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martedì 8 giugno 2021

Una dinamica errata per Scopeti (2)

Segue dalla prima parte

Dopo un tempo che a qualcuno è parso interminabile, è giunto il momento di tornare sulla dinamica di Scopeti proposta da Enrico Manieri. Dal mio primo interessamento l’autore ha aperto un suo canale Youtube (vedi), dove ha pubblicato alcuni video, parte a pagamento, nei quali ha proseguito per la propria strada – profondamente errata, a parere di chi scrive – fornendo altri dettagli relativi alle convinzioni che ne stanno alla base. E non solo. Ha anche colto l’occasione per rivelare un paio di “scoperte” inedite, su una delle quali è il caso di approfondire, prima ancora di riesaminare in modo critico la sua proposta di dinamica vera e propria.
Ricordo che il mio interessamento è volto soltanto a contrastare la nascita di ulteriori inquinamenti, che in questo caso potrebbero rivelarsi assai nocivi, provenendo da persona competente e ben accreditata tra gli appassionati in rete. E che non esita a propagandare le sue presunte “scoperte” come un fatto epocale. Si veda a puro titolo di esempio l’articolo “Mostro di Firenze, Pietro Pacciani incastrato? ‘Il depistaggio decisivo, chi c'è dietro’: la svolta”, a firma Francesco Amicone, su Libero del 4 maggio 2021 (qui), sul quale torneremo.
In più la dinamica disegnata da Manieri si pone in netto contrasto con quella che giudico una verità densa di conseguenze, e che per essere smentita abbisogna di ben altre argomentazioni: a Scopeti il Mostro aveva sparato impugnando la pistola con la mano sinistra.

Bossoli che camminano. Le due foto seguenti ci mostrano la posizione dei sei bossoli ritrovati il giorno dopo la scoperta dei cadaveri, al martedì mattina (queste e altre immagini sono tratte dai video di Manieri).



Così si legge nel verbale della scientifica:

L'anno 1985, addì 10 del mese di settembre, dalle ore 10 alle ore 12,30, in San Casciano Val di Pesa (FI).
Noi sottoscritti Sov. della Polstato SIMPATIA Giovanni, MATTA Silverio ed Agente Scelto della Polstato AUTORINO Giovanni, tutti operatori tecnici addetti al Gabinetto Regionale di Polizia Scientifica della Questura di Firenze, su richiesta del Dr. CANESSA, Sost. Proc. e per disposizione Superiore, ci siamo recati in San Casciano Val di Pesa, in quella via Degli Scopeti, all'altezza del civico 124, per ivi eseguire ulteriore sopraluogo nell'area di rinvenimento dei cadaveri.
Si è proceduto ad una ispezione con uso del metaldetector, del terreno adiacente la tenda biposto di cui al verbale precedente. Detta operazione ha portato al ritrovamento, tra i ciuffi di erba secca antistanti l'apertura principale della tenda (quella rivolta a via degli Scopeti) di nr. 6 bossoli calibro 22, marca Winchester, con il fondello percosso. I suddetti bossoli, contrassegnati con le lettere: A-O-Q-H-F-E, distano rispettivamente (A) mtr. 1,40 dall'albero di abete che nel precedente verbale è stato preso come punto di riferimento, e cm. 95 dal materassino; (O) mtr. 1,90 dall'albero e cm. 25 dal materassino; (Q) mtr. 1,85 dall'albero e cm. 11 dal materassino; (H) mtr. 1,40 dall'albero e cm. 8 dal materassino; (F) mtr. 1,20 dall'albero e cm. 5 dal materassino; (E) mtr. 1,5 dall'albero e cm. 4 dal materassino.


Evidentemente il pomeriggio del giorno precedente – quello della scoperta dei cadaveri – i sei bossoli non erano visibili, perché infossati nel terreno sabbioso ed erboso, almeno questo si era sempre pensato. Ebbene, Manieri ha provveduto ad analizzare la nota foto dove si vede il corpo della povera Nadine Mauriot ancora all’interno della tenda, scattata proprio quel lunedì pomeriggio e, a suo dire, sul terreno antistante avrebbe visto emergere i sei bossoli nascosti! Ma non solo, la loro posizione non sarebbe stata affatto la stessa descritta dal verbale e illustrata dalle foto ufficiali, ci sarebbero state delle differenze che nel caso del bossolo (A) risultano davvero abissali. Questo, infatti, si collocherebbe non a “cm. 95 dal materassino”, ma ben più vicino, a occhio una decina di cm.
Nel video Manieri non fa vedere in modo chiaro la foto originale, ma preferisce soffermarsi su una versione da lui opportunamente trattata, tutta in bianco e nero (desaturata) con il colore a evidenziare i soli bossoli. Lo si vede bene in questi due fotogrammi, dove ogni bossolo è stato da me contrassegnato con la stessa lettera delle foto ufficiali scattate il martedì.



Si legge nell’articolo di Amicone citato in avvio:

«Il giorno in cui un ricercatore di funghi scopre i corpi delle ultime vittime, una coppia di francesi», mi dice l'esperto balistico Enrico Manieri, «intervengono anche gli agenti della polizia scientifica, che però non notano i bossoli di fronte alla tenda. Gli stessi saranno individuati l'indomani in altre posizioni». Manieri con il nickname “Henry62” gestisce un seguito blog dedicato al serial killer fiorentino dove entra nello specifico di delicate questioni tecnico-balistiche. «È un errore gravissimo commesso da chi indaga», osserva, «cambia la ricostruzione del delitto e, quindi, la verità processuale esistente mai revisionata dall'autorità giudiziaria». […]
«Le pistole calibro .22, compresa quella del Mostro, solitamente espellono il bossolo almeno a un metro di distanza, verso destra e all'indietro. Per questo, è scientificamente molto improbabile che i bossoli finiti davanti all'ingresso della tenda appartengano ai primi colpi che attinsero i francesi, come erroneamente verrà dedotto, dopo il loro spostamento», spiega Manieri. Chi ha mosso inavvertitamente i bossoli prima che fossero individuati ha alterato la scena del crimine, inducendo chi avrebbe ricostruito gli eventi in vari errori, tra cui attribuire una posizione sbagliata allo sparatore nelle prime fasi del delitto.
«A differenza di quanto riporta la ricostruzione ufficiale, basata sulle posizioni errate dei bossoli, i primi colpi vengono sparati a poca altezza dal terreno. Si deduce quindi che il serial killer iniziò a sparare con i piedi a un livello più basso, cioè nella scarpata che divide la piazzola dalla strada».


Ma davvero la “scoperta” di Manieri sarebbe in grado di sovvertire in modo così clamoroso la dinamica deducibile dalle posizioni dei bossoli ufficialmente note? Non pare proprio. L’unica differenza eclatante risiede nel bossolo (A), che abbiamo visto spostarsi accosto alla tenda assieme agli altri cinque, la qual cosa non sembra davvero che possa cambiare granché la dinamica omicidiaria. Una dinamica omicidiaria sbagliatissima, nella proposta di Manieri, come vedremo tra poco. Ma prima è il caso di chiedersi: davvero i bossoli davanti alla tenda furono spostati durante i rilievi, e davvero Manieri è riuscito a risalire alla loro posizione originaria?

I bossoli fantasma. La prima domanda che viene da porsi è naturalmente questa: è possibile che gli uomini della Scientifica non avessero visto dei bossoli che dalla foto trattata da Manieri risultano così evidenti? Pare davvero difficile, anche perché altri tre invece li ritrovarono, il (G) sul tessuto e i due (C) e (D) sul lato destro della tenda. Quindi in qualche modo una ricerca la fecero, e perché proprio davanti no? C’è poi il problema del successivo cambio di posizione, a detta di Manieri dovuto al maldestro calpestio di chi smontò e rimontò la tenda – del resto se no a che cosa, a un gesto di consapevole depistaggio? Se i sei bossoli non erano stati notati da chi aveva osservato la zona, si deve almeno pensare che non fossero semplicemente appoggiati in superficie, ma almeno in parte infossati. E allora, in queste condizioni, l’unico effetto del calpestio sarebbe stato quello d’infossarli ancora di più. È possibile, soprattutto, che il bossolo (A) avesse viaggiato per quasi un metro senza che nessuno se ne fosse reso conto? Ma guardiamo l’immagine sottostante, nella quale, secondo Manieri, sarebbe rappresentato proprio il bossolo (A) assieme al suo compagno (H) prima del loro spostamento.


Potrebbe trattarsi di ramoscelli o formazioni simili? Cominciamo con l’osservare che la probabilità che due cilindretti su sei (dimensioni: 15x6 mm) fossero caduti uno accosto all’altro è prossima allo zero. Il calcolo è difficile, ma per farsene un’idea basti pensare che in una striscia di terreno larga 10 cm e lunga un metro potrebbero entrarvene almeno mille senza alcun contatto tra di loro. Naturalmente questo non vuol dire che soltanto il numero 1001 andrebbe in sormonto, certo però che in questo caso in sormonto c’era andato al massimo il sesto, la qual cosa lascia abbastanza perplessi. Ma supponiamo che il destino avesse deciso così. In questo caso sarebbe aumentata la probabilità che i due bossoli fossero stati visti, sommandosi le rispettive superfici, peraltro affatto schiacciate nel terreno, come ci restituisce la prospettiva. Poi, come sarebbe potuto accadere che soltanto uno fosse schizzato a 80 cm di distanza mentre l’altro, invece, quasi non si sarebbe spostato? A questo proposito guardiamo l’immagine sottostante, successiva al taglio della tenda, nella quale Manieri individua un bossolo.


Il bossolo sarebbe l’(H), con il suo compagno (A) già schizzato via. Ma i conti non tornano, poiché i bossoli (O), (Q), (F), ed (E) in quella foto non si vedono, il che Manieri lo spiega con l’afflosciamento della base della tenda – conseguenza del taglio – che li avrebbe ricoperti. Già, ma anche (H) si trovava a una distanza comparabile – senz’altro più vicino di (O) – dunque anch’esso sarebbe dovuto risultare coperto. Pertanto il supposto bossolo (H) potrebbe essere soltanto l’(A) colto in posizione intermedia, per un camminamento a maldestri calcioni al quale risulta davvero difficile credere.
Senza dover per forza mettere in dubbio la sua buona fede, è lecito avanzare più di una riserva sui metodi con i quali Manieri, in mezzo alla miriade di rametti e formazioni varie sul terreno, ha individuato, e soprattutto evidenziato, i presunti bossoli. Sappiamo bene che Photoshop fa miracoli, e che è facile farsi prendere la mano, tantoché qualcuno riesce persino a trasformare la strega Bacheca in Biancaneve…
Vediamo dunque, per quanto possibile, d’indagare.

In cerca di una foto. Vista la millantata importanza della sua “scoperta”, l’autore avrebbe fatto bene a rendere disponibile sia il materiale di partenza – la foto originale, facente parte del fascicolo fotografico – sia la metodologia di lavoro adottata, dando così modo a tutti di verificare i suoi risultati. Niente di tutto questo. Nel luogo migliore per farlo, il suo blog Il Mostro di Firenze, si limita a riportare pubblicità e link ai filmati, senza alcun approfondimento e senza alcuna immagine. Non si tratta certamente del miglior modo per rendersi credibile, tanto più a chi paga per ascoltare le sue argomentazioni. Per la doverosa verifica mi sono dunque dato da fare, cercando innanzitutto la foto non trattata che gli aveva fatto da base. Era pacifico che essa dovesse possedere una definizione ben maggiore di quelle circolante in rete, tutte di derivazione televisiva.
Un primo tentativo presso Francesco Cappelletti mi ha procurato un’immagine di buona qualità, tratta da un PDF, nella quale però non è stato possibile neppure intuire la presenza di qualsivoglia bossolo. Ma dal filmato di Manieri si capiva che la sua immagine era di qualità ancora migliore. Allora ho provato a sentire l’avvocato Vieri Adriani, presso il cui studio qualche anno fa avevo avuto occasione di vedere qualche terribile immagine cartacea tratta dal fascicolo fotografico. E con grande disponibilità Adriani mi ha fatto il favore di recarsi presso una copisteria dove ha scansionato alla massima risoluzione possibile la foto che m’interessava, inviandomi poi il relativo PDF. Il risultato è stato assai migliore, ma non ancora del medesimo livello della foto di Manieri. Il fascicolo cartaceo di Adriani è costituito da fotocopie a colori degli originali, di ottima qualità ma sempre fotocopie. Evidentemente Manieri è riuscito a scansionare una delle copie ufficiali. In ogni caso questa volta la qualità poteva giudicarsi sufficiente, e se bossoli ci fossero stati, bossoli si sarebbero dovuti almeno intravedere.
Nell’immagine sottostante sono visibili i risultati del mio lavoro (qui l’immagine di partenza in versione bitmap, qui quella modificata, anch’essa in versione bitmap, quindi senza perdita di definizione rispetto all’originale di Adriani).


Né io né il mio collaboratore Leonardo Settimelli, videomaker e fotografo professionista, siamo riusciti a intravedere neppure uno dei bossoli colorati di Manieri. In quei punti tracce ce n’erano, ma tutto potevano sembrare fuorché bossoli. Il lettore può verificarlo scaricando le due immagini bitmap, in ogni caso spiego brevemente il significato delle piccole immagini apposte su quella da me modificata. La striscia in basso riporta le cinque zone della foto dove Manieri avrebbe trovato i bossoli, con i segmenti a indicarne la posizione – per confronto è stato aggiunto il bossolo (G). La striscia soprastante riporta le stesse zone tratte dalle sequenze del video con immagine desaturata e bossoli colorati. La striscia più in alto sulla sinistra riporta invece le cinque zone come appaiono sulla stessa immagine tratta dal video ma non desaturata, e senza l’evidenziazione dei bossoli.
A questo punto il lettore può giudicare da solo. La “scoperta” di Manieri potrebbe essere un fake (qui una fantasia di bossoli realizzata con pochi tocchi di Photoshop da Settimelli), ma anche un’interpretazione troppo ottimistica di tracce poco intellegibili, oppure, infine, il risultato di un pregevole lavoro effettuato su una foto talmente più definita da evidenziare quello che sulla mia non è possibile evidenziare. Sempre pronto a ricredermi davanti alle prove, personalmente sospetto un fake, soprattutto per l’affermazione di Manieri secondo la quale sui suoi bossoli non sarebbe stato sparso alcun colore, la loro evidenziazione sarebbe dipesa soltanto dall’aver desaturato tutto il resto. Si può però notare che in origine il presunto bossolo (Q) appare molto scuro, mentre altri sono più chiari, per esempio l’(O). E allora perché tutti appaiono di uno stesso brillante color ottone?
Come tutti sanno il web è pieno di venditori di fumo, e se Manieri non vuole rischiare di confondersi con loro deve sempre fornire le prove di quello che afferma, distinguendo bene tra fatti e opinioni. In questo caso, se il suo lavoro sui bossoli fantasma è stato onesto, non può dimostrarlo in altro modo se non rendendo disponibile a tutti la foto non trattata e illustrando la sua metodologia di lavoro, come, fin dal principio, avrebbe fatto qualsiasi ricercatore scientifico serio.

Affumicature e orletti. È bene ribadire che, rispetto alla dinamica da me proposta (vedi) e anche rispetto a quella ufficiale – entrambe prevedono uno sparatore vicinissimo alla zanzariera – l’eventuale “scoperta” di Manieri conta poco: cinque bossoli su sei rimangono infatti più o meno al loro posto, vengono solo raggiunti da quello che se ne discostava, l’(A). Nella mia ricostruzione avevo supposto che tale bossolo fosse rimbalzato contro l’abete, se lo mettiamo assieme agli altri semplicemente tale rimbalzo non si rende più necessario. In questo caso gli spari con la mano molto ruotata in senso orario, e perciò impugnata con la mano sinistra, divengono quattro. Piuttosto, a dar modo a Manieri di proporre una dinamica del tutto inedita è la sua insistita affermazione secondo la quale sulla zanzariera non sarebbero stati trovati aloni di affumicatura, con la canna della pistola che quindi se ne sarebbe discostata di 25-30 cm almeno, se non di più. La qual cosa rende impossibile che qualche bossolo dei cinque corrispondenti ai fori sulla zanzariera possa esser finito accosto alla tenda, a meno di strani rimbalzi poco plausibili.
Il cosiddetto “alone di affumicatura” è un deposito di residui carboniosi (fuliggine) usciti dalla canna della pistola assieme al proiettile. La fuliggine viaggia formando più o meno un cono, e se prima di volatilizzarsi incontra una superficie idonea, la impregna. Sul fenomeno intervengono molteplici fattori. Al più intuitivo, la distanza della superficie dalla canna, si aggiungono almeno potenza e tipologia della cartuccia, lunghezza della canna e capacità della superficie investita di fissare le particelle carboniose. Buone superfici fissanti sono i vestiti e la pelle. Lo è anche il tessuto traforato di una zanzariera? Probabilmente no. L’impressione è che la rada trama del tessuto sintetico lasci passare, più che trattenere. In ogni caso quel che possiamo dire con certezza è che di aloni di affumicatura nei documenti non si parla, né affermando che ne fossero stati trovati, né affermando che non ne fossero stati trovati. Sul primo video di Manieri, quello sul canale “Le notti del Mostro” (vedi), a mia domanda: “Da dove risulta agli atti che siano stati esclusi effetti di affumicatura sulla zanzariera che invece avrebbero dovuto esserci?”, così rispose Manieri: “Se vuoi riscrivere gli atti, prego, nessun problema”. Risposta sciocca a una domanda più che lecita, che oggi reitero.
Dai documenti in mio possesso non risulta che eventuali aloni di affumicatura sulla zanzariera fossero stati cercati. Né di loro presenza né di loro assenza parlano Maurri e i suoi collaboratori abbozzando una dinamica. Si legge nel fascicolo “G” della loro perizia collegiale:

La distanza da cui furono esplosi i colpi non è determinabile con assoluta sicurezza; si può però preliminarmente dire che non ci sono stati colpi esplosi né a contatto né a bruciapelo. Tuttavia, tenendo conto della posizione e delle dimensioni della tenda, della presumibile posizione dei corpi, dei fori di ingresso a livello della zanzariera, della posizione in cui furono rinvenuti i bossoli, in parte all’esterno e in immediata vicinanza del lato anteriore della tenda, in parte dentro la tenda stessa, si può dire che tutti questi colpi siano stati esplosi da distanza ravvicinata, dell’ordine di poche decine di cm. per quelli esplosi dal di fuori della tenda e di pochissime decine di cm. per quelli esplosi dal di dentro.

È evidente che se il dato fosse stato rilevato, in tale perizia se ne sarebbe in qualche modo tenuto conto. Del resto i periti suppongono una posizione dello sparatore addossata alla zanzariera. Anche nella pur sbagliatissima ricostruzione dell’equipe De Fazio non v’è cenno alcuno alla mancanza di aloni di affumicatura sulla zanzariera, dal che, una volta di più, si deve dedurre che di essi nessuno si preoccupò. A conferma va preso atto che nel verbale di sopralluogo della Scientifica della zanzariera non si parla, mentre la ben più ponderosa relazione collegiale non nomina aloni di affumicatura. Quest’ultima invece, descrivendo con minuzia i fori di proiettile, rileva la presenza di aloni nerastri sui contorni.

Le soluzioni di continuo sono sulla metà sinistra della zanzariera e grosso modo tutte su una linea verticale che può essere calata dal vertice della zanzariera stessa. Le soluzioni di continuo sono 5.
La prima dal basso verso l’alto si trova a 10 cm al di sopra della cerniera che delimita inferiormente la zanzariera. Il foro è pressoché regolarmente rotondo, del diametro di 6 mm con margini nettamente introflessi e con alone nerastro che lo contorna dalle ore 9 alle ore 3. L’alone di larghezza uniforme è di circa 1 mm.
La seconda, 10 cm al di sopra della precedente, quasi esattamente sulla stessa linea verticale, è anch’essa rotonda, lievemente più piccola della precedente (circa 5 mm) con margini introflessi e con alone nerastro, dalle ore 10 alle ore 13, più sottile del precedente. Altro alone appena accennato tra le ore 6 e le ore 7.
La terza è all’incirca a 4 cm al di sopra della precedente, spostata 6 cm sulla destra (si tratta dell’unico foro che non è posto con gli altri sulla stessa linea verticale), anch’essa quasi regolarmente rotonda di diametro di 5 mmi, margini introflessi, alone dalle ore 12 alle ore 6, appena accennato tra le ore 12 e le 13 e fra le 4 e le 6, ben evidente tra le 2 e le 3 per circa 2-3 min.
Il quarto foro, esattamente a 46 cm dalla cerniera inferiore ed a circa 7 cm a sinistra del primo e del secondo foro, più ampio dei precedenti (circa 1 cm di diametro), con margini la cui flessione non è precisabile e con un sottile, totale, perfettamente uguale alone nerastro.
Il quinto ed ultimo foro, è a 56 cm dalla cerniera inferiore, grosso modo sulla stessa linea longitudinale del primo e del secondo, con caratteristiche morfologiche uguali ai primi tre con margini introflessi, alone appena accennato alle 7 e appena più evidente tra le 2 e le 3.


Concentriamoci sugli aloni nerastri, i quali, secondo Manieri, sarebbero “orletti di detersione”. Si denomina “orletto di detersione” un deposito di sostanze attorno al foro d’ingresso di un proiettile, sostanze che, originariamente, si trovavano sopra il proiettile stesso e che la superficie attraversata ha trattenuto. Che tipo di sostanze? In genere sostanze grasse usate per la manutenzione dell’arma, compreso l’interno della canna, che lasciano un alone untuoso grigiastro, più scuro se intervengono anche grani di fuliggine derivanti dai gas di sparo. Manieri sostiene che un ruolo potrebbe averlo pure il sottilissimo velo di silicone antiossidante che in certi casi ricopre i proiettili in piombo nudo all’uscita dalla fabbrica. In ogni caso c’è da dire che la consistenza dell’orletto di detersione non dipende soltanto dalla quantità di materiale sul proiettile, ma anche dalla capacità di pulizia della superficie attraversata: più la superficie risulta consistente, e quindi in grado di “strizzare”, più l’orletto aumenta. E una sottile zanzariera non sembra affatto una superficie granché pulente, anzi.


In realtà gli aloni nerastri riscontrati sulla zanzariera di Scopeti potrebbero facilmente essere stati degli “orletti di ustione”, che compaiono quando la canna si trova a contatto o quasi – per piccoli calibri massimo 5 cm – di una superficie non ignifuga. In questo caso i gas incandescenti, la cui temperatura può raggiungere anche i 3 mila gradi, bruciano la superficie attraversata dal proiettile attorno al foro. Nel caso della zanzariera di Scopeti la bruciatura fu facilitata dal tipo di tessuto, sottile e sintetico. È emblematico il caso del quarto foro descritto nella relazione collegiale: il diametro doppio rispetto a quello del proiettile e la perfetta circolarità dell’orletto nerastro ci descrivono lo scenario di una canna premuta contro la zanzariera, tanto da farla cedere con la formazione di un cono. In quelle condizioni i gas di sparo ebbero l’effetto maggiore, producendo essi stessi il foro che, infatti, risultò bruciato in modo uniforme ai margini, peraltro non introflessi – unici tra i cinque – quindi non prodotti dall’impatto del proiettile. Del resto in quel caso non avrebbe senso parlare di orletto di detersione, vista la grandezza del foro assai maggiore del diametro del proiettile.

Un sabato trascorso a Scopeti? Manieri sostiene con grande convinzione l’ipotesi – completamente inedita – secondo la quale il delitto sarebbe avvenuto all’alba della domenica mattina. Approfondiamo innanzitutto gli argomenti con i quali fa trascorrere ai poveri turisti francesi l’intera giornata di sabato in Italia. È oramai ben noto che sono rimasti veramente in pochi a credere alla collocazione del delitto nella serata della domenica, e chi scrive non è certo tra questi. Indipendentemente dalle valutazioni medico-legali, logica vorrebbe che i due fossero stati uccisi la sera stessa del loro arrivo a Scopeti, il venerdì. Non è il caso di elencare la miriade di ragioni che portano verso questo scenario, basti dire che non ce n’è una che invece lo confuti, escludendo naturalmente le sciocchezze raccontate da Lotti e Pucci in strategico accordo con la tesi ufficiale. Anzi, a ben guardare una c’è, ed è proprio quella della quale Manieri si fa forte per collocare il delitto all’alba di domenica mattina: la questione del rigor mortis. Si legge nei verbali d’autopsia disponibili in rete, relativamente a Nadine (fascicolo A):

Per quanto riguarda i fenomeni tanatologici sul cadavere della ragazza, essi sono stati controllati nel corso del primo sopralluogo, inizialmente verso le ore 17 del 9 settembre e poco dopo verso le ore 18,30-19. Al primo controllo, allorché il cadavere era ancora sotto la tenda si poté constatare, sia pure sommariamente che il rigor era ancora ovunque in atto, senza segni nemmeno iniziali di risoluzione, nemmeno a livello dei muscoli del collo.[...]
A distanza di circa 6-7 ore dal primo riscontro, e cioè verso la mezzanotte, quando il cadavere era già stato rimosso e trasportato all’Istituto di Medicina Legale […] il rigor era risolto ovunque, anche alle articolazioni delle dita dei piedi, in parte anche artificialmente nelle manovra di sollevamento e di trasporto del cadavere.
In conclusione il rigor è ancora presente ovunque alle ore 17, ma dopo 7 ore esso è risolto.


E relativamente a Michel (fascicolo E):

Per l’uomo alla prima osservazione verso le ore 17, rigor ovunque in atto, anche alle piccole articolazioni dei piedi, ovunque valido, con iniziale minor validità alla nuca. […]
Un ulteriore controllo verso le ore 19 dà conferma della presenza del rigor anche a tutte le articolazioni delle dita dei piedi, bilateralmente. Verso le ore 21, prima della rimozione del cadavere, la rigidità nucale è completamente risolta.
Alla mezzanotte i fenomeni cadaverici sono controllati presso l’Istituto di Medicina Legale. La rigidità è risolta anche agli arti superiori ed alle anche e, parzialmente, alle ginocchia, alle caviglie, alle dita dei piedi. […]
In conclusione, la rigidità nel cadavere maschile comincia a farsi meno valida alla nuca verso le ore 18, con ulteriore diminuzione alle 21. Ad altre 3 ore di distanza, anche a causa del trasporto del cadavere, esso è risolto ovunque totalmente, ma dal ginocchio in giù solo parzialmente.


Sembra insomma di poter affermare che a mezzanotte del lunedì il rigor mortis fosse pressoché scomparso in entrambi i cadaveri, con una presenza residua soltanto in quello del ragazzo. La qual cosa, considerando che tale fenomeno avviene a distanza di tre e anche quattro giorni dalla morte, rende la serata del venerdì ben compatibile con il momento del delitto. Ma nel verbale di autopsia di Michel, fascicolo C, si legge qualcosa di diverso:

Verbale di indagine autoptica eseguito l’11.9.1985 sulla salma di JEAN MICHEL KRAVEICHVILI dal Prof. Mauro Maurri, dal Dr. Aurelio Bonelli e dal Dr. Antonio Cafaro per incarico della Procura della Repubblica di Firenze.
Il cadavere giace supino sul tavolo anatomico completamente nudo. Trattasi di cadavere di sesso maschile, dell’apparente età di 25-30 anni, della lunghezza di cm. 170.
La rigidità cadaverica è presente nei vari distretti corporei, ma vincibile a livello delle grandi articolazioni degli arti.


Nell’insieme dei documenti disponibili è compreso anche il verbale di autopsia di Nadine (fascicolo B), ma in esso non compaiono né una data né considerazioni sul rigor mortis. Limitiamoci dunque alla rilevazione del fenomeno all’atto dell’autopsia su Michel, della quale non abbiamo un orario, ma che possiamo collocare a inizio mattina del mercoledì. Va innanzitutto evidenziato il contrasto con quanto dichiarato nel fascicolo E. Contrasto spiegabile in modo benevolo o in modo malevolo, oppure magari con una combinazione di entrambi.
A pensar bene si potrebbe ritenere che la conservazione del corpo in cella frigorifera a partire dalla notte del lunedì avesse molto rallentato i processi tanatologici. Quindi, combinando una valutazione un po’ troppo spostata verso una risoluzione del rigor al lunedì notte, una cella frigorifera molto efficiente e una valutazione un po’ troppo spostata su una residua presenza del rigor al mercoledì mattina, il venerdì sera potrebbe anche tornare possibile.
A pensar male, invece, si potrebbe ritenere che la scelta di collocare il delitto alla domenica, effettuata da Maurri dopo le valutazioni della notte di lunedì e prima di quelle del mercoledì mattina, avesse strategicamente fatto giudicare “rigidità cadaverica” quella che invece poteva non esserlo più tanto.
Rimane in ogni caso la valutazione del lunedì notte, sulla quale Manieri preferisce soprassedere, guardando soltanto a quella del mercoledì. In una discussione in rete parla di rigidità vinta meccanicamente e poi ripristinatasi, ma non si comprende per quali motivi i medici legali si sarebbero messi a scrocchiare persino le dita dei piedi del cadavere del povero Michel. Si deve invece pensare che la rigidità fosse stata vinta soltanto per quel che serviva al trasporto del cadavere, quindi alle grandi articolazioni di braccia e gambe. Del resto si legge anche: “Verso le ore 21, prima della rimozione del cadavere, la rigidità nucale è completamente risolta”.

Un Mostro mattiniero. Ma quel che più sconcerta nell’ipotesi di Manieri non è tanto il giorno, quanto l’orario: la mattina all’alba! Se prendiamo per buona la domenica, abbiamo il sole che a Scopeti sorgeva alle ore 6:48, con il crepuscolo civile partito 29 minuti prima (vedi). In sostanza attorno alle 6 e un quarto la luce del sole già cominciava a rischiarare l’ambiente, aggiungendosi a quella della luna calante, luminosa quasi per metà. Secondo Manieri, quello sarebbe stato il momento dell’attacco. Par di capire che i motivi di tale strana collocazione siano due: il fatto che l’assassino si fosse preoccupato di nascondere i cadaveri, e la necessità di una piazzola illuminata per consentire al ragazzo di scappare e al Mostro di vedere dove stesse andando.
Dunque, secondo Manieri, il Mostro avrebbe nascosto i cadaveri perché, con la luce dell’alba, qualcuno avrebbe potuto scoprirli troppo presto, ostacolando così il suo rientro in sede. Ma la giustificazione appare tirata per i capelli, e non regge. Supponiamo che mentre lui si inoltrava nel bosco già qualcuno fosse capitato sul posto. Tra l’andare ad avvertire i carabinieri – a quei tempi non c’erano i cellulari! – e il loro intervento sarebbero trascorse varie decine di minuti, anche un’ora, e a quel punto il Mostro chi l’acchiappava più? È il caso di ricordare che il motivo del nascondimento dei cadaveri si è sempre ritenuto fosse rintracciabile nella necessità di andare a imbucare la lettera con il frammento di seno, quindi senza posti di blocco a costituire intralcio. Si tratta di un’ipotesi molto logica, che non si vede come possa essere confutata.
Veniamo al secondo motivo, la necessità di luce per consentire la fuga al ragazzo. Ma allora è inevitabile chiedersi il perché, potendo veder bene, Michel non fosse fuggito in cerca di aiuto verso via Scopeti, invece di inoltrarsi per boschi. In realtà, con una mezza luna – sorta alle 23:29 di sabato (vedi) e alle 22:53 di venerdì (vedi) – in un cielo sereno, quindi stellato, in orario serale compatibile con quello del delitto di luce non doveva essercene così poca. Era di sicuro sufficiente per almeno qualche metro di visibilità, quella che consentì al ragazzo di muoversi ma non d’individuare la direzione opportuna.
Va infine presa in esame una perplessità ulteriore. Quella di attaccare all’alba era stata una scelta consapevole oppure casuale? In sostanza il Mostro aveva adocchiato già il giorno prima le sue vittime e aveva deciso di ucciderle aspettando l’alba, oppure si era trovato a passare per caso alle sei di mattina? Questa seconda eventualità appare estremamente improbabile, sia perché a quell’ora di coppiette in giro non poteva certo sperare di trovarne, sia perché non avrebbe potuto sapere chi fossero i turisti, se un uomo e una donna oppure no, quindi escludiamola. Ci si deve allora chiedere per quale motivo, vista la tenda e la coppia il giorno prima, per uccidere i malcapitati avesse deciso di attendere l’alba. In questo modo si sarebbe rassegnato al concreto pericolo d’esser visto, in una zona boschiva piuttosto frequentata e davanti a una strada comunale di traffico non trascurabile da cui la tenda si vedeva bene (vedi). È logico che il momento migliore per attaccare sarebbe stato quello in cui i due campeggiatori si erano ritirati da poco, e magari si dedicavano ai loro interessi a luce accesa. Come si deve presumere fosse andata.
Qualche parola infine sul contenuto gastrico, argomento del quale mi sono già occupato nella prima parte ma che, per completezza, è utile ricordare. Rivediamo ciò che venne trovato nello stomaco di Nadine:

È da mettere in particolare evidenza che lo stomaco contiene circa 100 cc. di residuo alimentare ben riconoscibile perché si tratta di pasta tipo tagliatella con scarsissimi residui grigio-marroni probabilmente di carne e con isolati frammenti di buccia di pomodoro rossi.

In quello di Michel:

Stomaco: mucosa arrossata con evidenziazione del reticolo venoso putrefattivo, contenente scarsa quantità di materiale alimentare quasi completamente indigerito con le stesse caratteristiche di quello riscontrato nella cavità gastrica della ragazza.

Entrambi i poveretti avevano mangiato un piatto di tagliatelle al ragù che ancora dovevano digerire. È davvero sorprendente come con l’ausilio di studi americani e relativi grafici – e un diluvio di parole – Manieri riesca a far credere a qualcuno dei suoi ascoltatori che quel piatto di tagliatelle i due lo avessero mangiato 8-9 ore prima di essere uccisi! Neppure l’avvocato Azzeccagarbugli avrebbe saputo fare di meglio…

I primi quattro colpi. Ma veniamo finalmente alla dinamica omicidiaria vera e propria, nella quale Manieri ancora una volta dà sfogo alla sua voglia di distinguersi, ma, ancora una volta, con risultati pessimi. Come in altri casi – emblematico è il delitto di Baccaiano, dove più d’uno si è lanciato in fantasiose ricostruzioni, ma anche la recente proposta su Giogoli, vedi – si tratta in sostanza di una dinamica costruita attorno a convinzioni a prescindere, nella quale, proprio per questo, logicamente i conti non tornano, nonostante gli sforzi di farli tornare con varie pezze, in alcuni casi peggiori del buco. Prima di partire un avvertimento: avendo Manieri evitato di pubblicare un documento scritto, ma affidato le sue proposte soltanto a filmati – per di più di lunghezza estenuante e in molti casi in contraddizione tra di loro – chi scrive farà il possibile per non travisare il suo pensiero, senza però assoluta garanzia di risultato.


Cominciamo con l’esaminare la figura soprastante, ottenuta da Manieri partendo dalla piantina originale della Scientifica arricchita delle opportune correzioni su tenda e auto, in origine malamente ruotate. Poi vi ha tracciato quelli che, secondo lui, sarebbero stati i percorsi del Mostro e del ragazzo. S1, S2 e S3 sono invece i punti di sparo inseriti da chi scrive, dedotti in base ai filmati. Ecco la sequenza delle varie azioni.
Il Mostro viene su dalla scarpatina antistante la tenda – quindi dal basso – cominciando a sparare contro la zanzariera da posizione S1 (tale punto viene dedotto da Manieri sulla base del foro di proiettile sullo spigolo posteriore destro della tenda allineato con quelli sulla zanzariera, e la convinzione che lo sparo fosse avvenuto a distanza). A quel punto il ragazzo riesce a uscire prendendo alla sua sinistra, gira intorno alla tenda fino a raggiungere l’auto (lasciando sul montante la nota macchia di sangue), poi cambia direzione puntando verso il centro della piazzola e infilandosi nel corridoio sulla destra. Nel frattempo il Mostro si avvicina all’ingresso e spara un colpo contro Nadine da posizione S2. Poi si sposta in posizione S3 da dove spara i colpi restanti verso il ragazzo in fuga. Infine decide di tagliargli la strada correndo verso l’uscita del corridoio, intercettandolo e uccidendolo a coltellate.
In questa ricostruzione niente torna, tantoché risulta davvero difficile mettere in ordine gli elementi sbagliati. Cominciamo con il chiederci perché il Mostro avrebbe sparato contro la zanzariera da lontano. Nell’ipotesi di Manieri l’interno della tenda sarebbe stato completamente al buio, con gli occupanti ancora nel mondo dei sogni, di conseguenza lo sparatore non avrebbe avuto nessuna possibilità d’inquadrarli. Pertanto – ed ecco la pezza – avrebbe sparato raso terra con la certezza di coglierli ugualmente, considerato che dovevano essere coricati. Già, ma pur non avendo avuto modo di vedere dove avessero le teste, proprio quella parte scelse!
In realtà non si comprende davvero il motivo per il quale lo sparatore non si sarebbe invece accostato alla zanzariera, con la speranza di riuscire almeno a distinguere qualcosa. Peraltro, a far escludere l’ipotesi di Manieri non è soltanto la logica del buonsenso, ma anche l’insieme dei fori: con spari da distanza questi avrebbero dovuto formare una rosa, e non certo una linea più o meno verticale. Linea verticale che invece diventa ben plausibile nello scenario di uno sparatore a contatto, il quale semplicemente alzò via via il braccio. Non sfugga infine la coincidenza che i proiettili transitarono tutti dalla zanzariera, neppure uno dalla tela piena. Perché se comunque l’interno, da lontano, risultava invisibile? Per pura combinazione posizionale oppure perché lo sparatore era accostato alla zanzariera e da quella, invece, l’interno lo vedeva?
Nel bailamme di dettagli che non tornano ci sono naturalmente i bossoli, i più implacabili censori di ogni ricostruzione sbagliata. In visibile difficoltà, Manieri ha cambiato versione più volte – ne ricordo una nella quale aveva un ruolo il trascinamento del corpo di Nadine – vediamo l’ultima, e vediamo come se la cava nella collocazione di quelli corrispondenti ai colpi esplosi per primi. Secondo la sua ipotesi dal punto S1 i colpi sparati sarebbero stati quattro, e i relativi bossoli si sarebbero persi tra la vegetazione sottostante la tenda. Bossoli non soltanto non trovati, ma neppure cercati (chissà se qualcuno dei suoi ascoltatori entusiasti non si sia già recato in loco con il metal detector…). Quindi il problema viene semplicemente aggirato: bossoli non cercati --> bossoli non trovati --> loro posizione da non giustificare. Il prezzo pagato, naturalmente, è la mancanza di qualsiasi prova a sostegno, che non sembra neppure troppo salato, almeno per un pubblico di bocca buona irretito da proclami di alta competenza.
Ma torniamo all’azione. A questo punto Manieri deve far uscire Michel dalla tenda. Come? Non lo spiega troppo bene, parla confusamente di colpi che gli sarebbero stati sparati mentre era in ginocchio all’interno, i quali, naturalmente, possono risiedere soltanto nella sua fantasia, visto che dalla posizione S1 nessuno avrebbe potuto inquadrarlo. In ogni caso Michel riuscì ad aprire la zanzariera e a fuggire andando alla sua sinistra. Sì, ma intanto il Mostro che stava facendo? Dando per buono il percorso attorno all’albero di pino, necessario, a dire di Manieri, per la non fattibilità di quello diretto – qui bisogna credergli sulla parola, essendo il terreno di adesso tutta un’altra cosa – di quanti secondi avrà avuto bisogno il Mostro per raggiungere la zanzariera? Dieci? Venti? Se in dieci secondi Borzov faceva 100 metri, il Mostro sarebbe pur riuscito a farne tre o quattro, anche sopra un terreno disagevole! E ritenere che 10 secondi dopo l’ultimo dei quattro colpi Michel sarebbe riuscito a svegliarsi, riaversi dalla sorpresa, alzarsi, trovare al buio la clip della zanzariera, aprirla, uscire – tutto questo ostacolato dal corpo di Nadine, come vedremo tra breve – e raggiungere il retro della tenda prima che il Mostro lo intercettasse e gli sparasse è fantascienza. Se poi ci mettiamo dentro il fatto che il ragazzo trovò anche il tempo d’infilarsi i pantaloni… ma questo è un argomento da affrontare per suo conto in un futuro prossimo venturo, per adesso lasciamolo da parte. Facciamo finta invece che il Mostro avesse avuto un problema qualsiasi, dando così modo al poveretto di uscire.
La presenza di sangue compatibile sul montante sinistro del parabrezza dell’auto ci dice inequivocabilmente che il ragazzo vi appoggiò una mano – la sinistra – mentre stava fuggendo. Quindi logica vorrebbe che la direzione presa in uscita dalla tenda fosse alla sua destra, basta guardare la piantina per rendersene conto. Ma qui interviene ancora una volta la tendenza di Manieri a cercare la complicazione anche nelle cose più semplici, così lo fa uscire alla sua sinistra, girare intorno alla tenda – per frapporre un ostacolo tra sé e lo sparatore, lui sostiene... ma se la tenda era alta un metro e 40, quale ostacolo? – raggiungere l’auto, infine cambiare direzione attraversando la piazzola al centro. Un percorso assolutamente assurdo, che Manieri giustifica asserendo che tra tenda e frasche non ci fosse abbastanza spazio per passare. E a sostegno presenta questa foto.


In effetti lo spazio era scarso, ma si deve osservare che un po' di frasche certamente non avrebbero potuto costituire un muro invalicabile, al massimo avrebbero lasciato delle abrasioni sulla pelle del poveretto, che però in quei momenti aveva tutt’altro di cui preoccuparsi. Del resto a rendere l’ipotesi di Manieri poco ragionevole è il fatto che il ragazzo, uscendo alla sua sinistra, si sarebbe trovato di fronte la discesa per raggiungere via Scopeti, dove più facilmente avrebbe potuto trovare aiuto, o comunque scoraggiare il suo carnefice dall’inseguirlo. Tanto più con l’ipotizzata luce del mattino, ma anche fosse stato di sera il giro intorno alla tenda fino all’auto avrebbe avuto poco senso comunque.

La morte di Nadine. Mettiamoci adesso nella posizione S2, dalla quale, mentre Michel stava fuggendo, il Mostro avrebbe sparato un colpo, il quinto, contro Nadine. Il bossolo corrispondente sarebbe stato, a detta di Manieri, il (D), quello vicino all’albero di abete. Dalla figura sottostante si vede bene però che tale ipotesi non regge.


Lo stesso Manieri mostra in video che i bossoli venivano espulsi in direzione mediana tra destra e dietro rispetto alla canna. Quindi, affinché il quinto bossolo finisse in (D) da posizione S2 la canna doveva puntare verso il bosco, e non certo verso Nadine.
Facciamo adesso, il contrario, dirigiamo da S2 la canna verso i fori della zanzariera a cercare il torace di Nadine.


Come si vede dalla figura soprastante, vicino o lontano dalla zanzariera che fosse lo sparatore, il bossolo non sarebbe mai andato in (D), al massimo, con una parabola fin troppo minima, in (A), dove però, secondo Manieri, ci sarebbe finito soltanto dopo un calcione dei maldestri agenti che avevano armeggiato attorno alla tenda.
Nella dinamica di Manieri i colpi esplosi contro Nadine finirebbero qui. Facciamo dunque quel che lui si è ben guardato dal fare: diamo un’occhiata alle ferite della donna, riportando la figura dal mio articolo, dove esse vengono anche descritte.


Nell’ipotesi di Manieri la donna stava dormendo, e poiché i fori d’ingresso sono tutti sul lato destro del corpo, non poteva trovarsi che bocconi e a ridosso della zanzariera, con Michel alla sua sinistra (ecco perché l’uscita del ragazzo dalla tenda ne sarebbe stata ostacolata). Cominciamo con il notare che i tramiti sono tutti più o meno longitudinali alle spalle, un po’ dall’alto verso il basso, come se il corpo fosse messo in diagonale, piedi più lontani e testa più vicina allo sparatore. Ma dalla posizione S1 nessuno dei quattro colpi avrebbe mai potuto percorrere quei tramiti, sarebbero stati tutti angolatissimi dal basso verso l’alto. Si pensi soltanto all’angolo necessario per allineare fori sulla zanzariera e ferite alla testa: in pratica lo sparatore avrebbe dovuto trovarsi quasi sull’angolo sinistro della tenda, come si deduce da questa immagine.


Pertanto, sulla piantina di Manieri, una volta aggiustata in modo innaturale la posizione di Nadine (molto in tralice, quasi allineata all'asse minore della tenda) il punto S1 sarebbe da spostarsi qualche metro verso nord, non più sulla scarpatina ma in mezzo alla vegetazione! Riesce anche molto difficile spiegarsi il colpo numero 4, che colse la donna al seno sinistro: ci si deve chiedere come sarebbe potuto accadere, visto che dormiva bocconi. L’unica possibilità sarebbe stata quella di una fase in cui, prima del colpo mortale numero 5, si sarebbe tirata su. Ma si presume che i quattro colpi dalla scarpatina fossero stati sparati tutti in rapida sequenza contro un bersaglio non visibile, dunque senza alcuna utilità o necessità di pause tra un colpo e l’altro.
Manieri dovrebbe anche spiegare quali tra i cinque proiettili sparati attraverso la zanzariera finirono uno nell’angolo destro della tenda, uno in un cuscino e uno nel piumone. I conti non tornano, poiché due proiettili rimasero nel corpo di Nadine e uno cadde a terra dopo aver probabilmente colto Michel alla bocca. Quindi in tutto sei, uno in più dei fori sulla zanzariera.

La fuga di Michel. Dopo aver sparato il quinto colpo verso Nadine, il Mostro dovette preoccuparsi del ragazzo in fuga. Come si vede, la linea rossa tracciata sulla piantina, e che intende rappresentare il suo percorso, non passa per S3, dove invece Manieri lo colloca durante la fase degli spari. In realtà in una prima versione il punto di sparo sarebbe coinciso più o meno con S2, dove Michel si sarebbe inginocchiato, difficile capire il perché. In ogni caso in questo modo nessun bossolo sarebbe mai potuto finire davanti alla tenda, ecco allora il rimedio, con un cambio di percorso (senza però il necessario aggiornamento della piantina). Da S3, infatti, i bossoli espulsi sarebbero caduti sul tetto della tenda, sette di loro scivolando sul davanti, compreso (G) che invece sarebbe entrato dentro attraverso la zanzariera aperta, e uno sul lato destro, (C).
Gli assidui lettori del mio blog si ricorderanno della bizzarra ipotesi del colonnello Innocenzo Zuntini sul percorso dei bossoli a Borgo San Lorenzo, che avrebbero rimbalzato contro l’interno di un vetro dell’auto per cadere dalla parte opposta. Qui siamo in una situazione analoga, con l’aggravio di inverosimiglianze ulteriori. Perché il Mostro sarebbe rimasto fermo a sparare ben otto colpi in S3 mentre Michel stava fuggendo, invece di sparare inseguendolo? Proviamo a suppore che in quel modo gli fosse venuto più comodo prendere la mira (scenario che naturalmente non regge, ma che ci serve soltanto per andare avanti). Già, ma quale mira? Su otto colpi soltanto uno andò davvero a segno, quello al gomito destro.


Il colpo alla bocca non era compatibile con spari da tergo, e almeno uno dei due alla mano sinistra era preesistente, visto che, toccando con quella mano il montante dell’auto, il ragazzo vi lasciò del sangue. Tutto insomma lascia pensare che tutte e tre queste ferite fossero state il prodotto degli spari contro la tenda. E allora, possibile che il Mostro fosse stato così incapace come sparatore?
In ogni caso, a tagliare le gambe allo scenario immaginato da Manieri c’è un ostacolo insormontabile: la capienza del caricatore della pistola. Quando il Mostro avrebbe iniziato a sparare in S3 gli erano rimasti quattro colpi, considerando un caricatore da otto più il colpo in canna. Per giustificare gli otto bossoli caduti sul tetto della tenda all’appello ne mancano quattro. Ecco allora che Manieri mette l’ennesima pezza, tirando in ballo un caricatore di riserva del quale mai era stata ipotizzata l’esistenza. Già, ma quando il Mostro lo avrebbe inserito al posto di quello vuoto? Per quanto veloce, almeno una quindicina di secondi l’operazione sarebbe durata, tra il togliere quello vuoto, cercare l’altro in tasca, inserirlo e arretrare il carrello per caricare il colpo in canna. E intanto Michel non sarebbe riuscito a percorrere i pochi metri che lo separavano dalla boscaglia? Infine, con ancora quattro colpi disponibili nel caricatore nuovo, perché il Mostro mise via la pistola e prese il coltello, per un successivo corpo a corpo contro un avversario sì ferito, ma giovane e vigoroso? Una situazione ben più difficile per lui di quella dell’anno prima, quando, probabilmente per risparmiare munizioni, aveva preferito il coltello per finire Claudio Stefanacci, che però era moribondo. Nelle prime coltellate da tergo fece molta fatica a inquadrare Michel mentre scava scappando, un paio di colpi di pistola gli avrebbero risolto il problema.

La mutilazione di Nadine. Nel precedente articolo sul tema avevo dimostrato la non fattibilità dell’ipotesi di Manieri secondo la quale il corpo di Nadine, mutilato all’esterno della tenda, sarebbe stato rimesso dentro tirandolo dal taglio posteriore. Dopo le prime arrampicate sui vetri, di fronte all’evidenza pare che Manieri si sia convinto, anche se l’estenuante lunghezza dei suoi video e l’inaccessibilità di quelli a pagamento non mi consente certezze. Facendo l’analisi delle macchie di sangue sul corpo di Nadine parla infatti di corpo infilato nella tenda, e non più tirato dallo squarcio posteriore. In ogni caso, a parere di chi scrive, è già sbagliata la sua ipotesi che l’escissione fosse avvenuta all’esterno. Come più volte ribadito, da via Scopeti la tenda era ben visibile (vedi). Alle precedenti argomentazioni si può aggiungere l’immagine sottostante:


La foto mostra come, chi fosse passato davanti alla piazzola venendo da Firenze, avesse avuto la visione completa della sterrata che portava alla tenda. Ora, come si può immaginare un Mostro che compie la macabra operazione all’aperto con il chiaro del mattino? Se poi il tutto fosse avvenuto di notte, il problema sarebbe stato la necessità di una luce, che avrebbe comunque potuto attirare gente. Ma anche la stessa operazione di estrazione sarebbe stata molto difficoltosa. Sollevare un corpo morto è già di per sé difficile, dato che tende a scivolare senza offrire appigli. In questo caso la difficoltà sarebbe stata ancora maggiore, vista la collocazione dentro la tenda, con una piccola apertura dalla quale non era semplice sporgersi verso l’interno senza sconquassare tutto. Dove erano le ginocchia del Mostro mentre teneva il corpo tra le braccia? Fuori o dentro? Dentro non è possibile, considerando la ristrettezza dell’apertura, e fuori altrettanto, per una semplice questione di baricentro.
Il corpo di Nadine fu semplicemente tirato per i piedi e ruotato con le gambe fuori ma seno e pube dentro, senza alcun sollevamento. In questo modo il Mostro fece molta meno fatica, non rovinò la tenda e, ultimo ma non ultimo, poté usufruire di una luce interna che da fuori si vedeva poco. Quella stessa luce che i due campeggiatori dovevano avere, e che lui si portò via avendovi impresso le sue impronte. Alla fine della mutilazione il corpo venne ruotato in senso inverso e le gambe, una volta flesse, furono risospinte dentro. L’immagine seguente rende bene l’idea.


Come si vede, la grande macchia di sangue verticale segna la posizione del corpo durante la mutilazione. Quella sul terreno indica il punto dove vennero appoggiate le parti tagliate. Questa ulteriore immagine conferma il tutto.


Manieri afferma di aver visto dei fili d’erba secca sul corpo di Nadine, come suo solito senza fornire prove – fidatevi… – accampando ragioni di opportunità per la crudezza delle immagini. Sarebbe però bastato presentare qualche dettaglio ristretto. Questi fili d’erba dimostrerebbero l’estrazione del corpo. Supponiamo che tale presenza sia reale, ma essa potrebbe spiegarsi anche con un trasferimento durante le manovre del Mostro.

Conclusioni. Rimango in attesa di riscontri a questo mio articolo, sempre pronto a ricredermi di fronte ad argomentazioni adeguate e, ancora meglio, a riscontri oggettivi.
A questo punto il lettore potrebbe chiedersi: ma, se non altro per sbaglio, a parere di Segnini, almeno una Manieri è riuscito ad azzeccarla? Sì, almeno una sì: la spiegazione della presenza di tracce di gesso sui bossoli, per la quale venne eseguita una perizia apposita che non portò a nulla. Pare plausibile che la causa fosse stata l’uso di frammenti di una mattonella rotta per segnare le posizioni, come viene ben illustrato da questo video.

giovedì 24 dicembre 2020

La tenda si vedeva o no dalla strada?

I miei lettori più assidui si saranno accorti dell’acceso scambio che ho avuto – sotto l’articolo Una dinamica errata per Scopeti – con un certo Segugio, al quale ho dato del meritorio coglione, rifiutando poi la sua tardiva e maldestra offerta di dialogo. La questione che stava alla base dello scontro è quella della visibilità della tenda dei francesi da parte di chi transitava su via Scopeti. A dire di Segugio, tale visibilità sarebbe stata messa in legittimo dubbio sul forum dei mostri – dove lui scrive come Blood Hound – da persone che in anni recenti avrebbero controllato andando sul posto. L’argomento è di grande importanza, poiché una buona visibilità della tenda dalla sottostante via Scopeti dà credibilità all’ipotesi di un avvistamento fortuito al pomeriggio del venerdì da parte di un residente in zona, che poi la sera andò a uccidere. Colgo quindi l'occasione per approfondire, tenendo così fede ai miei propositi di combattere le tante scorie che ancora inquinano la vicenda.


Scrivo sciocchezze, dunque sono. Ebbene, vediamo che cosa scrivono sul forum dei mostri (la discussione parte da qui). Mi limiterò a una breve sintesi riportando lo scambio tra Segugio alias Blood Hound e l’amministratore, Psychotic, quello che più di tutti si dichiara sicuro che la tenda non la potesse vedere manco Nembo Kid.

Blood Hound
Vorrei fare una domanda se qualcuno è stato sulla piazzola (io ci sono stato una volta sola ma non mi ricordo): è possibile vedere l'auto e la tenda dalla strada sottostante?

Psychotic
No.
Chiunque dica che la tenda si sarebbe potuta vedere dalla strada:
- mente
- non è mai stato nel luogo
- è un perfetto beota
o una commistione di due o tutti i punti..


Blood Hound
Nel suo ultimo post, Segnini torna a ripetere che la tenda era visibile dalla strada, mah...
Gli ho mandato un messaggio per capire da dove proviene questa sua sicurezza.


Psychotic
Niente di strano.
Tutti quelli che hanno una tesi da difendere, per interesse, perché convinti o per entrambe le motivazioni, sostengono l'insostenibile.


Blood Hound
Già, Segnini è Lotti-colpevolista dal 74 all'85, una tesi difficile da sostenere.

Psychotic
Blood, ma quando io dico che la maggioranza di chi ha vivacchiato e pontificato sui media e/o scrivendo cag... ehmm articoli o libelli sul caso del MdF sono dei cazzari e/o speculatori ma perché credi lo dica?
La maggior parte di loro non ha nemmeno mai messo piede in una piazzola ma parla per sentito dire, per letto altrove, per propria rielaborazione (quando non inventato di sana pianta) e per proprio comodo/vantaggio.
Tanto lo spettatore medio sa una sega lui.


Blood Hound
Sì hai ragione purtroppo è così.
Ho chiesto a Segnini se è sicuro che la tenda si vedeva dalla strada e mi ha scritto "Sicuro non posso essere, però ragionevolmente sicuro sì."
Ma che risposta è? Passa per essere il miglior blogger sul mostro.
In generale vedo che i mostrologi alimentano polemiche fra loro, fanno debunking sui post degli altri, sta diventando un circolo autoreferenziale, forse per aumentare le visualizzazioni ma alla fine punti chiari non ne trovano e aumenta la confusione.


Psychotic
Se chiedi a mia madre e mia moglie io per loro sono il miglior chitarrista del mondo.
E anche la mamma di Alvaro Vitali gli diceva sempre con aria convinta "bello di mamma!!!".


Al lettore ho risparmiato altri bla bla, dei due campioni e di qualche altro, i curiosi possono andare a leggerseli in originale. Vorrei soltanto segnalare i lucidi interventi dell’unica donzella, ThisIsDaniela, che si è chiesta quanto avessero potuto influire i notevoli cambiamenti della vegetazione dal 1985 ad oggi, raccontando pure di una sua esperienza in cui qualcosa era riuscita a vedere.
Ma la tesi che predomina è quella granitica del tracotante Psychotic, il quale proclama sicuro la sua verità: “Chiunque dica che la tenda si sarebbe potuta vedere dalla strada mente, non è mai stato nel luogo, è un perfetto beota”. E cosi sia!

La testimonianza Berti. Si legge nel libro Delitto degli Scopeti – Giustizia mancata:

Secondo quanto riferito a sommarie informazioni dal teste A.B., giornalista (all. 57 del rapporto di P.G. 14 settembre 1985), nel pomeriggio di venerdì 6 settembre 1985, mentre alla guida della propria autovettura Volkswagen Golf, nera, transitava nella via degli Scopeti, aveva notato intorno alle 14:00 che nella nota radura un uomo ed una donna stavano montando una tenda.

Nell’ambiente si era saputo presto che A.B. altri non era che Antonio Berti, il noto giornalista sportivo che si occupava di cavalli (è morto quest’anno, alla veneranda età di 88 anni).


Quando avevo risposto a Segugio le mie informazioni si fermavano qua. Conoscendo la serietà degli autori del libro (Francesco Cappelleti e l’avvocato Vieri Adriani) non ho mai avuto dubbi sulla bontà della testimonianza. Tuttavia, non avendo visto la tenda di persona, ho preferito dirmi “ragionevolmente” sicuro, e non “assolutamente”, evidenziando appunto l’avvistamento Berti.
Per poter andare davvero fino in fondo, ho chiesto al “solito” Francesco Cappelletti una copia del verbale, che gentilmente mi ha inviato (ancora una volta devo tessere le lodi di una persona che si è sempre spesa senza secondi fini soltanto per portare un po’ di buon senso in questa vicenda vergognosa). Il documento risulta stilato il 12 settembre 1985 nella stazione dei Carabinieri di San Casciano, davanti al maresciallo Lodato. Ecco il testo delle dichiarazioni di Berti:

Avendo saputo del duplice omicidio avvenuto in S.Casciano Val di Pesa onde collaborare con la giustizia, ritengo doveroso riferire che nella giornata di venerdì 6 settembre 1985, verso le ore 14 circa, transitando per via Degli Scopeti, alla guida della mia autovettura Golf nera, all’altezza del punto in cui è poi avvenuto il duplice omicidio, ho notato due persone che stavano montando una tenda piuttosto piccola. Le due persone, un uomo e una donna, uno era chinato alla base della tenda e l’altra aiutava stando in piedi.
A.D.R.: Non posso assicurare che le due persone fossero le stesse che sono state barbaramente trucidate, ma il luogo dove queste due persone stavano montando la tenda ed il giorno mi fanno pensare che si tratti proprio delle due vittime.
A.D.R.: Non ho fatto caso se vicino alla tenda vi fosse anche una autovettura Golf bianca.
A.D.R.: Altro non ho da aggiungere ed in fede di quanto sopra mi sottoscrivo.


Si tenga presente che Berti risiedeva nelle vicinanze, in via Faltignano, dunque riguardo il luogo non poteva essersi sbagliato. La sua descrizione è molto precisa, addirittura colse l’immagine del povero Michel chinato alla base della tenda. Questo vuol dire che, transitando per via Scopeti alla guida della sua macchina, la tenda la vide benissimo. Non vide la Golf, che si potrebbe pensare fosse stata parcheggiata in un punto più nascosto, differente da quello in cui sarebbe stata messa al ritorno dalla cena serale.
A questo punto la domanda sorge spontanea: dobbiamo credere alla testimonianza del giornalista Berti che transitò davanti alla piazzola poche ore prima del delitto, oppure alle sciocchezze di un boccalone qualsiasi che cazzeggia su un forum e si dà del beota e mentitore credendo di darlo agli altri?

domenica 13 dicembre 2020

Una dinamica errata per Scopeti (1)

Eccomi ancora qui a scrivere di un altro video pubblicato di recente su Youtube, questo, dove viene esposto un abbozzo di dinamica inedita per il delitto degli Scopeti. L’autore – della dinamica, non del video – è l’un tempo più noto Henry62, al secolo Enrico Manieri, curatore di uno dei primi blog sulla vicenda del Mostro (vedi) e una volta assiduo frequentatore di forum. Dopo anni di apparente letargo, oggi ci dice il perché: stava studiando il delitto degli Scopeti, con un lavoro iper approfondito del quale intende fornire un resoconto completo. Il video è stato solo il primo step, ne seguiranno altri e una serie di articoli sul suo blog, con quello introduttivo già pubblicato.
Purtroppo però il risultato di anni di lavoro è pessimo, un accrocchio incredibile che si fa davvero fatica a immaginare come possa essere stato concepito. E questo soltanto per i pochi dettagli desumibili dal video, dove ne mancano tantissimi di fondamentali. Comunque, tanto per dare un’idea di che cosa si sta parlando a chi non se la sente di sostenere quattro ore di ascolto, basti qualche esempio.
Innanzitutto il delitto viene collocato allo spuntare del sole – circa alle 6:45 ora legale – il che, in un posto dove la tenda era ben visibile dalla trafficata strada sottostante, appare assurdo. Vedremo come Manieri spiegherà, se lo spiegherà, il perché di tale scelta da parte del Mostro e gli elementi che lo hanno portato verso questa ipotesi. Sembra che il nascondimento dei corpi sia uno, anche se parrebbe più logico imputarlo alla necessità d'imbucare la lettera senza posti di blocco. Anche perché, se il Mostro si fosse preoccupato di essere scoperto, non sarebbe andato a uccidere alle sette di mattina!
Poi – per il principio del tanto peggio tanto meglio – il corpo della povera francese sarebbe stato estratto e mutilato davanti alla tenda, casomai nessuno si fosse ancora accorto di nulla, con una successiva manovra di reintroduzione che più artificiosa non sarebbe potuta essere, comprendente il famigerato taglio posteriore del quale si dirà tra poco. In realtà il corpo di Nadine non uscì mai del tutto dalla tenda, solo le gambe, altrimenti non troveremmo fuori una macchia di sangue soltanto, quella prodotta dalle parti asportate poggiate a terra, ma almeno due, una per il pube e una per il seno, se non anche altre più piccole per le ferite di pistola e di coltello. E la pelle del cadavere avrebbe riportato i segni degli inevitabili trascinamenti sul terreno duro (in compenso ci sarebbero stati aghi di pino tra i suoi capelli, questo afferma Manieri, speriamo sveli dove l'ha letto, però).
L’orario della mattina cozza anche con le risultanze dell’esame del contenuto gastrico. Manieri vuole convincere, mostrando dei grafici sui tempi di svuotamento dello stomaco durante il sonno, che le due ore di digestione valutate da Maurri sono da aumentarsi. Prendiamo per buoni i tempi di dimezzamento dello studio da lui presentato, che per un maschio di 26 anni sottoposto a esperimento furono di 55 minuti durante il giorno e 125 di notte (si presume dormendo), mentre per una ragazza di 19 anni 80 minuti di giorno e 200 di notte. Vediamo che cosa trovò Maurri nello stomaco di Nadine:

È da mettere in particolare evidenza che lo stomaco contiene circa 100 cc. di residuo alimentare ben riconoscibile perché si tratta di pasta tipo tagliatella con scarsissimi residui grigio-marroni probabilmente di carne e con isolati frammenti di buccia di pomodoro rossi.

E in quello di Michel:

Stomaco: mucosa arrossata con evidenziazione del reticolo venoso putrefattivo, contenente scarsa quantità di materiale alimentare quasi completamente indigerito con le stesse caratteristiche di quello riscontrato nella cavità gastrica della ragazza.

In sostanza i due poveretti avevano mangiato soltanto un primo, tagliatelle al sugo di carne – non si capisce la notizia di un secondo di lepre sostenuta da Manieri da quale fonte sia arrivata, in ogni caso era falsa – che al momento del decesso avevano iniziato a digerire da poco, in pratica avevano ancora tutto sullo stomaco. Lasciamo perdere il tempo trascorso prima che si coricassero – almeno mezz’ora se non una – durante il quale valevano i tempi di svuotamento del giorno, e supponiamo che avessero finito di mangiare alle 22. Ebbene, a mezzanotte Michel e all’una e mezzo Nadine avrebbero avuto lo stomaco pieno per metà, e alle due Michel e alle cinque Nadine sarebbero stati a stomaco vuoto. Va bene che le pappardelle potevano anche essere difficili da digerire, ma se la mattina fossero stati ancora a stomaco pieno si sarebbe dovuto parlare di congestione!
Veniamo a un’altra assurdità, quella degli spari, che sarebbero avvenuti ad almeno un paio di metri dalla zanzariera chiusa, se non anche tre, con lo sparatore in piedi sulla scarpatina antistante. Ma come avrebbe fatto a inquadrare i bersagli nel buio interno con la zanzariera a fare da schermo? Il chiarore che secondo Manieri sarebbe filtrato dalla parete posteriore non poteva filtrare, con i due teli che bloccavano completamente la luce, l’esterno metallizzato, l’interno di stoffa pesante e l'altra zanzariera coperta dalla sua protezione anch'essa di stoffa. Dall'immagine sottostante si ha un'idea di questo effetto schermo. Qui siamo sotto un riflettore. Si immagini con le prime luci dell'alba e la cerniera chiusa!


E poi, se le vittime stavano dormendo, vista l’ora e come afferma anche Manieri, perché non avvicinarsi al massimo? La spiegazione data è questa: perché se lo sparatore fosse stato davanti all’ingresso avrebbe sparato dritto e non in obliquo verso le teste che erano alla sua destra! Qualche lettore riesce a immaginarsi che cosa gli avrebbe impedito d'inquadrare le teste? Dice Manieri che ci sono delle evidenze balistiche. Quali? Speriamo che prima o poi ce le dica, ma se sono prove condotte da lui stesso che fornisca anche documentazione adeguata, perché sulla parola solo un gonzo gli crederebbe.
Per non parlare dei bossoli che sarebbero andati per boschi, e che costringono Manieri a immaginare un secondo caricatore pieno – vista la necessità di aggiungere altri colpi oltre i nove dei bossoli ritrovati – del quale però il Mostro non avrebbe approfittato inseguendo il ragazzo, chissà perché. Bisognerà vedere poi come vengono giustificati i bossoli davanti alla tenda – un accenno c’è già stato, qualche opportuno rimbalzo e il trascinamento dal corpo di Nadine, che però, giova ripeterlo, non aveva graffi sulla pelle! – e come vengono descritte le traiettorie dei proiettili per giustificare le ferite.

Vista l’intenzione di pubblicare vari articoli e uscire con altri video, attenderò quelli per entrare nello specifico di ognuna delle numerose incongruenze. Intanto però è il caso di chiarire la questione del taglio nel retro della tenda, sul quale ho già segnalato – intervenendo sul video – l’interpretazione completamente errata, con Manieri a insistere nonostante la documentazione parli chiaro, proprio lui che ammonisce sull’errore di innamorarsi della propria tesi.
Ma vediamo la sua ricostruzione. Dopo aver tirato fuori il corpo di Nadine e averlo mutilato, non riuscendo a rinfilarlo dentro, il Mostro sarebbe andato sul retro e avrebbe tagliato il telo in verticale da cima a fondo. Questo perché la parete posteriore, secondo Manieri, non avrebbe avuto cerniera. Che invece c’era sul telo sottostante, per aprire la zanzariera. Quindi, dopo il taglio, il Mostro l’avrebbe aperta, tirato dentro il corpo, e poi richiusa.
A scrivere di taglio verticale a tutta altezza fu De Fazio. Si legge nella perizia:

Lacerazione da taglio sul telo esterno, in corrispondenza della parte posteriore (opposto al fronte d’accesso), verticale, che interessa il telo pressoché per tutta la sua altezza, con margini non del tutto regolari.

Sappiamo che De Fazio vide una tenda rimontata dopo essere stata malamente smontata (anche se non sono riuscito a ritrovare la fonte), che gli si presentò così.


Ma nel rapporto della Polizia Scientifica, che esaminò la tenda prima del maldestro smontaggio, si legge:

L'apertura secondaria ha la cerniera chiusa, e sulla porzione mediana si nota una soluzione di continuo a bordi netti e lineari obliqua verso il basso lunga cm 40 che interessa il lembo dx per chi la osserva.


Nella perizia Maurri si legge la stessa cosa.

L’apertura principale della tenda è rivolta verso il viottolo di accesso e presenta la cerniera aperta mentre quella secondaria rivolta verso la macchina ha la cerniera chiusa. La parte posteriore della copertura presenta nella sua parte destra una soluzione di continuo a bordi netti e lineari, obliqua in basso e a destra della lunghezza di cm. 40.

Manieri evidentemente non aveva letto bene, la qual cosa però pare difficile, vista la sua nota pedanteria, semmai si potrebbe pensare a una svista strategica. In ogni caso, preso atto dietro mia sollecitazione del rapporto della Scientifica, non ha comunque cambiato idea, continuando a sostenere l’ipotesi dell’ingresso del Mostro dalla parte posteriore. Ecco le sue confuse spiegazioni scritte in risposta all'intervento di un ascoltatore:

Prendiamo il taglio sul retro della tenda: se il taglio è di 40 cm e basta, come scrive il rapporto della Polizia Scientifica, è una cosa, ma se il taglio di 40 cm serviva per aprire completamente il retro della tenda, consentendo l'accesso alla camera interna aprendo semplicemente la cerniera della parete gialla, allora la questione è diversa. Infatti un taglio di 40 cm consente alcune azioni, ma se il taglio di 40 cm apriva completamente il retro, come scrive De Fazio nella sua perizia, allora la questione cambia e di molto. Sia chiaro che sono corrette entrambe le affermazioni peritali: il taglio è effettivamente di 40 cm, come scrive la Scientifica, ma apriva tutto il telo fino in fondo, come scrive De Fazio.
A me non interessa nulla se il taglio è di 40 cm o di 45 cm, ma mi interessa molto capire perché venne fatto quel taglio e questo ci viene detto dalla perizia De Fazio e non si capisce dal rilevo della Scientifica: il taglio serviva per accedere alla tenda dal retro, perché apriva tutto il telo posteriore, come, del resto si vede anche dalle immagini. Come ho scritto in risposta ad altri interventi, ricostruire una dinamica significa partire dai dati oggettivi di analisi (taglio di 40 cm) per poi elaborare una sintesi funzionale/operativa (telo posteriore completamente apribile), che non sia in contrasto con i dati oggettivi rilevati. Da un taglio di 40 cm non entri nella tenda, ma da un taglio di 40 cm che apriva completamente il telo posteriore si può entrare nella tenda.


Si tratta della classica arrampicata sui vetri, dove si tenta di nascondere la verità annegandola tra mille parole che non vogliono dire nulla. Semplicemente da quel taglio di 40 cm a mezza costa il Mostro non poteva entrare. Anzi, non avrebbe nemmeno avuto la necessità di fare il taglio, dato che, al contrario di quanto sostiene Manieri, anche sul telo posteriore c’era una cerniera, dunque bastava aprire quella. Le motivazioni del taglio dovevano essere state tutt’altre.
La disponibilità di una foto mostratami dal “solito” Francesco Cappelletti, un vero riferimento in questa vicenda e che non sarà mai abbastanza lodato, consente di fare ulteriore chiarezza sulla controversa questione. La foto proviene dall’ultima inchiesta, e ritrae il telo esterno rimontato in laboratorio, dando la possibilità di capire fino in fondo come si presentò il retro della tenda alla Scientifica. Non è pubblicabile, ecco quindi un disegno esemplificativo:


Il taglio aveva attraversato la cerniera, che però, pur rotta, era rimasta chiusa (De Fazio l'aveva trovata aperta nella parte bassa, ma dopo smontaggio e rimontaggio). Ora ci si deve chiedere come avesse potuto il Mostro raggiungere la clip per aprire la sottostante zanzariera e poi a entrare da quel taglio di 40 cm a mezza costa. L’unico modo sarebbe stato quello di aprire la parte sottostante della cerniera fino al punto del taglio, ma poi non sarebbe stato più possibile richiuderla.
A questo punto valuti il lettore quale possa essere l'impatto di questa evidenza sulla dinamica immaginata da Manieri, il quale probabilmente continuerà a nascondersi dietro il suo fiume di parole.

Per adesso mi fermo qui, pronto a tornare sull’argomento quando sarà necessario. Con le sue arie da so tutto io e la pretesa di vincere sempre a chi dice prima pio – nonché la tendenza a trucchicchiare le carte e a non mollare la minima documentazione – non posso certo dire che Manieri mi sia simpatico. Frugando nella mia memoria trovo anche vari episodi sgradevoli, scontri sui forum, ma comunque è tutta roba passata. Alla fine non ho niente di personale contro di lui, il mio scopo rimane sempre quello di liberare la vicenda dalle scorie, le vecchie di Giuttari, Mignini, Filastò e compagnia e le nuove degli appassionati come lui, vinciani, antilottiani o neutrali che siano.
Peraltro la dinamica di Scopeti mi sta particolarmente a cuore, poiché dimostra elementi importanti, tra i quali il fatto che lo sparatore fosse mancino (e Manieri sbeffeggia il mio modo di dimostrarlo). Sono anche pronto ad abbandonare questa ipotesi, ma a fronte di prove logiche, non dei bossoli spostati da un carabiniere alla Palmegiani o dal corpo della povera Nadine alla Manieri. A questo proposito attendo precisazioni riguardo bossoli e ferite. Tra l’altro da un sedicente esperto balistico come lui proclama di essere – in realtà un semplice appassionato, pur da tanti anni – non mi aspettavo di vedere impugnata una 22 come fosse una 44 Magnum. La 22, e l’ho provata personalmente, non ha quasi rinculo, e quindi anche tenuta con il polso girato e addirittura con il braccio addotto, come successe a Giogoli, mantiene la sua precisione, almeno per quel che serviva al Mostro. Del resto il rinculo, quando c'è, produce comunque i suoi effetti, che sia in verticale oppure in orizzontale!

Segue

sabato 7 novembre 2020

Ancora Giogoli

Oggi mi trovo costretto ad annoiare i miei lettori con un articoletto del quale avrei fatto volentieri a meno. Riguarda la mia critica alla ricostruzione del delitto di Giogoli pubblicata su Youtube da Luca Scuffio di Prato. L’autore ha pubblicato una piccata replica (qui una copia di sicurezza) che, invece di rispondere alle mie critiche, glissa e ne fa di sue alla mia proposta di tre anni fa. Ma va bene lo stesso, colgo l’occasione per ribadire che la sua dinamica non regge, per il semplice motivo che non riesce a giustificare le ferite sul povero Horst Meyer. E poi confuterò le sue critiche, ritenendo la mia ricostruzione ancora valida. Nello stesso tempo cercherò di astenermi dal fomentare polemiche, che non servono a nessuno.
Il problema è sempre quello: qual era la posizione del ragazzo al momento in cui venne ucciso con un colpo al cuore? Secondo la mia opinione, nata dall’esame dei dati disponibili, era in posizione trasversale-obliqua, con la testa verso la guida e le gambe verso la coda. In questo modo i due proiettili che vennero sparati dai finestrini della fiancata destra rispettano i tramiti convergenti delle due ferite al tronco, una al fianco destro (destra-sinistra), una al gluteo sinistro (sinistra-destra). Proprio queste due traiettorie convergenti impediscono alla ricostruzione di Scuffio di funzionare, poiché lui immagina che i due colpi fossero stati sparati in sequenza da un unico punto, il pertugio del finestrino posteriore destro, quindi per forza di cose le due traiettorie avrebbero dovuto divergere. Consapevole di questo inconveniente, Scuffio lo risolve immaginando che il colpo al gluteo fosse un altro, di rimbalzo, mentre il secondo dei due dal fondo avrebbe colpito la nuca. Nella mia critica ho già spiegato perché così non funziona.
Riguardo il colpo al gluteo, mi pare che un’alternativa al rimbalzo fosse quella del proiettile che aveva attraversato la lamiera. Non sono sicuro ma in ogni caso è meglio chiarire che si tratterebbe di una toppa peggiore del buco, poiché la traiettoria nel corpo di Horst sarebbe stata contraria e comunque l’inclinazione della lamiera avrebbe fatto scivolare via il proiettile. D’altra parte la foto del foro dimostra che la canna era perpendicolare, e il gluteo di Horst non era lì dietro neppure nella posizione immaginata da Scuffio (se l’ho capita bene).


Ci stava, non ci stava. La parte principale della sua replica Scuffio la dedica alla dimostrazione che il povero Horst, al momento dello sparo che gli attraversò il cuore, non avrebbe potuto trovarsi nella posizione da me ipotizzata, per mancanza di spazio. Per questo si affida a una versione speciale del suo modello 3D.


Come si vede i piedi sporgono non poco. Ma è chiaro che Scuffio ha ritoccato i dati un po’ al rialzo, favorendo il suo punto di vista. Partiamo dalla statura di Horst, impostata su un valore medio di 170 cm. Non conoscendola e volendo dimostrare l’impossibilità della posizione, si doveva prendere non un valore medio, ma un valore minimo, o meglio, ragionevolmente minimo, come 165 cm, o magari 160, poiché i ragazzi potevano essere anche bassi. Dalla foto di Uwe sul tavolo anatomico si intuisce una bassa statura, valutata da chi scrive sotto il metro e 65, facendo le debite proporzioni con la testa. L’immagine è di cattiva qualità, ma comunque non pubblicabile – chi dispone del fascicolo fotografico può verificare – e non è di Horst, quindi vale quel che vale. In ogni caso una dimostrazione di questo tipo deve sempre prendere in esame il caso (ragionevolmente) meno favorevole.

Addendum: Dopo aver fatto ordine nelle mie immagini ho reperito anche la foto di Horst sul tavolo anatomico, e le misure sono più o meno le stesse.

Addendum 12 marzo 2022: Preparando il video su questo delitto, ho chiesto a chi dispone della perizia autoptica quale fosse la statura dei due ragazzi. Ebbene, Uwe era altro 182 cm e Horst 185, la qual cosa smentisce in modo clamoroso la valutazione di neppure 165 che avevo fatto sulla base delle foto dei corpi. In ogni caso l'alta statura di Horst non può cambiare la sua posizione al momento degli spari. Le traiettorie convergenti delle due ferite al fianco destro e al gluteo sinistro sono compatibili soltanto con i due spari dai finestrini di destra, e con una posizione del corpo obliqua, testa a destra e piedi a sinistra. Quindi, visto che in una larghezza di 150 cm una persona alta 185 non potrebbe starci neppure inclinata, evidentemente Horst aveva le gambe raccolte per quanto bastava, in una posizione leggermente sul fianco sinistro, come mostrerà il video di imminente pubblicazione.

Poi la testa, che rispetto alla simulazione doveva essere posizionata più verso il vertice del materasso, come sembra di poter arguire dalle foto. E le gambe, che dovevano essere un po’ piegate. A questo proposito la valutazione di Maurri fu quella di una posizione leggermente sul fianco sinistro, non a caso tipica di chi raccoglie le gambe, di più la destra, quella che aveva meno spazio. Dalla perizia Arcese-Iadevito: “Doveva trovarsi in posizione prona, con lieve maggiore appoggio sul fianco sinistro e con il volto poggiante, con la guancia sinistra, sul cuscino”. L’immagine sottostante impressiona ma non è veritiera.


Infine il materasso, che Scuffio fa arrivare appena all’inizio del finestrino centrale. Pur con la difficoltà di valutare la prospettiva, le foto ci dicono invece che toccava almeno la metà se non oltre. Il lettore può giudicare dall’immagine sottostante. Tra l’altro si può notare la testa quasi all’angolo. Vedremo che in realtà il corpo fu mosso, ma semmai la testa fu spinta indietro, non in avanti.


Alla fine, tira di qua e spingi di là, si arriva alla conclusione dell’immagine sottostante, dove i due colpi dai finestrini della fiancata destra diventano quasi impossibili. Scuffio spero mi perdoni, ma devo dire che mi viene in mente chi si gongola per aver fatto tornare un solitario.


Come si vede la testa di Horst è sotto il finestrino opaco, l’ultimo in coda. Ancora una foto per mostrare dov’era davvero (al momento del ritrovamento, ma quando fu colpito molto probabilmente era ancora più verso l’osservatore, vedremo perché).


Posizione di ritrovamento. Scuffio rileva che nel mio articolo di tre anni fa sostenevo che il corpo di Horst fosse rimasto nella stessa posizione in cui era stato colpito, e a riprova cita questa frase: “Il primo sparo, esploso dal penultimo finestrino, fu quello che colpì Horst al fianco, uccidendolo sul colpo e congelandone il corpo nella posizione in cui si trovava al momento”. Trova poi un commento in cui sostengo: “Quindi di sicuro è da escludere qualsiasi macro spostamento: Horst era lì e lì è rimasto”. A questo punto crede di poter concludere che avrei cambiato idea:

L'autore dell'articolo suppongo sappia bene che la posizione finale del cadavere del Meyer smentisce la sua ricostruzione. Penso sia questo il motivo per cui egli si trova di punto in bianco a sostenere oggi quella stessa ipotesi da lui combattuta fino a ieri. Infatti, l'idea di una posizione iniziale diversa da quella finale, viene di solito proposta da chi suggerisce una sostanziale indeterminatezza circa il punto di arrivo dei proiettili nello spazio

Congelandone il corpo nella posizione in cui si trovava al momento” non vuol dire che la posizione fosse quella del ritrovamento, ma quella in cui stava dormendo o si stava rilassando. Se poi, a un lettore che mi pose il tema specifico di uno spostamento a opera del Mostro (da me non trattato) risposi che non ci fu alcun macro spostamento, confermo anche questo. Il corpo rimase più o meno dov’era, fu soltanto spostato di bacino. Si tratta di un macro spostamento? Giocando sulle parole anche sì, ma quale vantaggio porta giocare con le parole? Quello di Stefano Baldi come dovremmo chiamarlo, giga spostamento? Posso soltanto riconoscere che, non avendo all’epoca disponibilità del fascicolo fotografico ed essendo quella con sopra il piumone l’unica foto per me reperibile, non avevo valutato importante affrontare il tema dello spostamento post mortem. Che invece ci fu e che Scuffio nega, costruendo la sua dinamica sulla base della posizione del ritrovamento:

Nella mia ricostruzione mi sono attenuto alla tesi più largamente condivisa, ovvero che il povero Meyer è rimasto sostanzialmente nel punto e nella posizione di massima nella quale si trovava quando venne colto dal colpo al torace e quella è proprio la posizione che ho cercato di replicare meglio che ho potuto con i dati a mia disposizione.

Quindi, essendo il corpo stato trovato in posizione longitudinale, i colpi dovevano per forza essere partiti dal fondo del furgone, quindi dal pertugio del finestrino (anche se quello al gluteo comunque non torna). In ogni caso Scuffio si sbaglia. Il corpo di Horst fu spostato, anche se non di molto. Osserviamo queste due foto:



La nuca di Horst aveva sanguinato sul cuscino, per almeno qualche decina di secondi, magari un minuto o due. Poi scivolò indietro, con il ragazzo già morto per il colpo al fianco. E non pare proprio uno spostamento trascurabile. Si potrebbe anche pensare al Mostro che frugò all’interno, magari per prendere la rivista gay, ma appare molto più probabile uno spostamento a opera di Uwe, che cercò di proteggersi alla disperata dopo essersi accorto che il Mostro stava entrando. Ma Scuffio ha una diversa opinione:

L'azione ipotizzata avrebbe richiesto non soltanto uno sforzo non indifferente, vista anche la posizione sfavorevole di Rush, seduto o sdraiato sul medesimo materasso, ma soprattutto un tempo relativamente lungo per l'operazione, durante il quale il ragazzo sarebbe stato inevitabilmente esposto al fuoco dell'aggressore. E a quale scopo poi? Proteggersi dai colpi di pistola che gli vengono diretti contro a brevi intervalli l'uno dall'altro, da distanza ravvicinata, tentando di coprirsi sotto un cadavere? Suvvia, non scherziamo.

Opinione rispettabile, pare soltanto un po’ pretenzioso mettersi nei panni di una persona che sta per essere uccisa, e non ha nient’altro che il piumone con sotto l’amico per tentare di ripararsi. Vagli a spiegare che non servirà a niente! Con il corpo di Horst avvolto nel piumone, è chiaro che tirando l’uno si sposta anche l’altro. Del resto proprio il gesto di tirare verso Uwe spiega bene sia lo scivolamento della testa dietro il cuscino, sia la piega del bacino con le gambe rivolte verso il centro, sia l’allineamento longitudinale del tronco con l’allontanamento del braccio destro dal fianco.

L’altezza. L’ultima parte dell’intervento riguarda la mia valutazione dell’altezza dello sparatore. E purtroppo sono rimasto molto deluso. Invece di fare le pulci ai relativi conteggi, Scuffio ne trasla le condizioni allo sparo del finestrino accanto, quello opaco, supponendo che lo sparatore avesse mantenuto analogo sistema di puntamento a braccio teso! Se ho capito bene, come nella foto sottostante.


Ci si deve chiedere quale sparatore avrebbe guardato da lontano attraverso il pertugio trasparente in alto, come se avesse temuto di rimanere scottato dal vetro. È chiaro che in questo modo Scuffio può dare libero sfogo ai propri calcoli, lasciandosi trasportare nel mondo dell’impossibile.
Uno sparatore normale avrebbe fatto invece come quello della foto sottostante, avvicinando gli occhi per vedere meglio e adducendo il braccio, con il che tutti i problemi vanno a posto.



Addendum 15/11/2020. Per informare i miei lettori sulla conclusione del confronto riporto la risposta alla mia richiesta di intervenire sui punti di questo articolo. Come si vede Scuffio ha preferito soprassedere. La qual cosa mi conforta sulla bontà delle mie osservazioni – che sono precise: erronea disposizione del corpo di Horst, spostamento di Horst post-mortem e posizione di sparo dal finestrino opaco – che assieme a quelle del precedente articolo non avevano lo scopo di verificare chi riuscisse a pisciare più lontano, come ho letto in altra sede, ma a eliminare un tentativo di intorbidare ancor più una vicenda che è già fin troppo intorbidata.