembo di seno, uno dei cinque presi in esame da Bruno per decrittarvi fantomatici enigmi. La mancanza di un testo non aiuta a risalire al livello culturale del mittente, però quel che c’è porta a immaginare un soggetto poco a suo agio con la parola scritta, e anche poco preciso. 


Ci si è sempre focalizzati sulla mancanza di una “B” in “REPUBLICA”, magari leggendovi strani significati come fa lo stesso Bruno, ma esistono altri elementi anch’essi significativi. L’errato uso del maschile “DOTT.” al posto dei femminili “dott.ssa” oppure “dott.sa” indica persona di basso livello culturale, confermato dall’anteposizione del cognome al nome in “DELLA MONICA SILVIA”. Firmarsi o qualificarsi con cognome e nome rivela una certa ignoranza accompagnata da tendenza al servilismo, quest’ultima indicata anche dall’inutile e quindi evitabile “DOTT.” (in fin dei conti il non metterlo sarebbero stati ritagli in meno da cercare e appiccicare).
Ma forse il particolare che più rimanda a un soggetto in possesso al massimo di licenza elementare è il trattino per l’accapo messo dopo “REPUBLI”. Già si può rilevare della goffaggine nel non aver provato le lunghezze prima di procedere all’incollaggio e comunque nel non aver scelto dei caratteri più piccoli, in modo da scansare il troncamento (goffaggine confermata dall’andamento tutt’altro che rettilineo delle scritte). Ma soprattutto: chi si sognerebbe di utilizzare un inusuale e inutile trattino in un indirizzo, se non un soggetto ancora condizionato dal timore di un brutto voto della maestra?
Dunque un assassino per il quale non esiste alcuna prova che possa farlo ritenere molto intelligente e istruito, anzi, ne esistono di contrarie in virtù dell'unico suo documento scritto. Ma neppure esiste prova di una sua particolare religiosità tale da far inquadrare i delitti delle coppiette e le mutilazioni delle ragazze nel contesto di un fervore punitivo contro la sessualità fuori dal matrimonio. Su questo tema, però, il documento di Bruno cerca almeno di fornire qualche giustificazione e trovare qualche pezza d’appoggio.

L'assassino presenta una forma di attrazione-ripugnanza per il corpo della donna che, evidentemente, giudica "sorgente di peccato" e "ricettacolo del demonio"; egli, pertanto, mutila la donna degli organi che maggiormente sono oggetto di desiderio da parte dell'uomo.
L'assassino coglie le coppie nell'atto dei preliminari amorosi; l'omicidio acquista una valenza di punizione ed allo stesso tempo di martirio liberatorio. Attraverso la mortificazione delle carni egli dona alle sue vittime sventurate la vita eterna e la santificazione.
L'asportazione degli organi è di natura simbolica così come simbolico e dimostrativo può essere il valore cosciente degli omicidi.
L'assassino si presenta come il flagello del "peccato" e dei "peccatori"; egli, infatti, ha ottenuto lo scopo di ridurre grandemente i convegni amorosi delle coppiette che, evidentemente, lo disturbano fortemente nelle sue convenzioni paranoicali.
L'assassino agisce con calma e padronanza senza tradire la minima eccitazione sessuale; egli si scompone soltanto quando qualcosa tende a sfuggire al suo controllo ed allora interviene a ripristinare l'ordine sconvolto ed il suo dominio di onnipotenza indulgendo ad atti simbolici che hanno proprio tali significati (spara sui fari dell'auto, pugnala cento volte la ragazza ancora in vita, lancia lontano le chiavi, ispeziona e sconvolge l'ordine degli oggetti).

Si tratta di affermazioni molto forzate, frutto soltanto di personali convinzioni e interpretazioni dalle quali è lecito dissentire. Il fervore religioso per il quale l’assassino avrebbe donato “alle sue vittime sventurate la vita eterna e la santificazione” non traspare in alcun modo dalle scene dei crimini. E non si comprende perché dovessero rivestire valore simbolico e non pratico gesti come lo sparare ai fari dell’auto di Paolo Mainardi o frugare un paio di borsette. Ma dove le affermazioni di Bruno diventano davvero gratuite se non ridicole è appena dopo, quando elenca “indicazioni religiose dirette”:

1. La scelta delle date (il II delitto, importante nella dinamica psico-patologica) è stato compiuto il giorno dell' Esaltazione della S.Croce; il III è compiuto il giorno della Trasfigurazione di N.S. (Sacro Cuore di Gesù); il VII è compiuto il giorno di S.Marta Vergine e l'VIII il giorno della Natività di Maria Vergine;
2. Il tralcio di vite posto fra le gambe della Pettini nel II delitto sembra richiamare quanto esposto nel Vangelo di Giovanni 15,1,5 "Gesù disse ancora : "Io sono la vera vite, Il padre mio è il contadino, Ogni ramo che è in me e non dà frutto egli lo taglia e getta via, e i rami che danno frutto, li libera da tutto ciò che impedisce frutti più abbondanti... Io sono la vite, Voi siete i tralci. Se uno non rimane unito a me è gettato via come i tralci che diventano secchi e che la gente raccoglie per bruciare";
3. La mancanza di immagini sacre sulla scena dei delitti. Nel VII delitto l'assassino rompe la catenina della Rontini per portarne via il Crocefisso.

Insomma, secondo Bruno non sarebbe stato un caso che Stefania Pettini e Pasquale Gentilcore fossero stati uccisi proprio il 14 settembre, poiché in quel giorno il calendario commemora la croce di Gesù! Come si vede la forzatura è notevole: a parte il non chiaro significato simbolico della ricorrenza, che fosse anche un sabato e che i due poveretti si appartassero soltanto di sabato non sembra rivestire alcuna importanza per il criminologo. Insomma, se quell’anno l’ “Esaltazione della Croce” fosse caduta di venerdì come si sarebbe regolato l’assassino? Le altre ricorrenze si commentano da sole.
Nel punto due Bruno raggiunge il massimo del ridicolo. Al limite il discorso poteva rivestire una qualche validità teorica se quel tralcio di vite l’assassino se lo fosse portato da casa; ma invece si era arrangiato con quello che aveva trovato sul posto, che guarda caso era a qualche metro da un vigneto. A quale passo del Vangelo sarebbe giunto Bruno se accanto vi fosse stato un uliveto e il corpo della povera Stefania fosse stato violato con un rametto d’ulivo?
Riguardo il punto tre, c’è da dire che forse in alcuni casi l’assassino potrebbe anche essersi procurato dei souvenir strappando le catenine delle proprie vittime, però Giovanni Foggi al collo aveva un crocefisso, e quello rimase al suo posto.
Prima di chiudere, esaminiamo qualcun’altra delle sciocchezze scritte da Francesco Bruno nel suo dossier del 1994, che non sono soltanto di natura religiosa. Nel capitolo “Analisi numerica”, ad esempio, vengono compilate delle tabelle con le quali si tenta di estrarre informazioni da alcune variabile numeriche: date e intervalli tra un delitto e un altro, età delle vittime, distanze dei luoghi da Firenze, numero dei colpi esplosi e delle coltellate inferte. Su di esse vengono “operati semplici calcoli statistici quali: il calcolo dei valori medi e delle deviazioni standard, le correlazioni,le variabilità, la riduzione in punti standard”. Ecco il risultato:

tenendo conto che la variabilità è una misura indiretta della casualità degli eventi, se ne può dedurre, che pur nell'ambito di decisioni omicidiarie sempre soggettive e determinate, l'assassino abbia espresso il massimo di scelta determinata (con minore incidenza di elementi casuali) nei delitti 3,4,7 e segnatamente nel 4° delitto (Baldi - Cambi).

Dunque, secondo Bruno i numeri da lui analizzati portano a pensare che il delitto di Calenzano sarebbe stato quello meno casuale di tutti, quindi più studiato e meglio pianificato. Ebbene, è esattamente il contrario. Susanna Cambi e Stefano Baldi si erano appartati mentre la ragazza veniva riportata a casa a fine serata, in una situazione che meno prevedibile non avrebbe potuto essere. La sosta doveva essere breve, come testimonia l’auto ritrovata in mezzo al viottolo, in una posizione che impediva il transito a eventuali altre. Probabilmente la coppia aveva voluto soddisfare un bisogno nato al momento, dopo una cena con la famiglia di lui, quindi in un contesto che il Mostro non avrebbe potuto prevedere per nulla. Ma forse l’errore di Bruno fu quello di non aver tenuto conto di altri numeri importanti, come la lunghezza dei capelli delle vittime e la cilindrata delle loro auto, ad esempio. In ogni caso si può senz'altro dire che con i numeri ci chiappava di più Gabriella Carlizzi...
Le sciocchezze proseguono nel capitolo “Analisi topografica”, nel quale si tenta di individuare la residenza dell’assassino. Si parte dal presupposto che essa si trovi nella zona a est di Firenze, dove non avvennero delitti, con un ragionamento che ha una propria logica nell’immaginare un soggetto prudente, quindi attento a non colpire mai troppo vicino casa. Però si potrebbe immaginare anche il contrario, cioè un soggetto che almeno qualche volta colpì nella propria zona, dove più era presente e dove più era facile trovare occasioni da cogliere al volo, come nel caso delle vittime straniere.
Una volta ipotizzata la zona, Bruno si spinse ancora oltre, armandosi di riga e squadra per individuare addirittura il paese.

Tracciando sulla carta tutte le diverse perpendicolari mediane rispetto alle linee di maggiore interesse (quelle che uniscono i luoghi più esterni, gli assi principali) costantemente si vengono a delimitare 2 zone in cui le linee sembrano incrociarsi più frequentemente, la prima di queste zone (3 incroci) comprende i paesi di Sieci e di Pontassieve, la seconda di molto interesse (6 incroci) comprende i paesi di Bagno a Ripoli e Meoste.
Se il metodo seguito è giusto appare altamente probabile che l'Assassino, oltre che nella città di Firenze abbia soggiorno o residenza, nell'ordine in una delle seguenti località:

- Bagno a Ripoli
- Meoste
- Pontassieve
- Sieci

Se poi si considera anche la località di San Piero a Sieve da cui l' omicida sceglie di inviare la macabra lettera al giudice Della Monica e ci si limita a tracciare una linea retta perpendicolare alla base sud e nord della mappa si scopre che essa incrocia in pieno nella sua direzione verso Sud solo il paese di Bagno a Ripoli.

Ecco dunque con quali alchimie geometriche il criminologo arrivò a individuare la probabile residenza del Mostro nel paese di Bagno a Ripoli, ipotesi della quale trovò conferma nella mancanza della “B” di “REPUBLICA”!
A questo punto chi scrive ritiene ampiamente giustificato il definitivo abbandono, senza alcun rimpianto, delle teorie di Francesco Bruno. Diventa anche più semplice ipotizzare il perché i suoi lavori non arrivarono mai alla Procura, dove si era chiesto la collaborazione di Francesco De Fazio, le cui due perizie risultano di un altro pianeta.

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