martedì 12 aprile 2016

La sentenza CdM e Scopeti (2)


Terzo, quarto e quinto riscontro

Presenza di un taglio nella tela della tenda, nella parte posteriore.

Rinvenimento di n. 8 “bossoli” calibro 22 nello spazio antistante l’apertura principale della tenda nonché di un altro bossolo all’interno della tenda sul materasso.

Modalità di fuga e modalità di ferimento del giovane francese a colpi di coltello.

La sentenza dedica ben tre dei riscontri esterni alla presenza di Giancarlo Lotti sulla scena del crimine dimostrata dalle informazioni da lui stesso fornite agli inquirenti e in qualche modo ripetute in dibattimento (vedi). Secondo i giudici “certi particolari e certe modalità dell’azione omicida […] potevano essere colti e riferiti soltanto da chi aveva avuto modo di assistere alla materiale esecuzione degli omicidi”. Nonostante l’immane confusione di mezze frasi, dichiarazioni contraddittorie e spiegazioni che nulla spiegavano, non si può negare che Lotti fosse molto ben informato sulla scena del crimine e sulla dinamica del delitto. Tutte notizie reperibili sui giornali, le sue, ma certo riesce difficile vedere un personaggio quasi analfabeta come lui che si era documentato per bene. E poi, perché? Vedremo, in una prossima occasione, che al processo d’appello il procuratore generale Daniele Propato non avrebbe nascosto i propri dubbi e le proprie perplessità. Il magistrato non credeva alle parole di Lotti, però così disse nella propria requisitoria (vedi): “tanti particolari che lui racconta in qualche modo s’incastrano con gli avvenimenti… e questo rimane per me il mistero Lotti”. In ogni caso, accanto a descrizioni di massima ragionevoli, i racconti del presunto pentito contenevano anche grosse incertezze e abbagli, in una mistura per la quale riesce difficile trovare una plausibile spiegazione. Ma i giudici di primo grado non si posero troppe domande, e ritennero di poter così giustificare le parti meno convincenti dei suoi racconti:

Va tuttavia precisato che il Lotti, dal punto in cui è venuto a trovarsi all’atto dell’inizio della materiale esecuzione dei delitti, non ha potuto oggettivamente vedere e “cogliere” tutto, un po’ per la distanza, un po’ per l’ora notturna, un po’ per la rapidità dell’azione e un po’ per impedimento della visuale da parte dell’omicida, come appunto è accaduto in occasione del ferimento e dell’uccisione del giovane a coltellate durante la fase di tentativo di fuga verso il bosco. Si spiegano così alcune sue “incertezze” o “imprecisioni”, come quella in ordine al tipo di arma bianca usata dal Pacciani in occasione dell’inseguimento del giovane.

Riguardo le condizione di luce, è senz’altro vero che non erano ottimali, ma è bene precisarle un po’ meglio, prima di proseguire. Lotti affermò di essere arrivato sul posto alle 23, e che l’aggressione sarebbe avvenuta quasi subito, il tempo di salire fino alla tenda a prendersi i rimproveri di Pacciani, quindi entro cinque, dieci minuti. In quei momenti la piazzola era avvolta nella più profonda oscurità, poiché la luna, all'ultimo quarto e quindi neppure troppo luminosa, sorgeva alle 0.14 ora legale (in vigore fino al 29 settembre). Secondo Lotti gli assassini non si erano avvalsi di alcuna fonte luminosa (a parte la non ritrovata luce da campeggio delle vittime, la quale, a suo dire, avrebbe illuminato l’interno della tenda), quindi sia l’azione omicidaria sia le sue osservazioni si sarebbero svolte in un buio pesto, il che va tenuto ben presente quando se ne valutano i racconti. Peraltro, sulla presenza della luna, sia lui che Pucci mentirono, anche in dibattimento: per Lotti “c'era un po' di luna”, per Pucci addirittura “c'era la luna, si vedeva proprio bene”.
Torniamo però ai tre “riscontri esterni”, partendo dal taglio nella tenda. I giudici ritennero di grande rilevanza probatoria il fatto che sia Pucci che Lotti avessero dimostrato di essere al corrente della sua esistenza, descrivendo Vanni mentre lo produceva con un coltello. Dimenticarono però di domandarsi il perché, in istruttoria, da quel taglio lo avessero anche fatto entrare, cosa del tutto impossibile, sia per la dimensione insufficiente sia per la presenza del telo interno rimasto intatto. Nel serrato controinterrogatorio di Filastò, dovendo far fronte a quelle sue prime dichiarazioni assurde, Lotti incespicò più volte, dicendo e poi negando ciò che aveva appena detto, e sostenne che forse si era sbagliato: “Sarà stato uno sbaglio che... lì per lì non ho visto bene se gli era entrato”. Aveva visto bene però il movimento del coltello, nonostante il buio profondo, quindi doveva trovarsi vicinissimo a Vanni. Naturalmente in sentenza non c’è alcuna traccia di queste inquietanti discrepanze.
Per il secondo riscontro, la posizione dei bossoli, possono farsi considerazioni del tutto analoghe. Per i giudici quei bossoli a terra sarebbero stati una conferma al racconto di Lotti sulle modalità della sparatoria, dall’ingresso della tenda verso l’interno. Con il solito lavoro di taglia e cuci la sentenza mette in bocca al presunto pentito queste parole: “"Pacciani… quando gli è sortito questo francese gli è andato dietro, li unn'ha sparato, gli ha sparato innanzi, prima di sortire... gli spari li sentii... prima che sortisse dalla tenda, questo ragazzo”. Peccato però che in fase d’incidente probatorio (19 febbraio 1997, vedi) Lotti avesse escluso spari verso la tenda, parlando invece di spari verso il ragazzo in fuga:

Lotti: Vidi che l'aveva preso qui dal collo, poi scappa e si lascia. Insomma andò via, e poi cominciò a sparare.
PM: Lei vide che lo prese per il collo mentre il ragazzo era in piedi?
Lotti: Poi sarà stato disivincolato per andare via, e a quel punto ho sentito che gli sparava.
PM: Ma ha sentito sparare?
Lotti: Si, s'è svincolato, s'è liberato e ho sentito che sparava.
PM: Aveva sentito spari anche in precedenza?
Lotti: No no. Senti' quando andò via... dietro dalla tenda e andò fuori.
PM: Cioè gli spari li sentì quando questo usciva dalla tenda?
Lotti: Si... dopo che l'aveva preso ho sentito degli spari e che andava via.

Avvocato S. Franchetti: Pacciani gli sparò, al ragazzo, sulla porta?
Lotti: No... gli dette dietro e poi lo prese per il braccio e cominciò a sparare.
Avvocato S. Franchetti: Sparava correndo?
Lotti: Sì.
Avvocato S.Franchetti: Lei non ha visto o sentito spari verso la tenda?
Lotti: Io ho sentito gli spari quando è fuori... quando c'era quell'altro, il ragazzo che scappava.

Sappiamo già qual’era la chiave interpretativa dei giudici per gli aggiustamenti di Lotti, visti come dei tentativi di ridimensionare le proprie responsabilità poi via via abbandonati, ma in questo caso quella chiave non è applicabile, poiché, rispetto a essa, le modalità della sparatoria erano del tutto neutre. Viene piuttosto da pensare che all’epoca dell’incidente probatorio ancora Lotti collocava Vanni nella tenda, quindi Pacciani non poteva spararvi dentro. In dibattimento aveva invece messo in forse questa versione, e con essa aveva anche cambiato la dinamica degli spari. Di questo “travaglio”, per il quale sarebbe stata necessaria una plausibile spiegazione, nella sentenza non c’è traccia. Eppure i giudici dovevano esserne informati, poiché le dichiarazioni rilasciate durante un incidente probatorio hanno il medesimo valore di quelle del dibattimento, e vengono sempre e comunque allegate agli atti.
Anche sul terzo riscontro, le modalità di fuga e ferimento del ragazzo, le perplessità non mancano. C’è da dire che la descrizione dell’accoltellamento risultava assai compatibile con la dinamica ricostruita dai periti, e questo era senz’altro un grosso punto a favore della presenza di Lotti sulla scena del crimine. Ma per aver visto così bene i movimenti delle braccia dell’aggressore, l’individuo doveva essersi trovato molto vicino. Michel era stato ucciso dentro una specie di corridoio, una parte di piazzola separata dalla principale da una fitta fila di cespugli alti quasi quanto una persona. L’assassino lo aveva colpito al culmine di un inseguimento, quindi Lotti, per poter cogliere l’azione nel buio completo, a sua volta avrebbe dovuto inseguire i due, il che pare francamente improbabile e grottesco. E poi, come in molti altri casi, a un particolare veritiero Lotti ne affiancò uno sbagliato, affermando che Michel sarebbe stato nudo soltanto dalla cintola in su, mentre in realtà lo era del tutto. Ma i giudici gli concessero ampie giustificazioni:

[…] il particolare della completa nudità non è stato colto in quegli attimi dal Lotti, essendo l’azione di fuga del giovane avvenuta in pochi attimi ed essendo stata poi l’attenzione dello stesso Lotti attratta dalla condotta dell’omicida che cercava di raggiungere e colpire il giovane nella parte superiore del tronco della persona, che non è quindi sfuggita all’attenzione dell’imputato, a differenza di quella inferiore sulla quale non ha invece avuto il tempo di soffermarsi con lo sguardo.

Pare evidente che qualsiasi castronata avesse raccontato Lotti, i giudici avrebbero comunque escogitato il modo di neutralizzarne gli effetti negativi sulla sua credibilità, o ignorandola o trovandole una spiegazione. Dopo un esempio del secondo caso, possiamo fornirne subito uno del primo. Lotti disse che quando Pacciani si era riavvicinato alla tenda dopo l’inseguimento, lì accanto c’era Vanni. A quel punto i due sarebbero entrati per mutilare la donna. “Ci vuol raccontare come li ha visti entrare dentro la tenda, in che modo?”, chiese Filastò. “Camminando. Come una persona che cammina normale, un so io”, rispose Lotti. Sull’altezza della tenda c’è una certa confusione, si va da un minimo di 110 cm a un massimo di 140, ma anche prendendo per buona la misura massima, avremmo una cerniera di apertura alta non più di 120 cm, dalla quale quindi non si poteva passare neppure chinandosi: si doveva entrare carponi. Dopo l’inevitabile e veemente contestazione di Filastò, intervenne il Presidente a cercare un punto d’incontro: “L'avvocato voleva dire questo: la tenda non consente di stare in piedi, la persona non può entrare in piedi”, ma Lotti rigido: “Se sono entrati abbassando, no. Io l'ho visti in piedi così”. Naturalmente niente di tutto questo compare in sentenza.

Sesto riscontro

Ora del duplice omicidio, accertata con perizia, “prima della mezzanotte”, tra domenica 8 e lunedì 9 settembre 1985, a due ore circa dal termine dell’ultimo pasto.

Secondo la sentenza, costituirebbe un riscontro esterno alle dichiarazioni di Lotti l’affermazione, contenuta nella perizia autoptica di Mauro Maurri, secondo la quale i due francesi sarebbero stati uccisi “nettamente prima della mezzanotte” di domenica 8 settembre. È vero che anche Lotti aveva collocato il duplice omicidio in quel giorno e in quell’orario, si deve però osservare che si tratta di un “riscontro esterno” tirato per i capelli. La data ufficiale dell’omicidio era un’informazione macroscopica, accessibile a tutti in mille modi, quindi che anche Lotti la conoscesse non vuol dire proprio niente. Riguardo invece l’ora, l’averla collocata a mezza sera sembra un fatto del tutto normale. Del resto era stato lo stesso Vigna a fornire al presunto pentito le due informazioni, proprio all’inizio dell’interrogatorio durante il quale egli avrebbe ammesso la sua presenza a Scopeti: “Signor Lotti, la sua auto, la Fiat 128 coupé, quella domenica è stata vista in via degli Scopeti dopo le undici di sera”.
Prima di chiudere vale la pena fare una considerazione sulla data. Lasciamo perdere le successive risultanze delle valutazioni entomologiche sulle fotografie, delle quali i giudici non erano a conoscenza, che la collocano uno o due giorni prima della domenica. Però già allora si sarebbe dovuto ragionare di più sulla questione della rigidità cadaverica, invocata per dimostrare l’ora della morte e con la quale invece la sentenza si dà la zappa sui piedi. La perizia Maurri, scaricabile qui, è contraddittoria sull’argomento, e in altra occasione si avrà modo di discuterne, tuttavia in questa sede interessa quanto ne avevano recepito i giudici. Ebbene, in sentenza si afferma che nelle due salme la rigidità cadaverica si era “risolta del tutto” alla mezzanotte di lunedì, quindi a distanza di circa 25 ore dal momento in cui sarebbero avvenuti gli omicidi. I manuali di medicina legale affermano però che di norma il fenomeno scompare tra le 48 e le 72 ore dopo la morte, e se sotto certe condizioni tale risoluzione può anche anticiparsi, ciò non avviene mai prima di 36 ore, un limite peraltro raggiungibile soltanto in presenza di temperature molto alte (non era il caso di quei giorni di fine estate, dove la temperatura media nella zona non superava di molto i 20 gradi). Possiamo quindi concludere che l’osservazione dei giudici sull’argomento, lungi dal costituire un riscontro al racconto di Lotti, al contrario lo contraddice, poiché, anche nell’ipotesi teorica più favorevole, il delitto non avrebbe potuto collocarsi dopo le  ore 12 della mattina di domenica!
 
Settimo riscontro

Presenza dell’auto Ford Fiesta del Pacciani, nella notte del delitto, sulla stradina accanto al cancello che porta ad una villa, nella zona dirimpetto alla strada sterrata che, dalla strada asfaltata per San Casciano, porta alla piazzola del delitto.

Cominciamo con l’osservare che nessuna perplessità ebbero i giudici nell’accettare il fatto che gli assassini avessero parcheggiato la propria auto in quella posizione così a rischio di avvistamenti, per di più proprio nella zona dove risiedevano. Eppure almeno qualche parola avrebbero dovuto spenderla, tanto più che i loro colleghi del processo Pacciani avevano ragionato in modo del tutto opposto:

Esiste poi un'altissima probabilità se non addirittura l'assoluta certezza che l'assassino, o gli assassini, quella sera abbiano percorso proprio quei sentieri attraverso il bosco per giungere, non visti, fin sotto la piazzola ove erano attendati i francesi. Il motivo di ciò è abbastanza intuitivo: posto che chi aveva intenzione di commettere il crimine non poteva che usufruire di un mezzo motorizzato, per raggiungere e per allontanarsi più facilmente dalla zona operativa, ben difficilmente egli avrebbe percorso quella sera la via degli Scopeti. Questa infatti, pur avendo un accesso diretto alla piazzola, era strada di notevole traffico di giorno e di notte, in quanto unica arteria di collegamento, in alternativa alla Autopalio, tra la via Cassia e S.Casciano, come dire quindi tra quest'ultima importante località ed il comprensorio fiorentino, per di più poi la domenica sera quando vi era il rientro dalle gite in città. In tali condizioni sarebbe stato quanto mai arrischiato transitare con un mezzo motorizzato, meno che mai con un'auto, che avrebbe dovuto poi essere posteggiata in qualche punto lungo la strada, ed avrebbe potuto facilmente essere avvistata o comunque dare nell'occhio a più di una persona. Molto più sicuro sarebbe stato invece lasciare il mezzo, e dunque anche l'eventuale auto, a congrua distanza lungo la via di Faltignano, in una zona solo apparentemente distante dall'obbiettivo e di lì scendere agevolmente a piedi verso il vasto bosco.

L’opinione di quei giudici certamente non sorprende, poiché loro intento era quello di avvalorare l’avvistamento dell’auto di Pacciani da parte di Lorenzo Nesi all’incrocio tra via Scopeti e via Faltignano; in ogni modo la loro ipotesi pare del tutto ragionevole. D’altra parte la testimonianza Nesi non s’incastrava affatto nello scenario descritto da Lotti, almeno così com’era stata interpretata dai giudici del processo Pacciani. Allora, infatti, si era ipotizzato che la Ford Fiesta stesse tornando verso San Casciano dopo l’omicidio, che quindi doveva essere stato compiuto tra le 20 e le 21, considerando l’orario dell’avvistamento (21.30-22.30) e l’ora e più necessaria per attraversare il bosco fino al punto dove sarebbe stata parcheggiata l’auto. Ma per Lotti le cose erano andate in modo del tutto differente; e allora, perché Vanni e Pacciani, tra un’ora e mezza e mezz’ora prima dell’omicidio, avrebbero percorso via Faltignano per poi dirigersi verso il paese? Naturalmente la sentenza non rinuncia affatto alla testimonianza Nesi, senza la quale la nuova inchiesta neppure sarebbe partita, ma con estrema disinvoltura la reinterpreta:

Tale presenza del Pacciani all’incrocio con via Faltignano, in un’ora prossima al delitto, è quindi quanto mai significativa, rivelando che lo stesso si stava aggirando con un complice “in zona” in attesa dell’ora dell’appuntamento sul posto fissato con il Lotti per le ore 23.
Né può trarre in inganno il fatto che in quel momento il Pacciani si stesse dirigendo con l’auto verso San Casciano e non verso la piazzola, come ha ancora riferito il Nesi, perché la cosa può ragionevolmente spiegarsi o con la necessità di far passare in qualche modo il tempo che ancora lo separava all’ora del delitto (senza tuttavia farsi vedere troppo vicino al luogo della piazzola) o con la necessità di andare effettivamente verso San Casciano per prendere la pistola e quant’altro, operazione che poteva essere chiaramente compiuta solo all’ultimo momento, onde evitare qualunque rischio connesso alla circolazione con l’arma in ore lontane dal delitto.

Secondo i giudici, dunque, invece di partire poco prima dell’ora stabilita, per passare il tempo Vanni e Pacciani si sarebbero aggirati inutilmente e pericolosamente nella zona del delitto, tanto da finire per essere avvistati dal Nesi; però, almeno, avrebbero avuto l’accortezza di non portarsi appresso la pistola, casomai fossero stati fermati dalla polizia e perquisiti! La logica perversa di tale ragionamento si commenta da sola, e confrontata con quella della sentenza Pacciani fa riflettere una volta di più su quanto mutevole possa diventare la verità processuale piegata dalle convinzioni (e convenienze) dei giudici.
Oltre a quella del Nesi opportunamente riciclata, per dimostrare la presenza dell’auto di Pacciani sotto la piazzola di Scopeti la sentenza fa appello alla testimonianza della signora americana Sharon Stepman, della quale abbiamo già visto qui. La rilettura dell’articolo convincerà facilmente che si tratta di un riscontro del tutto fasullo.
Sull’argomento ci sono poi le enormi contraddizioni nei racconti di Lotti e Pucci. Intervenendo durante la deposizione di Pucci, Lotti aveva affermato che quando lui e l’amico erano giunti sotto la piazzola, Vanni e Pacciani si trovavano ancora nella loro auto, parcheggiata dentro lo slargo d’ingresso alla proprietà Rufo, tantoché li aveva visti scendere, attraversare la strada e salire fino alla tenda. Ma quando fu lui a sedere sul banco dei testimoni, Mazzeo gli ricordò che all’incidente probatorio aveva detto che i due si trovavano già su (“Poi ci si ferma…e vidi loro che erano lassù, vicino alla macchina”), ottenendo una conferma. Al Presidente non sfuggì l’evidente e grave contraddizione, e poco dopo gliene chiese conto; al che Lotti si giustificò affermando d’essersi espresso male al tempo, e che valeva quanto aveva appena detto (“ un mi sono espresso bene io… gl'è... questo preciso... che dico ora. Li ho visti lassù, gl'erano arrivati da allora, però gl'eran di già nella piazza”). Ebbene, la sentenza ignora del tutto sia l’incidente probatorio, sia lo scambio con il Presidente, e prende per buone le parole di Lotti pronunciate al momento della deposizione di Pucci!

prima di scendere dalla propria auto aveva visto Pacciani e Vanni attraversare la strada asfaltata, dal punto dove era parcheggiata la Ford Fiesta, e dirigersi verso la tenda: “… loro scesero prima di noi… Vanni e Pacciani… andettero su verso la tenda… noi s’era sempre dentro la macchina, si scese dopo, dopo un pochino…”

Già un appuntamento dato dai due assassini al loro “palo” direttamente sul luogo e all’ora del delitto era una circostanza davvero poco credibile, e infatti, più logicamente, nei racconti sui precedenti delitti i tre si erano sempre mossi assieme (Mazzeo chiese spiegazioni sul perché della differenza, ma Lotti non fornì alcuna risposta sensata: “Mah, a quello, ritornavan sempre innanzi anche come... anche come quegli altri. Cioè si scese, l'è sempre la solita cosa”). Se in più si fosse aggiunto che Vanni e Pacciani erano già saliti alla piazzola ancor prima dell’arrivo di chi avrebbe dovuto fare da “palo”, il racconto da poco sarebbe diventato per nulla credibile. Come in molti altri casi, la sentenza non si pone alcuna domanda sul perché Lotti si fosse contraddetto, ignorandone del tutto l’ultima dichiarazione, anche se era stato lo stesso Presidente a raccoglierla.

26 commenti:

  1. Seguo da tempo sia il Blog che il forum di Ale.
    Intervengo sulla vexata quaestio delle fasi lunari.
    La luna il giorno 08.09.1985 NON E' SORTA alle ore 23:29 ma é sorta (nell'area di Firenze) alle 0:14 del lunedì 09:09:1985 (un'ora più tardi a causa dell'ora legale che nel 1985 è cessata il 29 settembre)
    Si deve precisare inoltre che in quei giorni La luna si trovava all' ULTIMO quarto.
    la luna si poteva vedere in cielo prima della mezzanotte il sabato 7 (con qualche difficoltà) o il venerdì 6
    E'possibile verificare facilmente questo dati sul web

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  2. Grazie per la precisazione. Il dato mio è tratto dal libro di Adriani e Cappelletti (p. 45) del quale mi sono fidato. Vi si riporta l'ora solare 22.29. Adesso ho fatto un controllo su Calibro 22 e trovo le 23.14 (ora solare, credo). Ho provato a controllare su questa pagina http://www.marcomenichelli.it/luna.asp, inserendo Firenze, e ho trovato 23.19, sempre ora solare.
    Giusto per mia tranquillità, potresti indicarmi dove e come hai recuperato il tuo dato? E poi, che cosa pensi dell'effetto degli alberi di Scopeti sulla luce della luna? E' corretto immaginare che ne avessero ritardato la comparsa? Poi procedo con la rettifica dell'articolo. Ciao, grazie.

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    1. Si può usare un qualsiasi calendario perenne con l'opzione daylight saving time. Io utilizzo correntemente un programma che ho scaricato molti anni fa dal sito www.skycalendar.com
      Si può anche fare riferimento alle effemeridi pubblicate dai quotidiani dell'epoca.
      E' importante anche tenere presente che la luna nel passaggio da un giorno al successivo ritarda il suo sorgere di poco meno di un'ora.
      Le colline e (misura minore la vegetazione) ritardano sensibilmente il momento in cui la luna fa la sua comparsa.
      Delle prove empiriche e/o dei calcoli basati sulla altezza e distanza delle colline possono essere tentati;credo che i risultati di tali simulazioni potrebbero fornire delle notevoli sorprese.

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    2. Grazie, ho inserito le modifiche necessarie.

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  3. Ho letto con intyeresse tutto l'articolo e quello su Sharon Stepman. Davvero molto ben fatti; non mi trovo d'accordo sul fatto che su Pacciani si sia imbastito un caso su cui non c'erano dei gravi indizi, quelli riportati nell'articolo sono solo una parte; ci sono poi testimonianze dello Iacovacci e del Buianni che lo hanno riconosciuto; ci sono poi i monili simili a quelli della Mouriot trovati in casa Pacciani ma ce ne sono anche altri di riscontri.
    Trovo interessante l'articolo su Sharon Stepman, leggendo l'articolo di un tale utente di un altro forum tale Vigneron uno degli esperti su Scopeti ho notato che per lui è presumibile che il mostro abbia lasciato la macchina proprio a un centinaio di metri dalla piazzola facilmente raggiungibile poi da un'altra viuzza, potrebbe essere anche quella in cui la Stepman ha notato l'auto in questione affacciarsi e poi andare in retromarcia appena ha notato il sopraggiungere dell'auto di quest'ultima. L'articolo di Vigneron lo trovate free su scribd.
    Ma riguardo sempre a Scopeti se le larve si sono sviluppate dopo il trasferimento dal luogo del delitto non c'è la sicurezza ancora che il fatto sia accaduto nei giorni antecedenti alla Domenica. Riguardo al Lotti poi se si fosse trovato ancora a tarda serata a Scopeti dopo l'omicidio dimostra che non aveva molto saldi i nervi per essere il mdf, ma se fosse lui i monili potrebbe averli regalati al Pacciani? le figlie non ne spaevano nulla

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  4. la Stepman può aver visto l'auto dell'assassino la domenica? ovviamente no, se retrodatiamo il delitto. Se lo lasciamo alla domenica, l'auto vista dalla Stepman è comunque in un luogo diverso da quello dove lotti situa l'auto di Pacciani.
    Se ne conclude facilmente che questo pseudo-riscontro non vale nulla.

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    1. C'è anche da dire che lo Zanetti ha visto un auto uguale a quella di Pacciani proprio in quella zona nelle 2 settimane antecedenti, 7/9 volte circa e le ultime 2 volte c'era anche un uomo li vicino; può darsi il Lotti ricordi male magari erano daklla parte opposta della piazzola senza la macchina, oppure l'ha confusa con la Fiesta del Pacciani. Comunque è certo che gli appostamenti vennero ìeffettuati in quella zona ove presumibilmente il MDF ha lasciato la macchina

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  5. Ciao Antonio , x info sai quando è uscito al cinema il film maniac nella zona San Casciano o giú di li ? E quando hanno cominciato a far vedere il trailer in tv?

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    1. Sono personalmente convinto che il Mostro prese l'idea di tagliare il vello pubico dal film Maniac, dove si tagliava il cuio capelluto. Dai dati che sono riuscito a raccogliere, il film fu trasmesso in anteprima a Roma in tre cinema dal 21 al 27 febbraio 1981, quindi ben prima della prima escissione. Lo si deduce dalle pagine dell'Unità, reperibili online. Poi sembra che la programmazione subì uno stop, dovuti a problemi della società che avrebbe dovuto distribuirlo. Sulla Stampa del 18 giugno, anch'essa reperibile online, c'è un articolo dove si preannuncia la prima nazionale al 17 luglio, quindi dopo la prima escissione. Quando il film fu trasmesso per la prima volta nella zona di Firenze non lo so, ma in ogni caso non prima del delitto di Scandicci.
      Allora, o il Mostro era andato a vedere il film a Roma, il che non mi pare così difficile, oppure erano bastati gli articoli e gli spot televisivi che sembra vennero effettuati a iosa. Essendo il film molto chiacchierato per le sue scene violente, è possibile che un servizio televisivo abbia indotto il Mostro a recarsi a Roma per vederlo. Già a metà gennaio la protagonista femminile era venuta in Italia per pubblicizzarlo (articolo di Stampa Sera del 16). Non va dimenticato che nel film c'era l'attacco ad una coppia in macchina, proprio come aveva fatto il Mostro a Borgo. Se questi l'aveva saputo, si può immaginare che fosse stato assai curioso di vedere il film.

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  6. Ciao Antonio,
    non capisco perché continui a dar credito all'assurda tesi che alla mezzanotte del lunedì il rigor mortis si fosse risolto spontaneamente in entrambi i corpi delle vittime se al mercoledì mattina, al momento dell'autopsia, il rigor era ancora presente nel corpo del ragazzo francese.

    Guarda le perizie che hai nella tua area di download in questo stesso sito e avrai la conferma di questo dato importantissimo, che esclude il delitto al venerdì o al sabato.
    Non esiste alcuna prova entomologica, perché sul corpo del ragazzo non ci fu alcuna deposizione di uova di dittero finché il corpo rimase sulla scena del crimine: è tutto documentato nelle perizie.

    Fammi un favore, leggile queste perizie!

    L'ipotesi della morte venerdì o sabato non regge alla prova dei fatti e queste sono valutazioni scientifiche, non chiacchiere da forum.

    Ciao

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    1. Hai ragione, la perizia Maurri non l'ho ancora letta, volutamente. Fino ad ora non mi sono sentito di entrare nel merito, magari lo faccio dopo l'uscita del libro di Cochi, Cappelletti e Bruno, che dovrebbe essere questo mese. In ogni caso trovo davvero difficile che i due francesi si siano trattenuti sulla piazzola per più di una notte, ma certo, di fronte all'evidenza mi arrenderei.

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    2. Per completare. In ogni caso quel che a me premeva mettere in evidenza con questo articolo è la superficialità della sentenza. Al di là del contenuto effettivo della perizia Maurri, che ad una mia lettura superficiale sembra comunque poco chiaro, i giudici scrissero che alle 24 del lunedì la rigidità cadaverica si era risolta del tutto. Questo insomma capirono, e su questo basarono le loro conclusioni sull'ora della morte. Sbagliando.

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  7. Capisco il tuo approccio di critica alle sentenze, ma ritengo che sia un discorso un po' fine a sé stesso, mentre chiarire a chi legge che non c'è alcuna prova entomologica e che il delitto di Scopeti non può essere avvenuto venerdì o sabato sia di gran lunga più importante e attuale, visto il clamore suscitato da ipotesi di retrodatazione che non trovano alcun riscontro nei fatti presenti nei verbali degli accertamenti svolti dai periti.
    Qui non si sta dicendo che i periti non svolsero determinati accertamenti all'epoca, ma che li fecero e ciò che trovarono è in assoluta contraddizione con quello che si vorrebbe dare per scientificamente accertato oggi.

    Ciao

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    1. Tutto sommato mi pare che la collocazione del delitto al venerdì notte piuttosto che al sabato notte o alla domenica mattina cambi poco le carte in tavola, almeno quelle che riguardano l'attendibilità della ricostruzione di Lotti e Pucci. Sono comunque d'accordissimo sulla necessità di fare chiarezza anche su questo punto, e per questo attendo con ansia (ma ormai da troppo tempo!) l'uscita del tuo studio, del quale hai lasciato intravedere una ricostruzione inedita della dinamica. Tra l'altro mi piacerebbe davvero conoscere il tuo pensiero sulla posizione di alcuni bossoli, che a mio parere portano alla conclusione che l'assassino impugnava la pistola con la mano sinistra. Chissà perchè potrei scommettere che anche tu la pensi così, però potrei perdere, non so.
      In ogni caso, venerdì, sabato o domenica mattina, Lotti e Pucci mentirono comunque. Quando i due al pomeriggio e forse il solo Lotti alla sera della domenica si aggirarono nei pressi della piazzola, i due poveretti erano già morti. Perchè i due compari erano lì?

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  8. Ricordiamoci la frase del Lotti sabato son passato da mé... e siccome quella piazzola pare fosse molto frequentata da guardoni, può darsi che il mostro abbia deciso l' attacco propio all' alba per non correre rischi di essere visto... poi a differenza di una coppia in macchina che appena finito il rapporto se ne andavano e quindi doveva agire immediatamente , con una coppia in una tenda aveva tutto il tempo che voleva ...

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  9. Se ho ben capito. Lotti è il S.K. solitario ma finge di essere il "palo" dei compagni di merende. Finge anche di essere uno stupido bonaccione minacciato, ricattato e costretto a partecipare da Pacciani e Vanni (o cmq lo è?). Finge inoltre di aver partecipato solo agli ultimi 4 delitti (o davvero ne ha commesso solo 4?). Mi pare essere cmq una configurazione unica, mai riscontrata prima (hai applicato il calcolo probabilistico?). Di solito i S.K. negano totalmente o confessano con orgoglio, spesso anche qualche delitto ignoto agli inquirenti. Lotti, a rendere ancora più peculiare la situazione, è un pentito che tira dentro la sua cerchia di amicizie. Insomma, è un comportamento diffuso tra i delinquenti comuni, inedito tra i S.K. Anche Henry Lee Lukas, che pure il complice lo aveva, non ha sminuito il suo ruolo rispetto a Toole, anzi. In qualche modo Lotti, così facendo, sembra accaparrarsi tutti gli svantaggi; 25 anni di galera passando pure per scemo, per traditore, per omosessuale, per bugiardo. Non gli interessa nessuno di quei "vantaggi" psicologici e secondari che i S.K. di solito bramano?
    Il mdf, secondo De Fazio e pure Bruno, non è il tipo da rinnciare a tali "vantaggi" e non è masochista (come il suo comportamento farebbe intendere) ma sadico. Poi colpisce anche quando, così facendo, scagiona un sospettato. Ha un "modus operandi" particolarmente preciso e ragionato, comunica (almeno) con un magistrato. Lotti stesso sembra vantarsi con le donne che frequenta, tramite evidenti allusioni, di essere il mostro o comunque della sua "squadra". Al momento di "raccogliere" i "frutti" invece rinuncia all'opportunità di rivelare la sua "grandezza" e preferisce il ruolo del sub-ordinato. Perché? Dove sta il suo guadagno? Quale è il suo piano?

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    1. Il caso del Mostro di Firenze è sempre stato considerato unico al mondo, ed è uno dei pochi ancora irrisolto. Se tutti brancolano nel buio una ragione ci dev'essere, quindi non vedo perchè ci si dovrebbe stupire se la soluzione fosse del tutto particolare e inaspettata.

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    2. Su questo non posso che concordare, sono quasi certo che quando sapremo la verità ci lascerà basiti. Fai davvero un ottimo lavoro in questo blog, è una fonte preziosa per tutti cmq la si pensi sull'identità del mostro.

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    3. Scusa Antonio ma cosa è cambiato che snche Henry pensa che il delitto sia avvenuto la domenica? Ma perché i due francesi sarebbero rimasti in quella piazzola per quasi 3 giorni? E la Carmignani? Il libro di Cochi? Ci sono troppi aspetti che mi fanno pensare al delitto avvenuto di sabato o più probabile al venerdì. Comunque io sono sempre disposto a cambiare opinione.Mi puoi spiegare Antonio? Ciao

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    4. A dire il vero non ho ben capito la posizione di Henry, che comunque ritengo ben motivata, vista la sua serietà. Sembra partire dal presupposto che il delitto sia avvenuto alla mattina presto (questo peraltro da sempre, che io ricordi, però non ha mai ben spiegato il perchè), e che i risultati autoptici, così come si desumono dai documenti usciti di recente, non consentano di spingersi indietro fino al sabato mattina, ma soltanto fino alla domenica mattina.
      Certo, anche per me rimane difficile immaginare i due poveretti che sostano sulla piazzola per l'intero sabato. A far che? Speriamo che Henry prima o poi scriva qualcosa sul suo blog, fermo ormai da diverso tempo.

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    5. Bè se dice domenica mattina un po' il discorso cambia. Infatti lui ha sempre asserito che l'ultimo delitto è stato commesso alle prime luci dell'alba però come dici tu i due ragazzi francesi che stanno a fare lì tutto il sabato? Poi c'è il discorso della fiera di Bologna il fatto che il lunedì mattina iniziava la scuola in Francia. Poi non ci sono tracce di movimenti dei due il sabato. Aspettiamo che Henry ci risponda.

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    6. Probabilmente la scuola iniziava il martedì, ma ci sono troppi altri elementi che fanno escludere una permanenza della coppia sulla piazzola per più di una notte. A tempo debito esaminerò con attenzione il materiale disponibile, usando il mio solito approccio: parto da quello che dovrebbe essere stato il normale svolgimento dei fatti, in questo caso la partenza da Scopeti al sabato mattina, e cerco poi di trovare elementi che invece lo farebbero escludere. In questa vicenda è necessario, essendo troppo spesso poco affidabile il lavoro di chi all'epoca se ne era occupato, dagli investigatori ai periti, dai magistrati agli anatomopatologhi. Un esempio lampante è nella dinamica di Borgo. Partire dalla perizia Zuntini, come pure fa qualcuno, è metodologicamente sbagliato. Infatti non si riesce ad arrivare ad alcuna ricostruzione plausibile, se non a prezzo di forzature evidenti, come quella di attribuire il sangue che inzuppò le mutande di Pasquale e macchiò la sua schiena all'effetto di ipostasi. Oppure accettare come normale che due ragazzi si fossero denudati in auto mettendo la sicura soltanto a una portiera. O ancora immaginando fantomatici salti di bossoli al posto di una normale espulsione verso destra. Va invece ricostruita prima una dinamica ragionevole, per poi chiedersi: se la perizia Zuntini non si accorda, è comunque in grado di confutarla? Credo di aver abbondantemente dimostrato di no.
      Vediamo tra un po' con Scopeti.

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    7. Per ipotesi. Se i francesi fossero stati uccisi la domenica mattina all'alba, la prima conseguenza sarebbe che il mostro sapeva e con certezza, di trovarli sul posto; sarebbe andato lì per loro (chi altri poteva sperare di trovare all'alba?). Avrebbe cioè scelto le vittime e non il luogo. Avrebbe anche rinunciato all'idea di sorprenderli in preliminari; più probabile dormissero ancora e dopo aver già consumato il rapporto sessuale. Maurri nella perizia sostiene che sono stati colpiti mentre erano svegli, abbracciati (forse mentre si baciavano ricevettero il primo proiettile), stavano lei sopra di lui. Porta motivazioni valide in relazione alle traiettorie dei primi 5 colpi esplosi in rapida successione. Ma non furono trovati riscontri di rapporti sessuali già consumati. Detto questo, la probabilità maggiore resta al sabato notte, alla "solita ora" del mostro, insomma il "solito giorno" con attacco durante i preliminari. I residui della cena negli stomaci dei ragazzi (tagliatelle al sugo di carne) non sono compatibili con l'uccisione all'alba a meno di non considerare la possibilità che abbiano avuto problemi di digestione entrambe (cosa che non si esclude in assoluto avendo consumato lo stesso cibo). Tante variazioni rispetto allo schema generale dei delitti non si possono escludere ma necessitano di riscontri solidi, in mancanza di tali riscontri credo sia saggio restare sul sabato notte poche ore dopo la cena. Il venerdì è troppo presto, la domenica troppo tardi. L'alba presuppone cattiva digestione o cena alle 3 di notte. Il sabato alle 24.00 circa ha le maggiori probabilità.

      P.s.Strano non si sia mai saputo dove mangiarono le tagliatelle.
      A mio parere il punto debole della ricostruzione di Maurri è il non avere potuto collocare il taglio alla tenda nella successione temporale della dinamica omicida.

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    8. In effetti anche nella "mia" dinamica, che più avanti rivedrò e pubblicherò, i due stavano facendo l'amore, o comunque erano nella posizione del farlo, lei sopra di lui, il che male si accorda con un delitto avvenuto alle prime luci dell'alba. Mentre per il fatto che in questo caso il Mostro avrebbe dovuto sapere di trovarli con certezza basta immaginare che avesse visto la tenda la sera prima.
      Riguardo il sabato sera invece del venerdì, rimarrebbe da giustificare l'intero sabato, quando nessuno vide i due. Perchè sarebbero rimasti accampati a Scopeti, quando fino a quel momento non avevano trascorso più di una notte nel medesimo posto? Ne avrebbero fatto base per le loro escursioni? Ma la campagna fiorentina avrebbe offerto loro mille altri luoghi ove accamparsi, quindi mi pare logico che si sarebbero portati dietro la tenda, molto facile da smontare e rimontare.
      Riguardo le pappardelle, esiste una testimonianza piuttosto sicura per il venerdì alla festa dell'Unità di Cerbaia. Il testimone non li vide mangiarle, però le servivano.

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  10. Non mi sono avventurato a costruire ipotesi sugli avvistamenti della coppia francese perché le testimonianze che ho trovato sono tardive, imprecise, spesso discordanti tra loro. Più in generale, su questo punto, sto maturando l'idea che praticamente tutte le testimonianze del caso del mostro compongano un arcobaleno che và dal falso al mito-maniacale, passando per l'artificioso, il manipolato e l'estorto. Restano le pochissime testimonianze verificabili per controllo incrociato, da cui sottrarre quelle rese in "poliziottesco" e "burocratese" ovvero sotto dettatura. Insomma non resta quasi nulla su cui lavorare tranne forse l'azzardo della lettura tra le righe che mi riservo sempre ma come opzione ultima.
    Più mi addentro nel caso mdf e più sento il disagio e lo scoramento per il comportamento cinico, interessato, dis-empatico di inquirenti, giornalisti e gente comune. "Cosa posso guadagnare? Cosa posso perdere? Cosa conviene dire? Cosa conviene fare? Quando sparare la bordata? Quando smentirla?" Sono stati migliaia i "mostri", tutti usciti impuniti o anche promossi premiati, arricchiti, in quegli anni. Più che i soccorsi, dopo gli attacchi del predatore, arrivavano i branchi di jene a spartirsi i resti. La mia idea del mdf è di uno che conosce profondamente il lato meschino dell'uomo e sa come usarne per restare impunito e purtroppo anche per sentirsi migliore, rafforzarsi, sopire ogni senso di colpa. Il mostro, dal suo punto di osservazione "privilegiato", sapeva quel che noi possiamo solo supporre; un disinteresse per le vittime pari al suo, giusto coperto da ipocrisia.
    Dei francesi ormai dirò in un altro post, mi è partito l'embolo moraleggiante :).

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  11. Il venerdì in luogo del sabato non si può ovviamente escludere.
    A supporto. Maurri sosteneva che una temperatura stagionale insolitamente calda ha accelerato i processi soprattutto nella tenda che sostenne essere esposta al sole. Da semplici prove empiriche sappiamo che la tenda stava esposta solo 15 min. al giorno. Il corpo del ragazzo stava in luogo più fresco ancora rispetto alla ragazza e non aveva le ferite da escissione che certasmente accelerano i processi di putrefazione. Si potrebbe insomma supporre che Maurri non abbia considerato la possibilità che ci fossero fattori di rallentamento o stasi dei vari processi. Credeva che la tenda fosse al sole, questo è un (f)atto, e così non era.
    Se fossero stati uccisi di venerdì inoltre si spiegherebbe perché nessuno li ha visti a parte i soliti mitomani.
    Di contro; in tre giorni nessun uccello o animale del bosco si è nutrito del corpo del ragazzo. Questo è strano; topi e cornacchie arrivano in fretta.
    Più in generale credo che il tuo metodo (non dare per scontato niente nemmeno le perizie) sia giusto. Se avessero fatto le cose per bene non avremo tante "scelte" e forse l'avrebbero preso. Un esempio; Maurri con "candore" afferma che alcuni proiettili potrebbero trovarsi ancora imprigionati nel piumone, che De Fazio chiama "coperta". Nessuno ha avuto un minuto per scuotere questa coperta/piumone? Poi affermano (De Fazio e Maurri) che i bossoli furono trovati in tempi diversi ma nella stessa posizione. Considerare valida e attendibile la posizione dei bossoli sul terreno, su queste basi, è assurdo. Poi Maurri rileva ma non contestualizza il taglio sulla tenda. De Fazio sì, ma per farlo "deve" ipotizzare che al taglio sia succeduto un singolo colpo di pistola sparato dal retro della tenda (che Maurri rileva come "in uscita"). Non mi addentro oltre ma a leggere queste perizie mi viene da pensare: ma non era meglio dire "io non lo so, cercatevi un altro" invece di arrampicarsi sugli specchi e salvare la faccia alludendo di continuo, più o meno velatamente, al pessimo lavoro svolto da investigatori ed inquirenti? Il problema è che; o si trova una ragione ad ogni evidenza e traccia oppure non si è concluso nulla. Quindi fai benissimo a non avere timori reverenziali nei confronti di chi si proclama scienziato (e lo è) ma si conduce nel periziare da... poco più che opinionista. Bisogna ripartire da zero.

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