mercoledì 25 novembre 2015

Una misteriosa frattura (2)

Segue dalla prima parte

Paolo Micheli c’era andato molto vicino, poiché la cravatta c’entra. Le testimonianze furono concordi nel descriverla molto stretta attorno al collo molto gonfio: “quello che mi colpì del cadavere fu la cravatta stretta al collo con il classico nodo al di fuori del colletto di camicia, proprio sotto il mento” (Paolo Gonnellini, 11 giugno 2002); “quello di cui sono assolutamente certo e lo ribadisco perché ho davanti ancora l’immagine di quel corpo, é che attorno al collo, sopra la camicia aveva una cravatta molto stretta al collo tanto che io pensai che il colore scurissimo del volto dipendesse dalla strozzatura della cravatta” (maresciallo di polizia Pietro Bricca, 11 giugno 2002); “portava una camicia con una cravatta che lo stringeva molto al collo divenuto edematoso e cianotico” (professor Antonio Morelli, 28 febbraio 2003); “il collo era gonfio e stretto da una cravatta” (Andrea Ceccarelli, cognato di Pierluca Narducci, 18 aprile 2005); “la testa e il volto del cadavere era molto gonfio e scuro. Anche il collo era particolarmente gonfio e mi sembra che avesse qualcosa al collo che stringeva” (Giancarlo Papi, fotoreporter de “Il Messaggero”, 23 novembre 2005).
Ai dati precedenti se ne aggiunge un altro: nel verbale di ricognizione vengono menzionati un giubbotto marrone, dei jeans, una camicia e delle scarpe marroni, ma non una cravatta. Perché? La spiegazione è semplice: quella cravatta così stretta attorno al collo era stata tagliata via per agevolare l’esame del cadavere da parte della dottoressa Daniela Seppoloni, che così dichiarò il 24 ottobre 2001:

Ricordo che il cadavere del Dr. Narducci non poteva essere spogliato perché gli abiti erano del tutto attaccati ma i Vigili recuperarono delle forbici e con questo attrezzo iniziammo a tagliare i vestiti, non completamente; ricordo che scoprimmo quasi tutto il braccio sinistro, una parte del braccio destro, parte del torace salvo le spalle, il collo, e poi abbassammo leggermente i pantaloni verso il basso, poco sotto l’ombelico di circa un paio di centimetri perché i pantaloni non andavano giù.

Nella lunga deposizione la dottoressa disse che non ricordava una cravatta, quindi il vigile dovette averla tagliata prima che lei, nella confusione del momento, avesse potuto notarla. Disse anche: “il Vigile che tagliava i vestiti aveva difficoltà a compiere la sua operazione per via del gonfiore del corpo”. Come poteva aver agito quel vigile per tagliare una cravatta affondata nella carne? Con il medesimo metodo che tutti – almeno i non mancini – avrebbero adottato: aveva messo la mano sinistra aperta sulla parte anteriore del collo, quindi, per farsi spazio e poter infilare le forbici tra la cute e il tessuto, aveva premuto fortemente con il pollice sotto il cappio della cravatta sul lato anteriore sinistro, nell'unico punto cedevole situato tra i duri pomo d'Adamo e muscolo sternocleidomastoideo; esattamente dove si trovava il corno tiroideo sinistro, il quale, già un po’ calcificato in una persona di 36 anni, a un certo punto si era fratturato.


Nel valutare la foto sopra si tenga presente che, per ovvi motivi, non si è potuto stringere il cappio per come sarebbe stato necessario. Per effetto del gonfiore del collo, la cravatta addosso al cadavere del lago doveva essere molto infossata, quindi la pressione che il vigile aveva dovuto adottare per farsi spazio era stata ben più forte, e l'affondamento del pollice ben maggiore. In più, a detta di almeno due testimoni (Morelli e Tomassoni), la cravatta in questione era di cuoio o di pelle, meno facile da tagliare di una in stoffa, quindi l'operazione poteva anche aver richiesto diverso tempo.
Tra l’altro questo scenario soddisfa in pieno le convinzioni espresse dal professor Pierucci in fase di integrazione istruttoria (udienza preliminare del 3 giugno 2009) sul tipo di pressione, non istantanea ma continua e crescente, necessaria per rompere la struttura.

[…] vista la costituzione cartilaginea, osteo-cartilaginea in un soggetto relativamente giovane perché si verifichi una frattura è da presumere che la forza si sia esercitata in una maniera non istantanea ma per un brevissimo periodo sicuramente dell’ordine di secondi ma con il punto di applicazione della forza sempre nella stessa area o meglio areola e con una intensità crescente. [..]
Io insieme con il Professor Bacci avendo affrontato questo punto siamo arrivati alla conclusione che per poter esercitare quel tipo di frattura non è sufficiente ipotizzare l’intervento di una forza istantanea ma è necessaria una graduale e crescente applicazione della forza e su questa base abbiamo concluso secondo le nostre considerazioni.

Fortuna vuole che nella sentenza Micheli sia contenuta una descrizione indiretta ma assai efficace della scena. Per documentare il capo d’imputazione numero 18 a carico della signora Adriana Frezza, suocera di Pierluca Narducci, viene riportato il contenuto di una telefonata intercorsa tra lei e l’amica Teresa Miriano, nella quale, parlando del figlio Andrea Ceccarelli, presente sul molo al momento del recupero del cadavere, così si espresse la stessa Frezza: “Ma Andrea se ricorda tutto… eh però… se ricorda… Se ricorda perfino che quando l’hanno tirato su gli hanno tagliato la cravatta e ha buttato fori delle cose dalla bocca…”. La pressione esercitata dal pollice del vigile del fuoco aveva fatto uscire dalla bocca i liquami contenuti nella faringe, quindi doveva essere stata molto forte.
Naturalmente niente assicura che davvero le cose andarono come qui si è ipotizzato. Si deve però ammettere che la ricostruzione è molto verosimile, e porta con sé una conseguenza clamorosa: quel corpo su cui fu esercitata una forte pressione in corrispondenza del corno tiroideo sinistro fino a determinarne la frattura era il medesimo sul quale quella stessa frattura sarebbe stata riscontrata nell’esame autoptico di 17 anni dopo. Cade pertanto l'ipotesi del doppio cadavere.
Non si può infine fare a meno di chiedersi che cosa sarebbe successo se fin dal principio qualcuno avesse avuto questa intuizione e avesse cercato di approfondirla. Si poteva rintracciare il vigile del fuoco che aveva tagliato la cravatta? Se la sua testimonianza avesse confermato lo scenario qui descritto, forse si potevano evitare anni di indagini sul doppio cadavere con montagne di danaro pubblico spese inutilmente.

38 commenti:

  1. ho letto, ma giuttari dice l'esatto opposto, e - cioè - che lo scambio di cadavere non è un'ipotesi ma una certezza.
    'questi sono delitti borghesi', ha, poi, aggiunto l'ex-capo della squadra mobile.

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    1. Secondo me Giuttari ha fiutato "il marcio", e c'era, ma non aveva capito dove stava esattamente. "Questi sono delitti borghesi" invece è centratissimo.

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  2. E' di gran lunga la tesi più logica, motivata e attendibile su questa insolita frattura.
    Nell'ipotesi che sia stato ucciso ne deriverebbe che è stato soffocato lentamente con la cravatta e che le forti pressioni dei familiari per evitare l'autopsia mirassero a nascondere questo.
    Per molti anni ho usato cravatte e mai mi è finita fuori dal colletto della camicia, è innaturale. Sarebbe interessante sapere se la moglie di Narducci riconosce quella cravatta tra quelle nella disponibilità del marito. Ma mi pare di intuire che qualcuno si affrettò a farla sparire dopo il taglio. Forse anche a questo serviva la "folla" di notabili portata dal padre sul luogo del ritrovamento; a creare la necessaria confusione per il magheggio, che come hai dimostrato non riguardava sicuramente lo scambio di cadavere.
    Un grazie per il lavoro che hai messo a disposizione di tutti sul blog.

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  3. E' interessante la tua ricostruzione ... "compatibile" con ciò che è davvero accaduto ( uso la parola compatibile da me in realtà tanto odiata...) Ma a porre fine alla possibilità di un omicidio è bastato il Sig LUIGI DOLCIAMI, con una SIT poi divenuta "prova" in sede di incidente probatorio nel 2005. Quest'uomo era a pescare sul tratto di lago davanti all'isola Polvese l'8 ottobre 1985. Intorno alle 15,30 vide arrivare dietro di se "una barchina, uno scafetto, uno scafetto medio insomma con i sedili, dei sedili dietro e la pilotina, insomma tutto questo popò. Quando è stato diciamo a cento metri da me, dietro a me ha deviato verso Sant’ Arcangelo e si è spostato da me di cinquecento metri, metro più metro meno, non è che ho misurato questi particolari. Allora io continuando a mettere le reti per andare verso Panicarola ogni tanto mi dovevo girare verso Sant’ Arcangelo Sant'Arcangelo, perché c'erano le filate dei pali dei tofi e per non andare addosso con le mie reti su questi pali ogni tanto mi giravo verso Sant'Arcangelo. (...) Ad un certo punto mi accorgo che questo che si trovava sulla barca...perché ecco quando si è fermato si è messo seduto sul sedile dietro della barca, si è messo seduto lì e ogni tanto mi rigiravo per vedere... per non andare sopra i tofi, a un certo momento non so stabilire poi quanti minuti dopo, mi accorgo che sulla barca non c'era più nessuno, non c'era più questo individuo... dopo un po' di minuti finisco di mettere le reti e mi è venuta la sensazione di andare a vedere fuori dalla mia rotta, di andare a vedere su questa barca pensando che era uno che si era sentito male e infatti devio per andare giù verso Sant'Arcangelo dov'era questo qui con il battellino e vado lì dalla barca, mi fermo lì dalla barca e dentro la barca non c'era nessuno però. Allora dico tra me: «Questo stà a vedè che s'è sentito male e è caduto sull'acqua». Ho fatto un paio di giri intorno alla barca sua per vedere se lo vedevo nel fondo. Tutto preoccupato ho preso e sono tornato a casa. Tornando a casa mi stavano già aspettando da San Feliciano. Qualcuno mi è venuto a chiedere se avevo visto questo battellino con uno dentro la barca io gli ho detto, dico. «Sì, l’ho visto, l’ho visto sparire dalla barca però purtroppo ho guardato intorno alla barca però non ho visto niente a fondo sull'acqua» insomma e quindi è… quindi ecco… io ecco non so altro, perché questo è tutto quello che so."

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    1. Grazie Francesca, anche se conosco la materia, in ogni caso è bene che chi legge rifletta attentamente su testimonianze come questa. Su Narducci ho scritto molto altro materiale, per un libro che non è pubblicabile ma la cui stesura mi ha obbligato a incrociare mille elementi e a trovare una ragione per ognuno. Prima o poi metterò giù qualche altro articolo. Posso anticiparti che ci sarebbe molto, molto, molto da dire sulla partenza della pista Narducci, guarda caso avvenuta proprio quando in quel di Firenze le ottuse indagini sui mandanti erano ormai ferme, dopo la magra in una villa che non si può nominare.

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    2. Quando leggi gli atti, ti rendi conto di come nulla sia casuale nelle partenze e organizzazione delle indagini ... i nomi presi, sono tutti di personaggi per qualche motivo già stati oggetto di indagini ... arenate sul nascere ! ma poi riprese dal superpoliziotto ... In realtà la villa si può nominare, hanno avuto anche un risarcimento danni, giustamente anche loro non ne possono più di essere accostati alla vicenda, no ?

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    3. La tecnica era quella di rimestare nelle vecchie carte alla ricerca di qualche spunto, come accadde anche per tuo padre, come ben sai, che aveva avuto i noti problemi con le denunce di tua mamma. Ma nel caso della pista Narducci ho l'impressione che ci fu di più. La partenza fu data dalla comparsa dei nomi di Pacciani e Narducci in una serie di intercettazioni nelle quali fino a quel momento non c'era mai stato nulla di tutto questo. Sono sicuro che gatta ci cova, anche se probabilmente non sarà mai dimostrabile. Lo si deduce dall'incrocio di date e circostanze. Si fa presto a mettere in bocca le parole giuste a qualcuno che rischia di essere incriminato.

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    4. Riguardo la villa, avevo sfiorato l'argomento in un paio di occasioni, anche in un mio blog precedente, e sempre ho ricevuto l'invito, via mail e via telefono, a togliere ogni riferimento. Ci sarebbe moltissimo da scrivere. Una volta i proprietari avevano pubblicato un toccante resoconto delle loro disgrazie su un sito apposito, che è stato poi tolto. Peccato, perchè si trattava di una testimonianza efficacissima della spietata perversione cui erano giunte le assurde indagini sulla ricerca dei fantomatici mandanti.

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  4. É incredibile come da una mente umana o piu menti umane possano partorire la tesi dei mandanti , ma ragioniamo un attimo , duplice omicidio Rabatta qui il mostro uccide la ragazza con 96 coltellate più o meno forti per poi inserire il ramo nella vagina della povera Pettini... scopo dei mandanti ? ordine che hanno dato al mostro "dagli 96 coltellate non una di meno ,ne una di piu e ricordati di inserirgli un ramo nella vagina se no non ti paghiamo " ... É evidente che non c'è stato nessun mandante , ma se non c'era nessun mandante nel 74 , il mostro aveva bisogno di mandanti in quelli seriali degli anni 80 ? Poi i mandanti come facevano a sapere chi era l'assassino del 74 ? ci sarà stato x forza un approccio tra il mostro e i presunti mandanti , ma immaginiamoci la scena , il mostro entra nella villa misteriosa , uno dei mandanti va in trance e urla "tu sei l'assassino di Rabatta del 74 da oggi sarai ai nostri ordini , ucciderai coppiette e ci porterai i feticci , chiaro ?" Mostro :" ok il mio periodo di raffreddamento É terminato inizieró i delitti seriali come da voi richiesto "... l'ho messa sul ridere ma c'è da piangere sopratutto per le famiglie coinvolte nella malagiustizia

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    1. Prova a immaginare che quello del 74 sia il delitto rituale iniziatico dell'adepto a una setta criminale, magari per propiziarsi una fulminante carriera poco primo d'una fondamentale scadenza come la laurea. Si ripete anni dopo in occasione, poniamo, del matrimonio, e per organizzarlo assolda (lui o la setta) dei guardoni che uniscono l'utile al dilettevole. Uno (Spalletti) malauguratamente attira i sospetti su di sé e in galera diventa un testimone scomodo. Allora si organizza presto un altro delitto dove per la prima volta alcuni guardoni (Pacciani e Vanni) passano all'azione mentre il regista corre in America a fabbricarsi un alibi. Tiro a indovinare, ma non dirmi che sarebbe illogico...

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    2. L'immaginazione al potere...

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    3. Non abbiamo il potere di fare altro, qui. O qualcuno può provare le sue teorie?...

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    4. Dipende da quali prove si vogliono intendere. Valide per un tribunale di certo no, valide per una plausibile ricostruzione storica invece sì. Mettersi a evocare scenari fantasiosi senza avere alcun elemento a supporto può al massimo portare alla trama di un romanzo. Ho la presunzione invece che i miei due articoli sul delitto del '74, dove si fanno alcune supposizioni sì, ma limitate e ben corredate di elementi a supporto, abbiano contribuito alla ricerca di una ricostruzione storicamente accettabile.

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  5. Una considerazione riguardo a Narducci mostro , leggo dal libro La strana morte dr Narducci di un inseguimento fallito perché perso di vista all'altezza di Terontola sulla strada che va da Firenze a Perugia... quindi é stato perso di vista e finita la storia come se era solo senza casco e non avevano voglia di inseguirlo o chiamare rinforzo x fargli un altro posto di blocco...é anche strano che il giorno dopo a casa Narducci non si é presentato nessuno , invece a me é successo che anche se non ero sospettato di essere un sk il giorno dopo sono arrivati a casa mia a prendermi ( niente di che solo una multa ai tempi conveniva scappare che soffiare ) sai dirmi di più su questa strana fuga ? Leggo da un forum che lavorava anche presso l'ospedale dove fu trovato il proiettile dopo Scopeti ti risulta ?

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    1. Al momento ho soltanto un vago ricordo dei fatti dei quali scrivi, è passato ormai molto tempo da quando ho analizzato la vicenda. Mi sembra chiaro che con Narducci si è fatta un'operazione di recupero di fatti privi di valore per far partire un nuovo ramo della ridicola inchiesta sui mandanti, quindi non ho più tanta voglia di interessarmene. Alla prima occasione darò comunque un'occhiata a quello che menzioni.
      L'unico elemento che a mio parere vale la pena di approfondire su questa storia riguarda la partenza delle indagini, con la fin troppo opportuna comparsa di Narducci e Pacciani all'interno di intercettazioni telefoniche che fino ad allora ne erano state prive. Sono sicuro che sotto c'è del marcio.

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    2. La cosa ridicola che persone facendo parte di una presunta setta responsabili dei delitti del mdf per telefono minacciano un estetista di farle fare la fine del traditore (?) Pacciani ( ha sempre negato tutto e non ha mai fatto nomi ) e il grande medico annegato nel lago ( anche lui traditore ma di cosa ? ) ... Ho capito cosa intendi per marcio lo penso anch'io

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    3. Falso Dorotea e quelle intercettazioni, meritano uno studio a parte ... ma vi pare normale che il processo per quel caso è andato avanti e mai si è collegato all'indagine del mostro di fi ??? Vi assicuro che qui a sancasciano Narducci non è mai venuto, ne tantomeno stato visto da nessuno. Le chiacchiere su di lui iniziarono solo alla fine del 87 dopo che il suo nome era finito nell'elenco dei potenziali mostri, ma solo perché era stato fatto un elenco di tutte le persone morte dopo il duplice omicidio del 85 e ovviamente i carabinieri di perugia dovevano fare dei controlli .. tutto ciò che viene detto su eventuali indagini e rapporti di narducci dei carabinieri nel 85 non è assolutamente vero !

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    4. Troppo spesso ci si dimentica di quante persone hanno sofferto per le clamorose cantonate dei nostri investigatori, che oltre a mettere in croce tanti innocenti, non hanno neppure dato giustizia alle vittime e ai loro familiari.

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  6. Il petri avrebbe detto anche che gli avevano trovato i feticci nel frigorifero. Ci crediamo o no?

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    1. Devo ammettere che nel 2009 quando ho visto la fiction della Fox ci avevo creduto , ero al settimo cielo finalmente avevo scoperto il mostro ahahahah

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  7. Tutto questo dimostra:
    1) è estremamente improbabile che una lesioni come quella riscontrata sul cadavere di Narducci si produca in modo accidentale (lo strangolamento, con la pressione prolungata o progressiva del pollice sulla zona interessata, è di gran lunga la causa più verosimile!);
    2) il cadavere che può avere eccezionalmente subito un'azione vagamente equivalente (per agevolare il taglio della cravatta) non può essere in alcun modo quello esumato di Narducci, per le ragioni da me già spiegate qui (https://quattrocosesulmostro.blogspot.it/2016/06/una-strana-malattia.html#comment-form_1997982708350478314);
    3) pur di negare l'evidenza, Micheli ha immaginato scenari anche solo intuitivamente assurdi - un cadavere preso per il collo, invece che per le spalle, e un uomo che può aver battuto il collo cadendo in acqua (altrimenti sarebbe rimasto col corpo dentro la barca) solo gettandosi con tuffo ritornato (sarà riuscito male per colpa della meperidina!).

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    1. Pubblico i tuoi interventi perchè sono molto garbati, ma dissento del tutto dalla logica che ci sta dietro. Ripeto che non ho molta voglia di rimettere mano alla storia di Narducci, che ho la presunzione di ritenere, senza alcun dubbio (ci ho studiato sopra a lungo), completamente estranea alla vicenda effettiva dei delitti delle coppiette. Solo una breve considerazione su questo argomento della cravatta.
      Come ben spiega l'articolo, la possibilità che il taglio della cravatta possa aver provocato la lesione della cartilagine del corno tiroideo del cadavere tirato su dal lago è molto forte. Personalmente trovo oltremodo significativa l'intercettazione della signora Frezza, dove viene associata al taglio della cravatta l'emissione di liquami dalla bocca.
      Se anni dopo quella stessa lesione è stata riscontrata sul corpo riesumato di Narducci, è evidente che risulta massima la probabilità che il cadavere del lago fosse proprio il suo.
      Certezze che le cose andarono come descritto non ce ne possono essere, ma la spiegazione è molto plausibile, quindi rimedia alla poca credibilità delle ipotesi di Micheli, sulla quale anch'io mi trovo d'accordo.

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    2. Io invece penso (da profano) che il taglio della cravatta possa aver allentato la pressione su trachea ed esofago, facilitando l'espulsione di materiale dagli organi interni. Comunque ammetterai che la questione (omicidio/suicidio, uno o due cadaveri) è per lo meno controversa e di per sé (al netto dell'associazione a delinquere contestabile, per restare in argomento, solo ai membri della setta assassina) avrebbe meritato di essere dibattuta in un processo. Capirai anche perché considero la sentenza Micheli (che conosco solo dagli estratti del libro di Fiorucci) più "fantasiosa" (e sorvolo sul tono sarcastico e certe lungaggini che inducono persino a sospettare una certa animosità) di quella de Robertis (che per altro non mi risulta di grado inferiore). Comunque l'imputato non era Narducci. Contro di lui solo tante dicerie, coincidenze (che avrebbero potuto alimentare le prime se si non fossero potute apprezzare solo anni dopo) e testimoni indiretti, perché quelli diretti o erano già morti (come lo stesso Petri) o hanno negato ogni addebito (come De Feo) ammettendo di aver a propria volta solo riferito ciò che si diceva. A scagionare Narducci invece (sottolinea Micheli)un alibi che al più può assolvere Vigna dal non aver approfondito quando si cercava il serial killer. Ma non è illogico supporre, se fosse vera l'ultima ipotesi investigativa, che le prove mancano perché le hanno fatte sparire e chi le aveva trovate, in quella non meglio ubicata abitazione fiorentina del Narducci, non lo confesserebbe oggi come non lo denunciò allora. Mi piacerebbe chiederti quello che sai di alcune cose che non riesco ad approfondire. Se vorrai continuare a rispondermi (eventualmente con link) te ne sarò grato. Considero più utile e stimolante scambiarsi opinioni e informazioni diverse che aderire a un partito. Continuerò su da questa pagina per comodità, poi si vedrà. Grazie ancora.

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    3. La sentenza De Robertis, che ripeto, non è una sentenza ma un provvedimento di archiviazione, è giuridicamente inferiore alla sentenza De Michelis. Non sono un esperto della materia, ma mi viene in mente una differenza fondamentale: una sentenza è definitiva, e può essere annullata soltanto dalla Cassazione per difetto di forma o simili. Un provvedimento di archiviazione può essere superato in qualsiasi momento dalla semplice presentazione da parte di un PM di nuovi elementi.
      Ora, veniamo alla De Robertis. Non ho potuto leggere il suo provvedimento, ma credo di poterne dare un giudizio di massima sulla base di una semplice considerazione: quale valore può mai avere la sua convinzione che ci fosse stato un reato se per quello stesso reato non aveva prove sufficienti per un giudizio? E' come se io dicessi che per me gli Angeli esistono, anche se non posso dimostrarlo.
      Riguardo la vicenda Narducci tutto porta a ritenere che il suo ingresso nelle indagini sui delitti del Mostro sia stato voluto da chi ormai non aveva più carte da spendere per cercare i mandanti, dopo la cantonata su una villa che non si può nominare. Se si vanno a incrociare date ed eventi, come ho fatto io, si scopre che l'ingresso di Pacciani e Narducci nelle intercettazioni dell'estetista cadde proprio a fagiolo per togliere i nostri investigatori dalle peste. Al di là di chiacchiere simili a quelle su mille altri personaggi, sul collegamento tra Narducci e i delitti delle coppiette non c'era nulla.
      Riguardo la cravatta tutto può essere, ma non credo che avesse potuto stringere il collo schiacciando la faringe. Era il collo che si era gonfiato, non la cravatta che si era ristretta. La pressione che ho descritto spiega magnificamente l'uscita di materiale dalla bocca.

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    4. Non c'erano prove sufficienti per rinviare a giudizio i presunti assassini secondo lo stesso PM che ha chiesto l'archiviazione, non per dimostrare l'omicidio. Anche Micheli non ha rinviato a giudizio gli imputati, ma per ragioni contro le quali il ricorso del PM è stato accolto dalla Cassazione. Narducci era indagato dagli inquirenti fiorentini e Perugini prima ancora che morisse, e Vigna non approfondì (anche quando giunse una circostanziata denuncia con tanto di investigazioni private), per la faccenda dell'alibi. Le voci sulla colpevolezza di Narducci erano talmente risalenti e insistenti a Perugia che lo stesso Francesco Bruno ha dichiarato in un'intervista (http://www.psicoterapia.it/rubriche/print.asp?cod=6408): "Del fatto che ci fosse un medico perugino che aveva delle caratteristiche tali da far pensare al Mostro, io lo so non so più da quanto tempo, credo da sempre, da quando il Mostro agiva, da quando se ne parlava molto più di oggi".
      Per altro Narducci era apparentemente al di sopra di ogni sospetto (non era un misogino, ginecologo, come il padre o il fratello, e nemmeno Fiorentino). Come sono nate queste voci (senza equivalenti tra tutti gli altri ben più sinistri indagati), e che bisogno c'era d'impantanarsi su Narducci se non era più indiziato di altri? Gli inquirenti hanno provato pure a sollevare dubbi sulla morte di Pacciani, ma l'autopsia non è servita a confermarli. Libero di considerare il nulla tutto quello che ho provato a sintetizzare (omettendo le testimonianze, anche dirette e accurate, attorno un altro cadavere portato a San Feliciano il 9 Ottobre e coincidenti con i dati originalmente vergati sul certificato, nonché con la data sulla bara di Narducci, la ricerca balistica di Tommaso D'Altilia e la possibile manomissione avvenuta al tribunale di Perugia, il proiettile all'ospedale di Ponte a Niccari, le insospettabili risorse patrimoniali di Pacciani ecc... ) e che è molto più di quanto è bastato a condannare "il vampa" per tutti i duplici delitti. Libero di credere a un accanimento contro il povero e indifeso Narducci alla ricerca dei fantomatici mandanti, o che tutto porti a ritenerlo. A me, viceversa, sembra che tutto, gira che ti rigira, riportasse a Narducci.
      La cravatta è annodata più in basso e sopra la camicia. Bastava infilare la forbice tra i due capi, più agevolmente da dietro voltando il cadavere (operazione che nell'insieme può aver favorito la fuoriuscita di materiale dalla bocca). Comunque, ipotesi per ipotesi, spiegami perché uno dovrebbe andare al lago con camicia e cravatta. Infatti la moglie ricorda bene che Narducci portava una maglietta. S'è cambiato a San Feliciano per morire con la cravatta?

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    5. Oltre a fare un minestrone con tutto quello che ti viene in mente, senza un minimo di filtro (tanto per dirne una, tiri fuori anche le scemenze di D'Altilia, i cui ragionamenti sul numero medio di colpi per delitto fanno piangere), ho l'impressioni che non leggi abbastanza. Non hai letto la sentenza Micheli, il che mi pare molto grave per uno che vuole discutere di Narducci, e non leggi neppure i miei articoli, almeno non con attenzione, altrimenti non mi avresti fatto le domande sull'abbigliamento di Narducci, e avresti letto che la cravatta si trovava direttamente sul collo.

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    6. Ancora sul taglio della cravatta, vorrei farti osservare che in ogni caso la lesione riscontrata al collo di Narducci è, guarda caso, perfettamente compatibile con il modo più logico mediante il quale si sarebbe potuta tagliare quella cravatta da parte di una persona destrorsa. Mi domando infatti per quale motivo si sarebbe dovuto rovesciare il cadavere, operazione del resto non riportata da nessun documento, oppure adottare chissà quale altro metodo.
      Le coincidenze esistono, ma bisogna sempre diffidarne. Il collegamento tra quella lesione proprio in quel punto e l'operazione del taglio della cravatta sarebbe una bella scommessa vinta, a mio modesto parere.

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  8. Della sentenza Micheli conosco gli estratti dal libro di Fiorucci e non mi persuade affatto. Gli indizi (e ce ne sono fin troppi) vanno filtrati valutandoli complessivamente, non isolati e minimizzati come fa sistematicamente Micheli. Esempi. A proposito delle testimonianze di Ticchioni e la Ciulli su Petri, Micheli scrive testualmente: "che abbiano detto cose convergenti, è innegabile. Che abbiano detto la verità, è ben difficile da credere". Quante sono le probabilità che due perfetti sconosciuti (e la Ciulli senza nemmeno sapere chi fosse l'uomo ritratto nella foto, Narducci, e di cui Petri le chiedeva sapendolo conoscente del marito Calamandrei), mentano o si confondano allo stesso modo (per giunta sfornando un inedito)? Tutti i testimoni di San Casciano che hanno riconosciuto Narducci (anche loro senza sapere chi in realtà fosse quel sedicente professionista di Prato), lo ricordano in compagnia di Calamandrei e altre persone (la cui individuazione porta puntuali riscontri in altre testimonianze e intercettazioni come quella del "dermatologo") e per esempio, secondo Nesi, dedito al tennis. Micheli se la cava dicendo che potevano averlo visto in televisione (alla "Sfacciata", con "lo svizzero" - che per altro è il testimone di Giogoli - e le racchette?), malgrado la Ghiribelli avesse inverosimilmente, secondo il giudice, l'apparecchio scassato. Tutta la sentenza si basa su questa "filosofia" che a te sembra un filtro rigoroso, a me poco più che vis polemica. Infatti, anche per questo, è stata fortemente criticata dalla Cassazione.
    Per me una cravatta annodata "direttamente sul collo" è una bizzarria che avrebbe destato subito l'attenzione della dottoressa (e nemmeno sarebbe servito tagliarla per togliere la camicia, se ho capito quello che intendi). Dalle foto di Crocchioni, dove il cadavere è ancora vestito, nemmeno si capisce con sicurezza se indossasse una camicia (la cravatta era sotto, a contatto della pelle?). Per te la fuoriuscita di liquami si spiegherebbe solo così (per me no!) e dai per scontato che ci sia questa coincidenza (a cui nemmeno gli ingegnosissimi periti di parte hanno pensato, non puoi farmene una colpa), quando di sicuro non c'è alcuna coincidenza tra tutte (ma proprio tutte!) le testimonianze e il cadavere riesumato.
    Anch'io diffido delle coincidenze. Infatti ce ne sono molte (e sicure, come quelle che ho citato sopra) contro Narducci!!! Devo ripeterle tutte, o vuoi che ne aggiunga altre (perché si potrebbe)?

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  9. A proposito di coincidenze (provo a integrare e sistematizzare). Cinque testimoni più o meno diretti (due pescatori, un abitante di San Feliciano, un poliziotto e un vigile del fuoco) ricordano che Narducci fu ritrovato sull’estremità occidentale dell’isola Polvese e trasportato presso il pontile di San Feliciano il 9 Ottobre. Coincide con i dati cancellati sul certificato di accertamento di morte e con la data sulla bara di Narducci. Che si era indagato fin dal giorno della sua scomparsa in relazione all’appartamento fiorentino dove avrebbe conservato i feticci (e alla lettera lasciata nella villa di San Feliciano), lo dimostrano due articoli (per altro molto scettici) pubblicati sul Corriere dell’Umbria nell' 87, quando la polizia Fiorentina aveva riconsiderato il caso degli unici due sospettati (l’altro era il povero macellaio di Montecatini) morti subito dopo quello che già sembrava potesse essere l’ultimo delitto del “Mostro”. Infatti non ha più colpito, e il modo in cui fu gestita la “disgrazia” aveva subito destato molti sospetti. Tutte coincidenze che però trovano ulteriori riscontri quando il collegamento emerso tra Narducci e i compagni di Merende, nonché il già segnalato Calamandrei (altre coincidenze sorrette da numerose testimonianze), e la prospettiva per cui l’alibi che aveva distratto l’attenzione di Vigna non valeva più (potendo addirittura considerarsi, come ho ipotizzato, l’ennesima coincidenza), porta a investigare veramente (anche se molto in ritardo) sulla morte del medico (a motivare, prima ancora che a sorreggere, l’ipotesi investigativa: autopsia e perizie antropometriche coincidenti con tutte le testimonianze) e il nesso allora vagliato in modo un po’ troppo “ufficioso” (vedi l’ispettore Napoleoni) coi delitti fiorentini.
    Se a tutto questo aggiungi la vox populi sorta spontaneamente ancora prima (pur sempre un fatto che si aggiunge agli altri), la massima di Agatha Christie (“una coincidenza è solo una coincidenza, due sono un indizio e tre una prova”) è già ampiamente superata.
    Ora prova a indicarmi uno solo tra tutti i sospettati, gli indagati, gli arrestati (a partire dai sardi) e i condannati a cui carico sia emerso anche solo qualcosa di lontanamente equivalente.
    Sarà perché il vero “mostro” è sempre sfuggito a tutti i radar, come sostiene Francesco Bruno, ma possiamo almeno convenire sul fatto che “meglio” di Narducci (persino al netto di tutti gli ostacoli e gli insabbiamenti messi in atto per proteggerlo) non si è trovato?

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    1. Tornerò a occuparmi di Narducci più avanti, adesso non ho nè il tempo nè la voglia di rispondere alle tue osservazioni, che peraltro non sono niente di nuovo a quanto già ampiamente dibattuto sui forum. In più ignori bellamente il poco che ho già scritto, come per esempio sulle testimonianze che avrebbero visto Narducci a San Casciano, che ho già dimostrato quanto poco valessero, almeno agli occhi di persona non rigidamente schierata.
      Quindi rinuncia ad altri interventi su questo argomento, che non pubblicherò.

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  10. Ignoro il poco che hai scritto in proposito, perché non l'ho letto (dammi il link) . Qui si parla della cravatta e a riguardo riporto la testimonianza del Brigadiere Aurelio Pica che ha assistito alla ricognizione cadaverica:
    "A un certo punto il cadavere fu rovesciato sul fianco destro, così mi ricordo, e venne data un'occhiata alle spalle. Anche sulle spalle aveva dei segni che mi sembravano ematomi, ma non così vistosi come nel petto. Ricordo che quando fu piegato uscì del sangue misto ad acqua dalla bocca e dal naso, con un certo fetore (...). Ricordo anche che il cadavere aveva un segno a forma di striscia con il colore del sangue ammaccato poco sotto la mandibola sinistra... ". Ora, ammesso e non concesso (dubito che avrebbe avuto "il colore del sangue ammaccato" su un cadavere) che tale segno sia stato prodotto dalle forbici, sarebbe stato più comodo posizionarsi dietro le spalle o sopra la testa (piuttosto che frontalmente o a cavalcioni del corpo) e infilare la lama dall'alto verso il basso proprio sotto la mandibola. Inoltre una cravatta "affondata nella carne" avrebbe lasciato sul collo un'impronta molto più macroscopica anche di quella che lo stesso Pica (tanto impressionato da tutti quei lividi da pensare a un pestaggio letale) ricorda attorno alla vita (ma solo anteriormente) quando furono abbassati i pantaloni. Nel verbale non risulta che vennero ispezionate le spalle, d'accordo, ma nemmeno la cravatta è menzionata. Come vedi le testimonianze sul punto non permettono di essere interpretate in modo tanto univoco, mentre tutte concordano sulle dimensioni, il gonfiore e la putrefazione di un cadavere assolutamente incompatibile con quello riesumato. Mettendo tutto sul piatto della bilancia io propendo a concludere che la tua ipotesi sia la meno probabile.

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    1. Dichiarazioni della dr. Seppoloni del 24 ottobre 2001:
      "Ricordo che il cadavere del Dr. Narducci non poteva essere spogliato perché gli abiti erano del tutto attaccati ma i vigili recuperarono delle forbici e con questo attrezzo iniziammo a tagliare i vestiti, non completamente; ricordo che scoprimmo quasi tutto il braccio sinistro, una parte del braccio destro, parte del torace salvo le spalle, il collo e poi abbassammo leggermente i pantaloni verso il basso, poco sotto l'ombelico di circa un paio di centimetri perché i pantaloni non andavano giù. Chiesi al vigile di girare il cadavere ed osservammo una parte della schiena fino alla vita, ma non la parte alta delle spalle; non ricordo se gli abiti furono tagliati o solamente alzati. Prima di rigirarlo, alzammo i pantaloni fino a dove era possibile, comunque sotto il ginocchio. Il colore era particolarmente violaceo, nel volto, nel collo e negli arti inferiori, in particolare nelle caviglie. Quando girammo il cadavere, uscì dalla bocca dello stesso del liquido acquoso, leggermente schiumoso, tinteggiato di un colore rosso cupo; il quantitativo corrispondeva grosso modo a quello che ha una persona che abbia un conato di vomito. Io continuavo a ripetere che in quelle condizioni non potevo visionare tutte il corpo e tra l'altro il Vigile che tagliava i vestiti aveva difficoltà a compiere la sua operazione per via del gonfiore del corpo, per cui continuavo a ripetere che non era possibile fare una ispezione in quelle condizioni ma la persona in divisa insisteva, ribadendo l'urgenza di provvedere”.
      A proposito di dicerie, la dottoressa conclude ricordando: “Circolava la voce che il morto facesse uso di sostanze stupefacenti, verosimilmente eroina." Era meperidina.

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    2. E' inutile che ti affanni a cercare modi alternativi nei quali poteva essere tagliata quella cravatta. La mia ricostruzione descrive quello più naturale, che si accorda perfettamente con la lesione al collo riscontrata dopo la riesumazione. Lesione poco compatibile invece con uno strozzamente, che avrebbe provocato ben maggiori sconquassi.
      Riguardo il fatto che il cadavere fosse stato girato, non mi ricordavo del passo che citi. In ogni caso questo accadde dopo il taglio della cravatta, che infatti la dottoressa Seppoloni non ricordava, come ho già scritto in questa stessa pagina, che devi aver letto molto frettosolamente con la sufficienza di chi pensa a priori di non essere d'accordo. Come con la sentenza Micheli, che ti consiglierei di leggere con attenzione, senza fidarti di sunti poco obbiettivi.

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    3. Scusa, ma non ho fatto che riportare "uncut" le dichiarazioni della dottoressa che tu stesso citi. Come ricorda anche Pica, la fuoriuscita di materiale dalla bocca è avvenuta quando girarono e piegarono il cadavere per scoprire la schiena, con o senza il taglio d'una cravatta che nemmeno il verbale menziona e che persino Andrea associa a "quando l’hanno tirato su" (si direbbe seduto, ma appare più verosimile l'altra versione) probabilmente proprio per osservare la schiena. Così tornerebbero meglio i conti, ma decisamente a scapito della tua ipotesi.
      Pierucci ha concluso che Narducci è stato strozzato, sia perché una simile lesione può prodursi difficilmente in altri modi, sia perché nulla è emerso dall'autopsia (diatomee, fungo schiumoso, o concentrazioni "letali" di meperidina) utile a suffragare ipotesi alternative come l'annegamento o l'avvelenamento.
      Il sunto (sette capitoli!) della sentenza Micheli l'ha fatto Alvaro Fiorucci in un libro che ha per premessa punto l'epilogo delle stessa. Sarà poco obiettivo, ma non credo nel senso che tu paventi...

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  11. Questione a cui forse hai già dato risposta, ma nel blog non l'ho trovata: le perizie antropometriche favorevoli a uno scambio di cadaveri come le spieghi?
    E se quello di Narducci fosse davvero un delitto, che però non c'entra nulla col Mostro?

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    1. Parto con la seconda domanda. Non c'è nulla nella morte di Narducci che possa far pensare a un delitto. Una volta spiegata l'origine della lesione al collo (e io ho la presunzione di averla spiegata) non c'è altro. Poi, non meno importante, in un delitto oltre alla vittima ci dev'essere un assassino. E dov'era l'assassino di Narducci? Vicino alla sua barca quando l'uomo cadde in acqua c'era un pescatore, Luigi Dolciami, la cui testimonianza non lascia dubbi, nonostante le dure manovre che furono fatte per contrastarla. Nessun natante fu visto da Dolciami nei pressi della barca di Narducci.
      D'altra parte anche l'assunzione di una forte dose di meperidina depone per un suicidio camuffato da disgrazia. Narducci voleva uccidersi covando la speranza che il proprio suicidio potesse sembrare una disgrazia, per evitare scandali alla propria famiglia. In effetti quella del suicidio è stata sempre la convinzione di tutti, fino all'avvento delle sconclusionate ipotesi della setta satanica che avrebbe pagato Pacciani, nella quale fu fagocitata la vicenda perugina.
      Riguardo il doppio cadavere, al di là delle assurdità che si dovrebbero accettare per prenderla in considerazione (sia nelle ragioni di averla messa in piedi, sia nelle manovre che si sarebbero rese necessarie), c'è una perizia antropometrica condotta con strumenti sofisticati ma su dati per loro natura imprecisi e insufficienti, in sostanza due foto i cui margini di errore rispetto alla realtà erano troppo elevati. Ci sono anche elementi che lasciano perplessi sulle metodologie adottate dai consulenti, che non dimentichiamolo, erano di parte (se si va a vedere alcune consulenze dell'accusa per Pacciani, ad esempio, si capisce bene quanto poco ci sia da fidarsi).
      Faccio un solo esempio, però clamoroso. Il presupposto per l'utilizzo delle due foto (necessarie entrambe per i calcoli), quella famosa del cadavere ripreso da lontano con molta gente attorno, l'altra del cadavere coperto da un telo ripreso da vicino con accanto un carabiniere (questa precedente), era che lo stesso cadavere e la relativa barella fossero rimasti nella stessa posizione rispetto agli elementi del pontile. Ebbene, si può vedere benissimo che invece la barella fu spostata, basta tracciare una riga tra due paletti sulla foto da vicino per capire che il piede sinistro del cadavere si trovava in una posizione differente rispetto a quella sull'altra foto. Del resto è anche logico, poichè le manovre di eliminazione del telo, ben rincalzato, per forza comportarono anche lo spostamento della barella.

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  12. Grazie, gentile e precisissimo come sempre :)

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